23 Novembre 2014

L’INTERVISTA
Il rapimento Moro: Gotor ‘E’ il momento di cedere il passo alla ricerca storica’

Federica Pezzoli

Tempo di lettura: 5 minuti

moro-gotor-ricerca-storica

Dal rapimento e dalla morte di Aldo Moro sono trascorsi ormai 36 anni. In questo arco di tempo si sono svolte ben otto inchieste giudiziarie, con un non processo ancora in corso, e hanno lavorato due Commissioni di inchiesta parlamentare, dotate di poteri inquirenti, che hanno raccolto una gran mole di testimonianze e di documenti. Miguel Gotor, docente di Storia moderna all’Università degli studi di Torino, è il curatore di “Lettere dalla prigionia”, l’edizione critica delle missive scritte dal segretario della Dc durante il suo rapimento, e autore di “Memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l’anatomia del potere italiano”, entrambi editi Einaudi. Nella veste di senatore Pd è stato poi il relatore della legge che a maggio ha istituito una nuova commissione d’inchiesta sul caso Moro.

moro-gotor-ricerca-storica
Miguel Gotor

Nonostante ciò nel suo intervento al terzo appuntamento del ciclo “Passato Prossimo” [vedi] ha affermato che ormai è finito il tempo della giustizia e della politica, è arrivato il momento di cedere il passo alla ricerca storica. Abbiamo colto l’occasione per fargli alcune domande proprio sui temi della storia e della memoria sul caso Moro: “storia e memoria non devono essere identificati, sono due concetti diversi.
Se abbiamo coniato due termini così impegnativi, significa che come comunità umana siamo consapevoli che sono come i binari di un treno: corrono insieme, ma sono destinati a non incrociarsi mai, perché quando si incrociano il treno deraglia”.

Senatore, riguardo le prime ricostruzioni di quei 55 giorni cruciali per la storia italiana, lei ha parlato di una “dittatura della testimonianza” e di un Moro “prigioniero della memorialistica dei suoi carcerieri”…

moro-gotor-ricerca-storica
Lettera a Zaccagnini scritta da Aldo Moro durante la prigionia

È un doppio paradosso che mi ha spinto alla ricerca. Come cittadino ho notato che Moro continuava a essere prigioniero di due attitudini. La prima era quella della dietrologia, cioè un racconto sempre più fantastico, irrazionale, dove si mescolavano spesso anche in modo sapiente, cioè con finalità di depistaggio, il vero, il falso e il verosimile. Questo impediva e continua a impedire una ‘comprensione pacata’ di quella tragica vicenda e la ricostruzione di una verità storica credibile. La seconda era relativa appunto alla memorialistica: negli anni ’90 una serie di brigatisti protagonisti diretti del sequestro Moro iniziano a scrivere libri-interviste o libri di memorie, a me è sembrato che fosse come se giocassero al gatto con il topo. Essendo morto il testimone integrale di questa tragedia, cioè Moro, toccava in sorte ai suoi carnefici continuare a tenerlo prigioniero attraverso l’elaborazione di una memoria scivolosa, ambigua, reticente, in alcune parti anche falsa. Perciò mi sono detto che valeva la pena che la storia provasse a dire la sua.
C’è poi un altro tipo di prigionia: come spesso accade in Italia, si schiaccia la complessità del personaggio storico e politico sul racconto della “eccezionalità della sua morte”, come dimostra il fatto che gli studi sulla vita di Moro prima di quei terribili 55 giorni sono ancora in una fase embrionale.

moro-gotor-ricerca-storica
Aldo Moro

Sì, la conseguenza è stata una straordinaria rimozione del Moro che vive 62 anni da uomo libero e gli ultimi 55 giorni da prigioniero, perché non bisogna mai dimenticare la differenza di queste condizioni. Quei 55 giorni è come se continuassero a schiacciare la storia di uno dei più grandi protagonisti dell’Italia repubblicana, non solo sul piano politico, ma anche su quello della riflessione intellettuale e su quello della capacità di tenere insieme riflessione intellettuale e culturale e impegno politico, con una straordinaria attenzione a tutto ciò che di nuovo fermenta in una società tumultuosa come quella dell’Italia di quegli anni.

