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Il ministro della difesa personale

Il ministro della difesa personale

di Antonio Micciulli*
(tratto dalla sua pagina Facebook )

Il ministro della Difesa rientra.
Non nel silenzio delle crisi vere, ma annunciandolo. Specificando. Giustificandosi.
Rientra con un aereo militare.
Ma attenzione: l’aereo militare non è un privilegio, è un sacrificio.
“Guardate quanto senso dello Stato”.
Il biglietto se lo paga da solo.
Siamo passati dalla geopolitica alla ricevuta fiscale. Dalla sicurezza nazionale allo scontrino.
Non “cosa è successo”. Non “come mai non sapevamo”. Non “chi non ci ha informati e perché”. No.
Il tema è: sono seduto sull’aereo dal lato passeggero.
Il ministro della Difesa di un paese del G7 si è trovato nel mezzo di un’escalation globale totalmente ignaro. Ma guai a dirlo. Chi lo fa è “vergognoso”, “basso”, “polemico”.
“Il solito povero comunista”.
È la politica trasformata in difesa personale. La strategia sostituita dal tono offeso. Il ruolo istituzionale ridotto a stato d’animo.
La sicurezza nazionale è una questione emotiva. Conta come ti senti. Conta se ti sei offeso. Conta se qualcuno “ti attacca”.
La guerra può aspettare.
Come le dimissioni.
Perché nel frattempo sono arrivate le richieste. Chiarissime.
“Si deve dimettere.”
Ma qui avviene il solito miracolo italiano. Il punto più alto della nostra politica: non succede nulla.
Nessuna spiegazione istituzionale.
Nessuna assunzione di responsabilità.
Nessun passo indietro.
Solo resistenza. Tenuta. Occupazione del posto.
Perché oggi il ruolo non è più un servizio. È una proprietà. Una cosa che “Boia chi Molla”.
La poltrona imbullonata al destino.
C’è stato un tempo lontano in cui la responsabilità era reale. In cui chi rappresentava lo Stato sentiva il peso della sua funzione.
Davanti a una crisi, invece di spiegare come aveva viaggiato, avrebbe spiegato perché.
E se non avesse potuto farlo, si sarebbe fatto da parte. Per rispetto.
Perché dimettersi non significava ammettere una colpa penale, ma riconoscere un limite politico.
Oggi no.
Oggi il limite non esiste. Esiste solo l’offesa. La polemica. Il fastidio per chi osa chiedere conto.
Così il ministro rientra. Le dimissioni restano all’estero. Bloccate anche loro. Forse nello stesso aeroporto.
E il Paese assiste, inerme ma abituato, a questo spettacolo surreale: un governo che rivendica sovranità mentre dimostra di non sapere, di non decidere, di non contare niente.
Ma di restare. Sempre.
In Italia la vera stabilità è l’immobilità morale.
Antonio Micciulli*
Regista, nato nel 1976. Inizia a lavorare giovanissimo: è ancora minorenne quando bussa alle porte delle grandi aziende del settore videoludico per mettere insieme i capitali necessari a realizzare la sua idea, un mensile specializzato sulla falsariga delle grandi riviste nazionali che segue da tempo. Poco dopo si trasferisce da Cosenza a Roma per collaborare proprio con una di queste riviste. Nel ’96 comincia a collaborare per la neonata rivista di cinema «Set» realizzando servizi di copertina e interviste per il periodico, lavorando contemporaneamente per Radio Italia network come autore e conduttore del programma Babylon, striscia quotidiana di venti minuti dedicata al mondo del cinema. Lascia infine il lavoro come giornalista per poter scrivere la sua prima sceneggiatura: Piccolo manuale di tattica e strategia militare. 
In copertina: Guido Crosetto (Forza Italia) con Giorgia Meloni (Forza Italia) – foto Wikimedia Commons 
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