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Fino al 10 aprile: poesie, alberi e vento.
L’equinozio di pace del Collettivo Ultimo Rosso

 

Domenica 20 marzo, parco del Montagnone. Sono arrivati i primi camion smisurati, e già cominciano a montare giostre mostruose per dare altezza, brividi e nostalgia per la festa di San Giorgio. Come tutti gli anni, sarà il brucomela ad aprire per primo.
In questo 2022 l’equinozio è arrivato con 24 ore di anticipo, e il primo giorno di primavera si presenta in gran spolvero: sole tiepido, cielo azzurrissimo e un vento fatto apposta per far volare gli aquiloni.

Qui, nel parco che accompagna le Mura di Ferrara, invece degli aquiloni, appese con uno spago ai rami degli alberi, sventolano una cinquantina di poesie “contro ogni guerra”. Il vento gira i fogli, le poesie si alzano, si abbassano, scappano, ritornano. I passanti, i ciclisti, le famiglie con bambini al seguito, i ragazzini si avvicinano a quel piccolo spettacolo. Molti catturano con una mano i fogli ballerini per leggere le poesie. Anche i corridori e i camminatori seriali, impegnati nel giro domenicale sulle Mura, si fermano qualche minuto per leggere cosa c’è scritto.

La gente continua ad arrivare, l’iniziativa piace, interessa, diverte. Forse anche per la sua assoluta semplicità, il suo carattere spontaneo e improvviso.
Intanto, tra prato ed “alberi parlanti”, comincia il reading di poesia del Collettivo Poetico Ultimo Rosso. Sono una ventina, forse di più, le poete e i poeti che si alternano alla lettura, unico corredo scenografico: un nastrino rosso al polso, un leggio nero e un mini-aplificatore rosso portatile. Molti sono di Ferrara città e provincia, ma alcuni sono arrivati da Padova, da Imola, dal Modenese, dalla Brianza. Leggono le loro poesie per la pace e le poesie dei grandi poeti: Saffo, Prevert, Pasolini, Szymborska, Quasimodo, Brecht, Rodari, Lennon…

Gli alberi della poesia al Parco del Montagnone continueranno per alcune settimane a chiedere la pace: pregheranno al vento come bandierine tibetane di fermare tutte le guerre, in Ucraina e in tutto il mondo. Le 44 poesie appese a un filo resteranno a sventolare fino al 10 aprile.

Per info e per aderire al Collettivo Poetico Ultimo Rosso scrivere a: lultimorosso.ferrara@gmail.com
Visitate  la pagina Facebook [Qui]

Le foto, compresa quella di copertina, sono di Valerio Pazzi.

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PRIMAVERA A DOMICILIO:
scatti di fioriture nelle aree pubbliche di Ferrara

Nel caso non ve ne siate accorti. O siate impossibilitati a verificarlo di persona… questo giornale è lieto di comunicarvi che la Primavera, a Ferrara e ovunque, se ne fotte (con rispetto parlando) del Coronavirus. Continua a fiorire impunemente. E’ evidente che Lei, la Primavera, non sopporta autocertificazioni, quarantene o divieti di sorta.
Un grazie allo ‘straordinario’ – è il caso di dirlo – servizio di Giorgia Mazzotti. E un augurio di buon risveglio a tutti. Presto, si spera.

(Effe Emme)

Il ciliegio in fiore e la sua immagine dipinta e poi fotografata da Simone Bavia nel Giardino del Palazzo Schifanoia, a Ferrara

Le fioriture sono uno spettacolo stagionale, che va colto nel breve arco di tempo in cui le gemme si trasformano nei petali colorati, destinati ad appassire e disperdersi nel giro dei pochi giorni. In questo periodo di isolamento legato all’emergenza sanitaria da Coronavirus è però impossibile – a Ferrara come un po’ ovunque – andare a vedere da vicino quegli alberi che stanno rinnovando la fioritura, colorando con quegli spazi pubblici eppure un po’ segreti e – adesso – segregati.

