Cento anni fa, Ferrara è stata Minneapolis
Cento anni fa, Ferrara è stata Minneapolis
“Sas ciapa a far al fassista?”
Italo Balbo
Immagina che per le strade di Corso Giovecca, Viale Cavour, Via Venti Settembre, Corso Martiri della Libertà, via Oroboni, via Porta Catena, circolino individui armati e mascherati che possono fermare chiunque, un tuo vicino, davanti a un bar, a una scuola, a una chiesa, trascinandolo a terra per un braccio buttarlo dentro un furgone e portarlo in un luogo di detenzione, senza un’accusa precisa, senza un mandato, e mantenerlo in uno stato di privazione della libertà senza un’indagine, ovviamente senza un processo. E nel frattempo, se gli garba, menarlo, seviziarlo, con la certezza di essere impuniti. Particolare importante: più persone arrestano, più guadagnano, perché il loro compenso è commisurato a quante persone rapiscono senza ragione. Se succedesse, immagineresti di essere alle prese con una banda armata di terroristi che scorrazzano liberamente per la città. E cercheresti di rivolgerti alle forze dell’ordine per segnalare questi terroristi, per chiedere loro che sia ristabilita la legge.
Ma c’è un problema: questi individui a volto coperto sono mandati dal tuo Stato. Anzi, sono sopra gli organi di polizia tradizionale, perchè possono rapire liberamente nella tua città, dove esiste la polizia locale, ma la polizia locale non si può immischiare, perché lo Stato ha incaricato loro, i mascherati, di mantenere l’ordine, contro immigrati irregolari, presunti delinquenti, presunti terroristi, disfattisti, comunisti. Come te.
Come me? Cosa c’entro io? Sono bianca, ho la fedina penale immacolata, mi faccio gli affari miei.
Non abbastanza. Ti sei messa a riprenderci col telefono, mentre facciamo il nostro dovere. Se siamo a volto coperto, ci sarà una ragione. Non dobbiamo essere riconoscibili per evitare rappresaglie contro le nostre famiglie. Tutti coloro che si mettono a riprenderci stanno ostacolando il nostro lavoro. Anche tu lo stai facendo. Stai ostacolando dei tutori della legge e dell’ordine.
Ho acceso il video del telefono per curiosità, ma lo fanno in tanti. Chi vi ha autorizzati a fare quello che fate?
Lo vedi che non ti fai gli affari tuoi? Non devi fare domande, non devi interferire con il nostro lavoro. E’ il potere che ci ha autorizzati. Il governo. Lo hai votato anche tu il governo, o no?
Si, ma cosa…
Ecco, appunto. Prima ci dai il potere e poi rinneghi il potere.
Volevo dire no, ma cosa c’en…
Ah ecco! Lo vedi che sei una radicale comunista?
Tranquilli, non ce l’ho con voi, anzi adesso me ne vado…
Troppo tardi, fottuta stronza.
Così è stata uccisa a Minneapolis Renée Nicole Good. Le immagini di quell’assassinio sono su tutti i telefonini. Le scene di sapore sudamericano che il Minnesota vive nelle sue città, così come altri Stati della Federazione degli Stati Uniti, a causa degli “agenti” dell’ICE, circolano su tutti i social e i mezzi di comunicazione. Giusto a titolo di esempio, ve ne posto una fra le meno stomachevoli qui.
Per fortuna, è praticamente impossibile censurare internet negli Stati Uniti, da e per gli Stati Uniti. E’ impossibile, a differenza che in Iran, perchè la rete di connessioni è troppo decentralizzata – esattamente il contrario di come è fatta in Iran.
