L’incubo di Simone Cattaneo
L’incubo di Simone Cattaneo
La vecchia strega di Buccinasco, obesa cartomante, taglia il mazzo, sfarina re, regine, pezzenti, rovine e impiccati, infine, eterno sospiro, emette l’infausta sentenza. “… Te morirai!.. Sicuro!.. A ventisette anni…”. “…Ma io… – fa lui – …Mi sa che oramai ne ho un pezzo in là dei trenta…”. “…Allora, vedi?… Di cosa ti lamenti?… Sei un uomo fortunato!…”.
Simone Cattaneo si alza, paga; ma quel che gli può uscir di berta [1] sono ragni che, dai palazzoni della torrida periferia padana, da tutte le sorgenti ormai inaridite, si sono infilati tra quelle sue dita grimate da vino e gintonic, lisergiche pastiglie, tette d’accatto, bave di amici consunti, suicide discariche umane.
“… Ma qualche donna?… – insiste il poeta – “…Dico…una donna?… Che magari ci possa ancora far qualcosa di bello… insieme…”. “… Te la sai la lezione, Simone. Oramai, l’hai davvero imparata…” gli risponde la megera. “…Lo hai pure scritto… le donne che hai amato davvero, non le hai mai incontrate!..”. “È vero… vero…” si strazia un sorriso. “…Mi ricordo ancora della carne. La loro. L’ho sognata tante di quelle volte. Ora, invece, son finito che dormo con degli scheletri di pesce…”. “… I Caraibi son lontani, Simone…”. “… Sì, troppo lontani…e io non ho più nessuna voglia: né di andarci né di restare…”.
Simone Cattaneo ha sete. Fa un cald bèstia a Buccinasch, enòrm, deserta, periferia de Milan. L’estate tropical/padana non ha più la scusa degli aviti pergolati di osteria, la quiete accanto ai fossi, l’arcana tiritera del dialetto, fisarmonica e chitarra. Tutto è ormai dissolto, scomparso. Come una piena, la città infinita ha tutto travolto. “La memoria del sangue – scrive il Simone – non cicatrizza alcuna ferita…”. Già. L’è inscì. Di sangue, da queste parti goticolombarde, ne è rimasto assai poco: ed è grasso di bitume, sfavillante verderame industriale, soldi che han fretta di far soldi, sballo crudele, coca a valanga, incubi e svacco. Dei Lombardi in Rivolta [2] s’è perso il seme. Ora…“Arrivano stranieri bramosi di niente…” scrive il Simone. Qui vengono per diventare come noi… pesg de num [3].
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Ed ecco: la porta della stanza d’un botto si apre! “Guarda chi è venuta a trovarti…” fa la strega. Simone sgrana gli occhi. E’ una ragazza in poppa al suo seno di silicone. Con “… un crocefisso appeso nell’elastico alto delle mutandine…” balla, strambàlla, ficca il pelo sotto il naso del poeta. Il poeta chiude gli occhi, usma [4], tocca, palpa, il nerbo si fa duro. La sola cosa che in fondo ormai gli conti, la figa, è a portata di mano. Ma ecco che splaf! Nel mentre la mano si allunga, una valanga di carne inonda la stanza. Son Re, regine, pezzenti, suicidi e impiccati…torce di rudo [5] accese la notte.
“Ehi voi!..” fa loro il Simone “… Albanesi, criminali o calabresi, bruciatela pure questa nuova Milano di Averna e cambiali!..”. E, per carità: nessuna visione parametaprospetticaNewCityLife and Coca! Milan l’è quell che l’è: un sorriso scolato al gusto di gin, un campo magnetico che fonde l’umore. “… Indossare un cappello con nonchalance e sfilare in un ristorante con un completo di Armani…”, ecco cos’è Milano, ecco quello che ci vorrebbe! Ché così voglion tutti! “… Salute, soldi e belle fighe!…” Palestre e discoteche!.. E tu Simone, tu Simone Cattaneo, dimmi: cos’è che vuoi?.. “…Oramai son troppo vecchio anche per questo! Non ho soldi e la botta è finita…”
…(…Chiamo l’Elena Cattaneo, la mia amisa poetessa che sta dalle parti di Brianza. “…M’è venuta in mente una cosa, Elena…” le dico. “Cosa?…”. “… Il Simone Cattaneo, il poeta, stava di casa a Saronno, no?..”. “… Sì, a Saronno…”. “… Qua e là ha scritto per filo e per segno di quello che sta intorno a Milano. La periferia di Milano… di Solaro, di Buccinasco, e poi su, su, su fin quasi ai laghi. E sai di che cosa mi sono accorto?… Che Saronno è proprio nel centro!..”. “…In centro dove?..”. “… L’è lì, nel centro del triangolo de la mòrt!… Milano/Monza/Varese… cioè… òstia… non lo dico io… son dati ufficiali… non scherzo Elena! Lì, ci sono quasi cinquecento morti all’anno!!! Il 5% ogni 100.000 abitanti che si ammazza. Hai capito, Ele?… Quella zona, in sto cazzo di paese, è la capitale del PIL… e dei suicidi!!!” “Ehe…” “Oh…” “Ah…” “Beh…”)…
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La vecchia strega di Buccinasco ritira i tarocchi, digrigna la dentiera. “Basta Simone!…” Urla “Qui è un macello!… È troppo!.. Perché, Simone, hai portato tutti sti fantasmi dentro a casa mia?… Ricevo un cliente per volta, io!…”. Sa più cosa dire Simone il poeta. Fino a poco tempo addietro scriveva. È tutto lì, dentro i suoi fogli zappati a fatica. Ed ora… puff… è tutto finito. Da un po’ non scrive più. Una parola dietro l’altra, proprio non ce la fa. Che dire? “… Non è colpa mia!… – urla il Simone alla strega.