Fiori del ciliegio giapponese (foto SB)

Per i ferraresi ci sono alcuni luoghi che ogni anno in queste settimane sono meta di pellegrinaggi mirati proprio a cogliere la bellezza delle piante che ci sono: il chiostro del monastero di Sant’Antonio in Polesine, il giardino interno di Palazzo Schifanoia, ma anche parchi pubblici, aree verdi  e i viali alberati che costeggiano le Mura tutt’intorno alla città. A portare una ventata di primavera a domicilio stavolta ci pensa, quindi, un servizio civico che del verde pubblico si occupa in collaborazione con alcuni addetti ai lavori di cura del verde.

Ramo del ciliegio giapponese e di un altro albero nello spiazzo verde di via Podgora a Ferrara (foto GioM)

A fare una ricognizione sulle fioriture degli alberi in aree pubbliche che ora sono inaccessibili viene prima di tutto in soccorso l’Ufficio Verde del Comune.
Una sorta di vedetta in avanscoperta per dare, ai cittadini nostalgici di Mura e di natura, un aggiornamento su quelle piante che normalmente sono oggetto di visite più o meno mirate e che – in questo caso – solo gli addetti ai lavori o i singoli abitanti delle specifiche zone cittadine possono tenere d’occhio in presa diretta.

Albero di Giuda nei giardini dell’Acquedotto
Ciliegio comune nel Sottomura da via Azzo Novello
Ciliegio di Sant’Antonio in Polesine (foto Ufficio Verde)

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“Le alberature che sono in fiore in questi giorni – spiega Giovanna Rio – sono quelle di Ciliegio giapponese (rosa), Albero di Giuda (rosa intenso) e arbusti come la forsizia (giallo)”.

Albero di Giuda all’Acquedotto (foto GioM)
Arbusto di forsizia in via Podgora (foto GioM)

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In esplosione in questa settimana sono le gemme che ogni anno portano una nuvola rosa nel chiostro davanti al monastero di Sant’Antonio in Polesine (via del Gambone 14/a, Ferrara) nel piazzale interno, e ora blindato da un cancello, a metà dell’antica via Beatrice d’Este.

Ciliegio giapponese nel chiostro del monastero di Sant’Antonio in Polesine, a Ferrara (foto GioM)

Uno splendore adesso sono poi le alberature dell’accogliente ed estraniante giardino che si trova nella parte interna di Palazzo Schifanoia (via Scandiana 21, Ferrara), che possiamo vedere grazie al contributo di Simone Bavia, titolare della ‘Caffetteria-ristoro Schifanoia’. Simone racconta che a fiorire in questo momento ci sono il ciliegio comune, con petali bianchi, e il grande ciliegio giapponese con i caratteristici petali rosa.

Panoramica del Giardino di Palazzo Schifanoia a Ferrara (foto Simone Bavia)

“Quello con i fiori bianchi – dice Bavia – è un comune ciliegio da frutta, che fra un mese inizierà a produrre le ciliegie. La sua particolarità è che non essendo mai stato ridimensionato è riuscito ad ingrandirsi molto. Penso che avrà 50 anni ed è alto 25 metri”.

Chiome dei Ciliegi in fiore sul cielo sopra la Caffetteria ristoro Schifanoia, a Ferrara (foto Simone Bavia)

Per quel che riguarda il ciliegio con i fiori rosa, Simone ricorda che “è sempre stato l’attrazione più importante della primavera per i ferraresi e non solo, perché venivano a visitarlo anche da Bologna, da Modena e persino dall’estero. È alto 15 metri e penso che avrà 30 anni. La fioritura, che è ormai al suo apice, dovrebbe restare per alcuni giorni ancora, credo fino al martedì dopo Pasqua, purché nel frattempo non venga a piovere e non si alzi forte vento. A breve fiorirà poi il glicine, che ho potato per dargli una forma molto particolare e suggestiva”.

Ciliegio in fiore nel giardino del Palazzo Schifanoia (foto Simone Bavia)

Ci si domanda anche – mentre si viaggia verso un centro commerciale fuori dalle mura cittadine – che specie sono quegli alberi che di sfuggita sfilano rosei sulla pista ciclo-pedonale di via Padova che collega via Galvani con la pista di pattinaggio tra il quartiere di Barco e Pontelagoscuro. “Quelli – spiega un giardiniere di Ferrara Tua – sono innesti di ciliegio giapponese e altri, uguali, sono stati piantati anche sull’argine del canale di Volano che scorre parallelo a via Darsena dietro allo studentato e al centro commerciale dove c’è la multisala del Cinestar”.

