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“La caffetteria di Schifanoia non è morosa: pagamenti sospesi per il sisma”

da: Simone Bavia

Questa lettera che vi scrivo serve per fare chiarezza su alcune dichiarazioni del sindaco Tagliani rese pubbliche, mi riservo in ogni caso di completare a breve tale opera di chiarimento.
La motivazione di questa morosità è dovuta al fatto che ho cercato diverse volte incontri per chiedere l’esonero del canone durante la chiusura del Museo nel periodo del terremoto e contestuale riduzione del canone, essendo inoltre l’unica attività in tutta la città danneggiata dal terremoto.
Questi incontri sono sfociati nella mail della segreteria del vicesindaco nota del 8 Gennaio 2013, nella quale specificava la volontà dell’Amministrazione di porre in essere l’esenzione del canone.
Vorrei precisare inoltre che le mensilità antecedenti al terremoto, fino all’aprile 2012, sono state tutte regolarmente e nessuna esclusa pagate.

IL FATTO
TrascriviAmo: per il diritto degli omosessuali a sposarsi (anche a Ferrara)

Chiara e Roberta fanno parte del gruppo dei miei amici di vecchia data. Ho visto nascere il loro amore e la successiva convivenza, c’ero quando sono nate le loro gemelle e quando nel 2010 si sono sposate a Barcellona. Di quel gruppo di amici, e non me ne vogliano gli altri, loro sono l’unica coppia che è rimasta assieme da allora, la prima a sposarsi e ad avere figli. Sono quelle che, avendo un grande senso della famiglia e dei legami, organizzano sempre i pranzi di Natale e Ferragosto, riuscendo con pazienza a raccoglierci tutti attorno ad un tavolo, mantenendo viva la nostra amicizia. In Italia però non hanno il diritto di sposarsi e di vedere riconosciuti una serie di diritti, per loro e per le loro figlie. Per lo Stato italiano Roberta infatti è una ragazza madre ed è l’unica che ha diritti e doveri sulle figlie. E Chiara, nonostante le abbia cresciute e viva con loro, e per lo Stato spagnolo oltre che per vari altri Paesi europei sia la moglie di Roberta e la mamma delle bimbe, qui da noi, non è nessuno. Ha bisogno di una delega anche per andarle a prendere tutti i giorni a scuola. Se Roberta non potesse più occuparsi delle figlie, Chiara, che è l’altro genitore, non le avrebbe in custodia. “Che se poi ci riconoscessero come coppia finiremmo col pagare più tasse ed avere molte meno agevolazioni, quindi in realtà la Stato avrebbe anche un vantaggio nel regolarizzare la nostra unione”, dice Roberta. Per questo Chiara e Roberta, dopo anni di discrezione e riserbo, hanno preso coraggio e  assieme ad Arcigay ed Arcilesbica Circomassimo, alle Famiglie Arcobaleno e all’Associazione genitori di omosessuali, hanno deciso, nel giorno degli innamorati, il 14 febbraio, di essere in piazza sotto il cosiddetto volto del cavallo, con un banchetto per iniziare una raccolta di firme per chiedere la trascrizione dei matrimoni omosessuali anche a Ferrara. L’obiettivo sono mille firme, e la raccolta proseguirà fino al 17 maggio.

Quello di Chiara e Roberta non è un caso isolato, e in tante città italiane dei sindaci coraggiosi e lungimiranti (il più vicino a noi è stato Merola a Bologna) stanno trascrivendo sui registri comunali i matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso. Al momento è un atto simbolico, che non ha valore legale, ma al quale le procure si stanno opponendo con la pretesa di applicare la circolare del ministro dell’Interno Angelino Alfano che impedisce la trascrizione. E ciò testimonia il peso di questa azione, per aprire la strada a nuove leggi che riconoscano i matrimoni e i diritti delle persone omosessuali. A me viene da ridere quando chi predica la famiglia, la solidarietà e la procreazione, poi si oppone alle coppie omosessuali. Io sono eterosessuale e sebbene spesso lo rimpianga, non posso cambiare. Vale anche per loro, a discapito di chi pensa che l’omosessualità sia una patologia dovuta a qualche trauma o devianza, dalla quale si può guarire. Gli omosessuali non sono persone che vanno redente o recuperate. Non è innaturale essere omosessuali, lo è, semmai, negarlo. Quando vedi un albero che cresce nel giardino di casa tua, non ti chiedi perché, dal momento che è nella sua natura crescere. Per questo sono sempre spiazzata di fronte alla violenza delle persone omofobe, ma cosa vorrebbero, che uno smettesse di essere omosessuale? Puoi dire ad un albero di non crescere?

“A Ferrara – ha detto Roberta – sono una decina le famiglie omosessuali che si sono sposate all’estero, altre ce ne sono in provincia. Ma questa non è una battaglia solo per noi, è una battaglia per i diritti”.
“Dopo il divorzio e l’aborto, ora il riconoscimento delle coppie omosessuali è la grande battaglia sociale di questo tempo”, ha spiegato Cristina Zanella di Arcilesbica.
“L’iniziativa si chiama TrascriviAmo e mira a sensibilizzare Tiziano Tagliani e tutti i cittadini. Saremo lì per parlare con loro” ha annunciato Massimiliano De Giovanni di Arcigay. “Vogliamo denunciare la mancanza di leggi a tutela dei diritti dei nostri figli omosessuali” ha affermato Patrizia Malacarne di Agedo.
“Vogliamo essere trasversali e confrontarci con tutti i partiti di destra e di sinistra, e con tutte le sensibilità religiose. Ci apriamo al confronto e speriamo che questo serva a far capire che dall’affermazione dei nostri diritti deriva una maggiore democrazia per tutti” ha concluso Zanella.

Di seguito il programma dei banchetti:

– 14 febbraio, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 21 febbraio, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 14 marzo, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 28 marzo, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 11 aprile, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 18 aprile, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00
– 9 maggio, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00

Inoltre sarà possibile firmare per TrascriviAmo in occasione di:

Tag – Festival di Cultura Lgbt (Sala Estense, dal 27 febbraio all’1 marzo)
Miranda – Soirée Demodée (c/o Zuni, via Ragno 15, tutti i giovedì sera)
No all’omofobia (P.tta San Nicolò, sabato 16 maggio, sera).

Per informazioni: www.trascriviamo.blogspot.com
trascriviamo@gmail.com

arcigay-arcilesbica-diritti-matrimonio-omosessuali-lgbt-gat-lesbica-trascriviamo-comune-ferrara
La conferenza stampa di presentazione di TrascriviAMO, da sinistra Crsitina Zanella, Roberta Zangoli, Massimiliano De Giovanni, Patrizia Malacarne (foto di Stefania Andreotti)

Il grattacielo

Pronto, Ada, oggi debbo proprio sgridarti perché non vieni mai alle assemblee e alle manifestazioni che si organizzano per rendere Ferrara ancora più bella. Io è un pezzo che partecipo e ne ho tratto grande giovamento. Prima di tutto ho imparato che manifestare in visone è un tantino disdicevole e, allora, mi sono fatta una serie di cappottini in velluto a costa larga finto povero che sono un amore. Oddìo, mi sono costati una fortuna ma non importa: il velluto a costa larga è di sinistra. La prima zona da risanare presa in esame è stata quella del grattacielo, pensa che se n’è occupato il sindaco in persona, ha chiamato Modonesi… (non sai chi è Modonesi?, l’assessore ai Lavori pubblici, un bel giovanotto, ma anche il sindaco non è mica male, con quelle chiome bionde alla Melozzo da Forlì). Dunque, non farmi perdere il filo, il baldo giovanotto e Melozzo da Forlì discutono un po’ tra loro e poi decidono di convocare d’urgenza una Giunta. I pareri sono tanti e talora discordi, ma da ultimo la Giunta delibera: per risanare la zona è necessario dipingere il grattacielo, già ma di che colore? Questa volta viene convocato in seduta straordinaria il Consiglio comunale e si decide che il grattacielo sarà bluette. Ma si – dicono entusiasti i consiglieri – quel bel blue pentola, meglio se lucido, diamogli una mano di smalto, urla a gola spiegata l’assessora architetta, vado io stessa a comperarlo al brico che costa meno. Così il grattacielo sembrerà davvero una pentola ed evocherà l’idea di passati di verdura profumati e di golose zuppe di fagioli, altroché eroina!
Cara Ada, come dicono fanno: il grattacielo è ormai una incontrovertibile pentola, ma le cose non migliorano. Altro iter deliberativo, prevale una decisione ardita: per risanare la zona il grattacielo-pentola non è sufficiente, bisogna pitturare gli abitanti e che spariscano per sempre le diversità etniche e sociali, fatte salve le sacrosante differenze di sesso. Detto fatto: si inviano tecnici al reparto grandi ustionati di Padova, dove la pelle non soltanto la colorano ma la creano di sana pianta. Si procede alla bisogna. La notizia che in una zona di Ferrara si dipingono tutte le persone dello stesso colore fa il giro del mondo. Arriva un messaggio di Salvini: “A morte i clandestini”, arriva un messaggio di Renzi: “Purchè sia salvo il patto del Nazzareno!”Ma c’è un negretto, un senegalese bello come il sole, che il suo colore proprio non lo perde. Per quanto l’assessore all’ambiente ripassi il pennello intinto nella biacca, le carni del senegalese rimangono d’ambra scura. Allora, sindaco, assessori e consiglieri si arrendono: “Non siamo mica noi i razzisti, è lui che è nero”.

sateriale

Sateriale risponde dei suoi dieci anni da sindaco

E’ Gaetano Sateriale il secondo ospite del ‘Think tank’ Pluralismo e dissenso, impegnato a proporre una rilettura degli ultimi 30 anni della vita pubblica ferrarese. Oggi alle 17 alla Sala della Musica (all’interno del complesso di San Paolo con accesso da via Boccaleone), dopo l’intervista a Roberto Soffritti, realizzata nel mese di dicembre, e prima di quella con il sindaco in carica Tiziano Tagliani, Sateriale, sarà intervistato da giornalisti delle cinque principali testate ferraresi. Il dibattito, moderato e introdotto da Mario Zamorani, vedrà la partecipazione di Marco Zavagli (Estense.com), Stefano Lolli (Il Resto del Carlino), Sergio Gessi (Ferraraitalia.it), Marcello Pradarelli (La Nuova Ferrara) e Stefano Ravaioli (Telestense).
L’auspicio degli organizzatori è “che evidenziando gli aspetti centrali, positivi e negativi, che hanno caratterizzato il loro mandato si riescano a indagare le dinamiche sociali, politiche, economiche, relazionali, di qualità di vita e che al termine di questa triplice occasione di dialogo e di approfondimento si possano meglio comprendere le mutazioni avvenute nella nostra città nel corso degli ultimi sei lustri”. Gli incontri sono ovviamente aperti al pubblico. I video sono visibile sul sito www.pluralismoedissenso.altervista.org. All’organizzazione ha collaborato il gruppo consiliare Sel del Comune di Ferrara.

