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“Vivere senza poesia è come navigare senza timone”
(Michele Gentile)

L’UBRIACO

Il fumo rendeva di ovatta l’aria umida della notte,
il porfido lucido, sembrava riflettere i pensieri intrappolati nelle luci dei lampioni,
rumore calpestato di crudi ricordi.
L’uomo barcollava ubriaco,
nel silenzio della città,
l’odore di tabacco, si mescolava ai vapori dell’alcool,
in un gorgo di solitudine, senza speranza.
La luna, da qualche parte nel cielo,
provava a riflettere in basso,
la luce del sole agli antipodi,
mentre l’ombra dell’uomo spariva,
ingoiata dalla nebbia.

 

NEGLI OCCHI L’AURORA

Negli occhi, il rosso dell’aurora,
il sole chiuso nel pugno,
come mantello l’arcobaleno,
e ai piedi ?
Scarpe rotte.
Camminiamo in montagna, di fianco ad un fiore,
fischia il vento e le idee di rivolta?
Non sono mai morte.
Immagina di vivere un sogno,
ma non sei l’unico,
lo condividi con i matti,
gli ottusi e gli ubriachi.
Sventola bandiera,
di rossa primavera.

 

DAL BATIGUÀZA AL BRONX

Case popolari a perdita d’occhio,
vecchie sedute a conversare sui gradini delle scale,
cortili chiusi da quattro mura,
pieni di indiani e cow-boy,
cerbottane, come gli aborigeni,
urla e strepitii infiniti rincorrendo il sogno di un pallone.
Poi la terra di nessuno, dietro al cinema,
un grande prato, mille compagnie a contendersi il territorio,
un sottopasso per l’inferno,
dove improbabili graffitari citavano Dante sui muri.
Il quartiere dormitorio, giovani distrutti,
regalavano la loro vita, appoggiati al nulla,
aria stantia, anticorpi contro la malavita;
eppure, siamo diventati adulti,
sempre grati alla borgata,
che ci ha insegnato a camminare.

 

MEDIOCRITÀ

Una vita vissuta tra il cinque e il sei
come a scuola,
i numeri delle mie maglie.

Perennemente sotto media,
nessuna arte, anche se di parte,
sussurri gridati,
urla silenziose.
Sassi che rotolano,
acqua che evapora,
un peso medio,
contro montagne di giganti.

(Poesie tratte da “I pensieri del comandante” di Cristiano Mazzoni  – Freccia D’oro edizioni, 2019)

Figlio unico di madre impiegata e padre sindacalista, Cristiano Mazzoni nasce a Ferrara, nell’autunno caldo del 1969, nelle case popolari a due chilometri dal centro cittadino. Ha pubblicato Batiguàza. Resoconto di una adolescenza (Este Edition 2011), Parole dissociate. Memorie e pensieri (Este Edition 2012). Nel 2014, in occasione dei mondiali di calcio, un suo racconto “Speriamo di non cadere”, viene inserito in una raccolta dal titolo Racconti Mondiali, edito da Autodafé Edizioni di Milano. Nel 2015 un suo racconto dal Titolo “Petrolchimico” è inserito in una raccolta pubblicata sempre da Autodafé. Con Autodafé pubblica il suo primo romanzo “Il Bar dei Giostrai” nel 2017, nel 2019 pubblica “I pensieri del comandante” raccolta di parole in colonna con Freccia d’Oro edizioni.
Gestisce una rubrica su Ferraraitalia.com “Gli spari sopra”.
E’ in redazione a “Lo Spallino” dove scrive di un grande amore.
Scrive, come autoanalisi, per raccontare, soprattutto a se stesso, che non è mai troppo tardi per autodeterminarsi.

La rubrica di poesia Parole a capo curata da Gian Paolo Benini e Pier Luigi Guerrini esce regolarmente ogni giovedì mattina su Ferraraitalia. Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

 

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Benini & Guerrini


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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