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Bell’Italia, mensile della Giorgio Mondadori di Milano, sul numero di aprile, ora in edicola, ha pubblicato un servizio fotografico sul Castello Estense di Ferrara dal titolo “La Fortezza degli Artisti”, di cui abbiamo parlato qui [clicca].

Abbiamo intervistato l’autore degli scatti, Andrea Samaritani.

Le foto sono state fatte apposta per l’articolo?
Sì il servizio è stato realizzato appositamente per Bell’Italia, nell’arco di due giorni. Ho percorso l’intero percorso di visita più volte. Per fortuna il Castello lo conosco bene, anche perchè ci ho appena girato delle scene del film che ho realizzato per la provincia, In volo con l’Ippogrifo [clicca per vedere], quindi per me non c’è nessun segreto e nessuna situazione che non conoscevo.

Cosa ti ha ispirato nel farle?
L’ispirazione e il grande stimolo sono stati gli specchi collocati da Gae Aulenti, già da diversi anni, ma sempre affascinanti e intriganti, un bell’aiuto per la nostra pigrizia di alzare lo sguardo verso l’alto. Ho visto ragazzi che finalmente hanno ammirato le scene affrescate sul soffitto, che altrimenti non le avrebbero degnate di uno sguardo.

Durante il servizio hai osservato cose che prima non avevi notato?
I cerotti che sigillano le crepe del terremoto, apparentemente possono sembrare antiestetiche, ad un occhio artistico invece possono diventare una sorta di griglia estetica, una lettura sovrapposta, un reticolo concettuale. Un percorso astratto dentro e attraverso gli affreschi.

Tu sei di Ferrara?
Sono nato e abito a Cento. Per me il Castello è sempre stata una meta. La prima volta è stata a 15 anni con il motorino Ciao, sono andato da Cento a Ferrara (un viaggio impegnativo e avventuroso ripensato oggi) a comprare dei libri sulla metafisica ferrarese, ben ritratta come sappiamo nel famoso quadro di De Chirico “Le Muse inquietanti” dove si vede il castello sullo sfondo. Oggi il Castello per me rimane una meta ma anche un punto di passaggio, una boa, imprescindibile per poi compiere altri viaggi, sia reali che di fantasia.

Quale la difficoltà di ritrarre questa città?
La città è sempre molto fotogenica. La fotografo da anni, l’ho inquadrata migliaia di volte per tanti giornali, guardata quindi con occhi sempre diversi, ma c’è ancora qualcosa che mi sfugge, sotto pelle c’è qualcosa che avverto ma che non ho ancora colto. Chissà prima o poi. Sento che c’è ancora qualcosa da indagare da un punto visivo sulla sua dimensione, appunto, metafisica.

Come evitare il già visto?
Il già visto è inevitabile, perchè poi non è escluso che sia proprio nel già visto, reinterpretato, la chiave nuova per rimanere sorpresi da una visione inedita. Di sicuro aiuta tanto non stancarsi mai di vedere come i pittori l’hanno interpretata, dal quattrocento a oggi, e sono ancora tante le opere non sufficientemente viste e analizzate, anche tra gli autori del novecento ferrarese spesso relegati nella categoria di artisti provinciali. Per me la fotografia sta sotto la pittura, nel senso che viene dopo e non bisogna mai dimenticarsi di questa gerarchia estetica. Una fotografia è limitata tecnologicamente parlando, nessun photoshop avanzato ed evoluto supererà mai la fantasia, la libertà e l’imprevedibilità del pennello. Quindi per evitare il già visto bisogna scavare ancora e ancora tra le rappresentazioni pittoriche della città, anche in quelle nascoste nei tanti cassetti dei pittori locali.

Qui il link al servizio di Bell’Italia. [clicca]

castello-estense-samaritani-andrea
foto di Andrea Samaritani
l’articolo di Bell’Italia
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foto di Andrea Samaritani
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Stefania Andreotti

Giornalista e videomaker, laureata in Tecnologia della comunicazione multimediale ed audiovisiva. Ha collaborato con quotidiani, riviste, siti web, tv, festival e centri di formazione. Innamorata della sua terra e curiosa del mondo, ama scoprire l’universale nel locale e il locale nell’universo. E’ una grande tifosa della Spal e delle parole che esistono solo in ferrarese, come ‘usta’, la sua preferita.

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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