Giorno: 15 Febbraio 2014

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Cinquemila volte “Via la divisa”. Imponente corteo: “Fuori dalla polizia gli agenti responsabili della morte di Federico” [fotoservizio]

Cinquemila persone hanno sfilato a Ferrara accanto alla famiglia di Federico Aldrovandi per chiedere la destituzione dei quattro poliziotti che ne hanno causato la morte nel 2005.
In prima fila, oltre a Patrizia Moretti, la mamma, Lino e Stefano Aldrovandi, il padre e il fratello c’erano anche i parenti di Ferulli, Uva, Scaroni, Perna, Gugliotta, Bianzino, Cucchi e Budroni, le altre vittime di uomini in divisa.
“Io ti do i miei documenti, tu fatti riconoscere” c’era scritto su uno dei cartelli dei manifestanti.
La richiesta di tutti i familiari era quella di democratizzare le forze dell’ordine, introdurre il numero identificativo per gli agenti e il reato di tortura.
In corteo tante mamme con i loro figli. “Sono qui per loro – ha detto Agnese indicando i suoi due gemelli – non deve più accadere, per questo gli agenti che hanno ucciso Federico non devono più fare quel lavoro”.
“Sono una mamma come Patrizia – ha spiegato Chiara spingendo il passeggino – per questo ho sempre manifestato con lei, finché loro sono nella polizia non c’è una vera giustizia”.
Così anche per Girolamo de Michele, insegnante e scrittore: “Non mi sembra giusto che con le mie tasse venga pagato lo stipendio a quattro persone che non solo sono responsabili della morte di un ragazzo, ma non hanno mostrato nessun pentimento ed hanno anche fatto di tutto perché la verità non venisse fuori”.
C’erano anche i centri sociali, gli studenti medi, gli universitari, i partiti senza bandiere, Calvano del Pd, il vicesindaco Massimo Maisto, i Giovani Comunisti, Rifondazione, la Cgil chiamata a fare da “cuscinetto” in caso di disordini, il deputato Cinque Stelle Bernini, autore dell’interrogazione per conoscere i motivi delle decisioni assunte dalla Commissione Disciplinare nei confronti dei poliziotti. La risposta è stata che per la “natura non dolosa della condotta” la sanzione è stata ritenuta congrua, e la destituzione che viene richiesta dai familiari è troppo grave.
Sfilano tutti, sotto gli occhi dei tanti ferraresi richiamati alle finestre dal serpente che si snoda per gli oltre due chilometri di percorso.
“Siamo venuti con i tifosi del Bologna” ha raccontato un ragazzo accanto a sua moglie e ai due figli. La più grande regge un cartello con la scritta “Per il mio futuro vorrei una polizia più pulita”.
A vivacizzare la coda del corteo, i fumogeni e gli slogan della tifoseria della Spal che ogni domenica da otto anni, in curva, dedica un coro a Federico.
In testa invece c’era un furgone guidato dagli amici di Federico, che ha condotto la manifestazione a suon di musica da via Ippodromo, dove il ragazzo è morto, attraverso le vie del centro, puntando alla Prefettura.
Accanto al Castello ha preso la parola Lino Aldrovandi per dire che, nonostante quanto riferito dal ministero degli Interni, secondo la famiglia ci sono i presupposti per destituire per disonore i quattro agenti Pontani, Pollastri Segatto e Forlani. E questa stessa richiesta è stata ribadita poco dopo al prefetto Michele Tortora. “Ci ha garantito che questa sera stessa scriverà una relazione ai suoi superiori per comunicare la nostra richiesta, ancora una volta ci affidiamo con fiducia alla giustizia”, ha detto Patrizia Moretti uscendo dall’incontro ristretto in Prefettura.
Il saluto finale della manifestazione è stato affidato agli amici di Federico.
“Ancora oggi, in qualche bar della città, è possibile trovare qualche bifolco disposto a dichiarare che Aldro dopotutto se l’è cercata perché era drogato, brutto, grosso e cattivo. Tutti abbiamo paura dell’uomo nero, dello sbandato, tossico, che ci aggredirà e deruberà in un vicolo freddo e buio quando meno ce lo aspettiamo.
“Nessuno invece fa mai incubi ambientati in uffici in cui alte cariche dello Stato, sedute su comode poltrone, discutono quale sia la strategia migliore per insabbiare l’ennesimo brutale atto di repressione realizzato dalle cosiddette forze dell’ordine. Nessuno fa mai incubi riguardanti depistaggi, omissioni di atti d’ufficio e favoreggiamento, riammissione in servizio di poliziotti che hanno disonorato la divisa con un omicidio. Eppure è proprio questo genere di crimini ad avere un impatto devastante sulla nostra società democratica, ma non ci colpiscono emotivamente quanto lo spauracchio di un ipotetico brutto tipo che potremmo incontrare una sera.
“Beh, forse faremmo meglio a scegliere con più cura i protagonisti dei nostri incubi. Perché mentre è piuttosto improbabile che qualcuno di noi venga mai aggredito da un fantomatico tossico in un vicolo buio, sarà molto più facile ritrovarsi in uno Stato autoritario e repressivo che ogni giorno concede sempre meno diritti ai suoi cittadini, troppo distratti dalle loro paranoie per rendersene conto.
“Sta accadendo proprio ora”.