roberto-soffritti

IL FATTO
Un ‘think tank’. E il ritorno di tribuna politica con Soffritti, Sateriale e Tagliani

Nel mondo anglosassone esistono ormai da più di 100 anni, ma l’espressione è stata coniata negli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale per denominare le sezioni speciali del Dipartimento della Difesa formate da scienziati, ufficiali ed esperti allo scopo di ragionare sull’andamento del conflitto e sulle prospettive di lungo periodo: da qui il gioco di parole ‘think’ (pensiero) ‘tank’(serbatoio ma anche carro armato). Nel panorama politico americano questi organismi assicurano dati, informazioni, consigli e previsioni ai decisori pubblici, analizzano la situazione, ma rimangono un passo indietro rispetto allo scontro politico quotidiano, ragionano in termini di strategie, scenari e produzione di ricerca e idee. Ma se i think tank statunitensi hanno la funzione di centri di ricerca, dibattito e riflessione sulle politiche pubbliche, economiche, industriali, in Italia – dove sono una realtà relativamente recente – sembra essersi oramai affermato il modello del think tank personale: una sorta di nuovo consigliere del Principe, da ItalianiEuropei a FareFuturo, da Folder di Antonio Di Pietro a Mezzogiorno Europa, nato per volontà dell’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
“Pluralismo e dissenso”, il think tank ferrarese presentato in conferenza stampa dallo storico esponente dei Radicali cittadini Mario Zamorani e dal giovane Paolo Niccolò Giubelli, si rifà a modelli del calibro dell’Istituto Bruno Leoni e sembra perciò voler tornare al modello anglosassone: uno strumento informale di elaborazione e discussione, un gruppo di persone che vogliono approfondire temi e proporre soluzioni, essere di stimolo agli amministratori cittadini sulle politiche locali, “creare un’agenda politica”, come ha affermato Zamorani. Il nome nasce dalla volontà di creare uno spazio politicamente trasversale in cui poter parlare “in maniera pluralistica” e in cui dare voce al dissenso “poco accettato nelle formazioni politiche odierne”. Per ora ci sono un sito internet (pluralismoedissenso.altervista.org) e un gruppo di circa dodici aderenti, fra i quali: Sergio Caselli, Ilaria Baraldi, Leonardo Fiorentini, Romeo Savini, Corrado Padovani, Giorgio Rambaldi e Pasquale Longobucco. Inoltre ci sono già in cantiere le prime iniziative pubbliche, a partire da un ciclo di incontri come “tentativo di lettura degli ultimi 31 anni di storia ferrarese”, continua Zamorani, 31 come la somma degli anni di governo dei tre sindaci invitati: i 16 anni di Roberto Soffritti, i 10 di Gaetano Sateriale e i 5 del primo mandato di Tiziano Tagliani. La modalità scelta è quella delle “prime tribune politiche televisive in bianco e nero” con il politico sottoposto al “fuoco di fila” di diversi giornalisti, in questo caso dei principali quotidiani locali, le cui domande non saranno su un tema specifico predefinito, ma avranno lo scopo di far emergere “gli elementi caratterizzanti positivi e negativi” di ciascuna amministrazione e, alla fine, “come è cambiata Ferrara in questi anni”. Il primo a sottoporsi a questo fuoco incrociato, il 12 dicembre alle 17 nella Sala dell’Arengo in Municipio, sarà Roberto Soffritti, in gennaio toccherà poi a Sateriale, infine dovrebbe rispondere Tagliani, che però non ha ancora dato conferme ufficiali. Tutti gli incontri saranno aperti al pubblico, verranno ripresi e poi resi disponibili sul sito del think tank.

ACCORDI
Una buona idea.
Il brano musicale di oggi

“Occorre un giro di vite: piazza Castello e Savonarola sono invase da auto; corso Martiri della Libertà è un parcheggio quotidiano; in piazza Municipale i pali di accesso sono sistematicamente divelti dagli allestitori che ignorano le prescrizioni di tutela del cotto sul quale, impunemente, appoggiano tubi e blocchi di cemento. Come amministrazione procederemo con maggiori controlli ma chiediamo a tutti più senso civico e rispetto per gli spazi comuni”.

Nei giorni scorsi il sindaco Tagliani è intervenuto con toni netti sullo scempio del centro storico compiuto da auto (pubbliche e private) e dai taxi. Bene. Oltre ai controlli e agli appelli al senso civico si possono (e forse si devono) anche modificare i regolamenti. Perché il buon proposito non resti soltanto un’idea…

 

giorgio gaber
Giorgio Gaber

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

(per ascoltarlo cliccare sul titolo)

Giorgio Gaber, Un’idea

IL FATTO
Nulla è politica:
le ipocrisie
della giunta provinciale.
Tagliani con Forza Italia
e Cinque stelle

Adesso è ufficiale. Nella nuova squadra di governo della Provincia entrano Fabrizio Toselli, sindaco forzitalico di Sant’Agostino, e Marco Fabbri, primo cittadino pentastellalto di Comacchio. Il neo presidente Tagliani (Pd, giusto per rammentarlo: in questa commistione ci si confonde…) ha conferito oggi le deleghe, coinvolgendo ben otto dei dodici eletti nel Consiglio provinciale. A Toselli è stata attribuita la responsabilità su politiche del lavoro, formazione professionale e attività produttive; a Fabbri quella sul turismo. Dei sindaci che fanno parte del Consiglio l’unico a non avere deleghe è Alan Fabbri: il primo cittadino leghista di Bondeno ha appena ricevuto l’investitura come candidato per il centrodestra alla presidenza della Regione Emilia Romagna da Berlusconi in persona, e nominarlo come sodale in quella che un tempo si sarebbe definita “giunta” deve essere parso troppo persino a Tagliani (che comunque ne ha propiziato l’elezione includendolo nella lista “senza frontiere”). Gli altri cavalieri delegati della tavola rotonda sono invece di fatto “assessori”, anche se ufficialmente non si chiamano così. Perché, ci spiegano, il loro è un ruolo tecnico, puramente amministrativo. Ma allora, perché i designati sono dei politici e non dei tecnici?

La considerazione sorge spontanea. Dal “tutto è politica” degli anni Settanta, all’attuale “è solo gestione amministrativa” sciorinato anche a proposito delle funzioni della nuova giunta provinciale, corre un abisso. Si scivola dagli eccessi di allora alla mistificazione di oggi. Da una parte c’era il debordante entusiasmo ideologico che portava a considerare di ogni azione il riflesso pubblico e la valenza sociale, sino ad annientare la sfera privata; dall’altra parte eccoci ora al ripiegamento di basso profilo che tende a celare con ipocrisia la reale valenza di scelte impegnative per la collettività, che in quanto tali hanno indiscutibilmente un rilievo comunitario e dunque politico.
Non si può negare che chi esercita funzioni di governo svolga una funzione di natura politica, poiché gli orientamenti e gli indirizzi assunti non sono neutri: perseguono una visione e assecondano un disegno di sviluppo che non è necessitato, ma rappresenta una possibile opzione fra tante alternative praticabili: politica, dunque. Perché la politica è precisamente scelta, fatta sulla base di un orientamento, di una prospettiva.

D’altronde, se non fosse così, perché designare politici a svolgere tali compiti? I nuovi “assessori” della “giunta” provinciale mica sono tecnici! Negare questa evidenza e ridurli a esecutori di compiti meramente gestionali significa strumentalmente sminuirne il ruolo e la funzione svolta per avere meno intralci, meno opposizioni, meno inciampi. Rendere apparentemente neutre e inevitabili le scelte che si compiono equivale, in un certo senso, a blindarle, rendendole inattaccabili.

L’abile operazione mirabilmente condotta dal sindaco-presidente Tagliani, che ha riunito nella “giunta” provinciale centrosinistra, centrodestra e Movimento 5 stelle, ha proprio questo segno ed è un capolavoro di stampo democristiano. La tecnica è antica e consolidata: cooptare il dissenso (reale e potenziale) inglobandolo nella cabina di regia per poter esercitare l’arte politica e governare incontrastati.

L’OPINIONE
Candidature che vengono e vanno…

Aldo Modonesi ritira la sua candidatura. E’ l’ultima puntata di una nervosa, confusa e ipocrita telenovela stucchevole. Ad aprire le danze ci aveva pensato il livello regionale. Patrizio Bianchi, prima si presenta polemico contro i giochini di vertice, poi si ritira dopo… un incontro di vertice. Richetti si ritira per un avviso di garanzia. Bonaccini rimane anche se interessato da un medesimo avviso. L’unico che ha mantenuto una posizione chiara e serena è stato Balzani.
Spostiamoci ora a Ferrara. Non discuto le varie auto candidature, tutte legittime. Non capisco, invece, la performance di Modonesi. E’ evidente che la sua candidatura avrebbe reso le primarie una gara vera. Questo dava forse fastidio a qualcuno che vuole vincere facile? Resta il fatto che dopo la strigliata del sindaco, Modonesi si ritira. Il richiamo di Tagliani è stato duro. Provo a tradurlo in poche parole: “Ragazzi, datevi una calmata! Ho appena formato una squadra e c’è già chi vuole giocare in un’altra…”. Piccola postilla a questo comprensibile sfogo. Forse, caro sindaco, il modello di questo modo di fare politica viene dall’alto. Ricordi il cinico: “Enrico stai sereno!”? Resta il fatto che la ‘famiglia (dirigente) renziana’ è litigiosa. Basta leggere lo scambio avvelenato di battute tra Marattin e la Zappaterra avvenuto nella riunione della Direzione.
Ma torniamo al ritiro di Modonesi. E’ riferito a lui il termine ipocrisia. Dice Modonesi: “Ringrazio il sindaco per il riconoscimento che la questione che ho sollevato era di natura politica e non personale”. Ma, caro Modonesi, potevi sollevare la legittima questione del caos che si era creato a livello regionale con i candidati inquisiti senza il bisogno di candidarti a tua volta. O no? E allora, perché il ritiro? Sei così ingenuo, o ci ritieni così sempliciotti da non immaginare che sarebbe arrivato un contentino (per ora) dialettico pur di farti ritirare dalla corsa? Infine un’annotazione che non c’entra con le primarie, ma molto con l’identità e la natura del Pd renziano. Si legge e si dice che Girolamo Calò, anch’egli appena eletto presidente del consiglio comunale, scalpiti perché vorrebbe fare l’assessore. Forse per competenze ingiustamente non riconosciute? Può darsi. Un commentatore autorevole ha però scritto, senza essere smentito, che Calò ha gettato sul tavolo le sue 806 preferenze per far pesare la sua richiesta. Insomma, la politica ridotta ad una sala da gioco da Casinò, e i voti usati come fiches personali…Evviva la nuova politica!

