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Se gli europei (che lavorano) sono insoddisfatti

Se gli europei (che lavorano) sono insoddisfatti

Gallup ha mostrato come nel 1935 i due principali problemi per gli americani fossero la disoccupazione e il budget nazionale e nel 2025 le politiche interne del Governo e l’immigrazione. Si è passati da problemi economici a problemi di politica interna (come anche l’inflazione e la disunità della Nazione). Ciò spiega molto di Trump e dell’America di oggi, ma anche dell’Italia, dove il consenso al Governo Meloni dopo 3 anni è intatto.

James Vance (vicepresidente USA) ha detto che il vanto degli Stati Uniti è che sono una nazione cristiana. Zohram Mamdani neo sindaco Dem a New York, musulmano, giura sul Corano. Meloni e Trump sono contro gli immigrati, i Dem a favore. I valori e i temi interni premiano le destre e spingono i giganteschi problemi socio-economici in secondo piano. Forse per questo non cambia il consenso al Governo Meloni.

Viviamo una nuova era dove la forza, più che il diritto, spinge verso nuovi equilibri mondiali. Ma non è vero, come ci racconta la retorica mainstream, che prima era tutto “democrazia e diritto internazionale”. L’Europa (e l’Italia, visto il patrono che ha) potrebbe essere più francescana e dare l’esempio, come invitava a fare il frate che abbracciò l’estrema povertà. Vuole un mondo “con rimedi che sappiano meno di muffa”?
Scrive Violante: “Riesamini i suoi limiti per superarli. Una politica onesta sull’immigrazione, riduca le disuguaglianze, accresca i salari (e quello minimo), curi l’istruzione non solo per i ceti urbani e progressisti, difenda il diritto internazionale (di tutti aggiungo io), si munisca di grandi valori (in cui la spiritualità o l’etica non può mancare, aggiungo io) per respingere una laicità che si esaurisce nel relativismo”. Manca la sanità e una tassazione progressiva (a partire dall’eredità oltre un milione di patrimonio), ma c’è quasi tutto.

Gallup (news.gallup) ci dice anche che i lavoratori dipendenti in Europa non sono affatto contenti. Lo sono di più nelle democrature o dittature e in USA. Com’è possibile se in Europa salari, libertà e diritti sono migliori (a parte USA)? Perché probabilmente chi lavora si aspetta di più da società ricche.

I dipendenti che si sentono attivamene impegnati nel proprio lavoro e come tali soddisfatti sono in Italia solo il 10% (erano il 14% dieci anni fa).

L’Italia ha una delle peggiori posizioni in Europa. Solo in Francia, Spagna e Polonia i dipendenti dicono di stare peggio e che sono peggiorati come Italia e Germania negli ultimi 15 anni. In Nord Europa si sta meglio, specie in Svezia dove le cose sono migliorate.

Ma anche in Romania e Ungheria. Meglio di noi dicono di stare i dipendenti in tutti i paesi Brics e ancora di più negli Stati Uniti, dove i dati sono migliorati, come anche in Cina e India e pure in Russia (nonostante la guerra). Gallup usa dati rigorosi e non è sospettabile di truccare i dati.

Basterebbe guardare la distribuzione in Italia tra profitti e salari per capirlo ma, come abbiamo detto, si vota non solo sull’economia ma anche sull’immigrazione e le politiche del Governo (interne ma anche il riarmo che ha poi effetti interni) e qui “casca l’asino”.

Allarme rosso quindi per i paesi europei e specie per i big: Germania, Francia, Spagna, Italia, Polonia, dove i Governi dicono che tutto va bene, mentre chi lavora come dipendente (ed è la maggioranza) non la pensa affatto così. Il fondatore George Gallup (1901-1984) amava dire: “La democrazia si basa sulla volontà del popolo, ma qualcuno dovrebbe andarla a scoprire”.

Negli Stati Uniti gli “impegnati” sono il triplo dell’Italia, ma le cose non vanno bene neppure lì. Alla domanda se si è soddisfatti della direzione in cui procede il proprio paese (Fonte: Gallup, Americans End Year in Gloomy Mood), solo il 24% degli americani risponde affermativamente e sono 20 anni che le cose vanno più o meno così, mentre negli anni ’80 e ’90 andavano meglio.

Insomma, molta inquietudine nel mondo nel 2026; e chi vota guarda al portafoglio ma anche ai grandi valori e a questioni che hanno effetti sulla politica interna.

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

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