In cinquemila hanno manifestato a Ferrara chiedendo al destituzione dei poliziotti condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi (fotoservizio di Stefania Andreotti)

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La partenza del corteo per la destituzione dei poliziotti condannati per l’uccisione di Federico Aldrovandi (foto di Stefania Andreotti)
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Il corteo in via Bologna (foto di Stefania Andreotti)
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Alcuni manifestanti (foto di Stefania Andreotti)
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Troupe e operatori dell’informazione (foto di Stefania Andreotti)
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Uno degli organizzatori (foto di Stefania Andreotti)
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Gli striscioni (foto di Stefania Andreotti)
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Gente affacciata dalle finestre (foto di Stefania Andreotti)
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Patrizia Aldrovandi assieme ad altri genitori (foto di Stefania Andreotti)
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Anche mamme e bimbi alla manifestazione (foto di Stefania Andreotti)
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Uno striscione di denuncia (foto di Stefania Andreotti)
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Il segretario provinciale del Pd Calvano e il vicesindaco Maisto (foto di Stefania Andreotti)
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Ancora mamme i figli insieme (foto di Stefania Andreotti)
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Fra i manifestanti lo scrittore Girolamo De Michele (foto di Stefania Andreotti)
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“Toglietevi la divisa” (foto di Stefania Andreotti)
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“Via la divisa” (foto di Stefania Andreotti)
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Famiglie che chiedono giustizia (foto di Stefania Andreotti)
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La protesta degli studenti (foto di Stefania Andreotti)
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Patrizia Aldrovandi al microfono davanti alla Prefettura (foto di Stefania Andreotti)
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In cinquemila hanno manifestato a Ferrara chiedendo la destituzione dei poliziotti condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi (foto di Stefania Andreotti)
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L’incontro con il prefetto (foto di Stefania Andreotti)
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Alluvione nel modenese, per la ricognizione dei danni al momento non servono perizie

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia-Romagna
Alluvione nel modenese, l’Agenzia regionale di protezione civile: per la ricognizione dei danni al momento non servono perizie. E’ sufficiente compilare le schede e trasmetterle ai Comuni entro il 28 febbraio

Bologna – I cittadini e le imprese che hanno subito danni a causa dell’alluvione non devono al momento produrre perizie giurate o asseverate: è sufficiente che compilino le apposite schede (scaricabili dal sito “Alluvione nel modenese”, sul portale della Regione, o da quello della Protezione civile regionale), descrivendo e quantificando i danni, e allegando la documentazione raccolta (per esempio fotografie). E’ quanto ribadisce l’Agenzia regionale di protezione civile, raccomandando di conservare comunque tutta l’eventuale documentazione utile (come scontrini fiscali, fatture), anche se non inviata, comprovante il contenuto delle autocertificazioni relative al danno e ai ripristini qualora eseguiti.

A questo scopo la Regione ha messo a punto quattro schede per effettuare la ricognizione di edifici pubblici, abitazioni private, infrastrutture, opere di sistemazione idraulica, aziende agricole e agroindustriali: devono essere compilate e trasmesse ai Comuni entro il 28 febbraio 2014.

La ricognizione riguarda sette Comuni del modenese (Bastiglia, Bomporto, Camposanto, San Felice, Finale, San Prospero, Medolla) e quattro frazioni del Comune di Modena (San Matteo, La Rocca, Albareto e Navicella).

Il Lunedì di “Happy Go Lucky Local” si rinnova con “El Portal”, l’irriverente quintetto di Miami

da: ufficio stampa Jazz Club Ferrara

Per un nuovo capitolo di Happy Go Lucky Local, lunedì 17 febbraio (ore 21.30), il Jazz Club Ferrara ospita l’irresistibile irriverenza di El Portal, gruppo formato da Nolan Lem (sax tenore), Rainer Davies (basso e chitarra elettrica), Paul Bedal (Fender Rhodes), Joe Rehmer (basso) e Dion Keith Kerr IV (batteria), cinque giovani e autentiche promesse della musica.
El Portal – che si traduce in “via di accesso” – indica un sobborgo di Miami abitato perlopiù da haitiani in cui risiedevano i ragazzi. L’intuizione di formare l’omonima band è nata in circostanze piuttosto anomale, per non dire cataclismatiche, poiché gli allora studenti universitari si trovavano letteralmente barricati tra le mura di un appartamento di El Portal, in preda ai capricci dell’uragano Katrina nella sua corsa verso New Orleans.
Non ha caso, probabilmente, New Trophy (Cam Jazz, 2012) – cd d’esordio del quintetto – si contraddistingue per la verve propulsiva che rammenta vagamente straripanti sonorità mingusiane.
Al Torrione El Portal presenta Slow Grind, seconda impresa creativa di eccezionale freschezza pubblicata per Cam Jazz. Rigore, unità organica e maturità sono solo alcune delle caratteristiche che sottolineano la dedizione della band al concetto di gruppo che si evince non solo dall’ascolto, ma dalla palpabile empatia dei musicisti sul palco. Tutti i brani sono frutto del genio di Lem Nolan che, oltre a rivelarsi creatore di avvincenti melodie dalle ardite soluzioni formali, emerge quale voce vibrante traendo linfa per i propri assolo dall’intero gruppo.
Sonorità seducenti, intriganti variazioni narrative costituiscono il flusso continuo di Slow Grind, rendendo spesso impercettibili le transizioni tra partitura e improvvisazione. C’è anche spazio per una mini-suite, Terranium, dal respiro orchestrale permeato da atmosfere alla Radiohead. Da non perdere.
Ad impreziosire l’appuntamento di lunedì 17 febbraio è il ricco aperitivo a buffet (a partire dalle ore 20.00) accompagnato dalla selezione Nu Jazz di Andreino Dj. Funamboliche jam session seguiranno, come di consueto, il concerto. Il tutto a ingresso a offerta libera per i soci Endas.

