16 Agosto 2017

Joe Oppedisano, il fotografo dei Buskers: “Nelle mie foto i volti di chi è artista per passione”

Simona Gautieri

Tempo di lettura: 5 minuti

Dal 2 agosto al 7 settembre è visitabile, al Salone d’onore del Municipio di Ferrara, la mostra fotografica ‘Buskers 25 anni di arte in strada’ del noto fotografo Joe Oppedisano, che da oltre 20 anni, appunto, ritrae gli artisti di strada che prendono parte al festival Buskers. Le foto esposte alla mostra sono una piccola parte di quelle contenute nel libro che porta lo stesso titolo e che raccoglie l’opera completa del fotografo: 112 pagine di foto a colori, una carrellata unica degli artisti che hanno animato negli anni il più grande festival d’arte di strada d’Europa
(Per una anteprima www.facebook.com/maurizio.garofalo1/posts/10213567758817876? comment_id=10213567987423591)

Collage Ars Nuova Napoli

Nato nel 1954 a Gioiosa Ionica, Joe Oppedisano si trasferisce da bambino a New York ed è qui che si forma come fotografo, frequentando il Queens college e la School of Visual Arts. Nel 1979 è invitato dall’International Center of Photography di New York a Venezia.
Nel 1982 torna in Italia e si stabilisce a Milano dove inizia a collaborare con diverse agenzie e case editrici, realizzando servizi fotografici per riviste e numerose campagne pubblicitarie.

Spirito libero, da sempre appassionato di musica, Oppedisano si propone, con questo progetto fotografico, di dare ai buskers la dignità artistica che meritano: artisti che sfuggono alle regole di mercato e che “la società più convenzionale spesso guarda, ingiustamente, quasi come barboni o fannulloni”.

“Quello che mi piace di più – dichiara Oppedisano – al di fuori dei tradizionali criteri pubblicitari e commerciali, è capire tutto ciò che è diverso, che appartiene alle cosiddette sub-culture: le persone o i gruppi che vivono, e spesso sopravvivono, solo grazie alla passione che mettono in quello che fanno”.

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Collage Khukh Mongol
Buskers 1994
Pola 50×60
Pola 50×60

Parlo con Joe al telefono: schietto, diretto e positivo, come le foto esposte alla mostra, che riescono a rimandare al visitatore l’atmosfera gioiosa del festival dell’arte di strada.

Come è nato il colpo di fulmine per il Buskers Festival di Ferrara?
Questo interesse è iniziato ventisette anni fa. Nel 1990, con la sponsorizzazione di Polaroid, con cui ho lavorato dal 1988, ho proposto e completato un progetto, ‘Carnevale a Milano’ utilizzando il banco ottico 50 x 60 Polaroid.
L’anno successivo Polaroid mi parlò della grande mostra della Polaroid Collection Usa, che si sarebbe svolta a Roma, al Palazzo delle Esposizioni. Contemporaneamente i responsabili decisero di portare la grande fotocamera 50 x 60 e di invitare un certo numero di persone ad utilizzarla, al fine di eseguire una mostra work in progress, che si sarebbe costruita contemporaneamente alla mostra ‘Collezione Polaroid’, in cui il pubblico stesso avrebbe potuto partecipare alla sua creazione. Mi venne quindi l’idea di fare un progetto sui musicisti di strada.
Frequentai le poche feste di buskers che erano nate in Italia: a Pelego, in Toscana, e a Ferrara. Reclutai circa trenta persone, singoli musicisti o gruppi, che accettarono di venire a Roma, per essere ritratti con la grande Polaroid 50 x 60.

E dopo cosa successe?
Nel 1994 proposi una ripresa del ‘progetto Roma’, presso il Ferrara Buskers Festival, dopo aver conosciuto Stefano Bottoni, fondatore e direttore artistico del Festival a cui era piaciuta l’idea. Bottoni mi aiutò a ottenere i permessi dal Comune per utilizzare uno spazio, in cui allestire uno studio, presso l’Accademia di Belle Arti di Ferrara e successivamente uno spazio espositivo pubblico. All’epoca, Dario Franceschini era l’assessore alla cultura di Ferrara e grazie al suo sostegno, la mostra potè essere organizzata e fu un successo.

Cosa la affascina dell’arte di strada?
Ho sempre ammirato le persone che fanno le cose per passione e che vivono con poco pur di portare avanti il loro sogno. Gli artisti di strada fanno una vita nomade che io posso capire anche per la mia storia personale. Sono italo-americano, quindi faccio sempre la spola tra questi due Paesi, e in più ho scelto la professione di fotografo anche per poter viaggiare e conoscere luoghi e persone nuove. Non è una vita semplice, ma la libertà ha un suo prezzo.

Da dove nasce l’idea di ritrarre i buskers in studio?
Io mi considero un ritrattista e un vero ritrattista non ruba una immagine in strada. Togliendoli dal loro ambiente ho voluto dare loro tutta l’attenzione che meritavano, come metterli su di un palco, creando un rapporto uno a uno con il fotografo.

Come ha pensato di cogliere lo spirito buskers?
Ho utilizzato diverse tecniche: foto in studio, foto collage, foto ‘jumping’, nelle quali era richiesto all’artista di saltare, e foto al Boldini.
Se vedo una bella luce e un musicista sta suonando in zona d’ombra gli chiedo di mettersi a favore di luce per la mia foto. Sono come un regista che dirige la sua opera per ottenere l’effetto sperato.

Un lavoro di precisione…
Per me ci sono due tipi di fotografi: i ‘cacciatori e i ‘contadini’. I primi vanno a caccia, sono d’assalto, ma possono tornare a casa con il bottino o a mani vuote. I secondi, categoria a cui appartengo, fanno leva sulla pazienza. Bisogna arare il campo, seminare e curare il seme per poi raccogliere il frutto.

Ricorda qualche artista in particolare?
Mi sono rimasti nel cuore, per averli conosciuti personalmente e frequentati anche negli Stati Uniti, il duo Satan e Adam. Il primo, un nero di Harlem, suonava contemporaneamente la chitarra e la batteria. Il secondo, un ragazzo bianco, assistente professore all’Università del Mississippi, suonava l’armonica ed è stato il primo musicista bianco a suonare per le strade di Harlem. Ha anche scritto un libro sulla storia del duo.

Parliamo di Ferrara in rapporto al Buskers festival: cosa pensa di questo connubio?
Credo che il festival abbia dato a Ferrara una riconoscibilità mondiale, molto più di altre cose. Vengono artisti da tutte le parti del mondo che si affezionano alla città e portano con sè dei bellissimi ricordi di questa esperienza. Per Ferrara credo sia una occasione unica per avere visibilità e poter interagire con realtà diverse dalla sua.

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Skarallaos
La 3No Cubano
Meditating
Pola 50×60

Per maggiori info sul programma del Buskers Festival 2017 e su tutte le iniziative legate: www.ferrarabuskers.com



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