Fiori di ciliegio giapponese lungo l’argine del canale di Volano dietro a via Darsena (foto GioM)

“La scelta del verde – fa notare il giardiniere – risente delle mode. E la tendenza florovivaistica degli ultimi anni ha visto una grande diffusione di questa tipologia di pianta. Negli anni Settanta, invece, andava per la maggiore il Cercis siliquastrum, conosciuto come Albero di Giuda, che è molto bello, ha fiori di un rosa violaceo e un fusto che tende a crescere storto, creando inclinazioni particolari. Tanti di questi alberi sono ora in fiore nei giardini dell’Acquedotto monumentale“.

Due dei numerosi alberi di Giuda che sono attualmente in fiore nei giardini dell’Acquedotto monumentale (foto GioM)

Macchie gialle e rosa pallido colorano le aiuole in via Podgora, fuori dallo spiazzo del giardino dell’Acquedotto, tra piazza XXIV Maggio e corso Isonzo. Quelli gialli quelli sono arbusti di forsizia.

Arbusto di forsizia in via Podgora tra corso Isonzo e l’Acquedotto di Ferrara (foto GioM)

I fiori rosa delle aiuole di via Podgora sono ancora quelli di ciliegi giapponesi piantati in tempi recenti.

Ciliegio giapponesi nell’aiuola di via Podgora (foto GioM)

Ormai sfiorite, invece le magnolie di tipo stellato o lobato e le mimose. I prossimi fiori a sbocciare, tra quelli presenti nelle aree comunali, saranno qi fiori degli ippocastani, la magnolia sempreverde, come quella che si trova nel giardino interno dove ha vissuto lo scrittore Giorgio Bassani, e i glicini violetti come il rampicante che si trova nel giardino della caffetteria di Palazzo Schifanoia, potato dal gestore per dargli un’ampia forma ondulata e decorativa.

PER CERTI VERSI
Fiori di ciliegio

Ogni domenica Ferraraitalia ospita “Per certi versi”, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio, all’interno della sezione “Sestante: letture e narrazioni per orientarsi”.

FIORI DI CILIEGIO (prima parte)

Il melo
Il pero
Il ciliegio
Formano la triade del bianco
Nel mio giardino
Manca il tuo viso
Che acclamo e si presenta
Così incoronato
Dalla linda facciata
Di questa luce
Alla Pissarro
Le sue nuvole
Parrucche del cielo
Che volano via
Lasciando calvizie azzurre
E verdeggiano oramai le forsizie
Tornano le nuvole gonfie
Con le loro grinfie di pioggia
Lontane
Sfollano
In un flusso continuo di luce
E ombra
Tu incoronata
Mi tendi le mani
Per una piccola tarantella
Felice cade una pioggerella

FIORI DI CILIEGIO (seconda parte)

I ciliegi sembrano innevati
Di una coltre sottile e lustrata
Dal ventilato candore
Una luce sbocciata dalle spalle montuose
Del cielo pezzato
Una immensa mandria di bisonti
Che articolano una grammatica
Di sussurri e silenzi
Di pagine stropicciate
Parole compilate sotto dettatura
Dai sospiri nostri
Dai pori della luna
Gocciano brillanti di ipotesi
Idee acciuffate dai nostri soffi
Diluiti nel sangue denso di sogni
Nel chiuso rosario
Tu mi incontri
Proprio dopo il sipario

PER CERTI VERSI
La manna di primavera

Ogni domenica Ferraraitalia ospita “Per certi versi”, angolo di poesia che presenta le liriche del professor Roberto Dall’Olio, all’interno della sezione “Sestante: letture e narrazioni per orientarsi”.

