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“Ci sono. E mi pongo prima di tutto in ascolto: aperto al confronto e attento a ogni voce”. Così Fulvio Bernabei scioglie le riserve, dopo un tam tam alimentato in questi mesi dalla stampa cittadina, e dichiara la disponibilità a candidarsi a sindaco di Ferrara, con una lista civica al momento ancora da costruire.
“Prima bisogna incontrarsi, parlare, discutere e insieme definire le priorità, i problemi e le appropriate soluzioni”. L’ascolto e la riflessione, però, sono già da tempo avviati. E la cornice valoriale c’è ed è imprescindibile. “La Costituzione è il primo riferimento, meravigliosa sintesi di tutti i valori in cui credo e che vorrei portare al centro dell’agire pubblico. I principi che mi guidano impongono uno stop alle rendite di posizione, ai favoritismi, alle raccomandazioni. La mia testa resta sempre solidale e rivolta agli ultimi della fila”. E, non a caso, Bernabei cita papa Francesco come la personalità più importante e influente dei nostri tempi.

Di sé, dice: “Non sono uno a cui la vita ha riservato il posto in prima fila, né in seconda, né in terza: solo posti in piedi… So bene, dunque, cosa significhino il sacrificio e il duro lavoro perché ciò che ho me lo sono guadagnato. Mi candido con spirito di servizio, forte di questo mio vissuto. Ferrara l’ho scelta – aggiunge – sono arrivato qua nel 2004, dopo avere girato 13 città, e me ne sono innamorato”. Per otto anni è stato comandante della Guardia di Finanza, nel 2012 è stato trasferito a Pordenone e successivamente a Roma, ma ha continuato a vivere a Ferrara, “in zona Gad” – sottolinea – con la famiglia. “La nostra città deve ritrovare l’orgoglio di sé stessa. Voglio confrontarmi e capire le speranze, i sogni, le paure della gente in carne ed ossa, voglio ragionare di cose pratiche, concrete, della vita reale, non di quello che ci viene mostrato attraverso i monitor della tv”.

“In questi ultimi tempi – racconta – mi è capitato di assistere alle riunioni dei ragazzi della ‘Città che vogliamo’: mi è parsa una preziosa finestra da cui entra aria nuova. E’ stato presentato un manifesto bellissimo che individua obiettivi e criticità e indica soluzioni concrete prendendo spunto dagli esempi migliori realizzati nelle città europee. È l’atteggiamento giusto di chi vuole reagire alle difficoltà in maniera positiva, per cambiare in meglio. Assistiamo invece, a livello politico generale, a mille strumentalizzazioni e vediamo tanti, anche ai vertici delle istituzioni, che calpestano i valori della democrazia. La politica deve ritrovare la gentilezza e la mitezza – aggiunge – che non significa debolezza, tutt’altro: chi è mite è tale perché è forte e consapevole delle proprie capacità”.

Bernabei mostra insofferenza per la mancanza di rigore e di serietà nel dibattito pubblico. “E’ un’epoca, la nostra, in cui verità e menzogne si mescolano facilmente. Dobbiamo avere chiaro che il rispetto della verità dei fatti è il presupposto e la premessa logica a ogni ragionamento. Poi sulle soluzioni si possono legittimamente nutrire opinioni diverse, ma non si può prescindere da una seria analisi della realtà”.

Sulla incandescente questione dei migranti – che orienterà il voto anche di tanti ferraresi – mostra di avere le idee chiare: “C’è un dovere di accoglienza, ma c’è anche una corrispettiva responsabilità di chi è accolto, ed è il rispetto delle leggi: su questo non si può transigere!”. Il criterio dirimente è quello indicato da Don Milani: “Amici sono le persone perbene, nemici coloro che perbene non sono”. Vincoli di legge, vincoli etici, vincoli di bilancio sono i punti cardinali che condizioneranno i progetti e scelte: “Sono i riferimenti con cui ogni serio amministratore dovrebbe sempre fare i conti”.

“Entro in punta di piedi – aggiunge – non voglio insegnare nulla a nessuno: ho le mie idee ma sono pronto a rivederle: il confronto serve a questo. Voglio anche essere chiaro su un altro aspetto: non posso assicurare che ogni volta in cui mi troverò sul dischetto del rigore riuscirò a fare gol, ma posso garantire che ci metterò sempre il massimo dell’impegno. L’importante è saper imparare, anche dagli errori, e chiedere scusa per poi correggere il tiro”.

