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“Le faccio un esempio: una commessa di un supermercato che durante questo periodo ha continuato a lavorare, garantendo il servizio anche quando il Paese era in lockdown, non arriva a prendere 20 mila euro lordi l’anno, la metà se ha un contratto part time. Ed avrà un riconoscimento fiscale di poco superiore ai 100 euro annui, mentre chi prende tre volte il suo reddito ne riceverà oltre 600”. (Maurizio Landini).

Luigi Marattin è un ex enfant prodige della politica italiana. Ex, perché non può più essere considerato una promessa, ma una certezza. Ferrarese d’adozione: laureatosi nella nostra facoltà di Economia, è stato assessore al Bilancio al Comune di Ferrara durante una delle giunte Tagliani, nonchè responsabile economico del PD.
Attualmente è deputato di Italia Viva, avendo seguito Renzi nella fuoriuscita dal Partito Democratico. I suoi “spiegoni” di economia e politica hanno un comune denominatore: io vi spiego le cose con numeri e dati, gli altri (se non la pensano come me) sono ignoranti o ciarlatani. L’ultimo spiegone, apparso sul suo sito e sulla sua pagina social (eccolo in versione non commentata: [Qui] ) parla (ovviamente male) dello sciopero proclamato da Cgil e Uil contro la manovra economica del governo. Stilisticamente fa un salto di qualità: Marattin si fa le domande e poi si dà le risposte. Un botta e risposta solipsista. Marattin chiede e Marattin risponde. Siccome non la penso quasi mai come lui, ma mi sono stufato di essere considerato per questo un minus habens, (da lui e dai suoi fans) ho deciso di analizzare punto per punto le risposte che lui stesso dà alle domande che lui stesso si fa.

NB: LE DOMANDE (di Marattin) SONO IN MAIUSCOLO, le risposte di Marattin in corsivo.

1) I SINDACATI CHIEDEVANO CHE TUTTI GLI 8 MILIARDI ANDASSERO ALL’IRPEF.
7 miliardi su 8 (87,5%) sono stati destinati all’Irpef: un solo miliardo all’IRAP, per eliminare l’imposta a circa un milione di piccoli contribuenti (autonomi, ditte individuali, persone fisiche).

Intanto: chi ha stabilito che 8 miliardi devono bastare? “Tutti gli 8 Miliardi” è un’espressione fuorviante: perché non potevano essere 10 miliardi, ad esempio? Ci sarebbe stato più spazio per una riduzione sia dell’Irpef che dell’Irap (che peraltro serve a finanziare la sanità pubblica).

Buona parte della maggioranza di governo chiedeva di destinare all’IRAP almeno 3 miliardi, ma questa richiesta non è stata accolta.
Questo passaggio è fantasmagorico: la maggioranza voleva destinare più soldi al taglio dell’Irap, ma la richiesta “non è stata accolta”. Da chi? Da Marattin? Da Draghi? Evidentemente “la maggioranza” ha cambiato idea, a meno che Marattin non intenda che la sua illuminata minoranza – Robin Hood –  ha convinto la riottosa maggioranza – Sceriffo di Nottingham – a dargli retta, per accontentare “i sindacati”.

2) I SINDACATI CHIEDEVANO CHE LE RISORSE DESTINATE ALL’IRPEF VENISSERO DESTINATE INTERAMENTE A LAVORATORI DIPENDENTI E PENSIONATI.
Il 95% delle risorse Irpef (6,6 miliardi su 7) vengono destinate a lavoratori dipendenti e pensionati.

Con le percentuali Marattin fa il mago, tanto basta cambiare il totale di partenza: adesso i miliardi, che prima erano 8, sono diventati 7. Se fossero ancora 8, la percentuale di destinazione già scenderebbe all’82%. Ma siccome “le risorse destinate all’Irpef” sono 7 miliardi, allora 6,6 miliardi destinati a dipendenti e pensionati sono la quasi totalità. Che è come dire: io (sindacati) ti chiedo di darmi il 100% di 10, tu (governo) decidi di partire da 8 e mi dai 7,5, che è il 93,5%, ma di 8, non di 10.