Lunedì 17 febbraio – Jazz Club Ferrara, Torrione San Giovanni – Ore 21.30
Happy Go Lucky Local
El Portal – Slow Grind
Nolan Lem, sax tenore; Rainer Davies, chitarra; Paul Bedal, piano Fender;
Joe Rehmer, basso; Dion Keith Kerr IV, batteria

DOVE
Tutti i concerti si svolgono presso il Torrione San Giovanni via Rampari di Belfiore, 167 – 44121 Ferrara. Se si riscontrano difficoltà con dispositivi GPS impostare l’indirizzo Corso Porta Mare, 112 Ferrara.

INFORMAZIONI
Infoline: 339 7886261 (dalle 15:30)
Prenotazione cena: 333 5077059 (dalle 15:30)
www.jazzclubferrara.com
jazzclub@jazzclubferrara.com

Il Jazz Club Ferrara è affiliato Endas, l’ingresso a offerta libera è riservato ai soci.
Non si accettano pagamenti POS

ORARI
Apertura biglietteria: 19.30
Aperitivo a buffet con dj set a cura di Andreino Dj a partire dalle ore 20.00
Concerto: 21.30
Jam Session: 23.00

Appello del Sindaco Tagliani sull’emergenza abitativa

da: ufficio di Gabinetto del Sindaco

Siamo in piena emergenza abitativa. Stanno aumentando gli sfratti: molte famiglie rimarranno senza casa e non tutte potranno essere sistemate negli alloggi ERP.
La grave crisi economica di questi ultimi anni ha lasciato improvvisamente numerose famiglie prive di un reddito, e dunque nell’incapacità di sostenere un affitto. In questo modo accanto a quelle parti di popolazione che beneficiano già dell’edilizia sociale o sono nelle liste di attesa, si stanno aggiungendo altre famiglie del ceto medio che in precedenza non erano coinvolte nel rischio abitativo. Come Amministrazione e come comunità non possiamo essere indifferenti alle tante richieste di aiuto che ci giungono da tante famiglie in stato di vulnerabilità sociale a causa di una incertezza economica che speriamo temporanea, le quali si vedono private di un bene primario come la casa.
Abbiamo bisogno che la città in questo momento non rimanga indifferente e che i proprietari di case diano il loro sostegno:
– contenendo l’affitto secondo gli accordi territoriali depositati a marzo del 2013 dalle principali associazioni rappresentative di proprietari ed inquilini (http://servizi.comune.fe.it/index.phtml?id=1283).
– rendendo disponibili alloggi per l’Agenzia Casa gestita da Acer, usufruendo di garanzie per locatari e proprietari e abbassando gli affitti (riferimento tel: 0532 230323 – 230335mail: agenzia.locazione@acerferrara.it) : su questi alloggi abbiamo intenzione di disporre riduzioni di aliquote Imu-Tasi rispetto l’aliquota delle seconde case;
– affidando alloggi a condizioni agevolate (meglio se in comodato gratuito) ad Enti ed Associazioni che possono seguire e sostenere singoli progetti di assistenza a famiglie in difficoltà (riferimento tel: 0532-419685 segreteria Assessore Sapigni mail:patrizia.grandi@comune.fe.it)

Tiziano Tagliani

Renzi, buoni propositi ma una pesante zavorra politica

A due giorni dal day after del partito democratico, possiamo affermare quasi con certezza che da oggi, forse, il progetto PD ha cambiato verso, e non certo come “pomposamente” aveva fatto sperare il neosegretario rottamatore, il maggior partito della sinistra italiana ha inserito nella politica un nuovo modo di agire oppure sono intervenute vecchie liturgie mascherate da nuove?