LA MANNA

Come é lontano
L’attimo
E vicino
A me appresso
Il tuo infinito
Goccia di sorriso
Saliva
Per la mia
È lava fredda
I vulcani
Li abbiamo spenti
Con la ninna nanna
Il resto che veniva
Era la tua
Oh sì la tua
Manna

LA PRIMAVERA PROMESSA

Qui gela
E disgela
La brina sciolta
Chiacchera
come una mela
A terra viene raccolta
Dalle foglie macerate
Dall’erba ingiallita
Sincera
E spoglia
Tutta la vita
Qui si rappresenta
Mentre scaglie di vento
Bruciano il viso
A piacimento
Le maglie del tempo
Indossate
Lentamente
Vestono la promessa
Della primavera

Benedetta primavera

di Maria Luigia Giusto

Anche se le rondini arrivate sono ancora disorientate e cercano il loro nido nelle città intiepidite, anche se il pesco prova a colorare di rosa i petali ancora protetti dalle foglie germinali, anche se il sole non trova ampli spiragli tra le nuvole compatte, l’erbetta alla base dei tronchi è verde e fresca, le mosche più impavide fanno grandi volute nell’aria umida che odora di radici, sentori di fiori, aromi di vita.

“E’ che dietro le cose ci sei tu, Primavera, che incominci a scrivere nell’umidità, con dita di bambina giocherellona, il delirante alfabeto del tempo che ritorna”.
Pablo Neruda

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la settimana…

Un pipistrello non fa primavera

Senza calcoli astronomici, domani – anche se non ci sono più le mezze stagioni (cit.) – dovrebbe arrivare in tromba magna (cit.) proprio lei, la mezza stagione più attesa.
Non ho capito bene perché ma a me quest’anno è sembrata un po’ in anticipo.
Così, a pelle, l’ho sentita bussare tipo il 7 marzo, più o meno.
Sarò io che sono un ceffo ma quel giorno lì mi sono svegliato con l’impellente bisogno di rimettere su “Forever Changes” dei Love, un disco “primaverile” sì ma primaverile come una rondine.
Quindi se non ci sono più le mezze stagioni (cit) e una rondine non fa primavera (cit.) dovrei essere perfettamente in regola.
Così in regola che poi, proprio quel 7 marzo, mi sono ricordato che Arthur Lee, il lider maximo e cantante dei Love, ne avrebbe fatti 72.
Tombola.
Anche perché quest’anno “Forever Changes” ne fa 50, cifra tonda che è una scusa perfetta per attaccare una pezza su ‘sto disco assurdo.

Un disco che è – più o meno a detta di tutti – Il Capolavoro Assoluto dei Love e a detta di molti – così, fuori dai denti – è anche uno dei dischi più belli in assoluto della storia della musica pop o rock o come la vogliamo chiamare.
Stranamente, per una volta, non mi posso proprio lagnare perché sono d’accordo con entrambe le fazioni.
“Forever Changes” è una masegna bianca e leggerissima, una specie di masegna ripiena di fiorellini che manda un po’ in palla le nostre variegate, soggettive concezioni di “masegna.
E’ un caso abbastanza unico nella musica pop-rock-boh e per come la vedo io c’è un solo altro disco che gli somiglia almeno vagamente ed è, forse, il suo unico figlio: “Ocean Rain” degli Echo & The Bunnymen.
Ovvero un altro disco che se lo metti su non fa scancherare più o meno nessuno perché non ti taglia le vene per lungo come un “Berlin” di Lou Reed anche se sotto sotto fa abbastanza scago.
Ma “Forever Changes”, almeno a me, fa anche più paura.
Perché Arthur Lee, su quegli arrangiamenti per archi/fiati/ottoni ecc. e su quelle canzoni perfette, canta delle cose terribili.
Terribili e parecchio lungimiranti per un disco californiano del 1967.
Perché blah blah blah gli hippy e i fricchettoni e tutta quella roba che poi avrebbe portato a Charles Manson e a tanti altri piccoli Charles Manson qua e là ma Arthur Lee, forse, con questa sua candida masegna ripiena di fiorellini, aveva cercato di dire – in tempo reale – che in realtà, forse, tutti quei fiorellini addosso a tutti quegli hippy erano un modo per camuffare delle gran masegne.
Masegne che poi infatti sarebbero esplose appestando l’aria e le auree di tutti.
Triste, terribile ma alla fine ha avuto ragione, anche due volte.
Una perché l’ha detto subito e due perché l’ha detto con educazione, buttandocisi in prima persona e stando in mezzo a tutti quei personaggi ricoperti di fiorellini.
Un po’ come quella rondine che non fa primavera (cit.) e un po’ come ho accolto io questa primavera che inizia ufficialmente questa settimana.
Quindi, per tutti quelli che non hanno mai sentito i Love e/o “Forever Changes”, buona primavera, buon pezzo della settimana, buon compleanno in ritardo ad Arthur Lee e buoni 50 – con un po’ di anticipo – a questo disco spaventoso.
E allora va mo’ che carino ‘sto pipistrello che cinguetta travestito da rondine.

