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Vite di carta /
L’ultimo libro di Elizabeth Strout, “Raccontami tutto”

Vite di carta. L’ultimo libro di Elizabeth Strout, Raccontami tutto

Per me potrebbe essere l’ultimo della carriera di scrittrice. Fossi Elizabeth Strout non scriverei altri romanzi dopo Raccontami tutto, a meno di cambiamenti drastici nella scelta del genere narrativo.

In Raccontami tutto viene a piena maturazione la sua narrativa intimista: nei loro incontri Lucy Barton e Olive Kitteridge intrecciano racconti di vite e si scambiano le storie della esistenza di tanti che come loro abitano nel Maine, a Crosby o in altre cittadine, oppure stanno a New York.

Si pongono le domande sul senso della vita. Dànno le loro risposte. Oltre non si potrebbe andare nello scandaglio.

Lucy e Olive riemergono dai racconti e dal romanzo in cui Strout le ha fatte vivere nel ruolo di protagoniste facendole conoscere ai lettori americani e a noi già a partire dal 2009, Olive, e Lucy dal 2016.

Diventano, da capostipiti, le madrine di altre narrazioni dentro questo romanzo e lasciano spazio ad altre voci narranti come Bob Burgess per esperire e mettere sulla pagine altre storie.

Molte sono a carico della narratrice in terza persona, che introduce di volta in volta le situazioni di racconto ma si mantiene vicina ai personaggi mentre parlano, quasi fosse seduta accanto a loro.

Riannoda i fili delle storie avviate in precedenza, richiama alla memoria del lettore i casi già mostrati, ricorda i luoghi e i nomi e introduce i narratori di secondo livello. Quando deve parlare Lucy Barton, che è romanziera, il gioco degli specchi è fatto.

E chissà che la biografia della Strout non abbia tra i pezzi del proprio puzzle alcune delle cose accadute a questi uomini e donne del Maine, tra cui si aggira la narrazione da un anno all’altro di questi ultimi (c’è la guerra in Ucraina a segnalarlo), da una fine estate alla successiva, tra i gialli accesi del foliage lì al nord e i primi aliti di freddo.

Ce li ha mostrati in più serie televisive La signora in giallo: li ha incontrati lungo le strade del suo paesino sul mare Jessica Fletcher, l’autrice di gialli che spesso ci ha fatto quattro chiacchiere, prima di doverli interrogare uno alla volta nel corso delle sue indagini sull’omicidio di turno.

Raccontami tutto riprende questa stessa attitudine allo scambio di notizie di un piccolo ambiente cittadino, si fa romanzo nel momento in cui c’è convergenza tra ciò che viene narrato e ciò che è accaduto, nel senso che sono le storie a dare consistenza ai vissuti, sono le storie a riscattare le “vite ignorate” dentro le rispettive famiglie prima ancora che dentro la comunità.

Basti l’esempio del narrare di Bob, già protagonista insieme ai fratelli Jim e Susan del bellissimo I ragazzi Burgess.  Le cose accadono a Bob come a tutti, tuttavia diventano vere solo quando sono oggetto del racconto che ne fa a Lucy, durante le loro passeggiate, o agli altri che ama.

Sa amare Bob, non sa dirlo bene, ma sa amare. Ama la moglie Margaret e ama moltissimo la sua amica Lucy, ama i suoi fratelli e la gente che ha bisogno. Sa restituire una vita a Matt, il suo cliente ingiustamente accusato di matricidio.

Come Lucy e come Olive sa parlare della vita attraverso le vite raccontate, le rispettive parabole tradotte in parole semplici e dirette, in domande altrettanto dirette.

“La gente, ciascuno con la sua vita” offre il proprio cameo nel racconto: c’è chi ha subito abusi sessuali in famiglia, chi si è mangiato le colpe di altri e chi è stato ricco da sempre. Chi ha la consapevolezza della felicità, evanescente, chi mentre attraversa il dolore si tinge i capelli o li taglia.

La domanda ora è: “Qual è il punto della vita di chiunque?” Ho soppesato le risposte di alcuni di loro, i personaggi dentro il libro con la loro vita di carta.

Olive dice “lavorare sodo e aiutare gli altri”.

Bob abbassa gli occhi su Lucy mentre passeggiano e tra loro oggi ci sono parole inusuali, sghembe. Le dice “che ne dici dell’amore? Non potrebbe essere questo il senso della vita?” La risposta di Lucy mentre rabbrividisce nel vento: “Secondo Solženicyn il punto nella vita sta nella maturità dell’anima”.

Mi viene da prendere la parola per dire che il punto sta nell’equilibrio, così ho sempre creduto. Bob però spazza via le mie parole parlando con rabbia, lui così pacato, mentre si chiede a cosa servano le domande e le risposte sulla vita là dove cadono le bombe, o dove la gente vive sotto le tende vicino alle autostrade o “nei boschi dietro al Walmart”.

Elizabeth Strout ci ha lasciati liberi di dire la nostra, personaggi e lettori alla pari, ma alla fine del libro si riprende la regia del racconto e chiude con Olive mentre fa visita alla sua amica Isabelle. Che spavento aver pensato che se la portasse via la figlia a vivere in un’altra città.

Quale consolazione ci danno le abitudini, quale conforto la quotidianità un po’ più al riparo da eventi e idee piuttosto grandi per la nostra fragilità.

Con questo libro lo scandaglio nel cuore è andato in profondità, ogni personaggio un carotaggio che porta le date della vita e gli strati della geologia dell’esistenza.

Un libro totalmente impregnato della dimensione esistenziale, un libro di fine corsa.

Nota bibliografica:

  • Elizabeth Strout, Raccontami tutto, Einaudi, 2025 (traduzione di Susanna Basso)
  • Elizabeth Strout, I ragazzi Burgess, Fazi, 2013 (traduzione di Silvia Castoldi)
  • Elizabeth Strout, Olive Kitteridge, Fazi, 2009 (traduzione di Silvia Castoldi)
  • Elizabeth Strout, Mi chiamo Lucy Barton, Einaudi, 2006 (traduzione di Susanna Basso)

Cover: Foto di <a href=”https://pixabay.com/it/users/michelle_pitzel-165491/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=9053989″>Michelle Pitzel</a> da <a href=”https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=9053989″>Pixabay</a>

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Roberta Barbieri

Dopo la laurea in Lettere e la specializzazione in Filologia Moderna all’Università di Bologna ha insegnato nel suo liceo, l’Ariosto di Ferrara, per oltre trent’anni. Con passione e per la passione verso la letteratura e la lettura. Le ha concepite come strumento per condividere l’Immaginario con gli studenti e con i colleghi, come modo di fare scuola. E ora? Ora prova anche a scrivere

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