Credo sia una domanda legittima, alla quale rispondere sarà difficile e ci vorrà il tempo delle prove affinchè sia possibile trovare una risposta credibile.
Da oggi la smisurata ambizione (o l’ipertrofia dell’ego) ha il sopravvento sulla politica, da oggi le ambizioni personali andranno oltre la normale dialettica abituale (a volte sin troppo utilizzata) all’interno della sinistra italiana, da oggi, forse, il dibattito interno ai partiti non avrà più senso ed essi diverranno semplicemente comitati elettorali con capacità di liberare le virtù da “gloriosa macchina da guerra” e scatenare gli attivisti col fine ultimo di legittimare elettoralmente il capo di turno.

Proverò ad essere razionale, pur mantenendo il mio disagio per una scelta che non condivido, e con la consapevolezza che le mie sono semplici riflessioni da uomo di strada e che non contengono al loro interno le risposte che io stesso mi aspetterei.

Ottima cosa che, finalmente anche in politica vi siano accelerazioni con l’intento di fare le cose, eravamo e siamo stanchi di politici che promettono e non sono capaci di concretizzare le riforme promesse, ottima cosa il coraggio e persino il gioco di azzardo, in cui il segretario si mette in gioco nella speranza di dare una svolta allo stato di impaludamento della politica, ottima cosa un leader che parla con parole chiare, pur in contraddizione con quanto affermato pochi mesi fa, ovverosia che mai avrebbe governato con larghe intese e che Berlusconi lo voleva battere nelle urne e non attraverso scorciatoie di palazzo, condivido l’affermazione che il governo Letta è entrato in un pantano senza uscita, del resto era ciò che chi osteggiava le larghe intese aveva sempre affermato, ma che certezza abbiamo che da martedì il primo governo di Renzi sarà un governo di largo respiro capace di affrontare le emergenze di un paese allo stremo? Siamo certi che il darsi l’obiettivo di arrivare sino al 2018 sia una buona cosa per il paese? Ci siamo dimenticati, evidentemente, che il nuovo governo di mister “rottamaio” si avvarrà della stessa maggioranza del precedente governo, forse il bravo segretario del PD ha ottimi consiglieri e sa benissimo che gli italiani non hanno buona memoria e dimenticano persino le malefatte del tycoon di Arcore, figuriamoci se ricorderanno le tante parole pronunciate negli ultimi mesi dallo stesso (ne ha dette talmente tante a volte in contraddizione con la contraddizione di sé stesso che, onestamente, solo i suoi fan le ricorderanno).

Concludo augurando al paese di uscire davvero dalla palude in cui è finito anche a causa della vecchia politica, auguro a tutti quelli che, come me, da oggi si sentono in pò orfani ed apolidi di ritrovare la retta via, auguro a Matteo Renzi di farcela e di dimostrarmi con i fatti che mi sbaglio, auguro a noi italiani che il futuro ci riservi politici capaci di scegliere non più e solo per convenienze personali ma per la forza delle loro idee, auguro al nostro malandato paese che si trovi la soluzione affinchè non si debbano più sentire notizie di persone che si suicidano a causa della crisi e ella speranza di un futuro migliore che sembra abbandonarci… buona giornata a tutti… Renzi compreso

Stefano Peverin

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“Via la divisa”, manifestazione per la destituzione dei poliziotti condannati per la morte di Federico Aldrovandi [video intervista]

Questo è un estratto video dell’incontro tra Vera Vigevani Jarach, madre di Plaza de Mayo, e Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi.
Ne aveva già scritto per noi Gian Pietro Testa [leggi qui], e oggi vogliamo riproporvi alcuni momenti del confronto tra queste due donne divenute loro malgrado protagoniste di battaglie di giustizia. L’occasione è stata la visita a Ferrara della donna italoargentina, che in collaborazione con l’associazione Oltre Confine sta portando avanti un progetto sulla memoria con il liceo Ariosto.

Questo vuole essere uno spunto di riflessione in vista della manifestazione “Via la divisa” che proprio oggi, alle 15, partirà da via Ippodromo e arriverà in prefettura per chiedere la destituzione dei quattro poliziotti condannati per la morte di Federico Aldrovandi.
A promuoverlo è l’associazione “Federico Aldrovandi” che oltre, come si legge in una nota, rivendica anche la democratizzazione delle forze dell’ordine, l’introduzione del numero identificativo per gli appartenenti alle forze dell’ordine e l’introduzione del reato di tortura.

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Ana Fendo: simbolo dell’identità “indios”, emblema della lotta per la libertà

di Antonio Martella

Il lavoro, i soprusi e le battaglie per riprendere ciò che le è sempre appartenuto, la propria Terra.
Ana Fendo è sinonimo della salvaguardia della popolazione “indios” dei Kaingang del sud-ovest del Brasile. La sua lotta riecheggia nella storia di tanti indios e non solo. La sua non ottemperanza a quella “buona coscienza” del conformismo bianco, ha significato la sopravvivenza di quella cultura millenaria, ricca di riti, danze e religiosità che hanno permeato quella fantastica terra per migliaia di anni.

