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Fonte: Agenzia DIRE www.dire.it

“Le Borse di studio sono un ricatto ai poveri”, un sistema orientato solo alla ‘performance’ che stritola gli studenti e li fa spesso sentire inadeguati: lo sfogo di una studentessa all’inaugurazione dell’anno accademico a Ferrara, presenti il presidente Mattarella e la ministra Bernini

Percorsi universitari troppo competitivi, tempi troppo stretti, aspettative troppo alte. Borse di studio che in realtà sono “un ricatto” e che pretendono dagli studenti risultati eccellenti in “tempi ristretti”. Un ‘sistema’ formativo che punta solo alla ‘performance’ e all’efficienza aziendale. E che alla fine ha come risultato quello di inghiottire gli studenti e farli consumare nel senso di frustrazione di non essere all’altezza, a maggior ragione di fronte ai successi “degli altri”. Ad accendere un faro sul tema, sempre più di attualità dopo l’escalation negli ultimi anni di episodi di suicidi di giovani studenti che a un certo punto non riescono più a gestire il castello di bugie raccontato ad amici e famiglie a proposito della loro carriera universitaria, è una giovane studentessa di nome Alessandra. Ha preso la parola oggi, a Ferrara, nel corso dell’apertura dell’anno accademico 2022/23 dell’Ateneo di Ferrara, a cui era presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Originaria della provincia di Brindisi, Alessandra De Fazio è presidente del Consiglio degli studenti di Unife. Questa mattina ha preso la parola rivolgendosi tra gli altri alla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, presente alla cerimonia. Tra le altre cose, Alessandra ha detto: “Siamo bombardati continuamente dal mito della performatività e da una competizione illogica che ci sbatte in faccia i successi degli altri“.

Guarda il video: 

LE PAROLE DI ALESSANDRA

Ecco il discorso di Alessandra per intero “‘Sono un fallimento, non merito di vivere’- esordisce la studentessa-. Non sono le parole che titola l’ennesimo giornale, riportando quotidianamente, accanto alle morti delle nostre compagne, l’esaltazione di una studentessa che riconosce nel sonno un ostacolo per laurearsi nella metà del tempo. Queste parole sono uscite dalla stessa bocca della persona che oggi sta parlando di fronte a voi. Queste parole le ha dovute sentire e subire mia madre quando dopo il test di medicina ho percepito di non avercela fatta, per la seconda volta. Che esagerazione per un test che si può riprovare l’anno successivo… Ma come possiamo pensare che il percorso universitario debba essere dettato dai nostri tempi? Che sia di nostra proprietà, mentre siamo bombardati continuamente dal mito della performatività e da una competizione illogica che ci sbatte in faccia i successi degli altri e ci fa tirare un sospiro di sollievo quando qualcuno fallisce al posto nostro?”.

“UN SISTEMA CHE BARATTA LA PERSONA PER LA PERFORMANCE”

Parlando a nome degli studenti nel Teatro Comunale, la giovane originaria di Francavilla Fontana, nel brindisino in Puglia, cita Alessandro Barbero, storico e scrittore: “In altre epoche credevano nelle streghe e noi crediamo alla meritocrazia“. L’intervento di Alessandra, davanti alle autorità accademiche e ai più alti rappresentanti delle Istituzioni, è davvero critico, un vero atto di accusa nei confronti di un sistema dell’istruzione italiano improntato sempre di più all’efficienza aziendale. Un sistema, come lei stessa ricorda e denuncia, che spesso – e lo testimoniano i fatti di cronaca – ha come conseguenza il suicidio di studenti che, per il mito della ‘massima performance‘, del ‘successo a tutti i costi‘, si sentono inadeguati e falliti. “Un sistema malato che baratta la persona per la performance”, lo definisce Alessandra.

De Fazio spiega: “Si pensa banalmente che il merito possa essere un criterio equo, sostituto del vecchio privilegio del quale invece ha ereditato tutto il divario e la disparità, ma con una mutazione acquisita: l’ipocrisia. Le borse di studio sono un ricatto. Se tutti abbiamo lo stesso diritto perché qualcuna dovrebbe essere costretta a tenere tempi più serrati solo perché è più povera? Il ‘sistema universitario è classista’, afferma una studentessa che come noi si trova in una università smembrata, dove i saperi non fluiscono, non si differenziano ma si trovano a dover fare i conti con una istituzione che disconosce la nostra umanità piegandosi ai ricatti del mercato”.

Alessandra De Fazio, presidente del Consiglio degli studenti di Unife, continua: “Nel sistema attuale le Università promuovono l’illusione di garantirci pari strumenti, attraverso corsi di studio e studentati. Nella realtà accedere a questi servizi diventa molto complesso a causa di sbarramenti burocratici, socio-economici e soprattutto meritocratici. Ma badate bene, ci viene data la possibilità di redimerci dalla nostra condizione di povertà, come fosse una colpa, a patto di esserne meritevoli, conseguendo risultati eccellenti entro periodi di tempo cadenzati e ristretti, tutto allo scopo di misurare quanto siamo performanti e catalogarci giusti articoli di una intensa produzione con il risultato di generare grandi bilanci sacrificando il benessere e la qualità del percorso accademico”.