A House Is Not A Motel (“Forever Changes”, Love, 1967)

Sono arrivate le rondini

“Sono arrivate le rondini”. E’ un messaggino che arriva dal mare. A spedirlo è la madre di Eleonora Sole Travagli, responsabile dell’ufficio stampa del Jazzclub Ferrara, nel torrione lungo le mura della città estense. Eleonora racconta come quelle ospiti abituali tornano “a disporsi ordinate sul filo del telefono che sorvola il giardino della mia casa al mare e, come pettegole comari pigolanti, attendono l’apertura del garage per riappropriarsi dei nidi abbandonati lo scorso settembre”. Ogni anno – dice  – pensiamo di buttarli giù, quei nidi, prima del loro arrivo, pensiamo che sia magari il caso di tenere la serranda chiusa per non farle entrare perché, si sa, sporcano parecchio. Ma alla fine capitolano; coprono di teli auto e scaffali e lasciano che accada. “Lo spettacolo che riservano dalla primavera alla fine dell’estate – assicura lei, che è nata e cresciuta a Lido di Spina – ripaga la fatica di pulire e tenere in ordine: acrobatiche evoluzioni aeree, la nascita dei piccoli, le prime lezioni di volo, il loro canto allegro e i balzi audaci di Gegè (il nostro gatto) che vorrebbe mangiarsele tutte”. Buona ripresa di vita, allora, in questa giornata di uova che simbolicamente si schiudono.

OGGI – IMMAGINARIO NATURA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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Segnali di Primavera

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Gianni Rodari

Marzo pazzo e cuorcontento
si sveglia un mattino pieno di vento:
la prima rondine arriva stasera
con l’espresso della primavera.

(Gianni Rodari)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

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Marzo

Dal tempo atmosferico di questi giorni non si direbbe, ma sta arrivando la Primavera. Ecco come ve lo direbbe un vero scrittore.

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Théophile Gautier

Mentre che dietro pensieri malvagi
corre la gente con gran bramosia,
Marzo sghignazzando tra i nubifragi
schiude ai fiori di nascosto la via.

(Théophile Gautier)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

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IMMAGINARIO
Vite in corso.
La foto di oggi…

Un insetto lì, tra il vetro e il cielo. Minuscole foglie palmate che tornano a spuntare con la loro arzigogolata, inconfondibile forma. Basta un davanzale, a primavera, e per incanto ti ritrovi proprietario di un giardino. Minuscolo, vabbè, ma a ben guardare un brulicante, vasto pezzo di mondo. Versione proletaria del principesco giardino pensile, con quelle esistenze che sembravano ferme, finite, dimenticate, e che – invece – ripartono splendide. Vite in corso.

OGGI – IMMAGINARIO NATURA

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Insetto tra il vetro e il cielo (foto Giorgia Mazzotti)
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Foglie lobate che rispuntano da un alberino di fico (foto Giorgia Mazzotti)

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IMMAGINARIO
Treninfiore.
La foto di oggi…

Fiori sui binari. Una piantina gialla e randagia ha messo le radici lì, tra i treni in corsa e la quotidianità della ferrovia. Vita anarchica attaccata alla terra dura e sassosa, che rallegra e lascia un po’ sbalorditi i pendolari così come i viaggiatori casuali che arrivano a Ferrara, stazione di Ferrara. “E’ una pianta di colza – spiega l’esperta giardiniera Giovanna Mattioli – ce ne sono campi interi ovunque. In campagna disegnano immensi tappeti gialli ma, siccome hanno semi molto vagabondi e intraprendenti, colonizzano ogni fessura”. L’ha colta con il suo obiettivo Stefano Pavani sullo sfondo di un convoglio tricolore. Treninfiore per Trenitalia. (gio.m)