IL FATTO
Giochi politici estremi.
Ferrara fa scuola con l’intesa extra-large

Tutti dentro. Con l’ardita alleanza per la Provincia, che mette insieme Pd, Forza Italia, Movimento 5 stelle e Lega, a Ferrara si è realizzato qualcosa di mai visto prima. L’inedito cubo di Rubrick politico, che nessuno finora era riuscito a comporre, è valso ai suoi ingegneri copiose citazione sulle prime pagine dei giornali nazionali. ‘Repubblica’ parla di “strani patti”, di “intese larghissime” e adotta la formula della “politica del cappellaccio”, citata anche da ‘Libero’ il quale però, sarcasticamente, dà ragione ai difensori dell’accordo ferrarese e riconosce che è sbagliato parlare di “larghe intese”, ma solo perché in questo caso “inciucio rende meglio l’idea”. Sulla prima del ‘Messaggero’, Genova e Ferrara sono segnalate come capofila di una scuola politica ecumenica. Si parla di “strana alleanza”, mentre quello di Ferrara viene definito “super accordo”. ‘Italia oggi’ spiega come “le Province abolite siano più vispe e costose di prima”, parla di “grande bluff”, punta l’indice su Ferrara e racconta in che modo i partiti si stiano organizzando per “spartirsi le neo Province e vivere felici e contenti”.
Sulla strada dell’intesa destra-sinistra, non senza resistenze, sembrano dirigersi anche Genova, Torino, Taranto, Brindisi e Vibo Valentia. Ma Ferrara stravince su tutte, perché è l’unica che non solo ha già siglato l’alleanza, ma è riuscita a tirare dentro alla rete stesa da Pd e Forza Italia anche Lega e Cinque stelle.
Il messaggio che filtra è pericoloso: ancora una volta implicitamente si afferma che non serve la politica (la visione), ma basta l’amministrazione (la gestione).

Il “tutti insieme appassionatamente” fa parlare e fa discutere. Grillo tuona contro questa deriva, ma non smuove il sindaco pentastellato Fabbri, che spiega come suo dovere sia tutelare la sua città, Comacchio, che ha bisogno di essere rappresentata. Il sindaco Tagliani, a chi accusa la ditta di essere un poltronificio, replica piccato che non di poltrone bensì di “sedie elettriche” trattasi. Evidentemente la scossa piace ai novelli masochisti della politica.
E così, a proposito di… nuovo che avanza, alle soglie di una fantomatica Terza Repubblica (la Seconda sta per andare in archivio senza neppure che se ne sia percepita la sostanza) torna attuale nel vocabolario politico l’espressione “due forni”, coniata da Giulio Andreotti per dire che la Dc aveva agio di cercare intese alternativamente con Psi e Pci sulla base della maggior convenienza.
Artefice di questa giravolta e moderno alfiere dei ‘due forni’ è oggi Silvio Berlusconi che, recise le radici craxiane, ora sposa la paludata “saggezza” democristiana. Si ritaglia così una nuova centralità e si destreggia scegliendo alleanze variabili secondo comodo suo. Morale, le Repubbliche passano, i vizi restano. E il Gattopardo se la ride.

IL FATTO
Marattin nello staff di Renzi a Palazzo Chigi, al sindaco Tagliani la delega al Bilancio

Negli ambienti comunali ormai si dà per certo che l’assessore Luigi Marattin accetterà l’invito di Renzi di entrare a far parte della sua ristretta squadra di consulenti economici.
Ma al momento non è prevista la nomina di un sostituto. La novità di queste ore, infatti, è che la delega al bilancio sarebbe assunta direttamente dal sindaco Tiziano Tagliani. Non è quindi ipotizzabile, al momento, alcun rimpasto nella compagine di giunta.
Questo, almeno, sino a quando non sarà chiaro che la scelta di Marattin sia definitiva e davvero incompatibile con il suo attuale incarico di amministratore comunale. Tagliani ha, infatti, molta fiducia nelle capacità e nelle competenze del suo collaboratore. E prima di accettare l’idea di doversene privare definitivamente, vuole essere certo che da Roma fra qualche settimana o qualche mese non parta un treno di ritorno. Pur di riportarlo in squadra, il sindaco sarebbe probabimente pronto a riavere il suo assessore anche solo part-time.

I poveri e le miserabili strumentalizzazioni

“Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. (…). Abbiamo dato inizio alla cultura dello ‘scarto’ che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive. (…). Gli esclusi non sono ‘sfruttati’ ma ‘rifiuti, ‘avanzi’.” (…). E’ indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati”.
Queste parole di papa Francesco (“Evangelii gaudium” Edizioni San Paolo), mi tornano alla mente seguendo l’inquietante dibattito innescato dal cartello contro gli accattoni esposto davanti al Conad di via Garibaldi. Voglio subito affermare che mi riconosco nella risposta ferma e precisa data dal sindaco Tagliani. Ben diversa da quella fornita dal sindaco di Vicenza, anch’egli del Pd, che fece approvare dal consiglio comunale il 29 ottobre 2013 un regolamento che nel suo articolo 91 bis recita: “E’ vietata la richiesta di elemosina e di denaro in genere sulla pubblica via…”. Ovviamente, subito fatto proprio dal nuovo sindaco leghista di Padova. Questo è uno di quei casi in cui si è smarrita la differenza valoriale tra destra e sinistra.
A Ferrara, invece, sia la giunta di centro-sinistra, il Pd, Sel, i sindacati e varie associazioni e singoli hanno reagito alla incivile provocazione. Mentre è grottesco che i “Fratelli d’Italia” decidano di presentarsi come le sentinelle della legalità e del rispetto dei cittadini disinvoltamente dimentichi che nel loro dna etico-politico c’è l’alleanza e la collaborazione di governo con un partito fondato da due noti campioni della legalità e del rispetto delle regole come Dell’Utri e Berlusconi.

Ma lasciamo da parte queste miserabili strumentalizzazioni politiche, e torniamo al problema serio oggetto di questa nota. Considerato lo spazio breve di una rubrica mi limito a segnalare i lavori di un grande storico polacco (fu anche un dirigente e ministro di Solidarnosc), Bronislaw Geremek, che in diversi suoi testi ha studiato la storia e le differenze tra il vagabondo, il mendicante e il povero: figure diverse di marginali per scelta, patologia o necessità. E lo ha fatto documentando l’atteggiamento del potere e della società nei confronti di queste persone scomode a partire dal Medio Evo fino alla nostra età moderna. Mostrando, tra l’altro, come la soluzione repressiva abbia sempre fatto leva sulla reazione emotiva di parti di opinione pubblica aizzata contro i poveri (i ‘brutti, sporchi e cattivi’ del bel film di Scola) , anziché aiutarla a ragionare per capire le cause di queste presenze e come porvi rimedio. Oggi, inoltre, non bisognerebbe dimenticare che la regola principe della forma sociale del regime democratico è l’inclusione e non l’esclusione. Anche le due grandi religioni cristiane dell’Occidente si sono divise in modo unilaterale rispetto al dramma della povertà. La parte cattolica riducendola spesso ad un fatto solo assistenziale (che non va certo trascurato e anzi benemerito…), e quella protestante combattendola frontalmente nel nome dell’ethos del lavoro. Di quest’ultima ricordiamo il suo fondatore, Lutero, che nella prefazione al “Liber vagatorum”, si scaglia con violenza contro i mendicanti, vedendo in loro la dimostrazione di “…quanto potentemente il demonio governa il mondo…”.
E ritorno così, in conclusione, alle parole di Francesco che non a caso ha scelto, come papa, il nome del santo dei poveri e degli ultimi. Il suo documento contiene un’analisi delle cause della povertà che non esclude la carità e l’assistenza, ma va oltre individuandone radici e responsabilità con l’obbiettivo di eliminarla. Questa è la visione giusta del problema. Fare invece centro sulla possibile presenza di fenomeni di racket rischia di criminalizzare l’intero popolo dei poveri senza fare le indispensabili distinzioni e le necessarie indagini per colpire l’eventuale presenza di organizzazioni criminali. Condivido al riguardo la posizione enunciata dal prefetto Michele Tortora.
Infine, solo una considerazione sul cartello esposto dal direttore del Conad e sul consenso che ha raccolto Ognuno di noi dovrebbe provare un senso di disagio e un sentimento di compassione e solidarietà davanti ad un nostro simile che si umilia chiedendo in ginocchio qualche centesimo. Non è buonismo da pappa del cuore. E’ la sostanza migliore del nostro umanesimo cristiano e laico.

Fiorenzo Baratelli è direttore dell’Istituto Gramsci di Ferrara

Nota semiseria su “i piagnoni” e Savonarola

Infuria sui giornali cittadini la polemica provocata dalla risposta del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani al direttore della “Nuova Ferrara”, Stefano Scansani. Nel suo intervento il primo cittadino esibisce una serie azzeccata di riferimenti storici che vanno dalla citazione al movimento savonaroliano dei piagnoni all’accenno a un capolavoro dell’arte scultoria chiamato popolarmente I pianzun dlà Rosa, splendido gruppo in terracotta policroma di un grande artista sconosciuto conservato ora nella chiesa del Gesù, dopo che i bombardamenti dell’ultima guerra mondiale distrussero quella in cui era conservato (la chiesa di Santa Maria del Tempio detta “della Rosa”, epiteto probabilmente riferentesi a “roggia” (roxa) in quanto adiacente al grande canale Panfilio, la via ducale d’acqua, la chiesa apparteneva all’ordine dei Templari).

