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In “A casa”, il regista Antonio Costa affronta un tema difficile e delicato, quello della malattia senile e delle sue inevitabili conseguenze. Il film è raccontato con garbo, in una continua situazione di tensione, facendo temere che da un momento all’altro gli eventi possano avere un epilogo drammatico. Il rapporto di profondo affetto tra la madre e il figlio sacerdote è rivelato durante un viaggio in automobile, che si svolge attraverso spazi aperti senza alcun punto di riferimento o indicazione, come se si fosse in procinto di attraversare un confine, coinvolgendo lo spettatore.

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La locandina

Lo scopo del viaggio, apparentemente, sembra quello di portare l’anziana madre ad assistere alla messa ma, in realtà, il figlio sta per abbandonarla in un ospizio. Il racconto termina nella quotidianità della casa di riposo, tra la telefonata di un’infermiera distratta e il continuo tossire di un ospite. L’anziana donna segue il figlio all’interno del ricovero, anche se poco prima, in un momento di lucidità, gli aveva detto: “Portami a casa”.
La protagonista del film è la malattia, la si “sente” in ogni sequenza, in ogni inquadratura. La demenza senile, le sue conseguenze e la difficoltà ad accettarla, accentuano la disperazione del figlio, oramai conscio di avere perso la persona che conosceva e di trovarsi in bilico tra presente e passato, tra lucidità e oblio, tra il sottile confine che divide l’amore dalla disperazione.

Particolarmente indovinata la scelta dei brani musicali, non originali, che “accompagnano” il cortometraggio: “Stabat Mater” di Zoltan Kodialy e “Mata ai ni kurukarane” di Jonny Greenwood. La colonna sonora dona un senso di drammaticità continua, a volte stemperata dall’azione scenica, contribuendo a tenere viva la tensione narrativa.
Il film ha vinto il Premio speciale sezione corti al “Cervignano film festival 2013”, che si svolge nell’omonima cittadina friulana in provincia di Udine, il cui tema proposto era quello del “Cinema del confine e del limite”. La giuria ha premiato il lavoro di Costa con un’articolata motivazione: “A casa” affronta il tema proposto dal festival con grande originalità, interpretando in chiave inusuale il tema del confine. Da un lato, vediamo il confine tra lucidità e oblio, tra malattia e salute, tra presenza mentale e vacuità, testimoniato da una grande interpretazione di Milena Vukotic. Dall’altro, il limite della scelta dolorosa che si trova a varcare il figlio sacerdote nell’abbandonare la madre. Due intensi protagonisti, in bilico tra presente e passato, cristallizzati in un “non luogo” che rende oggettiva la loro condizione di figure di confine”.
Tra i protagonisti del film ritroviamo Milena Vukotic, la sensibile interprete dei film di Mauro Bolognini e Luis Buñuel, che dona alla storia l’espressione e la sofferenza del suo volto. L’attrice, disponibile a mettersi in gioco con i giovani registi, nello stesso periodo ha girato anche “Un amato funerale”, un cortometraggio scritto e diretto da Luca Murri, ambientato nello splendido scenario naturale di Nicosia in Sicilia.

“A casa” di Antonio Costa, con Milena Vukotic e Leonardo Castellani, dramma, Italia, 2012, 15 min.

Il film è visibile su Youtube [vedi]

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William Molducci

È nato a Forlì, da oltre 25 anni si occupa di giornalismo, musica e cinema. Il suo film “Change” ha vinto il Gabbiano d’argento al Film Festival di Bellaria nel 1986. Le sue opere sono state selezionate in oltre 50 festival in tutto il mondo, tra cui il Torino Film Festival e PS 122 Festival New York. Ha fatto parte delle giurie dei premi internazionali di computer graphic: Pixel Art Expò di Roma e Immaginando di Grosseto e delle selezioni dei cortometraggi per il Sedicicorto International Film Festival di Forlì. Scrive sul Blog “Contatto Diretto” e sulla rivista americana “L’italo-Americano”.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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