IL DIRITTO ALLO STUDIO

La ragazza continua: “Ma chi detta le regole di questa produzione intensiva? La gestione neo-liberale dell’azienda universitaria si traduce nell’applicazione dell’FFO (il Fondo per il finanziamento ordinario delle università, ndr.) la cui quota premiale trasforma i finanziamenti in premi per gli Atenei più numerosi e performanti defraudando quelli piccoli e considerati improduttivi che si trovano costretti a decidere se levare la contribuzione studentesca o ad aumentare il numero di iscritti per diventare eleggibili all’assegnazione dei premi. Le studentesse e gli studenti non sono il mezzo per sostentare la formazione, il diritto allo studio deve risiedere nell’emancipazione collettiva e deve essere parte integrante e inscindibile del welfare sociale pubblico, gratuito e garantito dallo Stato per tutte e tutti come sancito dalla Costituzione che il nostro presidente ha recentemente definito ‘riferimento che ci guida nell’impegno comune di consolidare un’Italia fondata su pace, libertà e diritti umani”.

La studentessa di Ferrara lancia un appello alle Istituzioni per evitare i tragici gesti di chi si toglie la vita per la paura di deludere la famiglia per un esame andato male o un corso di laurea non portato a termine. “‘Ho barattato la mia salute mentale per terminare in tempo gli studi, inutile dire che non ce l’ho fatta, ho compromesso irrimediabilmente la fiducia in me stesso’, afferma uno studente. Chiediamo – dice Alessandra De Fazio – che il nostro Paese consideri il benessere psicologico diritto fondamentale dell’individuo al pari della salute fisica sia con l’introduzione della figura dello psicologo di base, ma soprattutto con una riforma sistemica che decostruisca i pilastri meritocratici. Non siamo più disposti ad accettare senso di inadeguatezza, depressione o perfino suicidi a causa delle condizioni imposte da un sistema malato che baratta la persona per la performance. Accedere alla cultura, e conseguentemente esercitare le proprie facoltà di cittadini, non può esssere un privilegio. Noi ci dobbiamo meritare di studiare, di avere una casa, delle cure, esigiamo questi diritti. Non sono d’accordo a definirci ogni volta ‘cittadini del domani’: una scusa per procrastinare gli errori che voi, cittadini di ieri, avete fatto e le cui conseguenze le stiamo pagando noi cittadini di oggi. Abbiamo fretta e vogliamo mettervi fretta, più di quella che mettete a noi per laurearci, di restituirci un mondo che possa davvero appartenerci”.

IL CARO-AFFITTI

Infine, un attacco al caro-affitti per gli studenti fuorisede: “Il sovraffollamento” nelle città universitarie “sommato ad un mercato immobiliare inflazionato e sregolato, figlio di un assente piano di edilizia pubblica permette ai privati di lucrare sulla vulnerabile condizione della comunità studentesca e lavoratrice di tutta Italia anche di Ferrara, costringedola a pagare prezzi spropositati o ad accontentarsi di abitazioni fatiscenti”. Proprio a Ferrara, sottolinea Alessandra De Fazio “il territorio ha visto un incremento esponenziale della componente studentesca presente e nell’agosto 2022 è stato rilevato un aumento dei prezzi di abitazioni del 34% rispetto all’anno precedente”.

 

INVITO POST SCRIPTUM
Cara Alessandra Di Fazio, confido che questa cronaca, ripresa dall’agenzia Dire, sia arrivato sotto i tuoi occhi. Credo che le cose che hai denunciato nel tuo intervento siano accuse fondate. La realtà dell’Università di Ferrara, un ateneo in continua e disordinata espansione ma con servizi insufficienti o inesistenti (per es. da parecchi anni la mensa universitaria è scomparsa), dovrebbe essere analizzata in modo onesto e approfondito. La situazione cui sono costretti i 28.000 iscritti  all’ateneo ferrarese, in grandissima maggioranza fuorisede, è ormai diventata insostenibile, iniqua, oltreché indegna di una città civile come Ferrara.

Occorrono azioni concrete ed urgenti, sia da parte della Amministrazione Comunale sia da parte della stessa Università. Sulla stampa locale, invece, sentiamo parlare di studenti solo per lagnarsi del disturbo arrecato dalla ‘terribile’ movida. Sarebbe giusto che fossero gli stessi protagonisti a raccontarsi.  
Periscopio è un quotidiano online a carattere nazionale, ma con sede a Ferrara e con migliaia di ferraresi tra i suoi lettori. Sarei felice se tu e altri studenti voleste “usare” questo giornale per far conoscere i vostri problemi, denunciare quello che non va, proporre soluzioni. Potrete farlo col vostro nome e cognome o scegliendo un “nome di battaglia”. Ti invito quindi (tu o altri studenti non rassegnati) a mettervi in contatto con me e con la redazione di Periscopio. Ti (vi) lascio il mio indirizzo privato: francesco.monini7@gmail.com

Francesco Monini
direttore responsabile di Periscopio

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Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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