La conoscenza  di un patrimonio culturale popolare da parte del sindaco, ben s’addice a commento delle sue insofferenze e anche ad esposizione del suo programma futuro. Si pensi, come valenza simbolica, all’importanza per la vita cittadina della statua, la brutta ottocentesca statua di Savonarola, che sorge proprio nel centro cittadino e che da sempre veglia i furori della piazza e le cerimonie istituzionali con la sua posa magniloquente e incavolata. Son molto attratto dalla coincidenza del caso come dalla fisiognomica, due aspetti apparentemente secondari nell’analisi dei fatti e che invece possono essere d’aiuto. Che nel giro di quarant’anni l’italianistica avvicendasse sulla cattedra di letteratura italiana di Firenze tre ferraresi d’origine o di cittadinanza onoraria come Lanfranco Caretti, Claudio Varese, Gianni Venturi non può essere solo un caso; come del resto non mi pare una coincidenza che i nostri studi e la nostra sede d’insegnamento fossero, a Firenze, in piazza Savonarola! Confermando questa titolazione il percorso misterioso della casualità.

E di piagnoni ben ci si è interessati, se uno dei convegni più complessi e più proficui sul frate ferrarese per volontà fiorentina ebbe luogo presso l’Istituto di studi rinascimentali della nostra città. Tra la piagnoneria e il debito scambio di vedute mi pare tuttavia che ci debba essere la sua differenza. Sbaglia, però, clamorosamente il sindaco nel ritenere che essere piagnoni significhi essere lamentosi e non invece, come storicamente dimostrato, “incazzati” – e mi si perdoni la parola sconveniente se non fosse che ora è diventata espressione comune -. Ma non nel significato che ad esempio i pentastellati potrebbero dare alla parola, tutt’altro! Mi va bene, se si volesse supporre, che il mio sindaco mi accusasse d’essere un “piagnone” (anche se l’esempio, come lui ben sa, poco è applicabile alla mia fisionomia intellettuale ma anche alla mia fisiognomica) e se questo significasse che sono o potrei essere in…to per certi modi e momenti della sua politica e di quella della sua giunta, in parte rinnovata ma non negli assessorati forti come quelli che ancora occupano i tre moschettieri del suo team. Vale a dire Modonesi, Marattin, Maisto.

Eppure, se mi è permesso dialogare, la “piagnoneria” ha un suo scopo, non tanto di contrapposizione sterile quanto di incitamento a un confronto che francamente mi sembra molto spesso latitare. Non è che si voglia condizionare la necessaria e inconfutabile prerogativa dell’istituzione di governare secondo un piano e una visione delle cose elaborate in modo autonomo, ma sarebbe cosa importante se uno scambio più vivace e complesso si potesse instaurare con giunta e sindaco. Nel caso specifico dell’associazionismo culturale si è tentato di proseguire gli incontri promossi dagli Amici dei Musei con tutte le altre associazioni per definire ruolo e spettanze dei Musei, ma per ora, forse a causa della campagna elettorale, non si è avuto risposta. Altrettanto va detto per la presunta “normalizzazione” delle associazioni culturali, come rileva l’Assessore alla cultura, che sembra non si lamentino tanto ma operino positivamente. A quel che mi consta, il “lamento” associazionista trae spunto dal fatto inoppugnabile che esse prestano un servizio alla città positivo e determinante.

Dopo la vergognosa e triste vicenda della sede delle associazioni di proprietà Fondazione e Cassa Carife, da cui sono state sfrattate e dichiarate morose perché non pagavano sede e servizi condominiali a suo tempo assicurato dall’ente proprietario, mi sembra sia stata decisione saggia e generosa da parte del Comune allogarle in parte nella sede di Via Mentessi, dove provvisoriamente coabiteranno con altre associazioni. Ma non ho notizia delle vicende dell’Accademia e della sua splendida Biblioteca un tempo accolta a palazzo Zanardi, già sede dell’assessorato alla cultura. I tempi son difficili, specie ora che scandali e malversazioni rendono sempre più lontano dal sentire comune i modi di certa politica (e purtroppo di entrambi gli schieramenti). Occorre dunque che il sindaco Tagliani sia attento a quel movimento “piagnone” che gli porterebbe consensi e anche dissensi sempre però nel chiaro ed esplicito riferimento a un onesto “dibbbattito”. Così come gli suggerisco (e lo dico perché anch’io indulgo a quel peccato veniale) di non essere permaloso. E’ difficile, lo comprendo, ma non è una giustificazione. Lo stesso valga anche per molti assessori che spesso indulgono a questo vezzo. Insomma, se Tagliani vuol rivendicare a sé e ai suoi collaboratori l’immagine di Savonarola, saremo ben contenti noi “piagnoni” di seguirlo su una via difficile ma entusiasmante, sempre che sia percorsa nel rispetto reciproco dei ruoli e delle competenze.

La lettera del sindaco Tagliani al direttore della Nuova Ferrara (con sottotitoli)

Lunedì il sindaco Tagliani ha indirizzato una lettera alla Nuova Ferrara, in risposta al direttore Scansani. Eccola qua, ripubblicata e sottotitolata…

Caro Direttore, come ormai le è d’abitudine lei mi interpella all’ora e nel giorno che desidera imponendo tempi, argomenti e modi. Ma io, che sono uomo mite, obbedisco.
[Mi sono rotto le balle di questo modo di fare, ma siccome litigare non conviene le rispondo e già che ci sono mi cavo qualche sassolino]

In primo luogo fa comodo alla vulgata giornalistica descrivere il sindaco di Ferrara come la somma di poteri immensi che vanno dal Presidente della Provincia che verrà eletto in settembre, all’assessore regionale alla sanità che verrà scelto nella prossima primavera, all’arbitro della economia locale, via di mezzo tra il commissario Carife ed il presidente della Camera di commercio. Non cerco alibi ma segnalo che il mondo è più complicato di un titolo cubitale.
[I giornali semplificano e banalizzano ogni cosa, d’altronde li fanno i giornalisti…]

Chiarito questo non mi nascondo. Il secondo mandato non prospetta solo il rischio di cadute di energia, ma anche autonomie nuove, libertà inedite: quelle di chi come il sottoscritto, non ha alcun bisogno di ossequiare, non avendo ambizioni eccessive da coltivare, debiti da pagare, incarichi da chiedere a fine mandato.
[E’ pur vero che sono democristiano, ma a ‘sto giro qua mi prendo le mie belle soddisfazioni: le elezioni le ho vinte ed è inutile stare a far calcoli: si sa, “del doman non v’è certezza”. E allora tanto vale godersela]

E allora caro Scansani sa cosa le dico? Le dico che la prima cosa da fare sarà chiamare le cose con il loro nome: a Ferrara ci sono persone che si prendono responsabilità e altri che se la raccontano, imprenditori che investono ed altri che accantonano, politici chiacchieroni ed amministratori al lavoro quotidiano. Associazioni dinamiche ed estenuanti dispersive gelosie.
[J’aldamar j’ha finì ad godras]

Vengo ai punti sottopostimi, sono gli stessi di una campagna elettorale tra il noioso e il fastidioso.
[Speravo di aver finito con ‘sta rottura di coglioni, invece insistete a chiedere sempre le stesse cose]

La testa di ponte nelle relazioni con i territori circostanti può essere solo la città, non da sola, ma con una larga condivisione che superi le differenze politiche, da Alan Fabbri a Fabbri Marco, ogni altra scelta è destinata a finire in niente.
[‘Todos caballeros’. Però ricordatevi bene – per dirla con l’autorevolissimo marchese del Grillo – che io so’ io e voi nun siete n’cazzo]

Devo però dire che questa ossessione della marginalità non deve convocarci come al cospetto di “pianzun dlà Rosa”, in verità tutta la “provincia” italiana in un Paese che elimina Prefetture, Provincie e Camere di commercio a beneficio di grandi città metropolitane, rischia di trovarsi “spiazzata”, provi a pensare a Mantova, a Pistoia, a Macerata, Rovigo, Pordenone, Imperia… il mal comune non porta alcun gaudio ma questa storia dei ferraresi perseguitati da un destino cieco e baro comincia a darmi sui nervi: dico anche a lei al lavoro, basta piangersi addosso!
[Ciò premesso, sarebbe ora di finirla coi piagnistei e rimboccarsi le maniche]

Cona non è un problema, ma sarà la soluzione, se la sanità ferrarese la smette di cincischiarsi, con la difesa di posizioni superate altrove da 15 anni, e, se la salute dei cittadini ci interessa più di qualche “baronia”, chiediamo alla Università di pensare al futuro delle eccellenze vere: quelle che hanno evidenze scientifiche ed organizzative. Non sta a me farne la cernita, ma qualcosa dopo anni si muove finalmente. Nel frattempo in quell’ospedale dove nessuno scommetteva due anni fa ci saremmo mai trasferiti, oggi si fanno decine di migliaia di interventi, più di quanti si facessero al Sant’Anna. L’autobus passa ogni 15 minuti, il parcheggio è il triplo di quello di prima, la metropolitana riparte entro il 2014, se così non dovesse essere l’appaltante ovvero la FER e l’appaltatore si dovranno porre seriamente il problema del risarcimento danni alla città. Cona non è affatto un problema “cromosomico” della città, è una scelta sbagliata del 1990, ma il corredo cromosomico dei ferraresi non risulta affatto alterato, si altererebbe invece se a Cona la sanità non girasse come deve, ma, pur essendo tutto migliorabile, prendo atto delle lettere di compiacimento che leggo spesso sul suo giornale e che da anni non trovavo.
[Su Cona ormai i maroni mi fumano. Quei quattro parrucconi dell’Università è ora che si diano una regolata. E la Fer stia attenta perché se fanno i furbi gli faccio il paiolo]

Proprio il dato elettorale, veda i dati di sezione, conferma che anche nel quartieri “Giardino” della città il Pd e questa amministrazione ha ricevuto il maggior consenso, e l’interpretazione può esser solo una, qualcuno ha esasperato i toni contribuendo ad una immagine deprimente del quartiere, mentre altri hanno lavorato per arginare i fenomeni di microcriminalità che sono presenti nel quartiere Giardino (da oggi lo chiamerò sempre così perché è così che si chiama) come in tantissime altre realtà cittadine e i ferraresi preferiscono chi dà risposte e non si limita a denunciare problemi.
[Faccio finta di non sapere che il quartiere Giardino è in massima parte quello della buona borghesia ferrarese, dove i moderati hanno sempre preso su bene; e fingo di dimenticare che mi sono ben puntellato il fianco destro con gli ex berlusconiani]

