19 Novembre 2022

L’Europa delle libertà che sacrifica il lavoro:
appunti per una Comunità delle Nazioni

Andrea Gandini

Tempo di lettura: 5 minuti

 

Danilo Taino (il Corriere della Sera, 3.11.22) racconta di uno studio di Gòes e Bekkers pubblicato dal WTO (Organizzazione del Commercio Mondiale) secondo cui il nuovo mondo bipolare che si va formando in due aree geopolitiche (il primo attorno a Usa, il secondo attorno alla Cina), produrrà una riduzione del “benessere”, inteso come scambi commerciali, che potrebbe arrivare al 10%. Il disaccoppiamento è già in atto ed è probabile che, per esempio, alcuni beni cinesi (o russi, vedi il gas) non saranno più così a buon mercato come prima (e, viceversa per “loro”, molte tecnologie arriveranno per esempio in Russia, India, etc. dalla Cina e non dall’Occidente).
La conclusione di Taino (e del mainstream oggi) è che la globalizzazione è positiva, mentre il “muscolare ritorno degli Stati nazionali meno” e che quando si afferma una “politica di potenza, l’economia e il benessere sono vittime”.

La tesi (nota) è che la “libertà di mercato”, a cui Taino aggiunge “e la libertà in generale” (che invece nulla c’entra) producono benessere per l’umanità. Ora non c’è dubbio che siamo in presenza di un ritorno degli Stati nazionali, ma non è assolutamente detto che ciò sia negativo per il vero benessere delle persone e che una limitazione della globalizzazione significhi svantaggi nel benessere per tutti. Non è detto che un mondo meno consumista significhi meno sviluppo umano.

L’Europa è stata sognata dai suoi fondatori come un luogo dove potessero convivere in pace Stati che si erano combattuti per decenni e così prosperare. Ma più ancora del “libero mercato” era la pace il prerequisito. E’ anche vero il contrario e cioè che gli scambi commerciali favoriscono la pace, ma è anche vero che il “libero mercato” se non è equo e graduale, può portare alla guerra, al colonialismo, allo sfruttamento delle altrui risorse, distruggere economie, lavoro e natura.

L’Europa ha funzionato, per esempio, finché il libero mercato è stato esteso tra i Paesi fondatori che avevano più o meno lo stesso welfare e condizioni di lavoro e reddito non troppo dissimili (Italia, Francia, Germania, Benelux e gli altri ammessi nel 2001). Ciò ha consentito per la gradualità del processo che la nostra industria degli elettrodomestici (per esempio) distruggesse quella del Nord Europa che si spostava su tecnologie più avanzate.

Nel 2004 vengono però ammessi 10 paesi dell’Est Europa che hanno 100 milioni di lavoratrici e lavoratori la cui paga è un quarto o un quinto di quella dei paesi fondatori (dai 400 euro della Bulgaria ai 2.300 del Lussemburgo).
E poiché i Trattati europei hanno come primato quattro sacre libertà di movimento: di capitali, merci, servizi e persone, ma non la tutela del lavoro, com’è per esempio – e solennemente – nella nostra Costituzione al primo articolo (e il diritto europeo prevale su quello nazionale), è successo che imprese dell’Est venissero a produrre in Europa (o in Svezia) portandosi dietro le loro normative nazionali con effetti di dumping sociale e fiscale.

Ciò ha consentito a molte imprese dei paesi fondatori (specie Germania) di delocalizzare la produzione all’Est, di spostare la sede legale nei paradisi fiscali d’Europa (Olanda, Lussemburgo, Irlanda), creando diffuse perdite di lavoro e di reddito a milioni di lavoratori dei Paesi a welfare maturo.
Trent’ anni di globalizzazione hanno prodotto un impoverimento di massa che ha colpito anche le classi medie – tra chi lavora in Italia, un quarto è considerato povero. Questo aspetto, a mio avviso, è alla base dello spostamento elettorale verso destre “sociali” (che si preoccupano di tutelare lavoro e imprese nazionali, vedremo se a parole o realmente) in contrapposizione ad una sinistra che enfatizza l’Europa, ma lascia completamente scoperto il problema della svalutazione del lavoro che avviene introducendo una competizione al ribasso nelle condizioni di lavoro e nei welfare.

Non è un caso che nello Statuto della Banca Centrale Europea ci sia solo la difesa dell’inflazione ma non dell’occupazione (come politica monetaria) che è invece presente nella stessa Federal Reserve Usa e nella Bank of England. Moltissimi economisti di grande valore (Guido Carli, Federico Caffè –maestro di Draghi-, Claudio Napoleoni, Giorgio La Malfa nel suo libro su Keynes) hanno spiegato che il “libero mercato” funziona se si estende con gradualità e regolazioni per evitare di distruggere lavoro nelle economie più deboli (come nella boxe, dove è vietato che un peso piuma competa con un peso massimo), produzioni locali e welfare. E ciò spiega perché i giudici costituzionali italiani, tedeschi, cechi, portoghesi e, da ultimi, polacchi abbiano posto legittimamente “contrappesi” al primato del diritto europeo.

