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Vedere la guerra in un periodo di guerra. È un’emozione particolare quella che ha offerto lo spettacolo messo in scena da Roberta Pazi nell’arena dell’ex Teatro Verdi, a Ferrara in via Castelnuovo, affacciato sull’animata e vivace piazza Verdi di Ferrara.

Il titolo è “Due ieri fa”, ma potrebbe essere anche solo ieri, oppure oggi e domani. Una rappresentazione che è come un affaccio oltre lo schermo che ci separa da un fronte aperto di spari, razzi, ordini marziali e paure. Notizie che apprendiamo dal giornale, in televisione e sui social e che per due sere sono rimbalzate vive e piene di pathos sugli spettatori da un’altra città o da un’altra fascia temporale, che si specchia e fa vibrare con trepidazione nel nostro petto e nella nostra anima il periodo di guerra che stiamo vivendo in maniera indiretta. L’interpretazione dell’attrice personalizza la sofferta abnegazione di questi militari con una logistica attuale. Ubbidienza, sacrifici e anche istinto di sopravvivenza vengono offerti in un’interpretazione che dà corpo e anima al dramma di cui ogni giorno possiamo avere notizia. Nell’incarnazione del soldato Vaccari Vincenzo, l’attrice rappresenta e fa sentire forte allo spettatore la situazione di tante persone che devono mettere a tacere la paura e ubbidire a degli ordini per andare in qualche avamposto a rischiare la vita. La trasposizione riesce proprio in questo, fa condividere in maniera reale e tangibile la vita quotidiana del soldato, l’assurdità di un confronto impari tra l’uomo e gli esplosivi di una forza brutale e cieca, con le sferzate dei cannoni che fanno tremare le truppe e la terra stessa sulla quale vanno ad avanzare.

La chiave ironica gestuale, che la Pazi mette in scena, rende ancora più umana e coinvolgente la vicenda. I momenti drammatici si alternano con scene dove la vita ordinaria viene narrata con un filo d’ironia. L’opera è la trasposizione scenica di un diario di memorie autentico, trascritto in bella copia all’indomani della fine della guerra e quindi portato fino a noi. Il protagonista – che come l’attrice ha rivelato è il suo stesso nonno, soldato sul fronte del Carso durante la Prima guerra mondiale – è una persona ordinata, pacata e dotata di un delicato umorismo, che anche in una situazione estrema ha tenuto annotati fatti ed emozioni. E che, una volta ritornato a una condizione di pace, ha sviluppato e trascritto fatti e stati d’animo.

Roberta Pazi in “Due ieri fa” in scena all’Ex Teatro Verdi, Ferrara – maggio 2022

Ecco allora l’attitudine di risposta ai comandi, che il protagonista incarnato dalla Pazi riporta in maniera quasi ironica e autoironica – “signorsì”, “sì, signor tenente!” – con una modalità quasi meccanica, da soldatino, che cela in maniera garbata ma ben percepibile l’obbligatorietà assurda di accettare di volta in volta le destinazioni operative alla quale è chiamato.

Non mancano i momenti maggiormente drammatici, in cui il giovane è solo coi compagni sotto le bombe, sotto la tempesta di fulmini fatali o nel dramma dell’arsura per la sete straziante in mezzo al paesaggio devastato.

La forte personalità del protagonista emerge e si afferma rispetto ad ogni contingenza: ubbidiente, educato e ligio, ma capace nei momenti cruciali di tirare fuori la grinta o la faccia tosta per tentare, sempre e comunque, di salvare la pelle, anche quando appare impossibile potercela fare.

Rispetto alla prima rappresentazione, andata in scena in agosto 2021 al Teatro Ferrara Off, l’atto unico di “Due ieri fa” andato in scena al Teatro ex Verdi inserisce episodi che esulano dalla vita militare stretta. Come l’incontro in osteria con la cameriera che ha perso il fidanzato in guerra e che si spende con il furiere, perché il giovane Vaccari possa rimanere lontano dal fronte per un po’ di tempo.

Roberta Pazi in “Due ieri fa” in scena all’Ex Teatro Verdi, Ferrara – maggio 2022

Un filo rosso lega alla precedente questa nuova rappresentazione, più articolata e più variegata nei toni: la cura particolare dei dettagli storici, la ricerca della divisa originale, la maschera antigas in forma di semplice schermo facciale che – ha spiegato Roberta Pazi alla fine – era proprio quella in uso nella prima guerra mondiale. Anche questi particolari autentici enfatizzano il ruolo del protagonista, figura minuta, che si pone in contrasto con tutti quei fardelli sovradimensionati e pesanti da portare, come gli scarponi, lo zaino con la tenda, i sacchi, la tromba dentro la quale soffiare marciando, anche quando – di fiato – sembra ormai non essercene più. Il protagonista accenna alla fatica senza lamentarsene più di tanto, ma questo grande sacrificio appare chiaro nel bell’effetto scenico che viene creato.

Roberta Pazi in “Due ieri fa” in scena all’Ex Teatro Verdi, Ferrara – maggio 2022

L’opera ha trovato uno spazio strategico nell’ex sala del Teatro Verdi ferrarese, che torna così alla sua vocazione originaria di spazio scenico. Palco e pubblico, però sono un tutt’uno, in questa nuova conformazione dell’arena. E mentre all’esterno la Movida degli aperitivi spopola, qualcuno si affaccia curioso e l’impressione è che la scena potrebbe catalizzare tutta la piazza, così aperta com’è, con appena un leggero rialzo a separare pubblico e palco, rappresentazione e vita, memorie storiche e stretta attualità.

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Giorgia Mazzotti

Da sempre attenta al rapporto tra parola e immagine, è giornalista professionista. Laurea in Lettere e filosofia e Accademia di belle arti, è autrice di “Breviario della coppia” (Corraini, Mantova 1996), “Tazio Nuvolari. Luoghi e dimore” (Ogni Uomo è Tutti Gli Uomini, Bologna 2012) e del contributo su “La comunicazione, la stampa e l’editoria” in “Arte contemporanea a Ferrara” sull’attività espositiva di Palazzo dei Diamanti 1963-1993 (collana Studi Umanistici Università di Ferrara, Mimesis, Milano 2017). Ha curato la mostra “Gian Pietro Testa, il giornalista che amava dipingere”

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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