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

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Treno in fiore (foto di Stefano Pavani)

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Bella prospettiva!
La foto di oggi…

Ma che bella prospettiva! Lo chiamano così, a Ferrara, questo spazio che – in fondo a corso Giovecca – si apre verso via Pomposa e, se si volta a sinistra o a destra, in via Caldirolo e viale Alfonso d’Este. Il nome, in realtà, sarebbe quello dell’arco che si immette qui, eretto tra 1703 e 1704. La costruzione ha proprio la funzione di fare da sfondo scenico per la lunga e importante via, come pure per la bella aiuola, costruita dopo, negli anni ’30 del Novecento. Ora la fioritura abbellisce lo slargo con la scalinata che porta sopra le Mura. I fiori bianchi – spiega l’esperta giardiniera Giovanna Mattioli – sono quelli di “pyrus calleryana chanticleer”, uno dei peri da fiore più usati e comuni. Praticamente, dice Giovanna, “l’albero perfetto, un ibrido che fa fiori, belle foglie, ha sviluppo verticale contenuto e non si ammala”. La ripresa della bella prospettiva primaverile, invece, è opera dello sguardo di Anna Maria Mantovani, fotografa e socia attiva del FotoClub Ferrara.

OGGI – IMMAGINARIO MONUMENTI

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Prospettiva in fiore, a Ferrara in fondo a corso Giovecca (foto di Anna Maria Mantovani)

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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GERMOGLI
La primavera.
L’aforisma di oggi…

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

neruda-poetry-kingUn’immagine positiva, che vi regaliamo nel suo significato letterale e in ognuno dei significati metaforici che vogliate immaginare. Buona primavera.

“Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera”. (Pablo Neruda)

IMMAGINARIO
Primavera d’arte.
La foto di oggi…

Fine settimana all’insegna dell’arte per le Giornate Fai di Primavera, oggi e domani, anche a Ferrara.
Questi gli eventi gratuiti in programma.

VISITA AL PALAZZO DEI DIAMANTI – PINACOTECA NAZIONALE
Ferara – Corso Ercole I d’Este 21
SABATO 21 MARZO: ORE 10.00 – 17.30 (ULTIMO INGRESSO)
DOMENICA 22 MARZO: ORE 10.00 – 17.30 (ULTIMO INGRESSO)
VISITE GUIDATE a cura degli Apprendisti Ciceroni® del Liceo Scientifico Statale “A. Roiti” di Ferrara

VISITA AL PALAZZO FABIANI – GENTA (EX COLLEGIO POLO)
Ferrara – Via Madama, 35
VENERDÌ 20 MARZO: ORE 14.00 – 16.30 (ULTIMO INGRESSO)
SABATO 21 MARZO: ORE 10.00 – 17.30 (ULTIMO INGRESSO)
VISITE GUIDATE a cura degli Apprendisti Ciceroni® dell’Istituto CAT Superiore “Giovan Battista Aleotti” di Ferrara

Clicca qui per maggiori informazioni.

OGGI – IMMAGINARIO ARTE

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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foto di Franco Colla

Evviva i Subbotnik! La nuova versione dei ‘sabati comunisti’ in Russia

Da MOSCA – Sabato 12 aprile sono passati esattamente 95 anni dal primo Subbotnik o sabato comunista. Nel lontano 1919, nel deposito ferroviario della linea Mosca-Kazan, 15 lavoratori comunisti e simpatizzanti sacrificavano il loro sabato notte per riparare locomotive che sarebbero servite al paese. Decisero che avrebbero continuato l’esperienza regolarmente.

Vi domanderete, ma perché ne parliamo oggi? Vi dirò per quale motivo. La parola è la combinazione dei vocaboli Subbota (sabato) e Nik (giorno di lavoro volontario, non pagato, per il bene della società). Evidentemente, la storia del sabato comunista ha avuto la sua evoluzione, per fortuna. Se, infatti, il 1° Maggio 1920, il Partito Comunista annunciò il primo subbotnik ufficiale, al quale partecipò anche Vladimir Lenin nella Piazza del Cremlino (dipinto da Vladimir Krikhatsky), l’evento fu utilizzato dalla propaganda sovietica per mostrare quanto il padre della rivoluzione fosse davvero vicino ai lavoratori.