Giovanni De Luna nel suo volume “La Repubblica del dolore” ha parlato di ‘paradigma vittimario’, Lei condivide questa interpretazione della costruzione della narrazione memoriale in Italia, soprattutto per gli eventi del Secondo Dopoguerra?
Sì, è una riflessione molto interessante sul tema delle vittime che producono dei nuclei di pensiero che rischiano rendere più difficoltosa la conoscenza storica, ad esempio sui processi che le hanno rese tali. Il paradigma vittimario è come un gigantesco scoglio che si frappone fra la vita e la conoscenza, ma il navigatore lo deve saper affrontare perché è inevitabile: lo deve osservare con straordinaria attenzione per poi riuscire a circumnavigarlo. Nessuna vittima vive la sua vita pensando di essere tale, bisogna impegnarsi a ricostruire e comprendere il processo che le rende tali. C’è poi anche la questione che riguarda l’uso pubblico della storia: il paradigma vittimario in questo senso serve per forgiare una memoria condivisa e questa interessa moltissimo alla politica, ma riguarda la politica non la storia. Anzi il fascino della ricerca storica è proprio il riconoscimento dell’esistenza e della legittimità di memorie diverse e divise, per poi riuscire a formulare un giudizio storico unitario. È questo che fa crescere sul piano civile una comunità, non la melassa di una memoria condivisa pedagogicamente imposta.

Pochi eventi hanno potuto godere di una mobilitazione giudiziaria e politica come la vicenda Moro, lei oggi ha parlato della ricerca storica come unica strada ormai percorribile. Esiste un problema di fonti?
In questi 36 anni c’è stata una grande attenzione sia da parte della magistratura, si sta ancora svolgendo il nono processo, sia da parte della politica con diverse commissioni d’inchiesta. Secondo me la quantità della documentazione raccolta anche grazie a questo impegno è rilevante, se consideriamo che ci troviamo di fronte a un sequestro e un omicidio politico che è avvenuto mi verrebbe da dire ‘appena’ 36 anni fa, diverso è il discorso sul tema della qualità. Le carte, sul piano quantitativo, secondo me sono sufficienti per dare dignità storiografica a questa vicenda.

Con l’ultima domanda torniamo finalmente al presente. Lei ha descritto il progetto di cambiamento e di riformismo di Aldo Moro come il rafforzamento della democrazia “allargandola”. Il suo partito e il suo segretario secondo lei sono su questa linea?
Il cambiamento per il cambiamento in Italia rischia di essere una forma di gattopardismo. A me piacerebbe che quando parliamo di riforme e di cambiamento qualificassimo la direzione, la qualità, l’orientamento di quest’azione: ad esempio i diritti possono essere ristretti o allargati, è comunque un cambiamento, il punto è cosa dovrebbe fare una forza democratica, progressista, di centro-sinistra come il Partito Democratico. Mi piacerebbe che si uscisse da un’idea di Pd come grande contenitore indifferenziato, crocevia di tutte le correnti, perché il rischio è diventare due cose: luogo del consociativismo o luogo del trasformismo. Se il Pd si trasforma in un ricettore di queste due consolidate attitudini italiane, da fattore di cambiamento rischia di trasformarsi in un fattore di conservazione.



Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

Chi non ha ricevuto la mail e/o volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@ferraraitalia.it

L’autore

Federica Pezzoli

Federica Pezzoli

Ti potrebbe interessare:

  • Diario in pubblico /
    In ospedale

  • Per certi versi/Come il Mar Rosso

  • Caso Soumahoro
    Un lavacro per la coscienza corrotta della società italiana

  • Presto di mattina /
    Avvento di tenerezza

  • Storie in pellicola / C’mon C’mon 

  • ACCORDI
    Non s’ammazza così neanche un cane

  • Parole a capo
    Stefano Agnelli: “Pianura” e altre poesie

  • Vite di carta /
    Cinque presidenti senza Stato (1985-2022)

  • Parole e figure / Il piccolo François Truffaut

  • Brasile: raddoppiate in un anno le manifestazioni neonaziste

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013