Sono mancati nei cinque anni precedenti i grandi temi, la “visione”? Ma secondo lei decidere di tagliare 50 milioni di debito e ridurre le tasse fa parte del day by day? Errore clamoroso è un grande disegno se non lo si fa a danno dei più poveri! Trovare 50 milioni di euro per il Palaspecchi, 12 milioni per il Massari, avviare il Meis, con un appalto in corso per altri 10, approvare tutti gli strumenti urbanistici con larga condivisione cittadina, avviare le bonifiche al petrolchimico e nei quadranti a rischio, aver aumentato a decine i posti di nido e le case popolari, aver registrato importanti investimenti imprenditoriali (Bricoman, Luis Vuitton, Terna, Softer…), ai quali aggiungo 180 milioni di Versalis in anni come questi… Tutto questo lei lo giudica il solito vecchio tran tran quotidiano?
[Io ho undici decimi, cari miei, non dieci]

Sarà: ma io mi guardo intorno e vedo tanta chiacchiera, ma pochi fatti e del resto quale programmazione si può fare con un governo che cambia ogni sei mesi ed il quadro finanziario che si muta sotto il naso: l’ultima volta solo un mese fa? Io confido nella stabilità del governo Renzi, allora sì che può prendere corpo una visione, la mia: una città che offre alle idee d’impresa, quelle grandi, ma anche quelle delle fab lab dei giovani, spazi e condizioni di espansione, una città capace di crescere con le seconde generazioni della immigrazione che oggi sono gli amici dei nostri figli e parlano solo l’italiano, una città civile, pulita, viva, una città che parla di cultura non solo se “si mangia”, ma che comunque offre a chi vuole investire occasioni che nessuna città di provincia, senza alcuno sponsor, è in grado di offrire, una città che si apre al fiume e ne fa occasione di un turismo intelligente e lento, una città “parco” con oltre 5 milioni di metri quadrati di verde pubblico che vuole dialogare con il suo delta, come dialoga con la sua storia rossettiana, una città europea non più obbligata a confrontarsi con dieci commentatori blog disoccupati, ma che si confronta con Monaco, con Lione, con Gerico, con Sarajevo e non cito a caso.
[Le so tutte]

Una città che abbandona le frasi fatte e si apre al confronto con Hera, senza sudditanze ma anche senza demagogie, una città che è in grado di dire alla Regione Emilia Romagna che se la geotermia è pericolosa allora si chiuda tutta, ma anche che se oggi la Regione è eccessivamente prudente per coprire l’errore fatto nel non divulgare subito gli esiti della commissione Ichese, oppure perché si vota l’anno prossimo, allora è peggio la toppa del buco, perché io rimango della mia idea, quella che mi sono fatto nel corso di mesi di incontri con i tecnici, quella che avevo prima della campagna elettorale e durante la stessa, con coraggio, coerentemente, a prescindere dal consenso, abbiamo l’acqua calda e ci leghiamo al metano altro che ai rifiuti.
[Con Hera bisogna che ve la mettiate via: ci dobbiamo convivere, i padroni sono loro. Invece la Regione non stia tanto a fare la furbina, ché negli armadi hanno i loro scheletroni…]

Grazie dell’incoraggiamento Scansani, e buon lavoro anche a voi.
[Fev mo dar in t’l’organ tuti!]

Via i mercanti dai templi

Il nostro buon Dario Franceschini ne ha sparata una grossa: via i mercanti dai templi. Ossia basta con lo scempio degli ambulanti parcheggiati con le loro mercanzie dinanzi al patrimonio artistico del nostro Belpaese. Tradotto in salsa ferrarese: via il mercato dal listone e da corso Martiri, via le bancarelle di souvenir e quelle di ciarpame vario. Il decreto ‘ArtBonus’ appena passato all’esame della Camera si propone di “garantire il decoro attorno ai monumenti”. Il ministro ferrarese ai Beni Culturali sottolinea il carattere di “urgenza” di questa norma e spiega che “con un semplice procedimento amministrativo sindaci e sovrintendenze potranno revocare le autorizzazioni ad ambulanti, camion, bar e bancarelle vicine ai monumenti”.

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Il mercato del venerdì, nel pieno centro storico di Ferrara [clicca per ingrandire]

La prima domanda da farsi è se questo eccellente decreto sarà tradotto in legge o resterà solo un ottimo proposito. In caso positivo vedremo se i sindaci (il nostro rinnovato sindaco Tagliani) e le spesso inutilmente solerti sovrintendenze prenderanno carta e penna per fare immediatamente ciò che è buono e giusto.
C’è inoltre da augurarsi un’applicazione estensiva del provvedimento e del principio in esso contenuto: via tutto ciò che deturpa e scempia i monumenti, per liberare la bellezza. E quindi: via i taxi dal castello, via le auto – tutte le auto, anche quelle delle forze dell’ordine, dei politici, dei soliti noti – dal centro storico. Obiettivo: pedonalizzare integralmente l’area monumentale di Ferrara per renderla degno patrimonio Unesco. Vorrai mica far torto al patrio Dario…

Renzi e Tagliani, buon vento ai naviganti: le nubi sono già più in là

Le nubi si addensano sull’isola del sogno, ma Formentera é corrucciata non si sa per qual suo misterioso pensiero. Forse mi costringe a restare fisso a guardare la televisione con i risultati delle elezioni europee, mentre un vento circolare investe l’isola, cacciando il non piú giovane turista a trovare rifugio tra i commenti sapientucci dei nostri opinionisti intenti e volenti a dire cose perlomeno che suonino intelligenti. Ma la sera in uno splendido ristorante diretto da una signora che sembra uscita pari pari da un film di Almodovar, un discorso serio che la dama comincia e che rivela come anche qui – anzi piú che in Italia- la risposta non poteva essere che quella da molti auspicata: una necessitá di credibilitá e di fierezza contro il catastrofismo degli euro scettici e le tinte cupe di una discesa inarrestabile tra le maledizioni, i ghigni e le minacce dei 5 stelle. Diciamo che, a questo punto, la mia scelta sembra configurarsi – almeno questa é la mia convinzione – come una costante attenzione a un partito a cui va la mia fiducia e che ha espresso un leader che, pur non condividendone le scelte, ha portato a una vittoria che sembrava impossibile ottenere. Allora onore al vincitore, soprattutto perché ha salvato e rilanciato “un’idea di sinistra” o almeno il partito a cui va la mia scelta politica. E di questi tempi non é poco. Saremo vigili affinché le promesse siano mantenute e saremmo lieti se gli amici mi diranno che ho sbagliato. Ma non é questo che voglio e desidero. É ancora la necessitá di proteggere e di lottare per un’idea etica della politica. Si squarciano le nubi sopra il mare che trascolora con riflessi di perla, e mi arrivano le prime notizie di una probabile vittoria al primo turno di Tiziano Tagliani, come si scriverebbe nel vocabolario ripetititivo e poco fantasioso dei politici, “senza sí e senza ma”. Ne sono lieto e sollevato, anche perché la minaccia grillina, cosí cavalcata anche dalla “Ferrara bene”, sembra essersi sgonfiata in una protesta i cui segni si misurano nella eccessivitá degli insulti e delle urla. Fra poco non sentiró piú il vento pettinare le chiome delle palme e non vedró piú i fichi d’India carichi di fiori dai colori prepotenti e decisi; non passeggeró piú su spiagge candide e il mare – “carogna – non mi leccherá piu i piedi” (la citazione è da una frase di Pavese al confino a Brancaleone Calabro). Sará triste, anche perché il mio destino di viaggiatore é stato quello di scoprire e vedere i mari piú belli del mondo senza amarli. Questa volta é diverso. L’Eden mi ha fatto credere o illudere che la follia umana, in fondo, può placarsi in uno scatto di reni e che, purtroppo, non potremmo mai piú vivere nel paradiso. Che resta e deve restare un’utopia e una speranza.

A Ferrara Tagliani fa il bis, i grillini fanno flop

Il vincitore è indubbiamente il sindaco uscente Tiziano Tagliani che, senza necessità di prove d’appello, rinnova il suo patto quinquennale con gli elettori ferraresi. La sconfitta è certamente Ilaria Morghen: aspirava a mettere fine “a settantanni di dominio democristiano” (sic) e invece si deve accontentare di un risicato 16% e del terzo posto, alle spalle di un tonico Vittorio Anselmi, l’architetto di Forza Italia che la sopravanza di oltre un punto percentuale.
E’ una vittoria piena, quella del rinnovato sindaco, che personalmente incassa il 55% dei consensi. In città, però, alle amministrative il Pd perde ben 5 punti rispetto alle europee (47 contro 52%). Per il passaggio del turno senza supplementari, pesante risulta l’apporto della neo-costituita lista “Ferrara concreta”, composta da un folto drappello di ex berlusconiani: il consenso va oltre un sorprendente 4%, che la qualifica come seconda compagine di giunta.
Fra i ‘civici’, bene Rendine che raccoglie più del 3%, verosimilmente anche per effetto di una propaganda elettorale passata non inosservata, mentre Fornaro, forse anche zavorrato da dogmi e ombre di taluni suoi sostenitori politici, si ferma un punto più sotto.

“A Ferrara serve un cambio epocale”. E l’architetto Anselmi presenta il suo progetto di governo della città

Da vent’anni militante ed esponente di Forza Italia, sempre defilato dalla ribalta, questa volta l’architetto Vittorio Anselmi ha squadernato il suo progetto per Ferrara e “deciso” (più che accettato, come lui stesso riconosce) di mettersi personalmente in gioco con la candidatura a sindaco, convinto che ci sia la necessità di un radicale cambiamento e la possibilità di realizzarlo concretamente.

Anselmi, il centrodestra si presenta frammentato a questo appuntamento elettorale: la metà dei candidati, ben quattro, fanno riferimento alla vostra area politica…
Già. E pensare che mai come in questo frangente abbiamo lavorato per un progetto unitario e condiviso. Fin dall’autunno erano state definite strategie e linee programmatiche e avviati i tavoli di confronto. E sino all’ultimo giorno sembrava tutto fatto, poi al dunque abbiamo scoperto, non senza sconcerto, che Ncd e Udc si erano accordate fra loro. E dire che quelli del Nuovo centrodestra si erano sempre mostrati persuasi dell’intesa e d’accordo a sostenere il mio nome. Ma nelle segrete stanze, all’ultima ora hanno deciso diversamente.