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Lenin al sabato comunista nel Cremlino. Mosca, maggio 1920

Divenuti poi parte del sistema, i sabati si trasformarono in eventi simbolici utilizzati per aumentare l’entusiasmo del popolo e promuovere l’idea di socialismo, fino ad arrivare a ricoprire un ruolo fondamentale e cruciale nel costruire la società socialista, unendo studenti e insegnanti, lavoratori di ogni categoria, capi e dipendenti in un impulso comune. Negli ultimi anni dell’era sovietica, il subbotnik veniva organizzato all’inizio della primavera, subito dopo lo scioglimento della neve. Per questo motivo, venne associato ai lavori di pulizia dopo l’inverno: si lavavano le strade e le finestre, si raccoglieva la spazzatura, si pulivano i giardini e le facciate grigie degli edifici. La gente piantava alberi, fiori e piante. Durante il periodo dell’U.r.s.s. l’evento divenne obbligatorio, come quello annuale, che si teneva il giorno del compleanno di Lenin, il 22 aprile (chi si rifiutava di partecipare andava incontro a dure repressioni). Negli anni ’50, i sabati comunisti vennero promossi anche nei paesi del blocco comunista, in particolare nella Germania dell’Est e in Cecoslovacchia, dove presero il nome di Akce Z. Qui non erano amatissimi ma comunque diffusi.

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‘Tutti al subbotnik!’ (ovvero anche tu!)

Lontani da ogni ideologia, della quale ne è stata oggi del tutto spogliata, l’usanza del subbotnik è rimasta viva in Russia e in altre ex Repubbliche sovietiche, per esempio nella raccolta di rifiuti e di materiali riciclabili, nelle riparazioni di beni pubblici e in altri servizi a beneficio dell’intera comunità. In tutta la Russia, da tempo ormai, questo subbotnik continua a vivere, in un forte spirito collettivo e di solidarietà. A Mosca, quest’anno, fra il 12 e il 26 aprile, i cittadini si mobilitano per pulire città, parchi e giardini. E non solo nella capitale. Il volontariato ambientale oggi si vede.

 

 

 

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Mosca, il 20 aprile 2013, più di 400 volontari hanno partecipato all’iniziativa di pulizia del parco Muzeon

L’anno scorso, ai subbotnik organizzati a Mosca hanno preso parte 1 milione e 300mila persone. La settimana successiva ci si è spostati in un altro parco moscovita, quello di Sokolniki. Scomparsa la neve, in primavera, i volontari liberano prati e vialetti dai rifiuti e dalle foglie vecchie, riverniciano le panchine e piantano fiori nelle aiuole. Il numero dei volontari cresce.
Le imprese russe, poi, organizzano i subbotnik se hanno la necessità di creare un team building speciale. L’organizzazione di subbotnik aziendali comincia a diventare un business, in Russia. Al tema ambientalista sembrano interessarsi le imprese più avanzate in cerca di nuove idee per motivare i collaboratori. Molti lo considerano solo uno svago, un modo per passare il tempo insieme e socializzare; molti altri, invece, dopo aver partecipato alla pulizia dei parchi, cominciano a fare la raccolta differenziata anche a casa. Non bisogna sottovalutare l’effetto psicologico: nei luoghi dove si tiene pulito, i rifiuti diminuiscono del 50 per cento.

