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Le serie tv vanno sempre più di moda, appassionano, piacciono. Se poi ci portano nel quotidiano, sono ancora più coinvolgenti, come “Il professore 2”, con Alessandro Gassman e tanti promettenti giovani attori.

A volte la televisione fa bene, e, quando vuole, sa passare messaggi importanti, anche con il sorriso e la leggerezza del racconto. Magari passeggiando fra le strade di Roma, insieme ai filosofi, lezioni di un tempo scolastico più o meno lontano di cui molti di noi hanno pure tenera nostalgia. Un tempo che, per qualche ora, si ferma e ci fa tornare sui banchi di scuola, ai ricordi di liceo, dei compagni di banco e dei primi amori.

Nella serie di 12 episodi “Il professore 2”, regia di Alessandro Casale, che sta facendo ottenere a Rai 1 un’ottima percentuale di share (quasi il 20%), Alessandro Gassman, con il suo professore di filosofia Dante Balestra, continua a raccontare storie che piacciono anche ai più giovani. Senza dimenticare che incarna il professore ideale, comprensivo, simpatico, ironico ed empatico. Questo meraviglioso insegnante non fa lezioni di moralità a nessuno ma cerca solo di spiegare come prendere i giovani, come provare a comprenderli e ad amarli. Anime delicate e meravigliose, in fuga verso la vita. I suoi studenti sono al quarto anno di liceo, quello clou prima dell’anno della maturità, il rush finale. Lo ascoltano (quasi sempre).

Ci sono tutti i temi di oggi, in queste puntate del giovedì sera, appuntamento tanto atteso: la tolleranza che vince sempre sulla violenza, i genitori che spesso necessitano di più formazione ed educazione dei loro figli, la diversità che non va etichettata e condannata, la disabilità che separa ma che anche unisce, la cultura che va coltivata e amata, la lettura che guida, la filosofia che aiuta a vivere, la redenzione dal carcere, il talento che non vede razzismo, il teatro che insegna, l’ambiente che va rispettato, la malattia che pone dubbi sulle cose che contano nella vita. Tematiche importanti affrontate spesso con leggerezza.

Dante è docente e genitore, ha i suoi difetti, tanti, ma ci scherza sopra, cerca di superarli, è imperfetto. Anche per questo è credibile e ci piace. E poi, alla fine, vede sempre la luce.

Belle anche le location: il Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Via Cavour, situato vicino al rione Monti, nelle vicinanze del Colosseo, la Galleria Borghese, Villa Borghese, alcuni scorci del litorale romano, tra Aranova e Fiumicino, varie zone della capitale, ma soprattutto il rione Monti, dove i ragazzi bazzicano. La romanitas domina tutti gli episodi.

Bravi gli attori: oltre a Dante (Alessandro Gassman), anche Anita (Claudia Pandolfi), Floriana (Christiane Filangieri), Manuel (Damiano Gavino), Simone (Nicolas Maupas), Luna (Luna Lansante), Mimmo (Domenico Cuomo), Nicola (Thomas Trabacchi), Virginia (Pia Engleberth), per citarne alcuni. Fondamentali altri personaggi, i filosofi, che guidano protagonisti e spettatori: Eraclito, Bergson, Heidegger, Hume, Montaigne, Thoreau.

Personaggi della serie, stagione 2, foto Rai Fiction

I messaggi positivi sono davvero tanti, ma uno su tutti: per essere migliori basta svolgere i ruoli con passione, sprigionando amore per ciò che si fa e per la gente che si affida a te. E questo vale sempre e in tutte le professioni. Ogni giorno, ogni momento, in ogni luogo.

Offrirsi e donarsi agli altri, sta qui il vero eroismo, mi suggerisce Sebastiano Ardita. E questo, oggi, è più importante che mai, in un mondo sempre più arido, solitario, isolato, classista, iniquo, infido e impietoso. Passi anche solo questo messaggio, chapeau, il gioco sarà fatto.

Foto Rai Fiction / Rai News

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, curato da Giovanni Bogani, e il corso di sceneggiatura cinematografica della Scuola Holden di Torino, curato da Sara Benedetti. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, collabora anche con “Meer”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival, Roma Film Corto Festival). Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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