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Quando i migranti eravamo noi. Il 31 agosto uscirà in Italia “Manodopera” (“Interdit aux chiens et aux Italiens” – “Vietato ai cani e agli italiani”) del regista Alain Ughetto

Lucky Red ha annunciato la distribuzione in Italia dell’atteso film d’animazione in stop motion Manodopera (titolo originale Interdit aux chiens et aux Italiens / Vietato ai cani e agli italiani) del regista francese Alain Ughetto, con musiche originali di Nicola Piovani.

Il poetico lungometraggio ha debuttato al Festival internazionale del film d’animazione di Annecy 2022 e ha vinto il premio per il Miglior film d’animazione agli European Film Awards 2022. Pupazzi, broccoli, carbone e zollette di zucchero. E tanto altro.

Ambientato all’inizio del Novecento in Piemonte, ai piedi del Monviso, Manodopera pesca nei ricordi e si ispira al passato della famiglia di Ughetto per raccontare la vera storia di Cesira e Luigi, una coppia di migranti italiani, trasformati in marionette “dai grandi occhi meravigliati“, che fuggono la miseria delle vallate alpine italiane per cercare fortuna e crescere una famiglia in Francia (per un’interessante intervista su Le Monde), dopo il sogno, andato in frantumi, de “La Merica”.

Nonna Cesira (la mémé vestita di nero con le mani sempre nella polenta che Ughetto ha conosciuto fino all’età di 12 anni), con il suo racconto fresco e poetico della vita sofferta e romanzesca degli emigranti di ogni tempo, avvolge e conduce lontano lo spettatore.

Un racconto che ci farà riflettere su un tempo in cui eravamo noi quelli a cui era vietato l’ingresso. L’incredibile cartello “Vietato ai cani e agli italiani” è il segno di un’epoca, ma ovviamente ha un’eco nell’attuale questione dei migranti. Il titolo forte e incisivo del cartone animato fa riferimento a un’espressione realmente esistita negli anni ’20, incisa su un cartello appeso sulle facciate di alcuni negozi o bistrot in Belgio, in Francia e in Svizzera. Italiani maltrattati e derisi sui giornali dell’epoca: “Quel che caratterizza l’operaio italiano è l’accondiscendenza: sopporta di tutto (…), piega la testa e obbedisce”. Quei Ritals”, come venivano chiamati gli italiani dai supervisori francesi, che, silenziosi e umili, lavoravano e si preoccupavano della famiglia rimasta in Italia.

“Mio padre raccontava sempre che in Italia, in Piemonte, c’era un paese chiamato Ughettera, dove tutti gli abitanti si chiamavano Ughetto, come noi. Quando mio padre morì, decisi di andare a controllare. Era vero: UGHETTERA, la terra degli Ughetto! La mia ricerca iniziò quel giorno di nove anni fa e, con essa, ebbe inizio anche la storia di questo film. Dietro al mio nome ho trovato una storia: la cronaca di una famiglia originaria del Piemonte. Ho sviluppato questa storia ispirandomi alla realtà, cercando nei miei ricordi, poi in quelli delle mie cugine e cugini, dei miei fratelli e sorelle. Guerre e migrazioni, nascite e morti… e il racconto ha preso vita” (via Film Commission Torino Piemonte).

Grazie alle testimonianze di contadini piemontesi nati alla fine del XIX secolo, il regista rievoca il percorso del nonno, nato nello stesso luogo e periodo, ed emigrato in Francia, nella prima metà del XX secolo, come migliaia d’altri italiani, raccontandone i timori (legati anche all’ascesa del fascismo), le lunghe marce, le ambizioni di una vita più dignitosa e i desideri che dettarono la scelta di fuggire da un Paese senza futuro.

Con un nobile obiettivo: ridare vita a un mondo scomparso, quella civiltà contadina dei nonni, il “mondo dei vinti”, come lo chiama lo scrittore-partigiano Nuto Revelli che ne ha raccolto le ultime parole. La storia di una famiglia unita che affronta miseria e razzismo ordinario.

Un film, costruito in nove anni, dove il regista vuole parlare del lavoro, il racconto di chi, straniero e rimasto invisibile, ha costruito le infrastrutture della Francia: ponti, tunnel, strade, dighe.

Un racconto universale carico di dolore, di solidarietà e fratellanza. Da non perdere.

Incontro con Alain Ughetto, Arras Film Festival 2022

Per una bella intervista ad Alain Ughetto di Cineuropa

Pagina Facebook di Alain Ughetto

Manodopera (Interdit aux chiens et aux Italiens), di Alain Ughetto – Italia, Francia, Svizzera, Belgio, Portogallo, 2022, 70 mn.

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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