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“Da gomma a ferro per rendere sostenibile il trasporto merci e salvaguardare l’ambiente”
Tavola rotonda a Bondeno (FE) sabato 13 novembre

Tavola rotonda a Bondeno organizzata da Cargofer a favore della Zona logistica semplificata

“Da gomma a ferro per rendere sostenibile il trasporto merci e salvaguardare l’ambiente”

L’obiettivo è chiaro: trasferire il trasporto merci da gomma a ferro per ridurre l’impatto ambientale e contribuire al contenimento delle emissioni nocive per il pianeta. Il tema è di grandissima attualità e presenta drammatici risvolti, poiché in assenza di drastici e immediati provvedimenti, da qui a 50 anni, secondo l’unanime parere della comunità scientifica internazionale, è la vita stessa e il futuro degli esseri umani e delle altre specie viventi che popolano la Terra ed essere posti a repentaglio.

Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. E, in quest’ottica, risulta di significativo rilievo l’iniziativa intrapresa da Cargofer, azienda bondenese che dal 2000 opera nel settore della movimentazione merci, per favorire l’adozione di modalità di trasferimento ecocompatibili. Spostare massicciamente il transito delle merci dalla strada alla ferrovia consentirebbe un significativo abbattimento dell’immissione di inquinanti nell’atmosfera e una notevole riduzione del rischio connesso al trasporto stradale.

Nel nostro ambito locale, di particolare rilievo è il trasporto di granaglie, ferro e sabbia. L’obiettivo è quello di potenziare e rendere funzionale il collegamento su rotaia verso il porto di Ravenna per convogliare massicciamente su una rammodernata infrastruttura ferroviaria il traffico delle mercanzie.

Una simile intrapresa potrebbe calamitare i flussi provenienti, attraverso il Brennero, dal centro e nord Europa, e soddisfare le esigenze dei produttori del comparto incluso fra le province di Brescia, Mantova, Verona e Ravenna.
Lo strumento per agire in maniera efficace è quella delle “Zone logistiche semplificate” (meglio note come Zls), che il Parlamento ha varato quattro anni fa (legge n.123 del 3 agosto 2017) proprio per favorire un traffico merci ecocompatibile. E nel comparto portuale di Genova, per esempio, il provvedimento ha già dato prova di ben funzionare.

Di questo si ragionerà a Bondeno sabato 13 novembre, a una tavola rotonda che, dalle ore 10, vedrà la partecipazione dell’assessore regionale Andrea Corsini (titolare della delega alle Infrastrutture e ai trasporti), del vicepresidente di Confindustria Emilia Romagna Gian Luigi Zaina, del presidente della Provincia di Ferrara Nicola Minarelli, del presidente di Cna Ferrara Davide Bellotti, con il sindaco Bondeno, Simone Saletti, a fare gli onori di casa e il coordinamento di Ilaria Vesentini giornalista del Sole 24 ore. A dare il benvenuto agli ospiti sarà Alice Pirani, amministratore unico di Cargofer. L’incontro è programmato al Centro polifunzionale di Arte e Cultura di via Fermi 28/A.

Fra gli invitati che già hanno confermato la loro presenza ci sono anche numerosi imprenditori, esponenti delle istituzioni – tra cui i sindaci di Ferrara, di Ostellato, di Terre del Reno – l’assessore alla Sostenibilità del Comune di Cento, nonché i consiglieri regionali Fabio Bergamini e Marcella Zappaterra –, rappresentanti delle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl) e di categoria (Cna), e naturalmente i vertici degli enti di sviluppo territoriale (attesi Camera di commercio e Sipro) e dirigenti di varie pubbliche amministrazioni.

Per quanto riguarda la partecipazione all’evento, gli organizzatori sottolineano che la disponibilità dei posti è condizionata dalla normativa sul distanziamento interpersonale.
Si raccomanda pertanto a chi desidera presenziare di inviare una mail di richiesta a consulenze@cargofer.it entro le ore 14 di giovedì 11.

