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Quello che non si può dire: perché l’eolico in appennino non salverà il pianeta

Già, proprio così, spesso la voce della scienza, quella di ricerca e di studio “serio e senza padroni” nel nostro Paese, spesso e volentieri viene imbavagliata. Se già in Italia abbiamo grossi problemi di trasparenza nelle amministrazioni pubbliche, contiamo decine e decine di giornalisti “embeddeb” cioè incastrati (QUI), che anche in tempo di pace devono soddisfare la linea politica degli editori delle testate e dei media di cui sono a libro paga, anche chi lavora negli enti di ricerca e di controllo, in particolare in materia di problemi e di danni ambientali, sempre più frequentemente è sottoposto al ricatto tra la carriera o addirittura il rischio di perdere il posto di lavoro e la veridicità dei dati, la completezza e l’onestà delle ricerche e delle informazioni. E chi scrive si è scontrata spesso con questo problema e ne ha viste le conseguenze direttamente.  Insomma, lo sappiamo tutti ma non lo possiamo dire: non bisogna disturbare il manovratore, tanto più potente è, tanto meno tollera versioni che contrastano il proprio interesse. Certamente questo è un bel limite alla libertà e all’onestà intellettuale!

Con grande coraggio e consapevolezza della situazione e dei problemi esistenti l‘Associazione Italia Nostra appoggia e diffonde la nota di un gruppo di ingegneri energetici, che  preferisce mantenere l’incognito,  e ci dà l’opportunità di divulgare le informazioni e i dati in essa contenuti, con cui i ricercatori e studiosi dei problemi energetici del nostro Paese ci spiegano “PERCHÉ L’EOLICO SULL’APPENNINO – e a maggior ragione in qualsiasi altro ambiente italiano – NON SALVERÀ IL PIANETA” facendo piazza pulita delle mistificazioni e falsità di chi difende senza se e senza ma l’industria eolica come energia rinnovabile.

L’ITALIA E’ IRRILEVANTE

I promotori degli impianti eolici sulle montagne del nostro Appennino dicono che serve a “salvare il pianeta” e che bisogna fare in fretta perché “non c’è più tempo”. Lo scopo di questa nota è dimostrare, con dati certi e verificabili, che gli impianti eolici non salveranno un bel niente. L’Italia è  in realtà irrilevante rispetto al Pianeta. I cambiamenti climatici sono un’emergenza globale, che riguarda tutto il pianeta. Ricordiamoci sempre che l’Italia da sola può fare ben poco. Ovviamente questo non significa che non dobbiamo fare nulla, ma è importante essere sempre consapevoli delle reali dimensioni del problema. I consumi energetici dell’Italia (e le conseguenti emissioni di CO2) ammontano ad un misero 0,97% del totale mondiale. L’intera Europa non arriva al 9% dei consumi energetici mondiali.
Se per magia oggi stesso l’Italia o anche l’Europa diventasse 100% rinnovabile, il pianeta non se ne accorgerebbe neanche! Quindi tranquilli: non sarà l’opposizione contro l’eolico in Appennino – o nelle altre sub regioni della nostra Toscana – a condannare il pianeta: possono anche riempire l’Italia di pale eoliche e non cambierà nulla.
Però qualcuno potrebbe obiettare: noi dobbiamo comunque fare la nostra parte! D’accordo, allora continuiamo il ragionamento per dimostrare che gli impianti eolici sono inutili anche a fare la nostra misera piccola parte.

QUANTO CONTRIBUISCE L’EOLICO A SODDISFARE IL FABBISOGNO ENERGETICO ITALIANO?

I dati di Terna ci dicono che l’eolico ha prodotto il 7,4% dell’energia elettrica consumata in Italia nel 2022. Attenzione, qui c’è un trucco da smascherare subito! I promotori dell’eolico giocano a confondere il fabbisogno di energia elettrica con il fabbisogno di energia totale, facendoci credere che il consumo di energia elettrica corrisponda al consumo totale. Non è così!!! Spieghiamo bene questo punto fondamentale (non è difficile, ma non lo chiarisce mai nessuno): l’energia complessivamente viene utilizzata in DUE diverse forme: energia elettrica ed energia termica. Con energia termica intendiamo il CALORE e in generale qualsiasi uso dei combustibili (quindi anche benzina e gasolio per i trasporti).
Ebbene, il bilancio energetico nazionale ci dice chiaramente che la ripartizione tra energia elettrica ed energia termica negli usi finali dell’energia è circa 20%-80%, cioè l’energia elettrica è SOLO IL 20% DEL TOTALE! Precisamente, in Italia, nel 2022 la percentuale di energia elettrica, rispetto all’energia totale consumata, è stata del 22,7% (dati Terna).