Quello che mi fa più impressione in casi come questi – i casi in cui un depravato narcisista riesce in qualche modo a conquistare, in maniera formalmente legale, il potere – dicevo, quello che mi fa più impressione non è lui. Quello che mi fa impressione, e rabbia, è la consapevolezza che lui non sarebbe niente senza i suoi servi. E i servi non sarebbero niente senza la nostra ignavia. I servi del potere non siamo tutti noi, ma molti tra noi si credono assolti e sono lo stesso coinvolti. A causa della loro indifferenza. E’ in questi frangenti che si coglie fino in fondo la tragica lucidità di pensatori come Antonio Gramsci.
Il parallelismo immaginario che ho fatto parlando delle strade di Ferrara, non l’ho fatto solo perché scrivo da Ferrara, la mia città. E tengo a precisare che non c’entra nulla con l’attuale giunta al governo della città. L’ho fatto perché a Ferrara è nato il fascismo italiano, che è riuscito a trovare nuova linfa proprio qui, quando sembrava morto prima di nascere, essendo stato sconfitto nella tornata elettorale del 1919, in cui prese una manciata di voti. Eppure è successo, ed è successo qui. La mia provincia si porta dentro questa macchia, che naturalmente ha delle ragioni sociali legate alle vicende della Grande Bonifica ed alle lotte dei braccianti contro i latifondisti e la borghesia agraria. Per cui, Ferrara ha conosciuto anche dei moti di ribellione e di liberazione che poterono essere considerati storicamente di frontiera. Però poi gli agrari hanno vinto, e hanno vinto in poco tempo, facendo passare dalla parte del fascismo tanti affittuari e mezzadri dietro la promessa di diventare piccoli proprietari. Altro che collettivizzazione della terra: il sogno di diventare borghesi agrari ebbe la meglio – anche perchè inopinatamente molti piccoli coltivatori di canapa avevano realizzato grandi guadagni, e avevano soldi da investire. Quella fascista fu una vittoria della violenza e dell’opportunismo, oltre che (duole dirlo) di una lettura probabilmente più pragmatica della situazione sociale. Così i picchiatori prezzolati dal grande capitale agrario poterono esercitare il loro sopruso mercenario, perché chi gli si oppose era troppo solo. Giacomo Matteotti divenne Segretario della Camera del Lavoro di Ferrara, ma restò fondamentalmente un uomo solo, seppure molto stimato tra i braccianti. La maggioranza si voltò dall’altra parte, per paura o per convenienza. O per conformismo.
Altri tempi, altre situazioni sociali. Eppure Ferrara cent’anni fa divenne un fosco laboratorio di violenza squadrista, la violenza di una minoranza che approfittò dell’opportunismo e dell’ignavia di tanta parte di popolo, al punto da far resuscitare un morto: il fascismo, appunto. Anche i servi violenti del potere di oggi costituiscono una minoranza. Una minoranza che non potrebbe prevalere nemmeno nonostante la violenza, se la maggioranza delle persone non funzionasse come massa ignava, indifferente, passiva.
Quindi, quando ti chiedo d’immaginare una ICE che commette brutalità lungo viale Cavour, corso Martiri della Libertà, corso Giovecca, non lo faccio solo per esorcizzare il futuro: lo faccio per ricordare il passato. Non si tratterebbe dell’ennesima moda che importiamo dagli Stati Uniti: a Ferrara questo è già successo. Un graffito nel 2012 su un muro della galleria Matteotti riportava la frase “Ferrara 500 anni fa era New York”, ricordando il periodo aureo del Rinascimento e dell’Addizione Erculea. Cento anni fa, la provincia di Ferrara è stata Minneapolis.
Tra i tanti testi sul periodo, puoi leggere qui un saggio di Paul Corner su “le basi di massa del fascismo a Ferrara”.
Ti invito anche a rileggere qui il dialogo pubblicato su Periscopio con la storica ferrarese Antonella Guarnieri.
Ascolta anche il podcast “I Fantasmi della Bassa”, qui
Foto di copertina tratta da anpi.it
Molto interessante e grande chiarezza. Il paragone tra ICE e squadracce è illuminante.