Sergio Gessi, addetto alla comunicazione dell’evento

IL FATTO
Accordo sul clima: l’ultima possibilità per l’ecosistema mondo

175 nazioni ieri al Palazzo di vetro dell’Onu hanno approvato e iniziato a firmare l’accordo sul clima Cop21, che avevano scritto a Parigi in dicembre. Lo ha comunicato Leonardo DiCaprio perché anche la terra ha bisogno di un testimonial che abbia vinto l’Oscar. L’accordo è di grande importanza perché i maggiori paesi, a partire da Stati Uniti e Cina, si impegnano a ridurre la temperatura del pianeta di 2 gradi.
Affrontare e soprattutto risolvere i cambiamenti climatici è una delle grandi scommesse della nostra epoca e uno dei principali obiettivi dell’Onu fin dal primo vertice sulla Terra che si svolse a Rio nel 1992 e poi con il protocollo di Kioto e l’emendamento di Doha (con il quale i paesi si sono impegnati a ridurre le emissioni di almeno il 18% rispetto ai livelli del 1990). Il nuovo accordo globale sui cambiamenti climatici esteso a tutti i paesi dell’Unfccc dovrebbe entrare in vigore nel 2020. Se ne parla da troppo tempo ed è ora di agire. Ci sono però ancora 70 paesi in via di sviluppo che non si sentono ancora vincolati a questi principi.
A Parigi in dicembre si è detto di mantenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei due gradi, proseguendo poi gli sforzi per limitarlo a 1,5 gradi; sono stati presentati vari piani di azione e si sono previsti contributi per questo; si è avviato un percorso di trasparenza che impegna i paesi a comunicare i dati tra loro in un principio di comunicazione e di solidarietà.

L’accordo è un grande successo soprattutto perché inverte la tendenza di fallimenti degli anni passati (come Berlino dieci anni fa e Copenaghen sei anni fa). Però non tutti sono convinti che ci si creda davvero. Il rischio di un aumento pericoloso delle temperature porta ampie regioni della superficie terrestre a non essere più abitabili per l’aumento della anidride carbonica a causa dell’uso dei combustibili fossili. Per non parlare dell’acidificazione degli oceani e lo scioglimento dei ghiacciai dell’Artide. Un enorme problema per le generazioni future che sperano nelle promesse dei governanti di oggi.
L’economia verde fatica ad avere successo come anche la decarbonizzazione. Dovrebbero essere i paesi più ricchi a pagare, ma ne avranno la forza? Si parla di “loss and damage” ovvero di avviare un meccanismo che compensi le perdite finanziarie con un meccanismo di rimborso assicurativo. Una chiamata in causa di alta responsabilizzazione difficile da attuare insieme a tanti altri problemi.
Europa, Sati Uniti, Cina e India (in tono minore) dicono di poterlo fare. Però siamo in ritardo e dilatare i tempi rischia di vanificare gli sforzi: non è stata fissata una data, che avrebbe spaventato le imprese petroliere, del carbone e del gas, oltre ai paesi produttori di energia da fonte fossile. Inoltre non si presidia il controllo delle emissioni del gas serra prodotti dal gigantesco settore del trasporto aereo e navale, che pesano quasi il 10% del problema.

Obama ha promesso che entro il 2030 elimineremo le emissioni del 32% (ma lui non sarà più presidente); DiCaprio ci ha detto che siamo “l’ultima migliore speranza della terra” e Ban Ki Moon afferma che il momento è storico. Proviamo a crederci. Certo è che stiamo cambiando le cose più velocemente di quanto non capiamo; a volte senza sapere come ci stiamo comportando. La caratteristica di una società civilizzata si misura dal senso di responsabilità sul futuro.
Mi ricordo le ultime parole di Robert Louis Stevenson nel suo libro “Jekill e Hyde”: “Il peso e il destino della nostra vita sono legati per sempre alle spalle dell’uomo e, quando si tenta di disfarsene, ci ricadono addosso con maggiore e peggiore oppressione.”

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