Anche al vostro interno qualcuno s’è sfilato, Toscano ad esempio. Che è successo?
Guarda caso anche lui ex democristiano. Il problema è che la componente cattolica ed ex dc non si riconosce organicamente nel disegno del centrodestra, non contribuisce alla definizione di programmi comuni e persegue logiche di autonomia. Ciò è incompatibile con la necessità di etssera una diffusa rete di alleanze. Le defezioni nascono dall’insofferenza per i germi della cultura liberale. E’ legittimo, ma strategicamente sbagliato.

A chi reca maggior danno questa frantumazione? Al sindaco uscente che si deve misurare con sette contendenti, ciascuno in grado di erodere fette di consenso o all’opposizione che appare disgregata?
A noi. Se avessimo avuto la capacità di presentarci solidi e uniti avremmo potuto intercettare il vasto malcontento che si respira in giro e costituire una più credibile alternativa di governo.

A ben vedere, poi, ai quattro menzionati si potrebbero assimilare Zamorani, che è un radicale di impronta liberale, e la Morghen, che di recente ha fatto outing proprio su ferraraitalia rivelando una sua afferenza ideale alla destra. Quindi, in senso allargato, fanno sei su otto. Curioso in una città sempre amministrata dalla sinistra, no?
No, non è curioso: mi dispiace! Ferrara più che dalla sinistra direi che è stata amministrata dai sindacalisti. Con risultati deludenti. I cittadini per tanti anni hanno lamentato il fatto che non ci si mettesse mai d’accordo per definire una concreta alternativa. Mi sembra un’opportunità sprecata, quando invece ci si sarebbe potuti coalizzare. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per propiziare il cambiamento, altri si sono tirati indietro. Con Zamorani ci conosciamo da una vita, abbiamo militato insieme nel partito radicale, ha una sua coerenza. Della Morghen non avevo dubbi che fosse di destra, probabilmente estrema destra visto il piglio polemico che ha.

Ma scusi, non è di destra anche lei?
Io non sono espressione della destra.

Beh, del centrodestra…
…con l’accento spostato sul centro. Centrodestra è una sintesi che definisce un’area ampia, con sensibilità molto diverse.

E la sua sensibilità si affina nel partito radicale, poi?
Sono militante di Forza Italia fin dal ’94. Sono stato probiviro regionale, responsabile dei ‘think tank’, consigliere provinciale. Ruoli defilati. Ora mi sono lanciato in questa impresa per difendere la robusta identità che in questi vent’anni abbiamo consolidato e che non va dispersa. Noi non abbiamo un base ideologica, ma un elettorato ampio e composito che dobbiamo riconquistare ogni volta sulla base della nostra proposta concreta. Per questo ci definiamo un movimento: ci muoviamo spesso per riuscire a intercettare i reali bisogni delle persone e fornire risposte adeguate.

Non le sembra che Forza Italia però in questa fase tradisca una evidente difficoltà?
Oggi anche noi abbiamo bisogno di un profondo ricambio. C’è il rischio che il partito venga spazzato via. Serve una nuova classe dirigente.

Sta dicendo che Berlusconi ha concluso il suo ciclo e che magari non occorre nemmeno uno di famiglia per sostituirlo?
Berlusconi è il nostro leader, ma i colonnelli che lo hanno attorniato e malconsigliato in questi anni. Sono loro i maggiori responsabili della situazione: devono sparire tutti e lasciare spazio a forze e intelligenze nuove. Confido che Berlusconi abbia la volontà di guidare questo inevitabile cambiamento. Rottamazione non è un termine che appartiene solo a Renzi, lo uso volentieri anch’io.

Del partito si parla spesso anche in riferimento a vicende giudiziarie…
Per quanto riguarda Berlusconi stanno emergendo fatti che gettano una luce diversa su questi anni e comprovano il disegno che è stato ordito ai suoi danni e mostrano il grande senso di responsabilità che ha sempre avuto nonostante gli attacchi continui dall’Italia e dall’Europa. Però ci sono cose che riguardano altri dirigenti che non si possono accettare: la stragrande maggioranza del partito è fatto da gente perbene che merita di più.

Veniamo a Ferrara. Lei ha il sostegno, oltre che di Forza Italia, di Lega nord e Fratelli d’Italia. Come si caratterizza la vostra proposta?
C’è bisogno di cambiare sul serio. Tagliani in un modo o nell’altro governa di fatto da 15 anni e le sue radici affondano nell’era Soffritti. E in questo periodo Ferrara è crollata secondo tutti gli indicatori economici. Le risposte fornite dall’amministrazione sono state inadeguate. E i cittadini sono tutti scontenti.

Bingo! Non dovrebbe essere difficile vincere in queste condizioni…
Credo molto nella possibilità di andare al ballottaggio. Riconosco però che Tagliani è stato bravo nella campagna di comunicazione. Sembra che tutto vada bene. Mentre l’opposizione sconta il prezzo della frammentazione che la indebolisce. Ripeto: un raggruppamento coeso sarebbe stato più attrattivo. La spaccatura è un regalo fatto al sindaco.

Che oltretutto ha pure l’appoggio di Ferrara concreta, una potenziale costola del vostro schieramento, no?
Attendo il primo consiglio comunale per appellarli come meritano: Razzi, Scilipoti… A livello personale il rapporto resta, ma politicamente meritano solo disprezzo. Vedremo anche cosa hanno raccolto in cambio di questa disgustosa operazione di trasformismo.

Lei parla della necessità di cambiamenti profondi. Concretamente come si determinano?
Facendo tutto quel che serve per disboscare la macchina comunale.

Che significa?
Chi vuole fare impresa deve affrontare una corsa a ostacoli. E’ inaccettabile.

Ma è colpa del Comune o delle normative generali?
Molto dipende dalle leggi, certo. Ma ci sono anche impedimenti e balzelli locali: procedure lente, tassa di soggiorno da eliminare, permessi per l’occupazione del suolo pubblico, tassazioni sulle attività commerciali, le tende, le insegne. L’elenco è lungo, ci sono tante cose su cui si può intervenire. Già uno snellimento burocratico sarebbe un passaggio epocale.
Io dico: non faccia il pubblico ciò che può fare il privato. Anche per questo vogliamo le vendita delle azioni Hera. Per fortuna è stata decisa l’uscita dal patto di sindacato. Ora la strada è praticabile, ma deve essere una vendita, non una svendita.

Non teme di perdere il controllo su un bene pubblico primario come è l’acqua?
Mi basta avere la ‘governance’. Io sono per la completa privatizzazione di tutte le ex municipalizzate e di tutti i servizi pubblici non essenziali. Ciò consentirebbe di recuperare risorse da destinare alle famiglie, alle fasce deboli della popolazione, alle imprese.

Nell’immediato. Ma nel lungo termine?
Dipende da come si regolano i rapporti. A me la liberalizzazione non spaventa. Gli errori li fanno quelli di sinistra quando applicano ricette di destra perché non sanno dove mettere le mani. Sono processi che vanno gestiti da chi conosce il privato e conosce il mercato. Io lo conosco.

E l’assessore Marattin no?
Lui è un ottimo tecnico al servizio di una politica sbagliata.

Sta dicendo che lo terrebbe nella sua squadra?
Terrei un assessore con le sue capacità. Ma già ce l’ho pronto.

E ci dice chi è?
Gemma Carelli, di Fratelli d’Italia. Molto preparata.

Ultimi colpi: qualche progetto rilevante che vorreste sviluppare?
La riqualificazione dell’area stadio, includendo lo stabile attualmente dell’Asl e i giardini retrostanti. Due ettari in pieno centro da riservare a servizi e attività con una quota di social housing. E col ricavato fare lo stadio nuovo, un moderno gioiellino a misura dei bisogni della città.
Poi bisogna completare la tangenziale che è tale se ha uno sviluppo anulare: quindi serva il tratto che attraversi il parco urbano con le dovute contromisure di mitigazione di impatto.

Una vecchia idea del sindaco Soffritti…
Non a caso: è stato l’unico sindaco a dimostrare capacità progettuale. Sateriale ragionava da sindacalista e progetti non ne aveva, mentre Tagliani si è appiatto sul contingente senza tracciare una prospettiva. Per la progettualità serve un architetto.

Ed ecco qua lei. Ma questa sua idea agli ambientalisti non piace mica, lo sa?
Ci vuole lungimiranza e buon senso a fare le cose. Io invece osservo solo lungaggini. Per approvare il Psc, cioè il piano strutturale comunale, lo strumento fondamentale per regolare lo sviluppo urbanistico di una città, sono serviti dodici anni, dodici! Questo significa che nel frattempo le cose sono andate avanti per conto loro. La fortuna di questa amministrazione paradossalmente è stata la crisi del settore immobiliare, se no avrebbe avuto addosso tutti quanti. Ma chi non ha programmi non ha futuro.

Quel pizzino dal palco: addosso ai 5 stelle…

Un lettore ci ha scritto per riferire una vicenda gravemente scorretta accaduta ieri durante il confronto elettorale che si è svolto in castello. Riportiamo qui la sua testimonianza.
“Desidero segnalare un episodio emblematico del clima politico attuale. Domenica mattina 18 maggio ho assistito nella Caffetteria Castello ad un dibattito organizzato dal Movimento Federalista Europeo e Comitato Ferrara per la Federazione Europea a cui erano invitati i candidati della Circoscrizione Nord-Est alle elezioni del Parlamento Europeo del 25 maggio. Presiedevano l’incontro Rossella Zadro, vicepresidente del Comitato e attuale esponente della Giunta comunale (nonché candidata alle amministrative per il Centro Democratico, a sostegno di Tagliani) e Giorgio Anselmi, direttore della rivista “L’Unità Europea”. Dopo un introduzione del sindaco uscente Tiziano Tagliani (Pd), in corsa per il secondo mandato, sono iniziati gli interventi dei vari candidati. Era presente un buon numero di liste. Dopo gli interventi degli esponenti di Fratelli d’Italia, L’Altra Europa con Tsipras, Scelta Europea, Nuovo Centrodestra, Partito Democratico, è stata la volta della candidata del Movimento 5 Stelle Francesca Nicchia, laureata in economia, che ha evidenziato le conseguenze dell’adesione all’Eurozona e ai Trattati europei, subite dai cittadini a causa di decisioni mai sottoposte a nessun tipo di consultazione. Finito il proprio intervento, Francesca Nicchia non ha fatto in tempo a sedersi in platea che Giorgio Anselmi, moderatore del dibattito, si è alzato dal tavolo dei relatori per avvicinarsi a una persona del pubblico – che fino a quel momento aveva rivestito il ruolo di “fotografo ufficiale” dell’incontro – consegnandogli un fogliettino.