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Fabbisogno percentuale di energia termica ed elettrica sul totale in Italia e frazione dell’energia eolica sulla frazione elettrica

Come sappiamo, gli impianti eolici producono solo energia elettrica. Questo ridimensiona moltissimo il contributo dell’eolico nel soddisfare il fabbisogno energetico italiano: se consideriamo il totale dell’energia consumata (elettrica + termica), il contributo dell’eolico si ottiene moltiplicando le due percentuali appena viste, cioè 7,4% x 22,7% = 1,45%.

In conclusione, tutte le migliaia di pale eoliche oggi sparse soprattutto nel sud Italia, contribuiscono a soddisfare solo un misero 1,45% del fabbisogno energetico italiano! Il previsto raddoppio degli impianti eolici in Italia otterrà, quindi, come risultato che passeremo dall’attuale 1,45% a circa il 3%. In pratica non cambierà quasi nulla. E ricordiamo che gli impianti eolici attualmente in funzione sono situati nelle aree più ventose, mentre oggi si punta ad occupare anche le aree con vento scarso, come l’Appennino – o le basse colline e le pianure della Maremma –, con conseguente calo della produttività.

QUANTO CONTRIBUISCE L’ITALIA NELLA LOTTA AI CAMBIAMENTI CLIMATICI?

Dato che i cambiamenti climatici sono un problema mondiale, possiamo continuare questo giochino delle percentuali per calcolare quanto contribuisce, oggi, l’eolico italiano alla lotta ai cambiamenti climatici. Se oggi l’eolico soddisfa l’1,45% del fabbisogno energetico italiano, e l’Italia consuma lo 0,97% dei consumi mondiali, possiamo dire che l’eolico italiano contribuisce a soddisfare lo 0,014% dei consumi energetici mondiali, cioè una parte su settemila (infatti: 1,45% x 0,97% = 0,014%). Ma in realtà il contributo è ancora più basso: le statistiche ci dicono che le emissioni di CO2 non dipendono solo dalla produzione di energia, ma anche da altre attività umane (agricoltura, allevamenti, rifiuti, ecc.). Precisamente il contributo del settore energia alle emissioni di CO2 in Europa è circa del 77% (dati Eurostat). Perciò, possiamo dire che l’eolico italiano contribuisce a ridurre le emissioni mondiali di CO2 dello 0,01%, cioè una parte su diecimila (infatti: 0,014% x 77% = 0,01%).
Evitiamo, per carità di Patria, di calcolare quanto sarebbe modesto il contributo di un impianto eolico situato sul nostro Appennino, sarebbe una lunghissima sequenza di zeri dopo la virgola. Con questo non vogliamo dire che le rinnovabili siano inutili, possono avere un’importanza locale a certe condizioni. Vogliamo solo ribadire di pensarci bene prima di distruggere la natura delle nostre montagne, visto il risultato così misero che se ne ottiene in cambio.

RICORDIAMOCI CHE IN APPENNINO NON C’E’ VENTO!

Per renderci conto della bassa ventosità dell’Appennino possiamo ricorrere alle mappe della ventosità dell’European Wind Atlas, dalle quali si vede chiaramente che la ventosità è molto scarsa sull’Appennino (siamo nella zona 1 su una scala di 5), ma anche le altre regioni più ventose d’Italia (Sud e isole) sono molto meno ventose rispetto all’Europa settentrionale e occidentale.
Nella prima versione cartacea dello European Wind Atlas erano riportati dati di ventosità di varie località europee e italiane, ma non erano neanche prese in considerazione le località dell’Appennino centro-settentrionale, considerate improduttive ai fini delle installazioni eoliche. (QUI)

European Wind Atlas: mappa di ventosità dell’Europa

Osservando la mappa, ci si rende conto facilmente che nel ventoso Nord Europa (Danimarca, Scozia, Irlanda, ecc.) la produttività di un impianto eolico è quasi doppia rispetto all’Italia. In pratica, la stessa pala eolica che si vorrebbe piantare sull’Appennino, se piantata in Danimarca produrrebbe circa il doppio di energia (nell’unità di tempo n.d.r.)! E siccome per costruire impianti eolici si utilizzano energia e materie prime preziose, sarebbe logico, allo scopo di “salvare il pianeta” (visto che il problema climatico è globale) impiegare al meglio gli impianti, cioè installarli solo dove producono di più.
E allora, ci si chiede: perché le aziende vengono ad investire da noi anziché andare in Danimarca? Perché sanno che in Italia guadagnano di più: c’è Pantalone che paga incentivi, si assume tutti i rischi, fa investimenti sulla rete elettrica, i politici spesso sono facili da convincere. Evidentemente i danesi, gli scozzesi, gli irlandesi sono più furbi.
Ricordiamo che in alcuni Paesi (Germania, Olanda) da qualche anno si realizzano impianti eolici senza incentivi pubblici. E alcune imprese in quei Paesi hanno rinunciato ad investire nell’eolico perché giudicato poco remunerativo. Se in Italia non ci fossero gli incentivi pagati dai cittadini non verrebbe proprio nessuno ad investire. È un mercato drogato.

