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LA RIFLESSIONE
Quando i fiori sfidano il cemento

Tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.
I fiori non guardano ai confini, ai luoghi in cui crescere, ai cieli sotto i quali stare, ai volti che li ammirano, alle mani che li coglieranno. Se il muro intorno a loro è bucherellato dalle pallottole, istintivamente e quasi maternamente, cercheranno di coprire quei fori, di nasconderli agli occhi dei bambini. Se il muro è bianco, sfodereranno i loro colori potenti e intensi per esaltarne la chiarezza. Se il muro è scuro, sbocceranno bianchi e immensi, per farsi notare, svettando, sicuri e forti, verso il nitido cielo azzurro. Se è antico, ne esalteranno la storia, se è moderno e vuoto lo riempiranno festosamente, adornandolo di tenui boccioli delicati.
I fiori profumano le strade, qualunque esse siano, ovunque si trovino. Spargono petali nell’aria leggera, avvolgono gli asfalti duri, provati e calpestati da orme che, diligenti, sfilano verso l’ignoto.
Non fanno caso al profumo del pane appena sfornato o all’odore acre di una serpentina di fumo che, improvvisa e inquietante, sbuca da un edificio. Non distinguono la mano che li coglie da quella che li strappa. Purtroppo. Non comprendono cattiveria e odio, anche se le sentono, le percepiscono, tremando nelle loro foglie di un verde intenso quanto gli occhi di una dolce e bella sirenetta delle favole.
I fiori vivono, il loro profumo intenso arriva, come una tempesta di mare, nella vita di coloro che gli passano accanto, che li guardano, estasiati, anche per un solo e fugace momento. Quelle creature divine sono lì per riscaldare gli animi tristi, per cullare i pensieri che vogliono prendere il volo e, spesso, scappare lontano. Per non farci dimenticare che la vita è bella, che può essere meravigliosa, che il destino può essere inclemente ma che possiamo almeno provare ad accompagnarlo e a guidarlo verso il bello. I fiori sono fatti per essere accarezzati, come la testa delle persone amate che dormono.
Belli questi fiori, allora, fiori di una città calda sulle sponde del Mediterraneo che ho amato e amo ancora molto. Una speranza in più?

Fotografia di Simonetta Sandri, Tripoli, 2012

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Simonetta Sandri

E’ nata a Ferrara e, dopo gli ultimi anni passati a Mosca, attualmente vive e lavora a Roma. Giornalista pubblicista dal 2016, ha conseguito il Master di Giornalismo presso l’Ecole Supérieure de Journalisme de Paris, frequentato il corso di giornalismo cinematografico della Scuola di Cinema Immagina di Firenze, i corsi di sceneggiatura cinematografica e di storytelling sociale della Scuola Holden di Torino e il Master Executive in Sponsoring e Fundraising per arte e spettacolo dell’Accademia Teatro alla Scala. Ha collaborato con le riviste “BioEcoGeo”, “Mag O” della Scuola di Scrittura Omero di Roma, “Mosca Oggi” e con i siti eniday.com/eni.com; ha tradotto dal francese, per Curcio Editore, La “Bella e la Bestia”, nella versione originaria di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve. Appassionata di cinema e letteratura per l’infanzia, oggi collabora anche con “VITA”, “Meer” e “Taxidrivers”. Ha fatto parte della giuria professionale e popolare di vari festival italiani di cortometraggi (Sedicicorto International Film Festival, Ferrara Film Corto Festival ‘Ambiente è Musica’, Roma Film Corto Festival, The 48 Hour Film Project Roma), è Presidente di Ferrara Film Corto aps e segue la comunicazione del Ferrara Film Corto Festival ‘Ambiente è Musica’. Coltiva la passione per la fotografia, scoperta durante i numerosi viaggi. Da Algeria, Mali, Libia, Congo, Belgio, Francia e Russia, dove ha lavorato e vissuto, ha tratto ispirazione, così come oggi da Roma.