3) I SINDACATI CHIEDEVANO CHE TUTTE LE RISORSE FOSSERO DESTINATE AI PRIMI TRE SCAGLIONI DI REDDITO.
Il 90% delle risorse Irpef viene destinato ai primi tre scaglioni di reddito, cioè i contribuenti sotto i 55 mila euro annui.

4) E IN PARTICOLARE AL PRIMO SCAGLIONE?
Al primo scaglione (i contribuenti sotto i 15 mila euro annui) vengono destinate il 16% delle risorse.

5) NON È UN PO’ POCO?
Nel primo scaglione ci sono circa 17 milioni di contribuenti.
Di questi, 10 milioni non pagano neanche un euro di Irpef.
E tutti e 17, mediamente, pagano 27,78 euro al mese.

Scusi Marattin: se 10 milioni su 17 “non pagano neanche un euro di Irpef”, il “tutti e 17, mediamente, pagano 27,78 euro al mese” è una media del pollo alla Trilussa. Esiste un modo più lineare di dirlo: ci sono 10 milioni di persone (lo scrive Marattin, non io) che guadagnano fino a 8.174 euro l’anno e non pagano Irpef (no tax area).
Poi ci sono 7 milioni di persone che guadagnano da 8.175 euro a 15.000 euro l’anno. E costoro non pagano affatto una media di 27,78 euro al mese di Irpef. Ad esempio, uno che guadagna 15.000 euro lordi l’anno, di Irpef attualmente ne smena circa 134 al mese (al lordo delle detrazioni). Altro che “mediamente 27,78 euro”(che comunque, in un successivo spiegone dello stesso Marattin, sono diventati “mediamente 13”, a proposito di certezze sui numeri).

6) AH, HO CAPITO. E NON C’ERA UN ALTRO MODO PER AUMENTARE COMUNQUE LE LORO BUSTE PAGA?
Si, e lo hanno proposto i sindacati. E cioè agire non (solo) sul cuneo fiscale (cioè l’Irpef, su cui come abbiamo visto non c’era più tanto spazio disponibile), bensì sul cuneo contributivo: cioè ridurre i contributi obbligatori che vengono trattenuti ogni mese sulle buste paga dei lavoratori, in modo da incrementare lo stipendio netto.

7) E IL GOVERNO E LA MAGGIORANZA CHE HANNO DETTO?
Che va bene.
Si è deciso di impiegare per il 2022 un ulteriore miliardo e mezzo per ridurre dal 9,19% al 8,39% il cuneo contributivo per i lavoratori a basso reddito.
A cui ovviamente si sommeranno i benefici derivanti dalla riduzione dell’Irpef.

Qui vediamo che finalmente il Governo e la maggioranza che lo sostiene sono di nuovo d’accordo – mentre prima la minoranza illuminata, come abbiamo potuto dedurre, aveva convinto la maggioranza a “dare ascolto ai sindacati”. Questo, in effetti, sembra l’unico punto sul quale c’è una convergenza tra le parti – si può discutere sulla percentuale di riduzione del cuneo, ma si sa che il meglio è nemico del bene. Il “bene”, peraltro, vale per un solo anno, il 2022.

8 ) LANDINI DICE OGGI CHE NON È GIUSTO CHE CHI GUADAGNA 20 MILA EURO RICEVA 100 EURO, E CHI NE GUADAGNA 60 MILA NE RICEVA OLTRE 600. SONO GIUSTE QUESTE CIFRE?
No, sembra proprio di no.
Dalle uniche tabelle che considerano, correttamente, non solo il beneficio derivante dalla riduzione delle aliquote ma anche quello dall’aumento delle detrazioni (Il Sole 24 Ore, 4 dicembre) vediamo che chi guadagna fino a 20.000 euro avrà un beneficio medio annuo di 193 euro, mentre chi ne guadagna 60.000 uno di 559,8.