Il caso ha voluto che io fossi seduto molto vicino a questa persona e ho avuto la possibilità di leggere la prima frase del “pizzino” che esortava inequivocabilmente un intervento “CONTRO M5S”, sottolineato con doppia linea.

Questa persona, destinataria del messaggio è stata subito inserita nella lista degli interventi dal “moderatore” Anselmi e, appena presa la parola, il “fotografo ufficiale” trasformatosi in “militante federalista” ha porta avanti un’invettiva sollecitata e mirata contro Movimento 5 Stelle e la candidata presente all’incontro, questo tra gli applausi della maggioranza dei federalisti presenti, rappresentati Pd e Scelta Europea compresi e lo sdegno degli esponenti di L’Altra Europa con Tsipras e di alcune altre persone del pubblico.

Ciò che è accaduto è moralmente e politicamente disgustoso: un moderatore di un evento pubblico patrocinato da un Comitato cittadino che vede la presenza dell’istituzione Comune al suo interno, non può permettersi di condurre un dibattito progettando interventi che sostengano solo una delle tante espressioni politiche presenti, cercando di distruggere in modo pilotato un’idea diversa, per altro ben motivata e argomentata. Trovo altrettanto vergognoso che autorità cittadine, candidate alle prossime amministrative, come Tagliani e Zadro prestino la loro disponibilità ad essere garanti del rispetto della pluralità di pensiero dei cittadini in questi incontri, che purtroppo hanno un preciso e univoco indirizzo politico. E’ anche a causa di incontri come questi che la democrazia in questa città, in Italia e in Europa appare sempre più come un diritto che ci stanno togliendo, pezzo dopo pezzo”.

L.Z. cittadino indignato (lettera firmata)

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Caso Aldrovandi, le ‘tricoteuses’ ovvero il mal riposto senso dell’onore

Nei vecchi film la cattiveria delle tricoteuses che, insediate sotto la ghigliottina sferruzzavano in attesa che la lama calasse sul collo dei nobili francesi lasciando solo un momento il lavoro a maglia per applaudire freneticamente, erano un classico dei film di genere fatti per soddisfare la “pancia” (e termine più giusto e più volgare non si potrebbe inventare) di chi crede che solo al sopruso si possa rispondere con la violenza e la derisione. Questo è stato il primo pensiero che mi è venuto in mente alla notizia dei cinque minuti di applausi ai tre agenti implicati nella morte di Federico Aldrovandi.

Non ho mai volontariamente preso posizione pubblica nella vicenda Aldrovandi per rispetto al dolore della famiglia e per una concessione d’appello etico verso quelle forze dell’ordine che, come ben aveva identificato il pensiero di Pasolini, rappresentano mediamente la classe sociale più umile. Ma è ora chiaro che qualsiasi forma di giustificazione cede di fronte alla violenza cieca di quell’applauso che uccide per un malinteso concetto del “servizio d’ordine”, per una malvagia idea di giustizia che plaude alla violenza e alla soppressione della vita umana. Una violenza moralmente condannabile quanto la riprovazione per la morte stessa provocata al giovane Aldrovandi proprio perché nata da una falsa giustificazione morale, da una violenza ideologica ed etica. A sua volta resa più bieca dalle parole terribili espresse dal vertice del Sap, il sindacato autonomo di polizia, e delle sempre più inaccettabili dichiarazioni dell’onorevole Giovanardi. Penso alla voce untuosa di un capo del Sap che parla di “ossequioso” rispetto del dolore della famiglia. Ma sa l’illetterato signore cosa significa l’aggettivo “ossequioso” e il suo sostantivo “ossequio”?
Siamo nella più bieca tradizione di un formalismo per cui la retorica si fa strumento di falsità. Si pensi alla frase un tempo così usata dalla piccola borghesia: “porga i miei ossequi alla sua signora” che diventa un modo terribilmente retorico per significare un concetto così semplice come “mi saluti sua moglie”. Tutta la retorica di cui si ammantava un tempo nella sua vacuità chi si credeva deputato all’uso di parole inutili. Si risponde così a un atto eticamente rivoltante con il formalismo di piccoli funzionari, per fortuna pochi, dal pensiero miserevolmente pericoloso.

Del resto, a esclusione dei soliti noti presenti al congresso del Sap, o al commento del già citato Giovanardi, lo scatto morale dei vertici politici e istituzionali è stato unanime e questo consola: da Napolitano, alla Boldrini a Grasso, a Renzi, ad Alfano fino a Pansa capo della Polizia e per li rami fino al sindaco di Ferrara Tizano Tagliani. Una quasi unanimità che almeno conforta nella tenuta di certi valori non commerciabili con il risentimento e la protesta di chi si crede offeso nei propri diritti nonostante l’inequivocabile giudizio della magistratura e del comune senso etico. Non si possono applaudire coloro che hanno applicato la violenza sia pure – lo si conceda pur non condividendolo – per un travisato senso del proprio compito. La mancanza di un dignitoso silenzio, l’insistita reiterazione di un pensiero eticamente non condivisibile fanno regredire coloro che hanno applaudito e che purtroppo fanno parte delle forze dell’ordine a tempi bui di cui ancora il nostro tempo non sembra essere immune. Ho ammirato e ammiro l’indomito coraggio della mamma di Federico Aldrovandi ma anche la dignità silenziosa del padre e mi commuove la stanchezza di una madre coraggio che vorrebbe ritornare nella vita di ogni giorno e non viverla come un evento ogni giorno eccezionale.

Eppure da questa tristissima vicenda una luce di speranza si è accesa. E quella proviene proprio dalla condanna dei politici e delle istituzioni a un atto tanto inaudito quanto non necessario. Questa è la vittoria più clamorosa della famiglia Aldrovandi.

Ambiente, salute, lavoro: i ‘Valori di sinistra’ di Giuseppe Fornaro, candidato che non t’aspetti

Un passato da giornalista, un presente da presidente provinciale della Fiab, la federazione degli amici della bicicletta, e un impiego nel comparto farmaceutico, lontano da partiti e politica. La candidatura a sindaco di Giuseppe Fornaro, sotto il simbolo “Valori di sinistra”, è stata fra le sorprese di questa tornata elettorale.
Quali priorità di intervento individua per Ferrara?
Lavoro, salute (non solo cura ma anche prevenzione), ambiente, mobilità, sostegno alle famiglie in difficoltà.
Sul lavoro cosa pensa potrebbe fare concretamente il Comune?
Non c’è una competenza diretta e io non voglio fare demagogia. Però un Comune può stimolare gli investimenti e i problemi che derivano dalla spending review si possono aggirare.
In che modo?
Sfruttando i finanziamenti europei. In fondo è l’uovo di colombo, ma non dobbiamo dimenticare che ogni anno viene sprecata la disponibilità di ingenti risorse comunitarie solo perché nessuno sa che esistono. Basterebbe un ufficio con due persone e il compito di scandagliare sistematicamente i bandi di finanziamento. Si potrebbero così immettere risorse importanti e generare un meccanismo virtuoso.
Parlava prima di aiuti alle famiglie. In che maniera ritiene di intervenire?
Ad esempio assicurando trasporti pubblici gratuiti. Questa crisi finirà per costringere le persone meno abbienti a chiudersi in casa, perché anche muoversi è un costo che rischia di divenire insostenibile.
Però attualmente il servizio dei trasporti non è gestito direttamente dal Comune ma da un’azienda che opera secondo criteri di mercato…
Quello dell’aziendalizzazione è un paradigma che va cambiato, non è certo l’unico sistema possibile. E questo vale anche per la sanità.
In che senso?
I sindaci devono riprendersi il ruolo di indirizzo sulle politiche sanitarie regionali. Questa crisi va affrontata con logiche nuove, non si può seguire la strada che ci ha portato sul baratro. Siamo alla macelleria sociale.
Ma come pensa di recuperare risorse, al di là dei finanziamenti europei?
Facendo delle scelte. Anziché rifare piazza Trento e Trieste per esempio si possono mettere quelle somme a disposizione delle famiglie meno abbienti. La logiche è quella di stornare risorse dalle poste di bilancio.
Fra le priorità indicava l’ambiente. Come giudica l’operazione geotermia?
Se fosse vera sarebbe ottima, ma siccome il progetto richiede tre centrali per mantenere l’acqua in temperatura dico che non va. C’è il rischio oltretutto di legare i ferraresi mani e piedi all’inceneritore che sarebbe essenziale perché si sfrutterebbe il calore generato dall’impianto appunto per scaldare l’acqua della geotermia. Io dico che o c’è la possibilità naturale di portare l’acqua calda a casa dalla gente, oppure è una presa per i fondelli.
A proposito: e l’inceneritore?
Nel corso della legislatura andrà gradualmente ridotto l’utilizzo fino a renderlo non indispensabile. Questo è possibile incrementando la raccolta differenziata dei rifiuti.
E come si fa?
Si copia dalle esperienze positive e si mette in pratica.
Se è così semplice perché non si è fatto finora?
Perché le politiche economiche sono dettate dalle lobby, in Emilia Romagna da Hera per quanto riguarda l’ambiente.
E negli altri settori quali sono i condizionamenti? Nei giorni scorsi il sociologo Federico Varese da noi intervistato ha messo in guardia gli amministratori locali dal rischio di infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti…
Il problema è la logica del massimo ribasso sulla base della quale sono assegnati i lavori. E’ un sistema da rivedere profondamente. Ma c’è anche un altro problema.
Quale?
Quello dell’edilizia privata che ha fatto scempio del territorio. In questi anni si sono costruite molte cose inutile e di nessun pregio. Evidentemente si è accontento qualche imprenditore…
E invece cosa bisognerebbe fare?
Recuperare l’esistente. L’offerta abitativa ormai è satura, non serve più costruire, però si può ristrutturare con intelligenza.
Bene. E la sanità, che pure ha indicato come terreno prioritario di impegno?
Ferrara ha un alto tasso di tumori, purtroppo. Viviamo in pianura padana, l’area più inquinata d’Europa, c’è un’alta densità di stabilimenti produttivi e una motorizzazione spinta.
Che fare?
Spegnere l’inceneritore, con gradualità ma senza incertezze. Chiudere davvero la Ztl. Al riguardo segnalo che troppe auto circolano ora in centro. Ogni amministrazione lascia alla città una propria traccia. Quella attuale ci consegna una bella piazza messa a nuovo. Sarebbe il caso che rimanesse patrimonio dei pedoni e non colonizzata dalle auto. Quella precedente invece ci ha regalato la turbogas, doveva servire a rilanciare gli investimenti industriali ma non è arrivato nessuno…
Beh, diciamo però che in mezzo c’è stata anche la crisi…
E andrà sempre peggio in questo senso: l’energia prodotta con combustibili fossili costerà sempre di più perché è in via di esaurimento. Ma attenzione, l’alternativa non sono le trivellazioni che Tagliani ci vuole riproporre…
In questi giorni se n’è parlato molto in relazione al rischio sismico. Qual è il suo pensiero a riguardo?
Che se c’è anche un solo dubbio di correlazione non si devono fare. Ma al di là di questo basta considerare il problema della subsidenza del suolo: le falde si abbassano e aumenta la salinità dell’acqua. Insomma, non c’è discussione: le trivellazioni non si devono fare.
Veniamo all’orizzonte più propriamente politico. Lei è sostenuto da una coalizione di cui sono parte Rifondazione comunista, Italia dei valori, alcuni fuoriusciti da Sel (che non hanno condiviso la linea in appoggio al sindaco uscente Tagliani) e il Pdci. Fra i massimi dirigenti di quest’ultimo c’è Roberto Soffritti, sindaco di Ferrara per 16 e antesignano delle larghe intese, che all’epoca si consumavano però in pizzeria, fuori dai riflettori: un consociativismo non dichiarato ma praticato. Qual’è il suo giudizio su quella fase politica?
Quelli facevano il consociativismo delle pizzerie, questi fanno le larghe intese. Nella sostanza non è cambiato nulla. Soffritti a me non crea alcun imbarazzo. Il modello soffrittiano non è il mio, io non faccio accordi in pizzeria con nessuno, piaccia o non piaccia dico sempre chiaramente ciò che penso, sono una persona leale.
Fra chi la sostiene c’è una buona dose di dogmatismo e ortodossia.
Il nostro capolista è un ragazzo di 26 anni che arriva da Sel, è un chiaro segnale alla città e anche una risposta alla sua domanda. Io porto le mie idee e non mi sono proposto, mi sono venuti a cercare per offrirmi la candidatura. Se mi vogliono io sono così, lontano da slogan e demagogia, aperto al confronto e disposto a cambiare opinione di fronte ad argomentazioni convincenti. Dall’altra parte invece vedo il ritorno della Dc.
In questi anni gran parte del suo impegno civico è stato speso a favore della mobilità ciclabile. Progetti da realizzare come sindaco?
Non esiste un percorso ciclabile per raggiungere Cona né dalla città nei dalle frazioni limitrofe. Va realizzato, ne abbiamo già individuato i tratti, lo si può fare quasi a costo zero sfruttando strade di campagna. Ma poi ho un’altra idea per rendere vivibile la città ed esaltarne la bellezza…
Dica.
Ci sono due gioielli, il castello e il palazzo dei Diamanti, soffocati dal traffico. Vanno liberati. Vorrei eliminare tutto il traffico di attraversamento dall’asse Cavour – Giovecca e da quello Porta Mare – Porta Po. Deve essere valorizzata l’idea geniale e visionaria di Biagio Rossetti. Ferrara è stata capitale europea del Rinascimento. Dovremmo istituire periodicamente un “Biagio Rossetti day” per ricordarlo. Non dico che la totale chiusura al traffico di questi due assi urbani possa essere digerita da un momento all’altro, ma come Bologna ha istituito giornate ricorrenti di chiusura al traffico così potremmo fare noi nei fine settimana, ad esempio, liberando lo splendore di tutto il comparto monumentale connesso al magnifico corso Ercole d’Este. Provi a immaginare cosa significherebbe riappropriarci dei nostri monumenti, girare serenamente a piedi fra il parco Massari, la piazza Ariostea e il palazzo dei Diamanti. Facciamolo gradualmente e diamo il tempo alla città di gustarselo e abituarsi.