I temi scottanti? “Sicurezza, lavoro, ambiente, investimenti. Bisogna anche ricostruire le reti sociali che la paura ha infranto, per contrastare la solitudine che oggi condiziona la vita di tanti individui”. Sul tema della sicurezza, molto caldo “serve un impegno concreto, senza tentennamenti, un controllo adeguato, il rigoroso rispetto della legge e un maggiore coordinamento fra tutti i soggetti coinvolti nel contrasto alla criminalità”.

Lo sguardo su Ferrara prende spunto “dalla tragedia Carife, che ha significato per migliaia di risparmiatori la perdita dei risparmi di una vita. La città ha vissuto e sta vivendo tuttora le conseguenze. Si doveva fare di più per evitare questo dramma e si deve alzare la voce quando la crisi economica morde le imprese, piega i lavoratori e sbanca il commercio”.

Sarà necessario anche “continuare l’opera di recupero dei monumenti, delle piazze, delle vie e del patrimonio urbano di questa magnifica città. Favorirne la vocazione turistica. Bisogna rafforzare i servizi pubblici e intervenire nelle periferie. Fondamentale poi è porre al centro l’Università, perché è la fucina del sapere nella quale si forgiano i nostri giovani e dalla quale escono gli artefici del futuro”.

Nell’incontro con la stampa sono emerse, ovviamente solo alcune idee dalle quali questo non convenzionale candidato sindaco intende partire e avviare il confronto. “Apertura” è il suo mantra: “La nostra civica deve superare gli steccati ideologici e favorire l’incontro anche fra chi ha idee e posizioni diverse. Penso a una città bene organizzata che guardi avanti e non al passato, che coinvolga, ascolti e renda protagonisti i giovani; una città che vogliamo consegnare ai nostri figli ricca di potenzialità e non di macerie”.

“Io ho scelto di vivere a Ferrara e di restare qua: questa è la ragione e la radice del mio impegno. Vedo che la città che ho conosciuto 15 anni fa ha perso progressivamente considerazione di sé. E’ tempo di ritrovare l’orgoglio e l’entusiasmo. Oggi bisogna rilanciare la qualità della vita urbana senza snaturare l’identità cittadina: Ferrara deve tornare ad essere la città gentile, forte, accogliente e rispettosa che mi ha conquistato”.

Si riparte dai valori, dunque. “I programmi vengono dopo, in un secondo momento: saranno definiti coerentemente con quelli che sono i principi e gli obiettivi che dovranno orientarli. Le soluzioni si troveranno insieme, ora cerchiamo di individuare i problemi, le opportunità e definire le priorità”.

Infine, una riflessione personale: “Io non ho padroni né padrini: mi rendo conto che questo può rappresentare una debolezza nel momento in cui si va ad affrontare una campagna elettorale che certamente avrà dei costi non trascurabili. Per farvi fronte penso a forme di autofinanziamento trasparente, come per esempio il crowdfunding. Ma questa mia condizione rappresenta anche una grande forza: significa poter agire davvero liberi, senza il peso e il condizionamento di alcuna lobby e di alcun potentato”.

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Sergio Gessi

Sergio Gessi (direttore responsabile), tentato dalla carriera in magistratura, ha optato per giornalismo e insegnamento (ora Etica della comunicazione a Unife): spara comunque giudizi, ma non sentenzia… A 7 anni già si industriava con la sua Olivetti, da allora non ha più smesso. Professionista dal ’93, ha scritto e diretto troppo: forse ha stancato, ma non è stanco! Ha fondato Ferraraitalia e Siti, quotidiano online dell’Associazione beni italiani patrimonio mondiale Unesco. Con incipiente senile nostalgia ricorda, fra gli altri, Ferrara & Ferrara, lo Spallino, Cambiare, l’Unità, il manifesto, Avvenimenti, la Nuova Venezia, la Cronaca di Verona, Portici, Econerre, Italia 7, Gambero Rosso, Luci della città e tutti i compagni di strada

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

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