Marattin, come “sembra proprio di no”?
Magari c’è una differenza (basata su una approssimazione numerica) con il ragionamento di Landini, ma la sostanza è proprio quella lì. Quindi, sembra proprio di sì.
Una persona che guadagna 20.000 euro l’anno ha una riduzione di pressione fiscale di 193 euro all’anno, chi guadagna 60.000 euro avrà una riduzione della pressione fiscale di 559,80 euro l’anno.
Anche prendendo per buoni i conti di Marattin, vuol dire questo: se io guadagno 1.600 euro al mese, lo Stato mi restituisce con questa manovra 16 euro al mese (un centesimo del mio stipendio). Se guadagno 5.000 euro al mese, lo Stato mi ridà 46,65 euro al mese (poco meno di un centesimo del mio stipendio).

Giudicate voi se questa restituzione è giusta, se opera una qualche forma di redistribuzione del reddito.

9) VABBÈ MA ALLORA HA COMUNQUE RAGIONE LANDINI! CHI GUADAGNA DI PIÙ PRENDE PIÙ VANTAGGI!
No, perché i vantaggi fiscali non si misurano in valore assoluto: una stessa riduzione di tasse di 10 euro non impatta allo stesso modo su chi ne pagava 20 ( = beneficio del 50%) e su chi ne pagava 1.000 ( = beneficio del 1%).

Qui il ragionamento comincia a zoppicare come un tavolo cui segano una gamba. Se abbiamo appena visto che non c’è una stessa riduzione di tasse, ma chi guadagna di più ha una riduzione maggiore, perché Marattin fa l’esempio parlando di “una stessa riduzione di tasse di 10 euro”? Se facesse il confronto sulle reali, rispettive, riduzioni, dovrebbe concludere che l’impatto, che lui chiama “beneficio”, è lo stesso. Il che, secondo me, grida un po’ vendetta.

10) AH GIUSTO. E ALLORA COME SONO I VERI BENEFICI?
Un lavoratore dipendente che guadagna 20.000 avrà un beneficio di circa il 25%.
Chi ne guadagna 60.000, di circa il 3%.

“Ah giusto” un piffero (vedi sopra). La sostanza è che chi prende 20.000 euro l’anno e chi ne prende 60.000 (come esposto sopra) ricevono indietro dallo Stato praticamente la stessa quota parte del loro stipendio mensile. Valutate voi se questo è giusto. Questa è la tabella pubblicata da Avvenire:

{1}

 

11) VABBÈ HO CAPITO… MA NON È COMUNQUE SEMPRE GIUSTO RIDURRE LE TASSE SOLO AI “PIÙ POVERI”?
No, per niente. Anche se, lo riconosco, suona molto bene come slogan.
Ma i dati ufficiali (Fonte: Dipartimento Finanze, Mef) ci dicono che i veri tartassati delle nostra Irpef sono altri:
i 2,3 milioni di contribuenti Irpef che guadagnano più di 50.000 euro annui ( = poco più di 2.000 euro netti al mese, e oltre) sopportano da soli il 42% di tutta l’Irpef italiana ( = imposta netta, al netto del bonus Renzi).

Sarà anche vero, ma di questa percentuale, quanta viene pagata da coloro che guadagnano oltre 75.000 euro annui? E come mai Draghi ha proposto un (modesto) contributo di solidarietà (spot) a carico di questa fascia e a favore dell’abbassamento del caro bollette, e quattro partiti della maggioranza (tra cui Italia Viva di Marattin) si sono opposti? Come mai in questo caso Robin Hood era Draghi, e Marattin è passato tra le fila dello sceriffo di Nottingham?

