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Risonanza a ritmo di rock

Risonanza a ritmo di rock

“Si metta la cuffia nelle orecchie, si rilassi e non si muova”.
Facile a dirsi.
Mi inseriscono un ago in un braccio poi mi infilano dentro un tubo bianco che, a prima vista, sembra una lavatrice per centrifugare gli esseri umani.

Mi spiegano che sentirò dei rumori [1].
Dei rumori?
Parte il primo, fortissimo: TUM! TUM! TUM!
Ah, bene.

Decido di non farmi spaventare e trasformo quei rumori in musica che conosco.
Il suono è quello di una batteria molto ritmata… Riconosco l’inizio di “Rock & Roll” di Gary Glitter.
Poi: TRRRRRRRRR!

Entra una chitarra elettrica suonata con la grattugia: fingo di essere un concorrente ad un quiz televisivo e schiaccio il pulsante: è l’assolo di Tom Morello in “The ghost of Tom Joad”.

Breve pausa con il sottofondo di batteria di prima e poi: CLANG! SLAP! CLANG!
Questo è quasi sicuramente il basso di Victor Wooten.

Pochi minuti dopo, il rumore cambia, come pure il ritmo: TAKITÀ DHI TARITÀ
Sembra una voce che mi percuote. Distinguo il canto kannakol [2] del grande batterista Ranjit Barot.

A quel punto capisco: non sto facendo una risonanza magnetica, sto partecipando a un concerto organizzato da un elettrodomestico.
Il batterista è una macchina infernale con problemi di rabbia.
Il chitarrista ha una creatività unica ma non riesce a grattugiare il parmigiano sui maccheroni.
Il bassista pizzica e picchia il basso con fare sadomaso.

Io sono il cantante, ma non posso cantare.
Non posso muovermi.
Non posso nemmeno tossire.
Quindi canto nella testa.

E parte il pezzo: TUM! TUM! TUM! TRRRRRR! CLANG! TAKITÀ!
Il pubblico, composto da migliaia di globuli rossi e piastrine, è in delirio.
La macchina sembra aumentare il volume.
TUMTUMTUMTUMTUM! TRRRRRR! CLANG! TAKITÀ!

Ormai siamo al gran finale.
Immagino le luci, il fumo, le chitarre sollevate al cielo.
Io sul palco, capelli lunghi al vento.

Poi mi ricordo di essere sdraiato dentro un tubo con un camice addosso… solo e con i miei capelli invisibili.
Pazienza.
Il rock è anche questione di immaginazione.

Dopo trenta minuti circa l’esibizione sembra finire…
Invece mi iniettano il liquido di contrasto e il concerto riparte… forse è il bis. Dura 5 minuti
Ora finalmente il silenzio.

La macchina mi sputa fuori…centrifugato.
Il tecnico mi chiede:
“Tutto bene?”
“Benissimo” rispondo.

Sempre il tecnico mi dice di aspettare fuori perché sta masterizzando il CD e poi me lo consegnerà.
Cavoli, penso io…sono avanti qui a Santa Maria Maddalena, hanno registrato un bootleg del concerto che era nella mia testa e mi danno già il CD.

La verità la scoprirò 10 minuti dopo… non è un CD musicale ma contiene le immagini della risonanza magnetica.
Peccato per il concerto ma, per fortuna poche ore dopo, il referto che mi è arrivato mi ha tranquillizzato più della musica che mi ha accompagnato durante l’esame.

Note:

[1] Il forte rumore della risonanza magnetica è causato dalle rapide vibrazioni delle bobine di gradiente, parti interne della macchina, che si muovono continuamente per creare le immagini. Si sentono colpi ritmici, ticchettii, battiti forti o fischi elettronici che cambiano a seconda del tipo di scansione in corso. Il volume può raggiungere i 110-120 decibel.

[2] Il konnakol è l’antica arte indiana di eseguire sillabe percussive con la voce.

In copertina: Un’elaborazione grafica di Mauro Presini.

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Mauro Presini

È stato maestro elementare; dalla metà degli anni settanta si è occupato di integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Dal 1992 al 2025 ha coordinato il giornalino dei bambini “La Gazzetta del Cocomero”. Dal 2016 cura “Astrolabio”, il giornale del carcere di Ferrara, insieme ad una redazione composta da persone detenute.

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