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IL PIÙ DEBOLE, IL PIÙ POVERO HA I NOSTRI STESSI DIRITTI
La grande assemblea di Ferrara per dire NO a TUTTI i CPR

“È il piacere della punizione del più debole, cui sono negati tutti i diritti”. Così Andrea Ronchi, avvocato difensore di migranti descrive lo stato e l’immagine degli stranieri contenuti nei Centri per il rimpatrio in attesa di espulsione. “Nelle prigioni – spiega il legale – lo stato dei detenuti è regolato da diritti: nei CPR invece non ci sono diritti da esigere perché si tratta solo di un transito verso il rimpatrio”. Devi stare lì ad aspettare e basta. Se protesti, se pretendi cura e assistenza, se insisti, ci sono gli psicofarmaci e i manganelli della polizia.

Sabato scorso, in serata, al cinema Apollo la visione del documentario “Sulla loro pelle” (2022, di Marika Ikonomu) e le testimonianze di avvocati e attivisti ha rappresentato un doloroso e dettagliato bagno di realtà: in questo momento in Italia migliaia di persone, senza risorse e senza futuro, stanno rinchiusi fino ad un anno e mezzo in ambienti di tipo carcerario gestiti al massimo risparmio su tutto, come sta dimostrando la recentissima iniziativa della procura di Milano. A totale discrezione di un sistema amministrativo labirintico e inattaccabile cui non è possibile appellarsi: sono detenuti perché privi di un documento. “In Italia un automobilista senza patente viene multato, ma non perde i diritti civili”, chiosano con efficacia i legali dal palco.

La serata, che si è svolta di fronte a circa trecento persone, tra le quali il vescovo Giancarlo Perego, è stata introdotta da Adam Atik e Hajar Sahbaoui dell’associazione Cittadini del Mondo e organizzata con l’adesione di oltre quaranta associazione e gruppi cittadini.

Federica Borlizzi è attivista della Coalizione Italiana per Libertà e Diritti Civili, conosce da anni quello che succede nei Centri, conferma il delirio della gestione della detenzione per “reato amministrativo”: “È un affare per compagnie private che tengono alla larga le associazioni e gli avvocati che faticano a provare le continue violazioni elementari vitali dei migranti, tenendoli in situazioni di pericolo e abbandono ”.
“Le Prefetture sanno tutto, effettuano controlli inefficaci, conoscono le situazioni di sofferenze psichiatrica non curata, sanno delle donne vittime di tratta destinate a rimpatriare in Nigeria da dove sono partite già vittime della tratta stessa.”
, conferma l’avvocato Massimo Cipolla. È un uso spregiudicato di burocrazia, assenza di regole, vaporizzazione delle responsabilità. Dalla legge Turco–Napolitano del 1998, si sono succeduti peggioramenti normativi, fino ai più recenti del governo Meloni, in una alternanza tra governi che non hanno mai smentito la necessità di generare una immagine nemica del migrante da offrire alla pancia del cittadino italiano impaurito, depauperato dei servizi, delle opportunità, della pratica democratica in nome dell’austerità.

Il numero delle strutture di contenzione dei migranti sono destinate ad aumentare: ecco che Ferrara diventa un “sito” vocato alla bisogna, che inizia a vagare per la provincia, dopo che il centrodestra cittadino, smentiti gli iniziali entusiasmi, ha capito che la costruzione di un CPR in città costerebbe un bel numero di voti alle prossime elezioni amministrative.

“Cosa si può fare in concreto perché questo CPR non venga costruito?”. Alla richiesta del pubblico rispondono le esperienze di protesta che hanno avuto successo in Italia: bisogna moltiplicare gli spazi di dissenso aperto. Ad esempio, la strategia di costruire i Centri di detenzione temporanea in zone isolate (come conferma la rassicurazione del senatore Balboni di un sito nel basso ferrarese), li toglie dall’attenzione visiva della popolazione, che li può ignorare.

La proposta di Giulia Sezzi, dell’Associazione Ya Basta di Bologna è di costituire una rete regionale di associazioni e movimenti per garantire il rispetto del diritto basilare di presentare la domanda d’asilo e la capacità di opporsi ad una militarizzazione senza controllo del sistema di respingimento dei migranti.

Uscendo dalla affollatissima iniziativa di ieri sera, non vedi nessuna faccia rassegnata. tutti i convenuti hanno presente la stessa cosa: contro l’orrore dei CPR – a Ferrara e ovunque – e per affermare i diritti civili e costituzionali la lotta continua.

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Alessandro Tagliati

Per oltre venti anni corrispondente di cronaca locale. In pensione, distribuisce la sua competenza di “umarèl” tra Rete di giustizia climatica, Forum Ferrara partecipata, La Comune di Ferrara e Save the Park.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
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(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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