12) CIOÈ SCUSA…. QUELLI CHE GUADAGNANO PIÙ DI 2.000 EURO NETTI AL MESE PAGANO A MOMENTI QUASI LA METÀ DELL’IRPEF?Esatto. In realtà è pure peggio di così, perché gli ultimi dati disponibili si riferiscono al 2019, quando non era ancora entrato in vigore l’allargamento del bonus Renzi.
Che aveva ulteriormente alleggerito il carico fiscale effettivo sulle fasce dai 28 ai 40 mila euro annui, lasciandolo inalterato per coloro che ne guadagnano 50.000 o più.
Nell’immaginario collettivo di qualcuno, dipinti come ricchi nababbi privilegiati.

Non occorre descriverli come nababbi (peraltro si parla dei redditi oltre i 75.000 euro, ripeto) per ipotizzare l’equità di un contributo di solidarietà a loro carico, che non li avrebbe né danneggiati né favoriti rispetto alla tassazione attuale, ma avrebbe dato una mano a chi subisce maggiormente il caro bollette, ovvero le fasce di reddito più basse.

13) MA IN QUESTA LEGGE DI BILANCIO CI SONO ALTRE MANOVRE PER I PIÙ DEBOLI?
Si. L’introduzione dell’assegno unico universale, oltre a razionalizzare e semplificare il sistema, incrementa di 6 miliardi all’anno il sostegno alle famiglie.
Viene distribuito sulla base dell’Isee ( = indicatore di reddito e patrimonio), e non solo sul reddito (come i vantaggi Irpef), ma per come è disegnato andrà ovviamente soprattutto a vantaggio delle fasce deboli.

“Soprattutto”, appunto. Perché l’assegno unico universale è, appunto, universale (50 euro a figlio anche per Isee sopra i 40.000 euro).

14) QUINDI FAMMI CAPIRE… È GIUSTO LO SCIOPERO?
Non spetta alla politica dire se uno sciopero è giusto o ingiusto. Lo sciopero è un diritto costituzionale che va rispettato, se esercitato entro i limiti prescritti dalla legge.
Poi certo, ogni lavoratore dovrà valutare la situazione con la propria testa.

La mia testa infatti mi dice che:

la rimodulazione dell’Irpef è antiprogressiva: invece di beneficiare soprattutto le fasce deboli, la curva addirittura diminuisce verso l’alto;

non aumenta sostanzialmente la quota di detrazioni per le fasce più deboli;

non aumenta la base imponibile, lasciando immutate le imposte piatte sui capitali, sui lavoratori autonomi, cedolare secca;

non è stata varata una decontribuzione strutturale per le fasce di reddito basse;

non è passato nemmeno un modesto contributo di solidarietà per i redditi alti finalizzato a contenere l’aumento delle bollette.

La mia testa mi dice che questa manovra potrebbe rilanciare (poco) i consumi di chi già si può permettere di consumare, mentre non restituisce nulla a chi non si può permettere né di consumare, né di progettare un futuro – ricordiamo che i lavoratori con contratti precari sono tutti nella fascia bassa.
Tutto questo avendo a disposizione risorse eccezionali, che nei prossimi anni non arriveranno più, con 10 miliardi di sgravi alle imprese che vorranno assumere lavoratori provenienti da aziende in crisi, certo; tra queste, quelle come GKN che chiudono e delocalizzano senza che lo Stato possa metterci bocca, e continuerà a non mettercela (perchè non viene varata alcuna misura per contrastare le delocalizzazioni selvagge).

La mia testa mi dice che non andrà tutto bene, Marattin. E che uno sciopero è anzitutto un sacrificio per chi sciopera, mentre Bonomi fa il fenomeno dicendo che lui andrà in fabbrica a tirare la carretta (sottinteso, mentre gli operai vanno in gita). E che lo sciopero è un diritto costituzionale, e il modo democratico e non violento che hanno le parti deboli del conflitto sociale per far sentire il loro peso, e la loro voce.
Buono sciopero a tutti.

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Nicola Cavallini

E’ avvocato, ma ha fatto il bancario per avere uno stipendio. Fa il sindacalista per colpa di Lama, Trentin e Berlinguer. Scrive romanzi sui rapporti umani per vedere se dal letame nascono i fiori.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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