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Trump e il Venezuela

Trump e il Venezuela

Per quanto sia criticabile e orribile (e lo è) il regime di Maduro, l’intervento di forza e neo-coloniale di Trump è indifendibile. Arrestando Maduro e la moglie per narcotraffico, si vanta di un’azione di forza con pochi costi e molti vantaggi economici (petrolio), ma si prende un rischio enorme, in quanto non si sa come andrà a finire.
Trump dice che saranno gli USA a governare la transizione, il che fa intendere che sarà insieme alla vicepresidente Deley Rodriguez e all’esercito che, insieme alla milizia popolare, si dice conti su 5-6 milioni di affiliati.

Trump non esclude di usare “boots on the ground(Militari sul campo) per affermare quella che è stata chiamata la dottrina Donroe (Donald+Monroe) e cioè che l’America Latina è il “cortile di casa” Usa che nessuno può toccare (messaggio alla Cina).

Ciò riporterebbe gli Usa ai tempi della ”esportazione della democrazia” (in realtà conquiste per interessi): Libia, Iraq, Afghanistan, Belgrado, Vietnam, minando il movimento MAGA nato anche per impedire che ciò continuasse ad accadere.

Una svolta sorprendente e che rafforza la Russia (vs Ucraina) e la Cina (vs Taiwan).

Non si sa come avverrà la transizione. La legge prevede che entro un mese si vada ad elezioni, che potrebbero essere vinte da un candidato chavezista, sotto la spinta patriottica che potrebbe rafforzarsi per l’ingerenza americana (coloniale) per impossessarsi del petrolio. Il rapporto ONU sulle droghe aveva già mostrato che i paesi narcotrafficanti sono Colombia, Guatemala, Messico, Perù e Ecuador e che solo il 5% della droga colombiana passa per il Venezuela.
L’ex presidente dell’Honduras Hernandez, condannato in Usa a 45 anni di galera per i suoi legami col capo dei narcos messicani, è stato, peraltro, graziato da Trump.

Trump stesso ammette (qui la differenza coi precedenti presidenti USA) che il vero interesse è la più ampia fonte di giacimento al mondo di petrolio e che saranno gli americani a gestire le infrastrutture per produrre più petrolio e recuperare furti (?) di risorse petrolifere fatte in passato a danno degli americani, con le nazionalizzazioni (che sono in realtà nelle disponibilità di legge del Venezuela).

Gli USA gestiranno anche la transizione politica (non dice mai democratica). Il che fa pensare che ci sarà un lungo periodo di instabilità e violenza, specie se gli americani, com’è pure possibile, saranno costretti a intervenire direttamente in mancanza di una rivolta popolare contro il regime di Maduro (che per ora non si vede).

Se dovesse succedere saranno seri problemi col movimento MAGA che ha sostenuto Trump il cui primo obiettivo era “mai più guerre in cui gli USA sono coinvolti”. Può essere che a spingere Trump sia stato Mario Rubio, figlio di esuli cubani, che ha il dente avvelenato contro Cuba, Colombia e Venezuela. Oppure il crollo nei consensi scesi a fine anno al 39% dal 49% del gennaio scorso (più bassi del Trump I e di Biden) dopo un anno.

E’ probabile che al Consiglio di sicurezza dell’ONU gli Stati Uniti rimarranno quasi isolati (col sostegno di pochi e di Israele), che si ampli il consenso a favore di Cina, Russia, Brasile, India, Sud Africa (BRICS) e che alcuni degli Stati europei (tra cui l’Italia) facciano la figura barbina di astenersi o appoggiare gli Usa mostrando, ancora una volta al Resto del mondo (che è maggioranza da tempo), di avere un doppio standard sulle questioni internazionali e una credibilità ormai scesa a zero.

La svolta di Trump conferma che gli Stati Uniti non sono così cambiati come si diceva, che gli interessi e la forza prevalgono (come in passato) sul diritto internazionale. L’azione è un chiaro messaggio contro la presenza della Cina in America Latina, considerata di nuovo “il cortile di casa” americano.

La UE si indebolisce nel difendere l’Ucraina e, domani, la Groenlandia, se Trump dovesse intervenire, come pure è possibile, dopo questo atto di forza. La UE si limita a dire che “siamo a fianco del popolo venezuelano verso la transizione democratica” (ma non condanna USA). Nata per armonizzare il mondo, per costruirsi terzo polo tra Cina e USA, è finita per supportare gli americani, auto privandosi di autonomia. La stessa Italia, pur alleata e nella NATO, ha sempre avuto una sua politica estera autonoma con De Gasperi, Andreotti, Moro, Craxi, Berlinguer fino al 1992.

La Cina dichiara “l’uso sfacciato della forza contro uno stato sovrano”. Condannerà la violazione del diritto internazionale USA in sede ONU e non farà più di tanto.
Sa di perdere qualche soldo in Venezuela (e un partner), ma di aumentare il suo rango a livello internazionale, in attesa che anche Trump tramonti, insieme al declino economico americano (ed europeo), in modo da mettere sul tavolo, al momento giusto, le sue (notevoli) carte, che avranno effetti devastanti sui paesi alleati agli USA (europei), se non cambieranno, come è prevedibile, la loro postura e non creeranno quella statualità e rango che è mancata all’Europa per far piacere (paradossalmente) all’alleato americano.

Si profila un mondo dove il diritto internazionale declina (non ha mai goduto di grande favore) a favore della forza di USA, Russia e Cina.
Ma non è detto che il secolo XXI sia quello della forza bruta, quando esagera può rivoltarsi contro. Data l’ignavia della UE non ci resta che sperare negli Stati non allineati a Cina e USA, come Brasile e India (pur parte dei BRICS).

Facciamo un altro passo verso la 3^ guerra mondiale. Per ora la prudenza cinese non ci avvicina. Nelle arti marziali (orientali) la forza viene usata contro chi la sferra e la storia a volte (speriamo) ha svolte impreviste.

Cover: Trump e Maduro – immagine Heute At su licenza Creative Commons

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

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