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Laboratorio di poesia in carcere: le parole per dire il “dentro” e il “fuori”.

di Roberta Barbieri, Lucia Boni, Angela Soriani

Parafrasando Patrizia Cavalli possiamo affermare che sì, le poesie non salveranno il mondo, ma ci offrono spiragli di senso sulla sua complessità. Attraverso le sue molteplici e innumerevoli forme si dispiegano strade aperte o sentieri segreti,  possibilità di racconto o di gioco, deflagrante musicalità, sfogo, ribellione, ironia. Libertà insomma.

È su queste basi che come volontari di Ultimo Rosso, tra Febbraio e Aprile 2024, abbiamo proposto un percorso sulla poesia nella Casa Circondariale di Ferrara: sei incontri aperti a detenuti interessati all’argomento. Con la collaborazione di Annamaria Romano e delle altre educatrici della struttura, e con la consulenza di Mauro Presini,  le attività sono state condotte da Roberta Barbieri, Lucia Boni,  Cristiano Mazzoni, Francesco Monini, Angela Soriani.

A rimarcare che la poesia “è inseparabile compagna”, come ricorda Andrea Zerbini (“Le ceneri della poesia” in Periscopio, Febbraio 2024), le sue tematiche generali sono state affrontate in cerchio per irradiare la relazione, mescolando i “dentro” e i “fuori” e  inframmezzando le conversazioni con letture di autori più o meno noti. I testi che proponiamo sono stati realizzati dai partecipanti nelle attività  delineate di volta in volta, tenendo anche conto con particolare considerazione delle richieste formulate dagli stessi.

Riportiamo di seguito, in forma anonima, alcuni testi particolarmente significativi realizzati in ognuna delle attività affrontate. Vorremmo che trasparissero la qualità e l’originalità dei testi come frutto della coesione del gruppo, del rispetto e della disponibilità reciproca.

Testi dopo la cancellazione (esercizi di poesia visiva: da una pagina stampata si scelgono poche parole cancellando tutte le altre, si combinano liberamente quelle prescelte per  comporre la nuova immagine che contiene il testo poetico) 

La scultura:
il tempestivo utilizzo della scultura fornisce
una intensità di espressione
nella scuola d’arte ‘dei Pagliai’.
Dall’esercizio della scultura
derivano momenti con gesti e spazio
e variazione che equilibrano l’armonia
nella realizzazione di una chiocciola, con sequenza di un flusso vibrante.

La fortuna è insolenza
deliberata.
Audacia è un’arte fuori del tempo.
Ambizioso, ingenuo, affascinante,
intelligente l’esposizione dell’ironia.

Umana aura.
Sentimentali etiche teologiche geometriche.
Tra la chioma degli alberi resta buia.
È una rivoluzione.
Fiori divengono fiumi in movimento
A guidare il pensiero di un popolo.

L’Arte
queste parole
scienza, positivismo …
Mio scopo
Pensano regolare.

Labile eternità
ritmo alieno
frenetica illusione
indistinto, trionfale, febbrile
privilegio.

Pseudo HAIKU (dal componimento classico giapponese si trae ispirazione per nuove composizioni)

fotografare
rivedere la foto
sconvolgimento

sole a quadri
bisturi che mutilano
un mondo negato

abbraccio scuro della notte
con silenzio, sugli alberi
il sonno presto ci cullerà

il suono del vento
nei campi di neve
delle erbe nuove

farfalle di polvere
danzano in una luce
che entra, o forse esce?

c’era una volta tapine tapù
sotto il ponte di legno tapine tapù
due ragazze tapine tapù.
La polizia espose un cartello tapine tapù
che era scritto così:
Tapine tapù.

Parole esplose (si compone il campo semantico di una parola-chiave trascritta su un supporto di carta colorata a forma di raggera)

ONDE – profumo dune segni che svaniscono capelli lingua del vento colline marea cerchi nell’acqua sonore non si trasmettono nell’aria

Con le parole “d’affetto” salvate nel cestino (si pescano a caso alcune parole scelte e trascritte dai partecipanti in ogni incontro, poi collocate in forma anonima in un contenitore; la tessitura delle parole estratte porta a comporre testi poetici, alcuni con la struttura in strofe della canzone)

Rinascere da un comune caos
Caos comuni dai quali rinascere
Essere caos e rinforzarsi
Rinforzarsi ed essere: Matriarca

Ad un mondo mi incita
il torpore dell’anima.
Preferisco una scultura
ancora viva.
Alla conoscenza del nulla
preferisco la visione ardita
della
Nike di Samotracia

A CASO
Paci e baci
Baci e abbracci
Sangiovese
Son già prese
Son già spese
Apparendo
Solo aprendo
Ali di farfalle
Stracci di canaglie
Si sta bene
Meglio insieme
Ugo Foscolo
Al crepuscolo
Col ciauscolo
E il coniglio
Del carrello sono sveglio
Notte fonda
Scrivo meglio
Sopra l’onda
Sulla scia
Di amore e di follia

BLACK FRIDAY
Ci sono paci e paci
Quelle belle e quelle che ti dispiaci
Quelle che si stappa il Sangiovese
E quelle tese che apparendo paci sono spese
Sono prese
Sono intrise
Son finite
Sono sconfitte

Ci sono insieme e insieme
Quelli belli che stai tanto bene
Quelli stupendi come stormi di farfalle
E poi quelli stretti, che pesano alle vene e sulle spalle
Come ammucchiate
Come cataste
Con i conigli nelle gabbie
O il consumismo di etichette
Il crepuscolo della gente.

Roberta Barbieri, Lucia Boni, Angela Soriani

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Ultimo Rosso

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

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