Le voci da dentro / Invece del Carcere:
promuovere e istituire luoghi di accoglienza esterni
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Le voci da dentro / Invece del Carcere:
promuovere e istituire luoghi di accoglienza esterni al carcere
di Domenico Bedin
L’autore di questa lettera, della quale condivido l’analisi e le proposte, non ha bisogno di una presentazione particolare; per lui parlano le innumerevoli persone che ha aiutato nel corso di tutti gli anni del suo impegno sociale, i tanti progetti che ha realizzato sul territorio e la lucidità con cui vede il futuro, non solo della nostra città
Fra gli obiettivi di Viale K odv, l’associazione che presiede, nata ormai 34 anni fa, c’è scritto: “Intendiamo adoperarci affinché ciascun uomo veda rispettato il “diritto al futuro” e cioè alla sussistenza, alla salute, al lavoro, all’istruzione, all’informazione – a qualunque etnia, religione, genere, credo politico appartenga. Crediamo in una partecipazione attiva alle responsabilità civili.” Fra le varie forme di contrasto alla povertà estrema e di emarginazione sociale Viale K si occupa di mensa e beni di prima necessità, di accoglienza e percorsi di inserimento sociale, di didattica e attività interculturali, di centro di ascolto e di consulenza legale.
In questo articolo, già apparso sulla stampa locale, Domenico fa un ragionamento interessante e condivisibile sulle pene alternative alla carcerazione con la finalità di promuovere e istituire luoghi di accoglienza esterni al carcere.
Per dovere di informazione, riporto che cosa si intende quando si parla di pene sostitutive della reclusione e dell’arresto. Queste sono disciplinate dal Capo III della legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale), e sono le seguenti:
– la semilibertà sostitutiva;
– la detenzione domiciliare sostitutiva;
– il lavoro di pubblica utilità sostitutivo;
– La pena pecuniaria sostitutiva.
La semilibertà sostitutiva e la detenzione domiciliare sostitutiva possono essere applicate dal giudice in caso di condanna alla reclusione o all’arresto non superiori a quattro anni.
Il lavoro di pubblica utilità sostitutivo può essere applicato dal giudice in caso di condanna alla reclusione o all’arresto non superiori a tre anni.
La pena pecuniaria sostitutiva può essere applicata dal giudice in caso di condanna alla reclusione o all’arresto non superiori a un anno.
Comunque la pensiate, buona lettura.
(Mauro Presini)
Lettera aperta
Da anni ormai la Pena può essere scontata in varie forme.
Molti reati si pagano senza andare in carcere. La detenzione in un carcere è necessaria per molti reati gravi ma verso la fine della pena, sotto i quattro anni, si può accedere a misure alternative. Semilibertà, detenzione domiciliare, affidamento in prova ai servizi sociali...
Molti detenuti che non hanno riferimenti esterni restano chiusi fino all’ultimo giorno. Così non si prepara il reinserimento sociale aumentando il rischio di recidiva e le carceri restano intasate.
Sento che il Ministero della Giustizia, dalle parole del Sottosegretario il Senatore Balboni, si sta impegnando molto nel costruire nuovi padiglioni anche nella Casa Circondariale di Ferrara insieme ad un adeguamento del personale.
Mi permetto di insistere sulla necessità di promuovere e istituire, se necessario, luoghi di accoglienza esterni al carcere. Infatti, per esempio, anche a Ferrara più di cento detenuti potrebbero uscire dal muro se ci fossero case o comunità di accoglienza disponibili.
Lo stesso si può dire di quelle persone in attesa di processo che spesso passano anni in carcere prima di finire l’iter giudiziario.
Si tratta di una vera e propria rivoluzione perché da una parte si conferma la necessità di far scontare la pena in maniera giusta e proporzionata, dall’altra si possono mettere in campo modi e luoghi più adatti alle situazioni.
Questo sistema inoltre valorizzerebbe molto di più il territorio, per esempio favorendo inserimenti lavorativi delle persone che vogliono ricominciare.
Anche economicamente favorire la presenza di comunità rieducative nei territori sarebbe vantaggioso perché, come si sa, il costo pro capite di un detenuto in carcere supera i 150 euro al giorno.
Costituendo realtà che prevedono l’auto finanziamento attraverso le attività lavorative si ridurrebbe la spesa a 30 euro il giorno… in più le persone sarebbero impegnate e non resterebbero inattive.
Il Ministero della Giustizia ha aperto dei bandi per reperire centri e comunità per attuare questa rivoluzione ma bisogna che tutti insieme ci impegniamo a realizzarle superando la mentalità che recita…”metterli dentro e buttare via la chiave”.
Cover: La foto di Domenico Bedin è stata scattata da: Mauro Presini
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