11 Aprile 2014

Le donne del Pd

Redazione

Tempo di lettura: 3 minuti

alessandra-moretti

di Elisa Manici

Matteo Renzi ha sparigliato -ancora una volta- le carte nel suo partito, il Pd, decidendo di candidare solo donne come capolista per le europee del prossimo 25 maggio, dopo che i giochi erano già chiusi, informalmente ma nemmeno tanto -Michele Emiliano, sindaco di Bari, faceva campagna elettorale già da un paio di mesi. Nel Nord Ovest Alessia Mosca, 38 anni, alla camera dal 2008, lettiana, va a sostituire Sergio Cofferati; nel Nord Est Alessandra Moretti, 40 anni, alla camera dal 2013, bersaniana ha scalzato Paolo De Castro; nel Centro Simona Bonafè, 40 anni, renziana, alla camera dal 2013, ha fatto scalare al secondo posto David Sassoli, 415 mila preferenze alle ultime europee, che ha commentato: “Non conta il posto in lista, ma il numero di voti che porti al partito”. Nella circoscrizione Sud Pina Picierno, 32 anni, renziana (prima franceschiniana), ha impallinato “il gioiosamente obbediente” (alla iniziale richiesta di Renzi di fare il capolista) Michele Emiliano, che si è ritirato con una certa schizofrenia tra le dichiarazioni ufficiali e il suo gesto. Nelle Isole Caterina Chinnici 59 anni, corre al posto della sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini. La Chinnici, figlia del giudice Rocco Chinnici, assassinato dalla mafia nel 1983, dal 2012 è a capo del Dipartimento per la giustizia minorile, ma dal 2009 al 2012 aveva fatto parte della giunta Lombardo (condannato in primo grado il 19 febbraio a sei anni e otto mesi per concorso esterno per associazione mafiosa) come assessore alla Famiglia e alle Autonomie locali, il che aveva fatto storcere il naso al presidente della regione Crocetta: “Le scelte nella vita si pagano”. A Giusi Nicolini, non iscritta al Pd, era stato chiesto di fare da capolista per rendere centrale la questione dei migranti e dell’accoglienza. La coraggiosa sindaca, avuto sentore degli aspri scontri all’interno del Pd siciliano, e dopo essere scivolata al secondo posto, ha scelto di non partecipare più alla competizione elettorale: “Ora, sono certa – ha dichiarato al Corriere della Sera – altri potranno rappresentare in Europa le istanze che avrei portato io. Nessuno è indispensabile. Significa che non servivo io per veicolare l’importanza delle politiche sull’immigrazione”.
Il colpo di teatro di Renzi sarà positivo in termini di voti ottenuti? Probabilmente sì, lui e i suoi spin doctors hanno una buona sintonia con la pancia del popolo piddino e sanno fiutare quali argomenti cavalcare, e quando farlo. Ma registriamo due fenomeni: uno, la totale incapacità del centro sinistra, nonostante lo sfavillante nuovo corso renziano, di lavarsi i panni sporchi in casa: ogni conflitto all’interno del partito viene raccontato in lungo i in largo su tutti i media, continuando a lasciare nei cittadini l’impressione di essere spettatori paganti ma senza possibilità di influenza alcuna in un teatro fatto di giochi di potere, correnti, manuali Cencelli senza i quali scoppierebbero carneficine. L’altro, è che il premier stia utilizzando la questione della partecipazione femminile alla politica come “brand di genere”: le donne di Renzi sembrano essere funzionali all’immagine, al brand, appunto, più che vere attrici in campo. A questo proposito Ida Dominijanni ha parlato di “berlusconismo desessualizzato” Non vanno a intaccare il sistema di potere tradizionale, anzi, ne sono strumenti.

[© www.lastefani.it]



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