IL TRUCCO DELL’ENERGIA DELLE FAMIGLIE

Un altro trucchetto utilizzato spesso dai promotori dell’eolico (non solo in Italia per la verità, anzi il copyright è del Nord Europa) è rapportare la produzione di energia elettrica al fabbisogno delle famiglie. Non c’è nulla di inesatto, intendiamoci: si considera la produzione dell’impianto eolico e si fa il rapporto con il consumo elettrico medio di una famiglia italiana (2700 kWh/anno, secondo Terna). Però l’affermazione si presta a fraintendimenti che è bene chiarire.  Si dice, ad esempio: “l’impianto eolico produrrà energia elettrica in misura tale da soddisfare i consumi elettrici di circa 30 mila famiglie”. Se in una certa area abitano 30 mila famiglie, un ingenuo potrebbe pensare che l’impianto eolico sia in grado di risolvere tutti i problemi energetici della zona interessata. A parte il fatto (già spiegato) che i consumi elettrici sono solo il 20% dei consumi totali (quindi, semmai, sarebbe risolto solo il 20% del problema), bisogna sapere che i consumi elettrici in una certa area geografica non sono dati solo dai consumi domestici, ma soprattutto da tutti gli altri servizi (industrie, attività commerciali, scuole, ospedali, uffici pubblici, illuminazione, ecc.).

I consumi elettrici domestici (dati Terna, 2022) sono solo il 21,8% dei consumi elettrici totali. Quindi un impianto eolico che fornisce energia elettrica corrispondente al fabbisogno di 30 mila famiglie, fornisce solo un quinto dell’energia elettrica necessaria e un venticinquesimo (cioè, il 4%) dell’energia totale necessaria, elettrica + termica.

LE PALE EOLICHE NON SONO RICICLABILI

Le pale eoliche sono realizzate quasi sempre in materiale composito, costituito da fibra di vetro e resine epossidiche, praticamente impossibile da riciclare. Hanno una vita utile di 20-25 anni, dopo devono essere
sostituite e smaltite. Ovviamente l’industria sta cercando di trovare un modo per riciclarle, ma per il momento non sembra aver trovato una soluzione fattibile;  non dimentichiamo mai che per riciclare dobbiamo consumare energia, il che riduce ulteriormente la convenienza dell’eolico ai fini della salvaguardia del pianeta.
Oggi le pale eoliche finiscono in discarica. Considerando che ogni pala può essere lunga 60 metri o più, e che in ogni torre ne sono presenti TRE, ci si rende facilmente conto della quantità enorme di materiale da smaltire. Ogni pala equivale in pratica a smaltire un megayacht, che più o meno è fatto dello stesso materiale.
Qualcuno ha proposto anche di realizzare le pale eoliche in legno lamellare, ma, viste le dimensioni, significherebbe abbattere alberi in quantità. Abbattere alberi per difendere l’ambiente, vi sembra una buona soluzione?

Cimitero di pale eoliche negli USA

UCCELLI A FETTE

La velocità periferica dell’estremità di una pala eolica in movimento può arrivare a 300 km/h: facile capire che i poveri uccelli possono essere colpiti e uccisi. Come documentato in Germania dall’associazione CABS (Komitee gegen den Vogelmord), l’impatto sull’avifauna è notevole, e i dati sulle uccisioni sono fortemente sottostimati perché gli imprenditori dell’eolico tendono a nascondere i dati (se trovano un rapace morto non vanno certo a raccontarlo in giro). Ovviamente l’impatto è molto più pesante se l’impianto eolico è situato in una zona ricca di biodiversità.
Alcuni stanno tentando di ridurre la mortalità degli uccelli attraverso dissuasori acustici. Quindi aggiungendo altro rumore e fastidio a quello che già c’è, e che non è affatto basso.

da documenti della General Electric (industria americana che produce impianti eolici): quanto rumore produce una turbina elettrica e a quanti metri di distanza si diffonde

La potenza sonora emessa dagli impianti, dichiarata dagli stessi costruttori (si vedano ad esempio le schede tecniche della dita Vestas), è di circa 105 dB (decibel). Ovviamente il rumore diminuisce allontanandosi dall’impianto, ma a 500 metri di distanza rimane comunque alto: 40 dB (rumore di un frigorifero). Si veda l’immagine seguente realizzata dalla General Electric (industria americana che produce impianti eolici, quindi non
certo degli attivisti anti-eolico): oltre a riportare i livelli di rumore che abbiamo detto, si raccomanda di non installare impianti eolici a meno di 300 metri dalle abitazioni più vicine, per limitare il disturbo da rumore alle persone (ovviamente, agli animali non pensa nessuno).
Gli uccelli, che volano anche in vicinanza delle pale, si troveranno quindi esposti a rumori fino a 105 dB, laddove in precedenza regnava il silenzio della natura. Non vi sembra un impatto ambientale questo? Come afferma l’ARPAT Toscana (QUI) un rumore di 105 dB è veramente assordante: una via di mezzo tra un concerto rock e il passaggio di un treno. Anche 40 dB non sono pochi, un ronzio in grado di causare nell’uomo “possibile deconcentrazione” (ricordiamo che dovremmo trovarci in aperta campagna).

