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Pizzaballa: una Pasqua di sangue e di speranza

Pizzaballa: una Pasqua di sangue e di speranza

L’ultima Guerra oscura quella immeditatamente precedente. Così il folle attacco all’Iran (folle anche perché non se ne vede un punto di caduta) occupa stabilmente i media e mette la sordina alla guerra in Ucraina, alla cruenta invasione/annessione di Gaza, alla nuova guerra di Israele in Libano, allo scontro fratricida in Libia, alle tensioni in Pakistan… senza contare le altre 60 guerre in corso sparse per il pianeta.

Mentre l’Occupazione Israeliana, tanto illegale quanto feroce, non accenna a finire, ogni giorno si allunga la lista dei morti, 71.000 a Gaza, già 1.500 nel Sud del Libano. Più i milioni di profughi, i morti bambini, di fame o di malattia. Oggi più che mai viviamo una Pasqua di sangue.

Oggi più di ieri, misuriamo tutta la nostra impotenza. Eppure la voglia di pace non può rimanere senza voce. Abbiamo scelto le parole con cui il Cardinale di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa ha chiuso la scorsa Biennale Cinema di Venezia. Parole di Denuncia e di Speranza, perché l’una non può esistere senza l’altra.
(La redazione di Periscopio)

«Carissimi amici e amiche, il Signore vi dia pace.

Un saluto da Gerusalemme, dalla terra santa che sta vivendo, stiamo vivendo, un momento così drammatico, così difficile, così divisivo. Qui per noi ma, come vediamo, anche in tutto il mondo. La cronaca la conoscete, quindi non è necessario che io entri nella cronaca quotidiana e drammatica di quello che stiamo vivendo. Anche le immagini sono molto significative purtroppo. Parlano di distruzione, di morte, di tantissimo dolore.

Uno dei problemi che stiamo vivendo è proprio questo: siamo talmente pieni di dolore che sembra non esserci spazio per il dolore dell’altro. Quello che mi preme dire è che stiamo comunque vivendo anche un clima di odio profondo sempre più radicato dentro le due popolazioni, israeliana e palestinese, che sembra non finire mai.

Lo vediamo nella violenza innanzitutto, ma lo vediamo anche nel linguaggio. Io credo che la violenza a cui stiamo assistendo è anche il risultato di anni di linguaggio violento e de-umanizzante. Se tu de-umanizzi l’altro nel linguaggio, con le parole, creando una cultura, un pensiero che de-umanizza l’altro, poi il passaggio alla violenza fisica e reale è solo questione di tempo. E purtroppo lo stiamo constatando.

Questa guerra deve finire quanto prima, lo sappiamo. Non ha più senso continuare. È tempo di fermare questa deriva. Ma sappiamo che la fine della guerra che auspichiamo, nonostante la cronaca ci parli di altro, che auspichiamo finisca presto, non sarà la fine del conflitto, non segnerà la fine delle ostilità, del dolore che queste ostilità causeranno. Per cui dobbiamo lavorare molto, soprattutto noi credenti e tutti coloro che creano e fanno cultura, creano una narrativa diversa.

Abbiamo lasciato la narrativa ai radicali, agli estremisti di una parte e dell’altra. Dobbiamo invece avere il coraggio di una narrativa, di un linguaggio diverso che apra orizzonti, apra strade nuove. Abbiamo bisogno di nuove prospettive, nuove strade, di nuove idee innanzitutto nel mondo della cultura e del linguaggio, che poi possono arrivare anche alla società e alla politica.

Questo è il mio augurio. Io ci credo, è possibile. Perché ci sono tante persone qui che sono impegnate in questo, e abbiamo bisogno del vostro aiuto. Allora mi auguro che da Venezia, anche da Venezia, possa arrivare un contributo positivo in questo senso. Che ci siano ancora persone nel mondo che ci aiutano a pensare in maniera diversa e portandoci parole e immagini che costruiscano anziché distruggere.

Grazie buon lavoro a tutti voi.»

Cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa cattolica in Terra Santa,

Cover: il Cardinal Pierbattista Pizzaballa al Santo Sepolcro, immagine cronachedi.it

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