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I combattenti ucraini lottano per la loro e la nostra libertà!

Firmato: la Nato

I partigiani curdi non sono proprio partigiani, facciamo ciò che dice Erdogan.

Firmato: la Nato.

I partigiani palestinesi,

no quelli proprio no, quelli sono terroristi, non ci lasciano la libertà di espropriare le loro terre.

Firmato: la Nato.

Ma l’ONU esiste? In cosa consiste precisamente?

E l’imperialismo, che significato ha? Se io invado una nazione sovrana sono un imperialista, a seconda della parte da cui vedo sorgere il sole? C’è l’imperialismo russo e poi c’è chi esporta la democrazia, c’è chi abbatte i dittatori radendo al suolo delle nazioni, per mettere al potere altri dittatori. Poi ci sono i dittatori meno dittatori degli altri, un po’ come nella fattoria degli animali, in cui tutti sono uguali ma i maiali sono un po’ più uguali degli altri.

Io sinceramente non c’ho capito un cazzo. Ma poi più scrivo e meno ci capisco. E gli Armeni? Quelli non c’hanno nemmeno uno stato, come i palestinesi poi, sì ma gli armeni sono stati oggetto di genocidio. Ssssttt, non si può dire, poi è passato più di un secolo e i Turchi sono amici nostri. C’è pure il pericolo di islamizzazione del mondo, i talebani che tolgono ogni diritto alle donne. E’ vero: è una guerra di civiltà. Ma la Corte Suprema americana? Sì, però non è la stessa cosa. Scriiiitttt (rumore onomatopeico delle unghie sui vetri). Però ci sono popoli che sono guerrafondai, devi ammetterlo, i russi lo sono da sempre, perché gli arabi no? Attento, rilassati, fai passare un quarto d’ora e zac, un americano è morto sparato. Ma la colpa non è delle armi è di chi le usa, e quindi i guerrafondai? Gli Stati Uniti d’America nascono il quattro luglio 1776 e nei loro gloriosi 247 anni di vita, per ben 18 anni non hanno fatto nessuna, e sottolineo nessuna, guerra. Hai capito? Non tanto.

Allora te lo devo dire, tu sei un filo putiniano.
Chi, io? Guarda che a me lo zar fa schifo da sempre, un opportunista guerrafondaio, omofobo, illiberale, mafioso, colluso, capitalista della peggior specie, anticomunista, spietato, dittatore, amico dei potenti dell’occidente a cui si ispira e in cui si rivede. Molti altri lo hanno scoperto brutto e cattivo solo ora. Lo è sempre stato. Pure il popolo russo nell’ultimo secolo mi sembra molto peggiorato, ritrova la libertà per una notte per poi riperderla la notte dopo, senza nemmeno accorgersene. Io sto con i perseguitati che sono in galera, sto con i giornalisti uccisi, sto con chi non ha la libertà a causa delle proprie idee o del proprio genere, segregati in una prigione russa per cui nessuno si straccia le vesti in occidente, ma loro muoiono lo stesso. Non sto con chi acclama il dittatore allo stadio, così come da sempre odio chi acclamava il pelato affacciato su piazza Venezia.

I dittatori sono uguali ovunque, non ne esiste uno buono, l’unico posto adatto a loro è la galera.
La libertà di stampa va tutelata, in ogni parte del mondo….
Ma Julian Assange? Appunto. E Jamal Kashoggi? Per dire. E tutti i giornalisti uccisi da mafia e terrorismo in Italia? E Ilaria Alpi? E Daphne Caruana Galizia? Anna Stepanovna Politkovskaja? No sono troppi, mille e mille ancora a tutte le latitudini, sotto tutti i governi, in dittatura e libertà, non è possibile contarli, ma hanno lo stesso valore, la stessa dignità.

Bandiere della propaganda sventolano a seconda del vento, con le loro immagini tumulate sopra.

E come sempre mi perdo tra le parole che scrivo, non ho una tesi e nemmeno un pensiero fine e ben strutturato, mi mancano le basi per essere un editorialista, sono un casinista, spero di non divenire un ‘semplificazionista’, mai vorrei essere un qualunquista e tantomeno un menefreghista.

Mi piacerebbe che esistesse un mondo dove davvero esistono gli uguali, sia nel bene che nel male, dove un crimine, un omicidio, una guerra, la privazione della libertà, fossero fonte di sdegno in eguale misura e sotto ogni parallelo e meridiano. Vorrei che l’Organizzazione delle Nazioni Unite esistesse davvero, senza nessun diritto di veto, un luogo dove i paesi democratici potessero occupare scranni più comodi, ma in cambio venissero sottoposti a periodici test Invalsi, per una democrazia certificata, non solo sbandierata e magari esportata a cavallo di una bomba.

Mi piacerebbe un mondo diverso, dove la diversità diventa fonte a cui abbeverarsi, dove esista una rappresentanza per ogni idea e dove le idee fossero diverse, contrastanti, fonte di lotta sociale e non di appiattimento e estinzione. Mi piacerebbe sognare nuovamente con una moltitudine, nella speranza di un avvenire migliore per i nostri figli, vorrei vedere persone in lotta contro i soprusi e le vorrei vedere vincere, ovunque.

Ma lo sappiamo cosa succede a chi vive sperando, come disse il sergente Lo Russo in Mediterraneo. Eppure il vero proverbio recita: “chi vive sperando, muore cantando”.

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Cristiano Mazzoni

Cristiano Mazzoni è nato in una borgata di Ferrara, nell’autunno caldo del 1969. Ha scritto qualche libro ma non è scrittore, compone parole in colonna ma non è poeta, collabora con alcune testate ma non è giornalista. E’ impiegato metalmeccanico e tifoso della Spal.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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