La Nuova Italia! Così fu chiamato quel lontano mondo da parte dei primi coloni Italo-tedeschi che vi misero piede nei primi anni del XX secolo. Purtroppo il “buoncostume” italo-tedesco dell’oppressione e della belligeranza nei confronti del “diverso”, ha anticipato, nel sud-ovest del Brasile, quella forma mentis che condurrà, trent’anni più tardi, la stessa alleanza in uno dei periodi più bui della storia dell’umanità.
Il fuoco della più celebre fotografia che la ritrae è diretto sulle sue mani, poiché rappresentarono, sono ed esprimeranno l’effigie di quella costruzione dell’Io collettivo, dell’ego della natura che prevarica e rompe ogni tentativo di oppressione del Diverso, oltre che essere il luogo comune del lavoro.
La supremazia delle popolazioni bianche su quelle “Indios” ha portato alla morte di diverse migliaia di persone appartenenti alla comunità dei Kaingang, e di diversi milioni di popolazioni in tutto il sud America. La sua lotta è stata filmata in un cortometraggio quando, all’età di 100 anni, lavorava ancora la sua Terra.
Oggi, Ana Fendo vive nel cinque percento di quella che era inizialmente la sua grande Terra; ha raggiunto l’età di 110 anni, ha perso l’occhio destro a causa di una cataratta, ma il suo spirito guerriero sembra aver trapassato quella dolce barriera che divide la vita dalla morte.
Il suo grido di battaglia sembra echeggiare in quelle infinite e rigogliose vallate che hanno dato voce al suo ostinato combattere. Le condizioni di vita della sua tribù sono molto precarie, le malattie zoologiche, la mancanza di sistemi sanitari adeguati, il grande problema dei rifiuti, ma soprattutto la “civilizzazione” imposta da una cultura estranea, hanno portato gravi conseguenze nella popolazione più giovane. Le piaghe sociali delle droghe e dell’alcol stanno distruggendo quel poco di tradizione, cultura e ritualità millenaria che questa donna ha cercato di preservare con tutta se stessa.

L’evoluzione che diventa regresso, il necessario che si trasforma in superfluo, una familiare pratica storica che si ripete, distruggendo quell’inestimabile diversità che rende il mondo incantevolmente ricco e stranamente non “uguale”.
La piccola storia di una grande guerriera, icona del lavoro e della lotta di milioni di donne, per la Libertà.

Domenica 16 febbraio la presentazione di “Colazione da Tiffany”, libro dedicato alle pasticcerie più esclusive d’Italia

da: ufficio stampa Ascom Ferrara

Nell’ambito della tappa ferrarese di Art & Ciocc (dal 14 al 16 febbraio) , il cioccolato e la cultura del Buon Vivere si fonderanno domenica 16 febbraio – alle ore 11 presso il Bar Pasticceria Duca d’Este in piazza Castello – dove si terrà la presentazione del libro “Colazione da Tiffany” (Newton Compton Editori) dedicato al mondo delle pasticcerie più esclusive d’Italia.
Interverrà l’autrice Isa Grassano (giornalista freelance, scrittrice, collaboratrice de i Viaggi di Repubblica , Cosmopolitan, Elle solo per citane alcuni).
La mattinata introdotta da Davide Urban, direttore generale di Ascom Ferrara, proseguirà con l’intervista alla Grassano da parte della giornalista Camilla Ghedini. Una presentazione che avverrà proprio alla pasticceria Duca d’Este alla quale è dedicata un capitolo di “Colazione da Tiffany” che seleziona i caffè, i ristoranti e le pasticcerie più eleganti e raffinati del Belpaese.
Art & Ciocc, il tour dei maestri cioccolatieri da tutta Italia e da Ferrara, proseguirà per l’appunto fino a Domenica 16 febbraio (dalle ore 9 alle 21 in piazza Castello).

I maestri cioccolatieri, veri protagonisti dell’evento, provengono da varie regioni italiane: Choco Passion – Merate (Lecco, Lombardia); Cioccolateria Di Maria – Ripalimosani (Campobasso, Molise); Cioccolateria Marino – Torino, Piemonte; Cioccolateria Veneziana – S. Donà di Piave (Venezia, Veneto); Chocolandia – Brugherio (Monza e Brianza, Lombardia); Gusto Siciliano – Licata (Agrigento, Sicilia); Croccanteria Bergamasca – Martinengo (Bergamo, Lombardia); Il Cioccolato di Luca Morganti – Figline Valdarno (Firenze, Toscana); Illimani Stampi Italia – Torino, Piemonte; Preziose Delizie – S. Biagio di Callalta (Treviso, Veneto); Cioccolateria Luzi Zamira – Rubano (Padova, Veneto); Le Sablon – Padova, Veneto; Theobroma Cacao – Torino, Piemonte;Torronificio Artigianale – Aritzo (Cagliari, Sardegna).

