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Perchè NON usare WAP

Perchè NON usare WAP

Legenda:
WAP = WhatsApp
Faccialibro = Facebook

Durante una recente visita a Cuba che ho terminato a inizio Febbraio, mentre mangiavamo riso e platano con Carlos e il suo amico Ed, gli ho esposto il mio punto di vista su un diffuso software di messaggeria. Essendomi parsi molto interessati, ho pensato di condividere tale discorso con una cerchia un po’ più ampia di persone.

Normalmente non uso WAP con nessuno, tranne per un periodo limitato con un paio di colleghi di lavoro, per solo 1 progetto (con la ferma intenzione di rimuoverlo dal telefono al termine del progetto).  Peraltro non gli lascio accesso alla mia rubrica, né posizione, né foto, documenti …

Perché?

Le relazioni umane e le comunicazioni interpersonali sono estremamente importanti per noi animali sociali. Esse stesse e ciò che ne deriva dev’essere tutelato.

Dentro WAP (e altri strumenti facenti capo allo stesso proprietario/gestore) passano buona parte delle comunicazioni digitali esistenti. Proprio WAP e altri strumenti, come ad es. faccialibro,

Queste due piattaforme si sono già distinte per abusare dei messaggi degli utenti. Per esempio, nel primo sono stati trovati dei difetti volontari nel codice di cui é composto, che permettevano, a chi li conosceva, di decifrare i messaggi benché inizialmente cifrati. Il secondo é stato ad es. usato per indurre gli utenti a cambiare opinioni di voto. Roba che sicuramente già sapete.

Però faccio alcuni esempi aggiuntivi di uso plausibile dei dati che vengono scambiati su questa piattaforma.

Innanzitutto bisogna distinguere tra “dati” e “metadati”.

1) WAP pubblicamente dichiara di vendere i “metadati” delle comunicazioni.

Con “metadato” si intende ciò che caratterizza un messaggio al di là del messaggio stesso: es. mittente e destinatario, l’ora di invio, la dimensione e tipo di messaggio (immagine, testo, …), la rubrica del mittente, altre informazioni a cui ha accesso WAP nel momento in cui accede ai documenti/foto/video memorizzati nel telefono, la posizione che gli condividete.
… e da queste se ne possono calcolare esattamente parecchie altre. Ad es. la frequenza e gli orari con cui contattate tutti i contatti della vostra rubrica, che danno un’idea chiara delle persone a cui tenete maggiormente, quelle con cui avete un flirt…, quelle i cui messaggi inducono reazioni rapide, ecc ecc

Si può anche tracciare un messaggio (ad es. un video) che viene “rimbalzato” in rete, a partire dalla persona di origine per valutare la penetrazione del messaggio nella “rete”, dunque tra la popolazione (anche combinando informazioni di WAP con altri software, come faccialibro). Significa poter inferire in tempo reale l’impatto di un messaggio/pensiero diffuso in rete su una o più popolazioni interconnesse.

Peraltro, incrociando dati con faccialibro e altri si possono “profilare” le persone. Che significa, in senso operativo, poter addestrare una macchina (es. AI) che selezionando e proponendo specifici contenuti ad es. a Carlos, a pipo (“tizio” in cubano), o a Guido (altro personaggio tipico del nostro viaggio), sa indurre in ciascuno di loro, nel limite della personalità del soggetto, specifiche risposte. Come rabbia, voglia di comprare una scatola di cioccolatini, di rimanere altre 6 ore a scorrere messaggi su faccialibro, di ammazzare di botte il primo nero che trova per strada….e altre cose più o meno simpatiche come queste.

Questa non é fantascienza, ma in buona parte un documentato e in parte plausibile uso di dati personali lasciati (in massa) nelle mani sbagliate con una certa disinvoltura.

Se fossi a capo di una roba del genere, se avessi intenzioni totalitarie, avrei a disposizione uno strumento formidabile per individuare chi e come condizionare, per reprimere o fomentare il dissenso, o indurre pensieri e stati emotivi (indurre acquisti compulsivi é forse la più nota, ma “meno preoccupante” delle applicazioni).

Un esempio un po’ triste é un politico che inizia ad avere un certo rilievo ma che é inviso alla piattaforma. Un bot (uno software parzialmente autonomo) della piattaforma potrebbe essere usato per proporre alla cerchia prossimale di contatti della vittima, contenuti volti a indurre animosità (in senso lato) in queste persone, in modo da creare un contesto ricco di difficoltà alla “vittima” e ostacolarne le attività.

Un altro esempio ipotetico (che mi sta a cuore, perché preferisco i negozietti ai centri commerciali) é questo: Carrefour vuole aprire un nuovo stabilimento e si chiede dove collocarlo per catturare più clientela. Così compra da Google/WAP/… informazioni sulle strade percorse da potenziali clienti (a loro volta profilati e spinti a cogliere i “vantaggi” dalla grande distribuzione). Rispetto alla concorrenza del piccolo negozio, solo una grande catena può ottenere informazioni del genere. É così gli é più facile sbaragliare la concorrenza. Alzerà i prezzi più tardi, quando la piccola distribuzione sarà scomparsa. Questo lo si vede bene in tanti luoghi in Francia.

Inoltre, per quanto riguarda i “dati”:

2) é plausibile che WAP possa ancora decifrare (illegalmente) i messaggi, il che mette ulteriormente in pericolo eventuali “nemici” della piattaforma o dei suoi partner politici e commerciali.

Dopo questo pippone,  ecco un’alternativa.

Paradossalmente il codice di WAP é ispirato a quello di un altro strumento di messaggeria, che si chiama Signal.

Un’applicazione sia esteticamente che funzionalmente proprio analoga a WAP (tranne che il simbolo é un fumetto bianco su sfondo blu).

Come WAP, anche Signal é un servizio centralizzato. Di fatto ciò implica che non posso usare un’applicazione diversa da Signal per scrivere ad un utente di Signal (un esempio di servizio decentralizzato é l’email. La posso spedire da e indirizzare verso gestori diversi tra loro).

Ma a differenza di WAP, Signal non raccoglie né vende i metadati delle comunicazioni (almeno sulla carta). Inoltre il codice con cui é scritto é “open source”, che significa che altra gente può verificare che non ci siano evidenti difetti nel modo in cui é scritto. Anche per questo é ritenuto l’applicazione di messaggistica centralizzata più sicura.

Insomma (anche se vi suggerisco di usare molto meno il telefono, Cuba docet) suggerisco anche di rimpiazzare (o almeno sostituire quanto possibile) WAP con qualcosa di un attimo più etico e controllabile.

Quando ho tolto WAP, un effetto collaterale positivo é stato quello di ricevere molti meno messaggi a caso scritti da gente nel raptus da smartphone. Quindi maggiore quiete.

Peraltro tutte le persone con cui ho comunicazioni rilevanti (tranne una, un parente, per ripicca dopo una lite…pensa un po’) hanno compreso il fatto e aggiunto/rimpiazzato l’applicazione.

Spero che il pippone vagamente tecnico non vi abbia indisposto.

Cover: immagine da alternative.net

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Francesco Reyes

Nato a Catania, trasferito in Emilia Romagna, ma siciliano per tutta la vita. Partecipa alla vita politica, in particolare sui temi della libertà d’informazione e della difesa della privacy contro il potere delle Big Tech. E’ professore associato di Coltivazioni Arboree alla università di Modena – Reggio Emilia.

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