Alcuni giganteschi problemi, tra i quali lo “spiaggiamento del lavoro”, fanno si che il progetto europeo, basato sulle 4 sacre libertà di circolazione di capitali, merci, servizi e persone, che privilegia il “consumatore” (che però è anche un lavoratore), si trovi oggi di fronte ad un collasso di paradigma.

In gioco non c’è un “aggiustamento al margine” come molti onesti riformisti credono, ma la ricostruzione dei suoi pilastri fondamentali, tra cui la valutazione di un ulteriore allargamento all’Ucraina, Georgia, Moldavia e Paesi Balcani che porterebbe l’Europa da 27 a 36 Stati.
Una scelta che, a mio avviso, porterebbe alla dissoluzione dell’Europa che abbiamo conosciuto e che potrebbe portare a quel “divorzio consensuale” di cui ha parlato il premio Nobel J. Stiglitz. I riformisti federalisti pensano che con l’abolizione del voto unanime sia possibile procedere come “se nulla fosse”, togliendo gradualmente sovranità agli Stati nazionali per cederla a questa Europa.

Io credo invece che l’Europa del futuro si potrà fare solo come “comunità degli Stati nazionali” dove ha un ruolo ancora importante la singola Nazione (come recita la nostra Costituzione) e dove le 4 sacre libertà dovranno essere messe in discussione per essere equilibrate dalla protezione del lavoro e dei welfare nei singoli paesi.

Più che un’Europa Unita dovrà essere un’ Europa Comunità, dove l’integrazione crescente sarà sostenuta da una filosofia di “tolleranza costituzionale”, secondo la definizione di Joseph Weiler, poco sospettabile di simpatie sovraniste, in cui la “legittimazione delle decisioni politiche deriva non dal destino da realizzare ma dalle decisioni dei popoli”.

Una visione realista che potrebbe portare ad “un passo indietro” nell’allargamento, mantenendo una seconda “periferia” di Paesi con cui scambiare e dialogare, ma che punta a quella comunità coesa tra Stati fondatori che mai è avvenuta e che implica soprattutto una nostra indipendenza nel mondo e una maggioranza qualificata sulle materie più rilevanti: politica estera, difesa e tassazione.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Periscopio
Dai primi giorni di febbraio, in cima al “vecchio” ferraraitalia, vedete la testata periscopio, il nuovo nome del giornale. Nelle prossime settimane, nel sito troverete forse un po’ di confusione; infatti, per restare online, i nostri “lavori in corso” saranno alla luce del sole, visibili da tutti i lettori: piccoli e grandi cambiamenti, prove di colore, esperimenti e nuove idee grafiche. Cambiare nome e forma, è un lavoro delicato e complicato. Vi chiediamo perciò un po’ di pazienza. Solo a marzo (vi faremo sapere il giorno e l’ora) sarà pronta la nuova piattaforma e vedrete un giornale completamente rinnovato. Non per questo buttiamo via le cose che abbiamo imparato e scritto in questi anni. Non perdiamo il contatto con la nostra Ferrara: nella home di periscopio continuerà a vivere il nome ferraraitalia e i contenuti locali continueranno a essere implementati. Il grande archivio di articoli pubblicati nel corso degli anni sarà completamente consultabile sul nuovo quotidiano. In redazione abbiamo valutato tanti nomi prima di scegliere la testata “periscopio”: un occhio che cerca di guardare oltre il conformismo e la confusione mediatica in cui tutti siamo immersi. Con l’intenzione di diventare uno spazio ancora più visibile, una voce più forte e diffusa. Una proposta informativa sempre più qualificata, alternativa ai media mainstream e alla folla indistinta dei social media.Un giornale libero, senza padrini e padroni, di proprietà dei suoi redattori, collaboratori, lettori, sostenitori. Nei prossimi giorni i nostri collaboratori, i lettori più fedeli, le amiche e gli amici, riceveranno una mail molto importante.Contiene una proposta concreta per diventare insieme a noi protagonisti di questa nuova avventura. Versando una quota (anche modesta) e diventando comproprietari di periscopio, oppure partecipando all’impresa come lettori sostenitori. Intanto periscopio ha incominciato a scrutare… oltre il filo dell’orizzonte, o almeno un po’ più in là dal nostro naso. Buona navigazione a tutti.

Chi non ha ricevuto la mail e/o volesse chiedere informazioni sul nuovo progetto editoriale, può scrivere a: direttore@ferraraitalia.it

L’autore

Andrea Gandini

Andrea Gandini

Ti potrebbe interessare:

  • Mi chiamo Rose Rosse

  • Storie in pellicola / Nostalgia canaglia

  • Parole a capo
    Maria Laura Valente: “Io maledico l’anno il mese il giorno” e altre poesie

  • Vite di carta /
    Donne: ne uccide e ne salva più la lingua

  • Parole e figure / Parole e ali, Strenne Natalizie 1

  • Giallo, Canalnero e biancazzurro
    Intervista a Marco Belli

  • Diario in pubblico /
    In ospedale

  • Per certi versi/Come il Mar Rosso

  • Caso Soumahoro
    Un lavacro per la coscienza corrotta della società italiana

  • Presto di mattina /
    Avvento di tenerezza

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013