All’evento in piazza Castello si legano i menù al tema del cioccolato in questo week end dedicato alla festa degli Innamorati con una serie di pasticcerie e ristoranti di Ferrara e Provincia che hanno aderito alla manifestazione: il Confettiere (via Borgo dei Leoni), DiCIBO (via Carlo Mayr), Hostaria Savonarola (piazza Savonarola), I Piaceri di Lucrezia (via XX Settembre), La Provvidenza (Corso Ercole I d’Este), La Tavola del Duca (via Bologna), L’Oca Giuliva (via Boccacanale di Santo Stefano), Lucone Vino e Cucina (via della Luna), Osteria del Babbuino (via della Concia), Osteria i Quattro Angeli (piazza Castello), Pizzeria Trattoria Da Francesco (via Frizzi), Trattoria il Cucco (via Voltacasotto), Duca D’Este (piazza Castello), La Farmacia (Cento), Pasticceria Bosi (Bondeno).

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Renzi gioca al Rischiatutto

Rischiatutto. Si chiamava così il telequiz che Mike Bongiorno rese celebre con la frase: “Fiato alle trombe Turchetti!”. Si potrebbe ricorrere al titolo della storica trasmissione Rai fra il 1970 e il 1974, per tentare di leggere il senso dell’ultimo strappo di Matteo Renzi. Accelerazione che è costata il posto di presidente del Consiglio a Enrico Letta, al quale è stato emblematicamente fatale il giorno prima della festa degli innamorati.

Il segretario nazionale Pd ha chiuso la direzione del partito, spronando i suoi: “C’è un’ambizione smisurata che dobbiamo avere”.
Che Matteo Renzi avesse un’alta considerazione di sé si era capito da tempo, ma non è un ultras della curva Fiesole e c’è da credere che abbia considerato e soppesato ripetutamente tutti i pro e contro della mossa.

Perché le cose che non tornano sono parecchie in questa storia.
Intanto, da quel che sappiamo, accade solo in Italia che il premier sia sfiduciato dal segretario del suo partito, del quale tra l’altro Letta è stato numero due fino a ieri l’altro. Mica uno da quinta fila.
Secondo: ai comuni mortali come noi, gratta come un foglio di carta vetrata la consequenzialità vendutaci dai leaders Pd quando spiegano ai microfoni: “Siamo grati ad Enrico Letta per il lavoro svolto, eccetera, eccetera”.
Ma se ha lavorato bene, perché sostituirlo? E soprattutto non convince che Renzi abbia detto, come se niente fosse, che il suo esecutivo farà proprio il documento “Impegno Italia”, cioè lo stesso presentato urbi et orbi da Letta il giorno prima per rendere noti passi, scadenze e tempi, della propria azione di governo.

E poi c’è il quadro politico, che continua ad essere identico a quello che ha sorretto finora l’esecutivo di servizio. Cosa faccia credere, ora, che il sindaco di Firenze possa fare i miracoli che il suo predecessore non è stato in grado di fare, resta un mistero.
Soprattutto, non si capisce perché Matteo Renzi, che ha sempre legato il proprio destino politico al metterci la faccia e ad un percorso di legittimazione popolare, ora ceda ad una manovra di palazzo degna della prima repubblica.
Il suo essere fieramente sindaco, e cioè a contatto diretto coi cittadini, fuori dal Parlamento dove siede invece la politica del privilegio e dell’immobilismo al limite del bivacco, sembra ora clamorosamente smentita dal rigurgito di una logica tutta di potere da auto blu.

Ma allora, scartando l’ipotesi che sia uscito di senno, che cosa gli ha fatto dire “Stasera mi butto”, come cantava Rocky Roberts nel 1968?
In effetti, oltre alla sua ambizione effettivamente superiore alla media, esistono numerose pressioni che devono essersi fatte sentire.
Gira una frase di Beniamino Andreatta, il quale pare dicesse del suo pupillo: “Quando Enrico si trova davanti un problema lo accarezza”. Parole che descrivono bene il garbo, rispetto al quale sembra però giunta l’ora della mano pesante, visto il protrarsi della situazione economica e sociale italiana.

Soprattutto un segnale chiaro e forte si è avvertito quando mentre poche settimane fa il premier era ad Abu Dhabi per convincere gli investitori esteri che in Italia il peggio è passato e che adesso il paese si è messo di buona lena, il capo di Confindustria, Giorgio Squinzi, dalle telecamere di Lucia Annunziata ha detto che non va bene un tubo. E successivamente davanti ai suoi ha rincarato la dose: “Se ci date un paese normale vi facciamo vedere noi di cosa siamo capaci”.
Insomma, sono frasi che chiedono un deciso cambio di passo.

Più o meno la stessa lamentela espressa dalla Cgil di Susanna Camusso.
Che bisognasse premere il piede sull’acceleratore per un’azione più incisiva, ben oltre la linea ritenuta da tanti di galleggiamento, lo ha chiesto a Renzi anche la minoranza interna del suo partito, Cuperlo e compagnia, stanca che il Pd si sfibri sine die nel nome di una responsabilità nazionale, ma scontentando un elettorato scalpitante.