IMMAGINARIO
la foto di oggi
il parco Bertasi

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città e i suoi abitanti.

Il nuovo parco Bertasi, al Barco

E’stato intitolato ieri alla memoria di Luciano Bertasi il parco di via Angelica a Barco. Bertasi, scomparso nel febbraio 2004, fu un apprezzato amministratore pubblico. La cerimonia è avvenuta alla presenza dei familiari, del sindaco Tiziano Tagliani, dell’ex sindaco Radames Costa che lo ha ricordato ai presenti.

Questo è il discorso commemorativo pronunciato, nel giorno delle esequie, dall’allora sindaco Gaetano Sateriale

“Luciano Bertasi lascia in questa città che lui ha amato una traccia profonda del suo passaggio e in tutti coloro che lo hanno conosciuto il ricordo incancellabile di un uomo giusto, coerente con i suoi principi, mai supponente, sempre disponibile all’ascolto e al confronto.
E’ stato un amministratore e un politico: ha saputo esercitare l’arte del governo tenendo ferma all’orizzonte la traccia di ciò che si poteva fare per migliora l’esistente; e ha saputo esercitare l’arte della politica tenendo sempre all’orizzonte i valori dell’etica.
Ha intrapreso giovanissimo il suo cammino di crescita sociale e di impegno politico, in una fase, quella degli anni Sessanta, ricca di avvenimenti e di contrasti, di speranze e di conflitti, di tensioni e rivolgimenti. Ha compiuto una scelta netta, si è schierato con quella parte che propugnava gli ideali di giustizia sociale, di trasformazione, di democrazia e di libertà nei quali si riconosceva pienamente e che hanno guidato ogni suo passo per tutta la vita.
Dalla Federazione giovanile comunista al Pci ha portato avanti con slancio e con rigore il suo impegno. Non ancora trentenne ha assunto il suo primo incarico istituzionale, come primo presidente della Circoscrizione Via Bologna, all’indomani dell’applicazione della legge che dava pratica realizzazione alle disposizioni costituzionali sul decentramento amministrativo. E’ forse paradigmatico questo passaggio, perché Luciano ha continuato a mantenere sempre, in ogni circostanza futura, la stessa attenzione per le minute cose, per le piccole richieste, la stessa disponibilità al contatto diretto e personale che già seppe profondere quando fu chiamato a misurarsi nel ruolo di guida del quartiere nel quale abitava.
La modestia è un tratto riconosciuto della personalità di Luciano Bertasi. La modestia, l’intuito e la tenacia. La gentilezza e la lealtà. Era leale con se stesso, con gli ideale che professa e i principi che ne ispiravano il pensiero e l’azione. Ma era leale anche con gli altri, sincero e schietto con gli interlocutori, sino al punto dal non sottrarsi al confronto anche aspro, se necessario. Ma sempre con garbo e con rispetto per chi gli stava di fronte. Per lui lealtà significava rifiuto dell’ipocrisia e di ogni scorciatoia di comodo.
E’ stato, nella sua lunga e feconda parabola pubblica, anche consigliere comunale e assessore. Già all’epoca dell’impegno in Via Bologna aveva dato testimonianza di un’inedita, per quei tempi, sensibilità ambientalista, che aveva trovato espressione, per esempio, nella sua presa in carico delle preoccupazioni destate dalla messa in opera in zona di un potente ripetitore di telefonia.
Antesignano di una cultura e di una coscienza ambientalista, coniugò questo sentimento con un l’interesse urbanistico, fino a produrre felici intuizioni sostenendo un concetto di sviluppo urbanistico della città permeato dall’esigenza di recupero di contesti ed edifici storici, sempre con grande attenzione alla salvaguardia e alla valorizzazione delle aree verdi. E fu proprio in qualità di assessore all’Urbanistica che, in sintonia con altre importanti personalità ferraresi e nazionali, diede concretezza ai sogni del parco urbani, che oggi porta il nome di Giorgio Bassani, e al recupero delle mura. Grazie anche a Luciano Bertasi quelle intuizioni divennero progetti e quei progetti realtà. Anche il recupero dell’edificio nel quale aveva sede lo zuccherificio Eridania e che oggi ospita la facoltà di Ingegneria si deve in buona parte all’opera di Luciano.
Coniugava questa sua capacità, che come amministratore gli consentiva di prodigarsi con competenza – e esclusivamente al servizio della comunità -, con le passioni e gli interessi più disparati, che ne rendevano la figura a tutto tondo: dalla passione per il calcio, che pratico a discreti livelli, al tifo per la sua Spal, che seguì anche da cronista, alla pratica del giornalismo (era pubblicista e fu collaboratore dell’Unità e capo ufficio stampa dell’Amministrazione provinciale), alla passione per la didattica che esercitò come docente dell’Itip.
Conclusa, e non per suo volere, l’esperienza da assessore e trascorsi anni di battaglie, anche aspre, ma sempre condotte alla luce del sole, all’interno del partito del quale ha continuato a far parte fino all’ultimo giorno, Luciano non ha fatto mancare la sua competenza e si è rimesso a disposizione.
Così ha rivestito dapprima il ruolo di presidente dell’azienda provinciale dei trasporti, in una delicata fase di transizione, poi ha dedicato ogni risorsa alla definizione delle politiche per la casa, come presidente dell’Istituto autonomo case popolari e poi dell’Acer, dopo la trasformazione.
Io posso testimoniare di quanta collaborazione ci sia stata in questi ultimi cinque anni e di come, soprattutto, bastasse convenire su lacune idee per trovare poi i risultati concreti dopo qualche tempo, puntualmente da lui realizzati.
Ma voglio soprattutto ricordare i modi, così umani e coraggiosi insieme, con cui ha combattuto contro quella terribile malattia che doveva strapparlo anzitempo ai suoi familiari, agli amici, alla sua città. Senza mai rinunciare, senza mai abbandonare il suo lavoro, nemmeno nei momenti peggiori.
Caro Luciano, a noi resta il rammarico di non poter lavorare ancora insieme a te per rendere più bella e più civile questa città che hai tanto amato.
Ma non temere, sapremo continuare la tua opera con altrettanta determinazione, rimpiangendo la tua presenza e il tuo stile.
Stai certo della nostra amicizia e del nostro ricordo, riposa in pace”.
Gaetano Sateriale
Sindaco di Ferrara

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