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La zattera di Pietra:
Il successo della Spagna che abbandona l’Europa neoliberista

Come “La Zattera di Pietra” di Josè Saramago:
La Spagna di Sanchez abbandona l’Europa neoliberista.

In una piccola località  dei Pirenei Orientali, improvvisamente si spacca la terra, seminando panico e terrore tra gli abitanti. Non si conoscono le cause, ma ben presto si crea lungo tutto il confine tra Francia e Spagna una frattura così profonda che la Penisola Iberica si stacca dal continente europeo e, trasformatasi in un’enorme zattera di pietra, inizia a vagare nell’Oceano Atlantico, verso ignoti orizzonti.
Spagna e Portogallo, da sempre tenute ai margini dell’Europa, ora che non sono più vincolate a essa potrebbero dirigersi verso l’Africa e le Americhe, cui sono legate da un antico patrimonio comune di lingua e cultura.
(Effe Emme)
“La Zattera di pietra”, romanzo di Josè Saramago, Einaudi tascabili.

 

La Spagna è il solo grande paese della UE governato dalla sinistra. Il socialista Pedro Sanchez è in carica dal 2018 con una fragile maggioranza, sostenuta anche da 7 deputati conservatori indipendentisti catalani che hanno tolto l’appoggio ai recenti decreti sulla casa per cui si andrà a nuove elezioni il 28 novembre e l’11 novembre c’è uno sciopero generale dei sindacati.

Se Sanchez perderà ci sarà uno scivolamento ulteriore verso quella UE neoliberista in campo economico che governa da tempo che si sposterà ancora più verso quella destra estrema che ha come parole d’ordine “razza, sangue e fuori gli immigrati dalla UE”. Purtroppo la UE è un progetto ormai fallito, per responsabilità dei Governi e dei commissari (quasi sempre di centro-sinistra) a cui i Governi di destra metteranno la parola fine nelle prossime elezioni.
Il riarmo è l’ultima scelta sbagliata e il minuscolo bilancio Ue 2028-2034 (2mila miliardi, 1,6% del reddito lordo UE, quando negli Stati Uniti è del 20%) sarà pure tagliato di altri 160 miliardi come vogliono Germania, nordici e baltici.

Da tempo Sanchez si è “sganciato” da questa UE liberista e atlantista in politica estera, a differenza del Governo Meloni che ha fatto l’opposto di quanto chiedeva l’opposizione (tassare extraprofitti, ridare un ruolo allo Stato nell’economia, non riarmarsi,…).

Più Salari, Più occupazione e più PIL  

Con Sanchez il PIL spagnolo è cresciuto dal 2022 al 2026 più che in qualsiasi paese UE (+3,7%, vs +1,4% dell’Italia e dal 2016 al 2025 +2,1% Spagna, +1% Italia). La stessa occupazione (unico vanto della Meloni) è cresciuta in Spagna più dell’Italia. Meloni dimentica di dire che già durante il Governo precedente (Draghi) l’occupazione era salita molto di più che dal 2022 al 2026.

Poiché i salari si sono abbassati dell’8,7%% rispetto al 2008, il “monte salari” degli italiani oggi (nonostante 1,2 milioni di occupati in più) è inferiore a quello del 2022 (quando ha iniziato a governare la Meloni).

In Spagna sono cresciuti sia gli occupati che i salari, per cui nel 2026 il monte salari spagnolo è salito e nel 90% dei casi, gli spagnoli hanno salari più alti degli italiani. Solo nel decile 95° e 100° decile, cioè i dirigenti di più alto livello e i manager guadagnano più degli italiani.

La caduta dei salari non è avvenuta nella manifattura né tra coloro che lavorano a tempo pieno, ma tra chi svolge lavori non standard (part-time, chi lavora meno mesi, etc.) che erano il 40% nel 1990 e sono oggi il 55% nel settore privato. Poiché i loro salari calano, trascinano la media nazionale in basso.

E’ come se nel 2026 l’Italia avesse lo stesso “monte salari” del 2021 ma con 754mila occupati in meno…se infatti aumenti gli occupati ma calano molto i salari reali (com’è avvenuto in Italia per via dell’inflazione), il “monte salari” cala e pure la Domanda interna, anche se tra gli economisti mainstream nessuno lo dice.

Così nel 2024 lo stipendio medio italiano (33.523 euro) è stato superato da quello spagnolo (33.700 euro, fonti: Teha Group/Eurostat, Ocse). E così un dipendente italiano ha un salario inferiore del 33% di quello di un tedesco (era del 21% nel 2006) e ciò spiega la debolezza della Domanda interna dell’Italia e la spinta all’export (poi si critica la Cina…).

Ma la Spagna non solo ha aumentato i salari (mentre da noi crollavano), ha aumentato anche il tasso di occupazione (che è il vero indice e non il tasso di disoccupazione che in Italia cala perché non ci sono più giovani).
In Spagna il tasso di Occupazione è salito (dal 2022 al 2026), più di quello dell’Italia ed è oggi 4,8 punti più alto. In Spagna c’è quindi più lavoro che in Italia e pagato meglio, anche per gli immigrati (i cui tassi di occupazione sono più alti di quelli degli spagnoli), nonostante i salari siano cresciuti più di quelli dell’Italia.