In questa pressione c’è anche il rovescio della medaglia. Se Matteo dovesse fallire sarebbe la sua fine politica e i rapporti di forza dentro il Pd tornerebbero contendibili.
Stessa cosa, più o meno, vale per il Cavaliere, il quale di fronte al disarcionamento di Letta non si è messo di traverso a priori.
Certo, qualche voce si è levata in nome del prolungamento del periodo di apnea delle istituzioni da legittimazione popolare e affinché la crisi sia parlamentarizzata, ma anche qui l’intenzione inconfessata è che, dato il livello altissimo di rischio, potrebbe farsi fuori da solo il più temibile competitor che in questo momento Berlusconi abbia di fronte sulla scena politica.

Esiste poi un motivo molto tecnico che spinge verso questa decisione.
C’è chi dice che il segretario Pd avrebbe potuto, visto che solo lui può imprimere velocità ad un sistema politico ingolfato, fare approvare in due e due quattro la nuova legge elettorale e poi andare ad elezioni per risolvere capra e cavoli: la sua legittimazione popolare, come ha sempre detto, e quella delle istituzioni troppo a lungo in astinenza da voto.

C’è un però in questo ragionamento. La nuova legge elettorale, l’Italicum, ha senso nel disegno renziano se parallelamente si cambia la Costituzione perché il Senato cessi di essere elettivo. Dato che la procedura di revisione costituzionale richiede almeno un annetto, se tutto fila liscio, cade di conseguenza la tesi del due e due quattro.

E non è finita. Diversi sussurrano che a primavera andranno in scadenza decine di incarichi ai vertici delle aziende pubbliche, tipo Enel, Finmeccanica ed Eni, il cui capo, Paolo Scaroni, si dice sia in ottimi rapporti con Renzi. Il fatto di essere in quel momento capo del governo cambia di molto le cose.

Infine, almeno in questo elenco, la questione Napolitano sollevata dal libro di Alan Friedman “Ammazziamo il gattopardo” (2014). Secondo l’analista finanziario del Corsera, dalla voce identica a Oliver Hardy di Stanlio e Ollio, il presidente della Repubblica avrebbe iniziato già dal giugno 2011, quindi ancora lontano dal famoso spread a 574, a sondare il terreno con Mario Monti per un avvicendamento a palazzo Chigi al posto di Berlusconi. Rivelazioni che destano vari allarmi: dal fatto che Napolitano abbia smentito tutto definendolo solo fumo, al fatto che dietro la manovra ci fossero alcune cancellerie europee (con il problema mica da poco della sovranità nazionale), a quello della democrazia messa a lungo in naftalina.

A parte coloro che continuano a gridare al golpe, gli stessi tra l’altro che hanno votato la rielezione (unico caso nella storia della Repubblica) di re Giorgio, ciò che molti hanno osservato è stato il timing dell’operazione sparata sui giornaloni italiani. La lettura diffusa data all’operazione, è che sia stato un segnale dato al capo dello Stato quale ultimo difensore di Enrico Letta, nel nome della stabilità.
Quindi un’altra manovra pro-Renzi.

Comunque sia, il segretario Pd ha ora su di sé tutta la responsabilità di non sbagliare e i rischi della forzatura sono altissimi. Il fatto che abbia voluto dare respiro alla sua azione fino alla scadenza naturale della legislatura, 2018, non lo mette al riparo da alcune scadenze che suonano inesorabilmente come primi difficili banchi di prova: le elezioni in Sardegna e le prossime europee di maggio.

Una cosa chiara è stata detta da Peter Gomez: se dovesse fallire, non ci sarà bisogno di consultare i sondaggisti per sapere che Grillo vincerà con il 51 per cento. In realtà le cose che dice sono due.
La prima è che Matteo Renzi si gioca l’osso del collo in questa rischiosissima partita a poker.
La seconda è che anche quelli che giocano sulla sua sconfitta non hanno da stare allegri.

La differenza è che in caso di perdita, non ci sarà Mike Bongiorno a dire: “Ahi, ahi, signora Longari”.

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Le merlettaie di Vologda

Un giorno dopo San Valentino, e uno prima della domenica dove solitamente si va al ballo, eccoci qua parlare di femminilità, di cipria e merletti, di ago e filo, capaci di ricamare sogni.
Sì perché, fra le tante cose belle che ci circondando, in attesa di vedere magari un bel balletto classico dedicato a Cinderella in qualche teatro moscovita (programma ancora da esplorare, magari c’è già in cartellone), ne abbiamo scoperta una davvero interessante. I merletti.

Siamo abituati a mettere in relazione il pizzo alla donna femminile ed elegante, leziosa e un po’ civettuola; talora vi vediamo sensualità, talaltra favole armoniose, sentimenti e sensibilità di principesse e damigelle chiuse nei loro castelli a ricamare alla luce di un raggio di sole che si insinua da finestre dalla forma oblunga, al ritmo di una candela che fiocamente illumina i telai.

Mani delicate accarezzano tele candide che, piano piano, prendono forma, al tocco leggero di agili dita che sfiorano cotoni e fili bianchi, per dare forma a farfalle, rami fioriti, petali.

