29 Novembre 2022

Parole e figure / Il piccolo François Truffaut

Simonetta Sandri

Tempo di lettura: 5 minuti

Parigi, quartiere variopinto di Pigalle, i tetti parigini che tanto hanno ispirato cinema e letteratura. Una luce soffusa illumina l’ambiente, un tepore che invita all’ozio. Qui un bambino timido, gracile, delicato ma curioso e a volte euforico, legge per ore intere, per non far rumore, per non disturbare. È François. Con i libri, la sua immaginazione viaggia, vede luoghi lontani, paesaggi meravigliosi, personaggi strampalati. Ama tre libri in particolare, ne mescola storie e finali, un modo per passare da una vita a un’altra.

Quando esce di casa esplora strade e viali, con l’amicoamicoamico Robert, la città dalle mille luci gli appartiene. Magari, invece di andare a scuola, meglio infilarsi in un cinema e perdersi nella profondità dello schermo, tanto più che proiettano Les visiteurs du soir (in italiano L’amore e il diavolo, film ambientato nel tardo Medioevo e sceneggiato niente di meno che dal grande Jacques Prévert). Siamo nel 1942.

Il nostro François, che è François Truffaut, ha dieci anni e si ammala, prende una malattia contagiosa che si chiama Cinema. Da essa non si guarisce, mai.

“Un uomo si forma tra i sette e i sedici anni. Poi vivrà di tutto ciò che ha assimilato tra queste due età”, ha detto lo stesso Truffaut. E niente più del cinema illuminò quel periodo di crescita e di formazione oggi raccontato in una delicata biografia illustrata del grande regista francese maestro della Nouvelle Vague, François Truffaut. Il bambino che amava il cinema, Kite Edizioni, scritto da Luca Tortolini e illustrato da Victoria Semykina.

L’albo illustrato è vincitore del Premio Andersen 2021, “per illustrazioni briose ed eleganti, nervose e musicali, sempre contrassegnate da un sicuro possesso delle tecniche. Per un dialogo avvincente e serrato che pagina dopo pagina si dipana fra la storia e le immagini. Per l’efficacia narrativa di un testo sincopato e incisivo”.

Il volumetto ripercorre, con delicatezza, le fughe del piccolo François al cinema, nelle cui sale cariche di sogni e segreti si intrufola, con l’inseparabile e fedele amico Robert, accedendovi dalle finestre del bagno o nascondendosi tra gli spettatori che escono, perché ahimè quei curiosi ragazzini non hanno i soldi per il biglietto d’ingresso. Libri e pellicole sono un rassicurante rifugio.

Quell’imparare a memoria le battute dei film, ricordarne le trame e i costumi e raccogliere ritagli di giornali che parlano di cinema sono e diventano la sua linfa vitale quotidiana. “Era un mondo che andava formandosi articolo dopo articolo. La vita era diventata schermo”, si legge nel libro, e d’un fiato. Quella vita era complessa, pochi soldi e tante difficoltà, molte contraddizioni, molti ostacoli, la necessità di cavarsela da soli, di essere liberi e indipendenti. Ma anche dal terreno più difficile sboccia un fiore.

Da quella difficile infanzia, fatta anche di punizioni per un’indole caparbia, François emerge: inizia a scrivere di cinema su giornali e riviste, inizia a guadagnarsi da vivere, difendendo film ma anche criticandoli, con forza ed eloquenza si costruisce una solida reputazione.

Finché, a ventisette anni, nel 1959, dirige il suo primo lungometraggio Les quatre cents coups, con protagonista l’alter ego Antoine Doinel (I quattrocento colpi. Non a caso, quest’espressione francese faire les quatre cents coups corrisponde al modo di dire italiano “fare il diavolo a quattro”, o meglio ancora, in questo caso, “combinarne di tutti i colori”, “esser turbolento, ribelle”).

Non può fallire, ha paura ma è un grande giorno. E qui inizia tutta un’altra storia. Quella di un inconfondibile e impareggiabile Maestro.

Luca Tortolini è scrittore, sceneggiatore e docente, e vive a Macerata. Oltre a François Truffaut. Il bambino che amava il cinema, è autore di diversi libri, tra cui Le case degli altri bambini (Orecchio acerbo, Menzione Speciale Opera Prima al Bologna Ragazzi Award 2016) e Il giardino più bello (Il Castoro). Ama i gatti, i giardini e i libri. Scrivere, leggere e ascoltare storie lo rende felice. I suoi libri sono tradotti in diverse lingue.

Victoria Semykina è un’illustratrice nata a Mosca nel 1980 ma dopo tanti viaggi ha deciso di fermarsi e ora vive a Bologna, dove si è laureata all’Accademia di Belle Arti. Quando viveva a Mosca, la sua casa si trovava in un quartiere industriale, l’ambiente era caratterizzato dal grigiore delle fabbriche e da nove mesi d’inverno. Quando a cinque anni visita per la prima volta il Mar Nero scopre un’atmosfera soleggiata e profumata che le torna alla mente. Dal suo studio di Bologna realizza le illustrazioni pubblicate in libri, riviste e pubblicità. Ha lavorato, tra gli altri, per Penguin, Anderson Press, Walker Books, De Morgen, Oxford University Press, Bonnier. In ogni sua immagine si trova un intricato miscuglio di acquerello, tempera, inchiostro, collage e, talvolta, digitale

Libri per bambini, per crescere e per restare bambini, anche da adulti.
Rubrica a cura di Simonetta Sandri in collaborazione con la libreria Testaperaria di Ferrara.


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E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Da sempre appassionata di scrittura e letteratura, ha pubblicato su riviste italiane e straniere, è autrice del romanzo, “Il Francobollo dell’Avenida Flores”, ambientato fra Città del Messico, Parigi e Scozia e traduttrice dal francese, per Curcio Editore, di La Bella e la Bestia, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Ha collaborato con BioEcoGeo, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, Mosca Oggi, eniday.com e coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma. Scrive su Meer (ex Wall Street International Magazine).
Simonetta Sandri

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