Le ragioni del successo spagnolo 

Le ragioni sono varie, ma le principali sono due:
1) aver investito sulle energie rinnovabili, ridotto il costo dell’energia e così far crescere la manifattura e commerciare con tutti (Cina inclusa);
2) un’immigrazione legale di cui avevano bisogno le imprese spagnole. L’esatto contrario di quello che (non) ha fatto l’Italia.

I soldi del PNNR in energia rinnovabile

L’energia rinnovabile e pulita è diventato uno dei macro fattori dello sviluppo. La Spagna ha investito buona parte del suo PNRR (160 milioni) in energia rinnovabile (fotovoltaico+eolico+idroelettrico) così che oggi soddisfa il 55% del suo fabbisogno energetico (il più alto nella UE), abbassando i costi del megawattora (61 euro, rispetto a 83 di Germania e 109 in Italia). Fino al 2018 il MwH costava di più che in Italia.
Ha inoltre adottato un modello molto partecipato del PNRR con le organizzazioni delle imprese e dei lavoratori (il nostro era iper centralistico, alla faccia del regionalismo e dell’autonomia) aumentando efficienza e trasparenza.

Ha inoltre investito sull’efficienza giudiziaria (grande fattore di attrazione dei capitali esteri, che sono stati infatti il doppio dell’Italia). Oggi i tribunali spagnoli chiudono le controversie civili e commerciali in 3 anni e 8 mesi rispetto ai 6,5 dell’Italia dove l’impegno è stato dividere le carriere per meglio controllare i giudici (per fortuna fallito col referendum).

La strada dell’immigrazione legale

Il secondo grande fattore dello sviluppo spagnolo è stata l’immigrazione legale (3 milioni negli ultimi 8 anni di governo Sanchez) mentre l’Italia l’ha bloccata (su 660mila flussi legali programmati dal 2022 al 2026 ne sono arrivati 80mila…piacciono gli sbarchi e gli irregolari).

Gli immigrati spagnoli sono oggi il 12-15% della popolazione (le fonti divergono) rispetto al 9,5/10% dell’Italia. Una differenza in fondo piccola e inferiore a quella della Germania (15,2%) e di molti altri paesi UE.

I sudamericani ottengono in fretta la cittadinanza spagnola (dopo 2 anni), mentre in Italia ci vogliono 10 anni.
Così, mentre le imprese italiane hanno crescenti difficoltà di reperimento per via di leggi complicate, mentre in Spagna l’assunzione di stranieri è celere e semplificata [Vedi Qui] . 

Con questi due macro interventi la Spagna ha creato più lavoro con salari reali più alti (la produttività per ora lavorata è cresciuta, in Italia è calata) favorito le imprese, riducendo deficit annuo (-2,1% vs -3,1% Italia) e debito pubblico (100,7% vs 136,7% Italia).
Oggi in Spagna c’è quindi più lavoro che in Italia, salari più alti, meno debito e meno interessi da pagare sul debito, più manifattura, più incremento annuo dell’export, non ci sono spese per il riarmo, e il PIl cresce il triplo dell’Italia e più che in qualsiasi altro paese UE.

L’afflusso legale di immigrati dall’America Latina (via aereo) ha portato ad avere molti laureati (30% vs 12% dell’Italia). La maggiore occupazione legale aumenta le entrate dello Stato, favorisce la produttività delle imprese, aumenta i posti in asili e scuole e dà nuova linfa alle zone in declino demografico, riscalda comunità sempre più fredde e vecchie.

Sanchez sta regolarizzando 1,2 milioni di immigrati illegali ed è il paese UE che dal 2015 ad oggi ha più aperto le porte agli immigrati (+3,1 milioni rispetto ai 540mila dell’Italia, 6 volte tanto) con un sistema che trasforma gli irregolari in legali (se hanno lavorato alcuni anni).

La crescita demografica della Spagna

Il primo indicatore di sviluppo di un paese è la crescita demografica e la Spagna è oggi uno dei pochi paesi nella UE che cresce: +3 milioni di abitanti dal 2016 al 2025, mentre l’Italia ha perso 1,2 milioni.
La differenza è tra chi prospera innovando e fa convivere etnie diverse (Spagna, un tempo gli Stati Uniti) e paesi suprematisti bianchi (Italia, oggi Usa) che, a mio avviso, sono destinati invecchiando e chiudendosi a impoverire e implodere.

Il capitalismo, ormai estesosi come modo di produzione in tutto il mondo (Cina e Russia inclusa, anche se molto diverse sono, per fortuna, le culture locali e i modi di contenerlo) vede un Occidente (Usa ma anche UE) che ricorre al riarmo e all’idea di proteggersi con dazi contro chi (Cina) diventa più efficiente. Ma questa “protezione” delle sue manifatture si traduce nel lungo periodo in inefficienza produttiva.
La vera protezione viene dalla via spagnola che ha scelto di innovare, transitare alle energie pulite (come fa anche la Cina), con uno Stato (che la UE non ha) che sostiene le produzioni strategiche o direttamente o in joint-venture coi privati, come fanno la Cina da decenni e, da quando c’è Trump 1, gli Stati Uniti.

