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“Altroquando”: l’alienazione sia con noi. Quando il mondo virtuale sovrasta il mondo reale

Virtuale contro reale. Il primo straccia, supera, surclassa, inghiotte, divora, soverchia, annulla, cancella, annienta il secondo. Lo batte, inesorabilmente. Un triste e angosciante punteggio che, ormai, non si riesce più a dare. Una vittoria schiacciante. Di quelle tristi.

Ormai quasi tutti viviamo in un’altra dimensione, che è quella in cui ci conducono i nostri cellulari, ipad e computer. Questa dimensione può essere chiamata ‘altroquando’. È il posto dove siamo veramente, anche se non fisicamente. Quello dove stanno la nostra testa e i nostri pensieri, perennemente distratti e capaci solo di rispondere a monosillabi a domande che richiederebbero una riflessione compiuta e sensata, per quanto minima.

Il venezuelano Sandro Bassi ci propone un ‘silent book’ Altroquando (Kite edizioni, 56 pp.) dal tema e immagini fantascientifici, che ci trasporta in quel mondo – che ormai conosciamo fin troppo bene – che è la totale dipendenza da internet. Teste chine.

Una lettura silenziosa per tutti, un monito all’essere umano che si sta perdendo.

Questo albo racconta, senza usare le parole (perché parole non servono), quanto ormai viviamo in questo mondo e come possiamo sentirci disorientati quando veniamo sconnessi da questa dimensione, che ormai è quasi la nostra vita stessa.

Vi siete mai trovati in un luogo sena connessione alla rete? Oddio, telefono o pc non vanno… Il panico, il caos, siamo persi, senza identità. È il vuoto, la solitudine, il non poter scorgere o postare sogni, il non poter invidiare la felicità degli altri. Mentre non vediamo più il mondo intorno, quello vivo, quello pulsante, quello reale fatto di colori, parole, emozioni e sentimenti. Mentre non godiamo del silenzio o del fruscio del vento.

Ogni tavola di questo incredibile libro raccoglie mostri dai volti irriconoscibili fatti di geometrie o di oggetti deformi e informi. Menti che sono in un mondo parallelo: ma come abbiamo fatto a ridurci così? Davvero siamo arrivati al punto di non riconoscerci più? Purtroppo, questa è la triste e cruda realtà e Sandro Bassi ce lo sbatte in faccia senza mezze misure, attraverso pagine in bianco e nero, con illustrazioni in mezza tinta, a matita.

Nessun colore, tonalità grigia, come grigie sono le esistenze spente di chi sta sempre e maledettamente appiccicato ad uno schermo illuminato. I disegni sono piatti ma fluidi, a creare una linea discontinua di figure ferme: un mondo in continuo movimento che però racchiude vite statiche e tutte uguali, uniformi, a raffigurarci con orribili facce da mostri, come identità diverse da noi. Semplicemente ciò che ormai siamo diventati.

Nei vagoni di una qualunque metropolitana grigio ferro, ignorandosi fra loro, i passeggeri fissano i display dei loro cellulari. Lo stesso avviene in treno, sui bus, per la strada, nei bar e ristoranti. Stazioni, centri commerciali e pure musei, sempre la stessa scena. Pure al cinema o a teatro la gente fatica a chiudere quell’aggeggio infernale (si sarà capito, lo odiamo con tutta la nostra anima). Non ci si guarda più in faccia, non ci si parla più, non si ride, non si ascolta, non ci si accarezza. Il touch è riservato agli screen.

Qualche gruppo di ragazzi si sta accorgendo che così non va. Basti pensare, per citare un bell’esempio, al Luddite Club, un gruppo di giovani studenti della Murrow High school che hanno scelto di rinunciare a smartphone e social per condurre una vita più semplice, che sappia dare a libri, dialogo e musica lo spazio che si meritano. Ci si incontra la domenica sui gradini della Central Library in Grand Army Plaza a Brooklyn. Barlume di speranza.

Chissà… Allora, diciamocelo a gran voce: ritorniamo umani, se non è troppo tardi.

Sandro Bassi

È illustratore e artista plastico, anche se il suo percorso creativo cresce attorno a quello pubblicitario. È noto per i suoi ritratti di situazioni quotidiane, di ambienti carichi di dettagli grafici e personaggi, che cercano di svelare l’identità della città. In opere come “Pasajeros”, illustra frammenti della cultura latino-americana attraverso una narrazione tra i suoi paesaggi, i percorsi urbani e le storie quotidiane dei suoi viaggiatori. Tecnicamente, la composizione a piani sovrapposti, la forma della sua linea e i colori rimandano ai fumetti.

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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