12 Novembre 2014

L’INCHIESTA
Salute a rischio. Morelli:
il benessere è nell’equilibrio
delle energie vitali

Sergio Gessi

Tempo di lettura: 6 minuti

2. SEGUE – Riprendiamo il nostro viaggio nei sentieri della medicina alternativa.

“Se mettiamo una pianta al buio con una luce laterale, la pianta cresce seguendo il fascio luminoso. Così sostanzialmente si comporta ogni essere vivente: per sopravvivere adatta i propri equilibri alle condizioni ambientali, tendendo a un nuovo equilibrio che però può anche essere causa di patologie: la pianta, per esempio, piegandosi potrebbe cadere e morire”.
A parlare è il dottor Marco Morelli, un medico che una decina d’anni fa ha abbandonato il lavoro ambulatoriale e ospedaliero e ha avviato collaborazioni con vari colleghi e centri di cura in giro per l’Italia. E’ operativo a Padova, Mantova, Milano, Roma e nel fine settimana anche a Ferrara, dove risiede. Il dottor Morelli ha focalizzato i suoi studi andando alla ricerca di soluzioni a casi per i quali la medicina tradizionale fatica a trovare risposte.
“Sono sempre stato affascinato dalle capacità del nostro organismo di gestire il proprio equilibrio dinamico e ho maturato la convinzione che ogni malattia, sia, in prima istanza, il venir meno della capacità di preservare tale equilibrio energetico. Per questo mi sono orientato sulla biofisica e sugli effetti dei campi pulsati nella medicina, perseguendo il riequilibrio psico-neuro-endocrino-immunologico del paziente”

Tradotto per una persona che non ha particolari cognizioni mediche, come si può esplicitare il concetto?
Possiamo parlare di riequilibrio neuro-motorio globale che perseguiamo attraverso un approccio olistico, cioè considerando l’organismo nella sua complessità e nelle sue interazioni. La vera terapia consiste nel fornire l’informazione giusta per ritrovare l’equilibrio biofisico perduto. Dal 2003 mi sono avvicinato agli studi biofisici all’Università di Firenze, trovando subito riscontri clinici a questa mia idea. Per la verità l’idea è vecchissima e già Marconi aveva intuito che un tessuto malato emetteva un campo elettromagnetico diverso da un tessuto sano.
Il corso di neuroscienze che ha riorientato il mio metodo terapeutico ha chiarito che le patologie hanno alla base uno stress legato a neurotrasmettitori. L’esempio, per capirci, è l’effetto fototropico nelle piante a cui facevo riferimento prima. Per gli animali è la stessa cosa: attraverso meccanismi neuroendocrini gli ormoni dello stress, in particolare il cortisolo, esercitano una funzione determinante nell’alterare le difese immunitarie e i riflessi motori, nel diminuire la memoria…

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Il dottor Marco Morelli

Si tratta di acquisizioni recenti?
A questa consapevolezza si è giunti già negli anni Settanta, grazie a ricerche sul cortisone. Cito in particolare un noto esperimento. Alle cavie cui era stato regolarmente somministrato, il cortisone aveva indotto ipertensione, ipertrofie delle ghiandole surrenali, ulcere. Paradossalmente gli stessi effetti furono rilevati anche su due cavie che, scappando, si erano sottratte all’esperimento: anche loro, quando vennero ritrovate, mostrarono gli stessi sinotomi delle altre, pur non avendo assunto cortisone. Anziché decretare il fallimento dell’esperimento si comprese ciò che era accaduto: se ne dedusse cioè che scappare, nascondersi, non mangiare, era stata la causa scatenante che aveva prodotto i medesimi effetti del cortisone iniettato in vena. Ciò ha portato a concludere che quando l’organismo si adatta allo stress altera i propri equilibri e genera processi patologici.

E questo cosa significa?
Che lo squilibrio energetico è in grado di causare la malattia. Senza negare la validità della quattromila pagine della ‘Patologia generale medica’, si può ammettere questo assunto. D’altra parte è stato lo stesso Roger Penrose, celebre fisico quantistico, a porre in relazione l’entropia, il caos dell’energia nel sistema e la malattia. Direi che il bisogno di riequilibrare le energie nasce da qui.

Quali tipi di patologie può curare questo tipo di approccio?
La bioenergia trova il suo miglior impiego in tutti i casi di squilibrio posturale favorendo il riequilibrio nei casi in cui si manifestano fenomeni di dismetria. Il trattamento è utile a recuperare le situazioni di stress correlate e a favorire la ripresa del controllo neuro-motorio sia a livello fisico che psichico. È efficace nei casi di lombalgia, sciatalgia, cervicalgia; nel trattamento delle cefalee; degli esiti di fratture, artrosi, ernia discale, sindrome tunnel carpale, rachialgia, fibromialgia, scoliosi, artrite. La metodologia non è invasiva, è indolore, è priva di effetti collaterali. I risultati sono duraturi.