La Spagna ha seguito una via meno liberista di quella UE e dell’Italia puntando sulla crescita della Domanda interna, sul ruolo dello Stato nei settori strategici (manifattura, banche, salute, istruzione, casa) e sull’ingresso di immigrati legali.
Ha effettuato forti investimenti nell’energia rinnovabile, essendo povera di materie prime (come l’Italia). Quando esplosero i prezzi energetici nel 2022-23, Sanchez mise (a differenza di Draghi e Meloni), un tetto alle bollette di luce e gas (pagato dallo Stato e finanziato con le rinnovabili), con la scusa che la Spagna era isolata come reti dalla UE, per cui la produzione industriale è salita (da indice 104 nel 2022 a 105,7 nel 2025, mentre in Italia è scesa da 103 a 98,5, fatto =100 il 2015). Così si spiega perchè la Spagna produce 2,4 milioni di auto rispetto alle 500mila dell’Italia e le famiglie non sono salassate da maxi bolette di luce e gas.

Il Salario Minimo e sussidi per la Casa

La Spagna ha un salario minimo nazionale indicizzato all’inflazione, 735 euro nel 2018 che oggi sono 1.221 euro lordi per 14 mensilità, mentre per le colf la tariffa minima oraria è 9,5 euro. L’hanno fatto molti altri paesi UE e il Regno Unito. Nel lavoro ha incentivato l’uso del contratto a tempo indeterminato e introdotto nel 2020 un reddito minimo vitale per i poveri (residenti almeno da un anno) che varia da 565 euro per chi vive da solo a 1.368 euro per single con quattro o più figli.
Intanto, il welfare italiano si va degradando e lo sarà sempre più col riarmo previsto dal Governo Meloni (+14 miliardi nei prossimi 2 anni).

Sulle case per i più poveri e i giovani fino a 35 anni la Spagna ha dato un sussidio statale fino a 10.800 €, ma solo se la casa costa meno di 120mila € e in Comuni con max 10mila abitanti che si deve abitare per almeno 5 anni (e non avere altre case) e con un reddito annuo massimo di 25.200 € (33-42mila per disabili).
Come si vede gli aiuti per la casa in Italia sono molto maggiori fino alla follia del Super bonus case 110% e bonus facciate (220 miliardi di spesa pubblica, 5 volte le stime iniziali, più del PNRR).
Follia perchè è andata in gran parte a ceti medio-alti. Si potevano escludere le seconde case e ridurre l’incentivo (70-80% anziché 110%) stimolando i proprietari a controllare i prezzi che oggi sono raddoppiati beffando gli altri e i giovani senza possibilità. Un errore colossale che ha coinvolto anche Draghi e Meloni che l’hanno sostenuto.

E’ vero che il risparmio degli italiani è cresciuto a 2.100 miliardi, ma non si dice che metà è di poche famiglie. Se il 27% delle famiglie ha un reddito medio annuo di 14mila euro e il 2% di 211mila euro (fonte Banca d’Italia)…chi risparmia?

Gli immigrati legali e la fuga degli italiani

Sanchez ha scelto un’altra via. Usa gli immigrati legali per supportare la crescita delle sue Imprese e la Domanda Interna. Non è suddito degli Stati Uniti né di Israele, rifiuta il riarmo Nato (al 5% del PIL, accettata dagli altri UE), ha criticato UE ad accettare i dazi americani del 15%, ha buone relazioni con la Cina che fa forti investimenti in Spagna, non segue il neoliberismo UE, non sta con gli Stati Uniti, a prescindere, principale causa del declino della UE.

Nel 2024 l’Istat parla di un picco di 141mila italiani espatriati e 58mila rientri.
Tra 2014 e 2023, al netto dei rientri, l’Italia ha perso 97mila giovani laureati, i nati sono sempre meno e i pochi giovani sono mantenuti da genitori e nonni.
Negli ultimi 5 anni sono passate in eredità 2milioni di case.
Rimangono gli “ultimi”: 4,8 milioni in affitto e 3,5 milioni con un mutuo pesante, otto milioni di famiglie in sofferenza solo per la casa con spese crescenti.
Il piano Meloni da 100mila case in 10 anni è una goccia nel futuro e intanto ha abolito 900 milioni di aiuti all’affitto ai Comuni per morosità incolpevole.
La crisi della casa è tale che imprese e Pubbliche Amministrazioni delle città non riescono più ad assumere lavoratori per gli alti costi degli affitti (sempre più brevi), dati a turisti o, in singole stanze sempre più costose, a studenti universitari. Quando sono libero mercato e rendite a distruggere profitti, comunità e lavoro.

Cover: Foto di Maxim Yamkovoy da Pixabay

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

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