“… Oramai, sti stronzi mi seguono dappertutto! Dove vado mi vengono dietro! Me ne libero più! Dovrei fare qualcosa, qualcosa… ma sentire una vecchia canzone alla radio e poi ringiovanire di dieci anni non serve a nulla. E’ un saldo di fine stagione dieci Tavor da un ml e due litri di vino bianco non fanno più la differenza è solo un vapore che ti assale alle spalle: è un verde chiaro lo sfondo di questo giorno! Ormai l’alba crolla e il cielo si dissangua in feroci miraggi…”
La stanza ormai è stracolma. L’incubo del poeta straborda. A migliaia ci son dentro. Secche le ossa dei bambini del Burkina Faso, fusi i polmoni d’acciaio, malati, appestati, Mercedes, magnaccia, mafiosi, spari e cambiali, gin con la menta, denti d’oro strappati, coca e Sviluppo, moltitudini grise…“…Città irreale… sotta la nèbbia vuncia d’on alba d’inverna, ona calchera de gent la sghiava al metrò de Cadorna, a Corsich, Rogored, a Bust e Saronn, inscì tanta…[6] “… ch’io mai avrei creduto che Morte tanta n’avesse disfatta…”.
“Silentium!!! – urla a tutti il Simone. “La cosa per me finisce qui! SILENTIUM!!!”
La voce del poeta è un petardo. Riduce la calca al silenzio. Si quietano i fantasmi, gli spettri. Tra loro si alza un ometto, gli occhiali montati di un oro dimesso, la marsina inattuale. Con grazia, tetra, si rivolge al Simone. “… Te me cognosset no, car fioeu, ma mì cognossi tì.” [7] “Chi sei?..”. “… Il Delio Tessa, il poeta, ecco chi sono”. “… Che vuoi, Delio? Per me è finita…”. “…Sì, el soo. Sont chì pròppi per quest [8]. Ti vorrei accompagnare…” “… Davvero? E dove?..”. “… Te non lo sai, ma è tutta la vita che ti sto dietro…”.
Il Simone gonfia i muscoli, tira il fiato. Ci vuol tutto il fisico di un ex-atleta come lui (box, football, scassati campetti e ring in riva alla metropoli)… sì… ci vuol tutto il suo coraggio per farla finita, uscire di scena alla grande così come ha deciso ormai di fare. “… Vegn, vegn con mì…” [9] gli sussurra il Tessa “… te foo vedè ona ròba [10]…”. Tra il carnaio putrefatto, il Simone si fa strada. Punta il balcone. Ci arriva a fatica. Gli manca il fiato.
“Varda!..” dice il Tessa “…Tutto quello che hai scritto è intorno a te!…”
“… Dimmi allora un’ultima cosa, Delio. Dimmene solo una. Poi, lo giuro, che per sempre vado fuori dai coglioni…”.
“…Te la dico sì: a grann e a raccol tirom a carettà ch’el se impocciacca el mond de prepotent e de cagoni. [11] Ma la carretta tira più. E adesso… Simone… ti tocca davvero andare…”…
…(??? “…Cazzo Elena, a l’han tiraa su col cugiarin! [12] Ha fatto un volo delle madonna, il Simone!..” “…Voleva tutto, aveva niente…”. “Ehe…”. “Già…”. “… La famosa linea lombarda…”. “… Che finisce dritta a testa in giù…”. “… Elena!… Voglio scriverci qualcosa su sto Simone… devo…”. “Cosa?…”. “… Lo so, l’è dura. Evitare le solite cazzate, gli italici piagnistei! Saronno, Milano, Varese, il PIL, i suicidi… vorrei scrivere qualcosa di nuovo… poor fioeu, poor Simone…”. “Ehe…”. “Boh…”. “Già…”.)…
Simone Cattaneo (1974-2009) t’el chì…[13]
Note
[1] tasca
[2] “I lombardi in rivolta. Da Carlo Maria Maggi a Carlo Emilio Gadda.” -1984- Opera del filologo Dante Isella.
[3] Peggio di noi
[4] Annusa
[5] Immondizia
[6] Tra la nebbia sudicia di un’alba di inverno, una folla informe scivolava al metrò di Cadorna, a Corsico, Rogoredo, a Busto e Saronno, così tanta…
[7] Non mi conosci, caro ragazzo, ma io conosco te.
[8] Sì, lo so. Sono giusto qui per questo.
[9] Vieni, vieni con me.
[10] Ti faccio vedere una cosa.
[11] “Tra guai e angosce tiriamo la carretta, mente il mondo si insudicia di prepotenti e vigliacchi.” Da – La poesia dell’Olga – Delio Tessa, Milano 1932.
[12] L’hanno raccolto a pezzi.
[13] Eccolo.
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