Tabella dei rumori di ARPAT

QUALI RINNOVABILI?

Le fonti rinnovabili sono preziose e vanno utilizzate con intelligenza. Queste fonti si basano sull’utilizzo delle risorse naturali locali (sole, vento, acqua, calore della terra) e ogni Paese deve sfruttare le risorse di cui dispone maggiormente.
Questo discorso vale anche per l’eolico. Nei Paesi in cui la ventosità è abbondante e costante (come i Paesi del Nord Europa) è giusto che questa risorsa venga sfruttata a pieno. Ma tra questi Paesi non c’è l’Italia. Da noi, come abbiamo visto, il vento è scarso quasi ovunque, le uniche regioni con ventosità decente sono già ampiamente sfruttate e da questo sfruttamento ricaviamo un misero 1,45% dell’energia che ci serve. Invece in Italia abbiamo disponibilità di sole in abbondanza, in alcune aree è possibile sfruttare la geotermia e l’idroelettrico, altre zone hanno disponibilità di biomassa da utilizzare localmente.

Il fotovoltaico ha ancora enormi potenzialità di sviluppo in aree urbanizzate: coperture di edifici, aree industriali, parcheggi, autostrade e ferrovie, ecc., evitando assolutamente di occupare aree agricole, come dimostrano parecchi studi. Altra fonte che presenta grandi possibilità di sfruttamento è il solare termico, oggi utilizzato pochissimo.

Poi non si parla mai della fonte rinnovabile più importante: il risparmio energetico. Avete mai sentito i promotori dell’eolico proporre qualcosa di concreto per ridurre gli sprechi di energia?
Ricordiamo poi che l’eolico è la fonte rinnovabile con maggiore impatto ambientale (sarebbe meglio dire con maggiore impatto naturalistico). Infatti, a differenza di altre rinnovabili, l’eolico deve essere installato inevitabilmente lontano dalle aree abitate, perché gli impianti sono ingombranti, rumorosi, creano interferenze
elettromagnetiche. Ma le aree disabitate sono spesso anche le aree di maggior pregio naturalistico. Quindi un impianto eolico va sempre ad alterare un’area che in precedenza non era urbanizzata.

Un impianto eolico è alto come un grattacielo di 50 piani (e  gli ultimi modelli di pale molto di più, in quanto raggiungono i 230 m di altezza n.d.r.). Nessuna legge urbanistica permetterebbe la costruzione di un ecomostro di 50 piani  in un’area disabitata di pregio naturalistico. Eppure, con gli impianti eolici questo è possibile, perché “dobbiamo salvare il pianeta”.

Con questa nota abbiamo voluto dimostrare come tale giustificazione non stia in piedi. Le informazioni sono tratte dalle seguenti fonti ufficiali:

Consumi energetici in Italia, Europa e mondo (statistiche Eurostat e International Energy Agency) :
htps://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_c__custom_11634672/default/table?lang=en

https://www.iea.org/data-and-statistics/data-tools/energy-statistics-data-browser?country=WORLD&fuel=Energy%20consumption&indicator=TFCbySource

Bilancio elettrico italiano 2022 (Terna):

https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/transparency-report/energy-balance

htps://download.terna.it/terna/ANNUARIO%20STATISTICO%202022_8dbd4774c25facd.pdf

Bilancio energetico italiano 2022 (MASE):

Emissioni di gas serra per settori in UE (Parlamento Europeo):
https://www.europarl.europa.eu/resources/library/images/20211026PHT15878/20211026PHT15878_original.jpg

In copertina: un disegno di Annette Seipp

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Marina Carli

Nata x sbaglio a Ferrara, migrata in Toscana per studiare vi è rimasta per amore degli ulivi e delle viti, a cui ha dedicato gran parte della sua vita di studentessa e di agronoma, promuoverndone la cura attraverso tecniche agricole migliorative di agricoltura biologica, ed imparando ad apprezzarne i prodotti nei panel di assaggio. Hobbies: appassionata di cicloturismo. Politicamente: impegnata nel movimento femminista, nel movimento No Tav, nel Consumo critico e nel volontariato a favore delle persone migranti. Ma la vera aspirazione della sua vita è’ fare la contadina… e prima o poi ci riuscirà!

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Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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