Merletto deriva dal termine “merlo”, inteso proprio nel senso di elemento terminale a serie intervallate, a coda di rondine o a parallelepipedo, che orna la cima di un castello maestoso, come quello poc’anzi immaginato, che svetta su una rupe dalla quale si domina tutta la vallata coperta di rugiada. Cinto da merlate e maestose mura e da alte torri… qui delicate mani creavano, impazienti.

Intravediamo lontani scialli e veli che terminano in deliziosi pizzi, dame che quando volevano attirare l’attenzione di un uomo lasciavano cadere a terra il loro prezioso fazzolettino con un bellissimo bordo merlettato e, come di consueto, il cavaliere lo raccoglieva donandolo nuovamente alla bella dama sorridente, alla quale era per errore e per caso caduto di mano…

Da questi animi leggeri, sognatori e romantici, prendono vita ricami di ogni tipo, a partire dalla fine del XVI secolo, quando in Francia si producevano i pizzi Valenciennes o Chantilly. Attenzione però, il lino arrivava dalla Russia, dove abili tessitrici iniziarono presto a porre in crisi il primato francese, dando vita a creazioni sublimi che sarebbero state ribattezzate Valenciennes russi.

La tradizione della tessitura dei merletti nella Russia settentrionale risale al XVII secolo, quando numerose artigiane già producevano questi eterei tessuti con fili d’oro e d’argento. Le città di Vologda, Yelets, Ryazan’, Toržok e Novgorod divennero presto il centro di quest’arte.

La creatività stava nelle peculiarità delle figure, nell’utilizzo di tessuti colorati, nei nuovi tipi di nodi, sempre più originali. Con i merletti si decoravano poi gli interni, la biancheria da tavola, da bagno, da letto. Quanti corredi venivano preparati a mano e con cura, in vista di una futura e duratura unione che fosse benedetta da tanto candore e amore. E quanti asciugamani ricamati con iniziali orlate attentamente, rigorosamente a mano, e bordati di pizzi cadenti come salici.

Grazia, eleganza ed eterea delicatezza. Tutte racchiuse in Vologda, città della Russia occidentale, situata sul fiume omonimo, sovrastata dalla Cattedrale a cinque cupole di Santa Sofia, conosciuta come “la città dove si trova la resnoj palisad”, dalle parole di una nota canzone, ossia una palizzata in legno, che si trova davanti e ai due lati delle case, realizzata utilizzando la lavorazione dell’intaglio. Gli artigiani di Vologda erano famosi in tutto il Paese perché usavano il legno per costruire e decorare le case. Mezzanini, colonne, portici con decorazioni frontali intagliate a mano e balconcini ornati sembrano anch’essi pizzi delicati. Forse anche ad essi si erano ispirate le ricamatrici divenute famose. “La merlettaia di Vologda”, un marchio nazionale di fama mondiale, riscosse grande successo all’esibizione internazionale di Filadelfia del 1876 e a quella di Chicago del 1893. Alla fiera di Parigi del 1925 e a quella di Bruxelles del 1958, il marchio fu premiato con medaglie d’oro.

La maestria di queste artiste lascia davvero stupiti: i loro merletti sono intrecciati a mano su appositi cuscinetti di forma cilindrica, con l’aiuto dei koklyushka, piccoli fusi di legno sui quali sono avvolti i fili delicati. Il disegno del pizzo da riprodurre viene riportato su un apposito schema, e sviluppato individualmente da ogni artigiana. Figure geometriche, fiori, pesci, uccelli, cerbiatti, leoni. Ma anche creature fantastiche, sirene e unicorni, insieme a fenomeni naturali come l’aurora boreale. Sono questi i motivi decorativi più ricorrenti. Oltre a dame, cavalieri, contadini e contadine rappresentati nei caratteristici abiti e nelle kokoshniks (pettinatura tradizionale femminile russa portata con il sarafan, un abito semplice, dritto, senza maniche), i merletti riproducono anche immagini architettoniche, come chiese, ponti e palazzi.

Agli inizi del XX secolo, la produzione di merletti nella Russia settentrionale era affidata a circa quarantamila artigiane, che apprendevano la loro arte in un’apposita scuola o tramite un addestramento che le preparava alla lavorazione del merletto sin da bambine. A Vologda, l’8 marzo 1928, è stata fondata una scuola professionale del merletto. La fama delle ricamatrici cresceva. Esse divennero talmente rinomate da essere inserite, nel 2011, nel Libro dei record nazionali per la produzione più massiccia di merletti.  Numeri e qualità, abilità e competenza, cura e attenzione, fantasia ed estro, passione e dedizione. E tanto altro ancora.

Merletti, arte di vita e della vita. Saper ricamare una storia deve essere davvero meraviglioso.

La vita è come una stoffa ricamata della quale ciascuno nella propria metà dell’esistenza può osservare il diritto, nella seconda invece il rovescio: quest’ultimo non è così bello, ma più istruttivo, perché ci fa vedere l’intreccio dei fili. (Arthur Schopenhauer)

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Il labirinto del museo archeologico di Ferrara (foto Roberto Fontanelli) – clicca sull’immagine per ingrandirla

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Il labirinto del muse archeologico di Ferrara (foto di Roberto Fontanelli)
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