Immagino non siate in tantissimi a seguire questo approccio…
Lei dice in Italia? Vero. In Austria, come in Germania, Ungheria, Slovenia nelle università e negli ospedali si applicano le teorie biofisiche ai campi elettromagnetici pulsanti, con metodologie analoghe a quelle che pratichiamo noi.

Presumo però che la gran parte dei suoi colleghi mostri una certa diffidenza, o sbaglio?
Sì, mi ha letto nel pensiero. Ma è comprensibilissimo. Queste cose nelle università italiane non si insegnano. Ma a Bochum, per esempio, vicino a Dortmund, c’è un grande centro di eccellenza per lo studio e la cura delle neuro-degenerazioni accreditato della Comunità europea, un complesso ospedaliero a otto piani dove si utilizza anche un sistema di medicina integrata come quella che applichiamo noi per trattare Parkinson, Sla, eccetera. Ma anche a Vienna si pratica normalmente la terapia biofisica.
Però c’è molta diffidenza. Persino un’autorità come il Nobel per la Medicina Luc Montagnier ora che si occupa di omeopatia ed elettromagnetismo viene guardato con sospetto. Oltretutto sta sviluppando anche studi interessantissimi sulle staminali, con la prospettiva di generare cellule a minor costo. Ma questo forse non piace all’industria farmaceutica…

Ci sono stime o statistiche su quanti malati scelgono questo tipo di approccio alternativo?
No, siamo troppo piccoli per essere oggetto di stime o statistiche. Nel corso di neuroscienze che ho seguito a Firenze e che ha orientato la mia pratica medica saremmo stati in 30 o 40. Per come funziona l’università italiana si indirizzano gli studi affinché le persone si adeguino tutte all’utilizzo di una certa tecnica. Girando il mondo mi sono accorto però che c’erano anche altre metodiche.

Come procede la ricerca?
Gli ultimi studi sono sui vari tipi di onda e sugli effetti che ciascuno può produrre: dalle recenti valutazioni, abbiamo visto che il segnale ciclotronico di ogni ione ha una sua funzione. Classificando gli effetti, si genera una banca dati che consente di applicare per ogni specifico caso il tipo di energia più appropriata alle necessità del soggetto.

Questo consente di risolvere anche quelle patologie che la medicina tradizionale fatica ad affrontare?
Sì. La medicina convenzionale non riesce in certe patologie a trovare la causa eziologica, perché se esulo da un’alterazione che possiamo immaginare chimica la medicina tradizionale si ferma.

E a riguardo delle nuove malattie cosiddette autoimmuni qual è il suo pensiero? Ha senso definire alcune patologie ‘autoimmuni’ o è una formula salvifica adottata dalla classe medica per non ammettere la propria attuale incapacità di affrontare quel particolare disturbo?
L’autoimmunità e un’alterazione del sistema immunologico che agisce contro componenti del nostro organismo. La medicina convenzionale si ferma a questa evidenza. La ricerca sta progredendo, ma per quel che so un po’ a senso unico, poiché si cerca di individuare la proteina in grado di instaurare il processo di alterazione del linfocita, che è la cellula che gestisce la reazione immunologica. E si sta vedendo che ci sono virus in grado di alterare il genoma, cioè le caratteristiche genetiche dei linfociti.
Spesso si trattano queste malattie neurodegenerative, autoimmuni o reumatiche con cortisonici che abbassano il livello delle difese immunitarie, con l’idea che riducendo l’attività immunitaria conteniamo anche le risposte e l’aggressione autoimmune.
Ma se di un deficit immunologico stiamo parlando, si tratta di un deficit di energia. Ecco, allora la necessità di una ‘fasizzazione’, come la chiamano i fisici, cioè di un riequilibrio energetico che dobbiamo propiziare, perché è proprio l’equilibrio dei campi elettromagnetici che induce un corretto bilanciamento degli elementi vitali.

CONTINUA

LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’INCHIESTA:
(Salute a rischio: “Ripristinare l’equilibrio bioenergetico e disintossicarsi”)


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L’autore

Sergio Gessi

Sergio Gessi (direttore responsabile), tentato dalla carriera in magistratura, ha optato per giornalismo e insegnamento (ora Etica della comunicazione a Unife): spara comunque giudizi, ma non sentenzia… A 7 anni già si industriava con la sua Olivetti, da allora non ha più smesso. Professionista dal ’93, ha scritto e diretto troppo: forse ha stancato, ma non è stanco! Ha fondato Ferraraitalia e Siti, quotidiano online dell’Associazione beni italiani patrimonio mondiale Unesco. Con incipiente senile nostalgia ricorda, fra gli altri, Ferrara & Ferrara, lo Spallino, Cambiare, l’Unità, il manifesto, Avvenimenti, la Nuova Venezia, la Cronaca di Verona, Portici, Econerre, Italia 7, Gambero Rosso, Luci della città e tutti i compagni di strada
Sergio Gessi

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