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Per conto del settimanale diocesano La Voce di Ferrara, Dino Tebaldi attraverso la corrispondenza con i lettori cura, nel 1983, una originale ricerca sulle preghiere dialettali locali. Il colloquio col pubblico produce sorprendenti testimonianze sulla religiosità popolare: scadenze liturgiche, cantilene infantili, invocazioni sacre e profane. Dei testi raccolti poi in volume, si offrono alla lettura quattro esempi con le traduzioni in italiano del curatore.

Madòna piculìna

Madòna piculìna
ch’la s’aliéva la matìna
par andàr ala piléta
a tór l’acqua banadéta:
par lavar’s man e viś,
par andàr iη paradìś.

Madonna piccolina
Madonna piccolina / che si leva alla mattina / per andare alla piletta / alla fonte benedetta: / per lavarsi mani e viso, / per andare in paradiso.

 

La campana ad fra’ Simón

Din, dan, dón,
la campana ad fra’ Simón
tut’i dì la sunàva,
tut’i dì la guadagnava:
guadagnava uη par ‘d capùn
da purtàr ai sò padrùn.
I sò padrùη non gh’jéra,
agh jéra l’Adriana
ch’la sunàva la campana.
La campana la jéra róta;
tri putìn j gh’jéra sóta.
Tri putìn j gh’jéra sóta,
ch’j ciamàva cagnulìη
(cagnulìη: bao, bao),
al gatìη (miao, miao),
al galét (chichirichì):
salta sù, putìη,
ch’l’è dì.

La campana di fra’ Simone
Din, dan, dón, / la campana di fra’ Simone / tutti i giorni suonava, / tutti i giorni guadagnava: / guadagnava due capponi / da portare ai suoi padroni. / I suoi padroni non ci stavan, / ma ci stava l’Adriana / che suonava la campana. / La campana era rotta; / tre bambini eran sotto. / Tre bambini eran sotto, / che chiamavan cagnolino / (cagnolino : bao, bao), / il gattino (miao, miao), / il galletto (chicchirichì). / Bimbo, ora alzati, / che s’è fatto dì.

 

Sant’Antòni dal buśghìη

Sant’Antòni dal buśghìη,
chì aη gh’è paη,
chì aη gh’è viη,
chì aη gh’è legna da bruśàr:
Sant’Antòni, cum égna da far?

Sant’Antonio del porcellino
Sant’Antonio del porcellino, / qui non c’è pane, / qui non c’è vino, / qui non c’è legna da bruciare: / Sant’Antonio, come dobbiamo fare?

 

San Cristòfar grand e gròs

San Cristòfar grand e gròs
ch’al purtàva al mónd adòs,
l’acqua santa ala zintùra:
banadì ‘sta creatura.
Creatura bèla e bòna:
l’acqua santa a chi la dóna.
A la dón a vu, san Piér,
(ch’al gh’ha il ciàv
da vèrźar al ziél).
Va veràndo, va seràndo,
la Madonna va chiamando:
va chiamando Gerusalèm
ch’l’aη gh’ha né fasa, né mantèl
da infasàr cal Gesù bel.
Gesù bel, Gesù Maria:
am arcmànd l’anima mia.

San Cristoforo grande e grosso
San Cristoforo grande e grosso / che portava il mondo addosso, / l’acqua santa alla cintura: / benedite questa creatura. / Creatura bella e buona: / l’acqua santa a chi la dona. / Io la dono a voi, san Pietro, / ( che ha le chiavi / per aprire il cielo). / Va aprendo, va chiudendo, / la Madonna va chiamando: / va gridando Gerusalemme / che non ha fasce, né mantello / per fasciare il Gesù bello. / Gesù bello, Gesù Maria: / raccomando l’anima mia.

Tratte da: Dino Tebaldi, Madòna piculìna : preghiere dialettali ferraresi della tradizione popolare, Ferrara, “Voce di Ferrara”, 1984.

Dino Tebaldi (Jolanda di Savoia 1935 – Ferrara 2004)
Maestro elementare, tipografo, studioso di storia e tradizioni locali, cultore del vernacolo ferrarese. Come giornalista ha collaborato, fra gli altri, al Resto del Carlino e alla Voce di Ferrara. Ha insegnato italiano nel carcere e fra gli zingari. I suoi molteplici interessi lo hanno portato a scrivere degli argomenti più diversi: dal Palio di Ferrara al fiume Po, dai poeti dialettali all’istruzione primaria, dalle bellezze della città all’editoria ferrarese. Molti i suoi testi, stampati fuori commercio solo per amici e biblioteche, erano autografati con il riconoscibile inchiostro verde.
Delle innumerevoli pubblicazioni si citano: Il dialetto ferrarese nella scuola elementare (1982), Proverbi dialettali per tutte le stagioni (1983), Par Frara còl dialèt : antologia degli autori de “Al tréb dal tridèl” (1998).

Al cantóη fraréś: testi di ieri e di oggi in dialetto ferrarese, la rubrica curata da Ciarin per Ferraraitalia, esce ogni 15 giorni al venerdì mattina. Per leggere le puntate precedenti clicca [Qui] 

Cover: S. Antonio abate, via del Gambone, Ferrara. Foto di M. Chiarini

 

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Ciarin


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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