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Mosca, Parco Muzeon

Oltre ai subbotnik aziendali si moltiplicano le iniziative di volontariato ambientale organizzate da associazioni di entusiasti. Una di queste è il movimento “Rifiuti zero” che esiste dal 2004 e raccoglie attivisti di cento città russe. Tutto ha avuto inizio dai cortili di casa: gli spazzini pulivano intorno alle case, ma alle aree giochi per bambini non ci pensava nessuno. Per questo, Denis Stark organizzò nove anni fa la prima iniziativa di volontariato ambientale nella sua città natale, San Pietroburgo. Agli otto organizzatori si unirono allora dieci persone. Denis noleggiò un camion a proprie spese per trasportare i rifiuti. Nel 2010, al subbotnik annuale organizzato dal suo movimento in tutta la Russia, i partecipanti furono 1.500; nel 2011, 9mila e nel 2012, 85mila. I volontari organizzano le proprie azioni attraverso i social network, utilizzando tutti gli strumenti per coinvolgere i cittadini: annunci in rete, pubblicità nella metropolitana, volantinaggi, iniziative pubbliche per illustrare le azioni in programma. A settembre 2013, il movimento ha organizzato un nuovo subbotnik nell’ambito del programma internazionale di volontariato ambientale World Cleanup 2013. L’edizione è partita il 30 marzo 2013, con la manifestazione “Ghiaccio pulito nel Baikal”.

Ecco perché volevamo parlarvene: perché dal vecchio subbotnik è nata una nuova, forte e giovane coscienza collettiva. Strade, parchi e giardini di Mosca docent.

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Ferrara, lo zen e l’arte di spostarsi in autobus

Da SENDAI – In Giappone la primavera è attesa al punto che il primo giorno è festa nazionale. Ma quest’anno, a dispetto del calendario, tarda ad arrivare e Sendai è ancora nelle braccia lunghe dell’inverno. La mattina del 22, la città è stata addirittura colta da una grande bufera di neve, e tutti gli studenti che solitamente raggiungono il campus universitario sulla collina con i loro scooter, hanno deciso di prendere l’autobus. Alle 8:51, alla mia fermata, la solita fila di quattro gatti congelati in attesa di salire è almeno triplicata. L’autobus si ferma, apre la porta e… è completamente stipato! Ma come facciamo ad entrare anche noi dodici?! Nessuna paura, per puro incantesimo e alla faccia di qualsiasi principio fisico di incomprimibilità dei corpi, i passeggeri giapponesi lentamente e con saggi movimenti dettati da una tradizione millenaria, si strizzano l’uno contro l’altro, tanto da poter far entrare tutti quelli che devono salire, e finché questa operazione non è stata completata, il bus rimane fermo in attesa: nessuno si lamenta, tutti comprendono. Vi chiederete sicuramente cosa ne sarà poi stato dei poveri malcapitati che dovevano scendere alla fermata successiva.

Bene, al suono ininterrotto della parola sumimasen (espressione pronunciata in modo bi-tonale in levare, che significa “scusate”), si apre un corridoio perfetto nel centro del bus, fra due ali di passeggeri compressi… avete presente l’apertura del Mar Rosso? I passeggeri scendono regolarmente, le porte si richiudono, i volumi corporei riprendono l’originario aspetto, e via per la prossima fermata!
Dovete sapere che in Giappone è severamente vietato usare il cellulare sull’autobus e su tutti i mezzi pubblici (treno, metropolitana), quindi non solo non si sente nessuno declamare pubblicamente a voce alta i propri interessi, ma oltretutto si raggiunge un tale livello di sinergia tra i passeggeri, tutti intenti nel contribuire alla buona riuscita delle fasi di riempimento e svuotamento del mezzo.
Ad ogni fermata dell’autobus, una voce suadente e sensuale femminile anticipa il nome della fermata, a seguire la voce mugugnata e iterante dell’autista che ripete il nome della fermata: vogliono essere sicuri che chi esce sia davvero sulla giusta strada! Pensate se sbagliassi fermata solo perché persuaso dalla voce femminile: esco, mi guardo in giro e… ma nooooo, non è qui che volevo scendere!

Provo ad immaginarmi lo stesso sistema a Ferrara. Autobus numero 11, fermata di piazza Travaglio, la voce femminile: “Stiamo per raggiungere la fermata di piazza Travaglio, chi è intenzionato a scendere si avvicini all’uscita, prego”, l’’autista: “A sen’ dré arivar in piaza Travai. I barbagian chi dev’andar a ciacarar sul Listòn, tachi a’ smisiaras!”. Però che bello l’uso di “barbagian”: me li vedo questi ferraresi, infreddoliti e intenti a lamentarsi delle ultime novità lette sui quotidiani locali, uniti assieme sul lato al sole del grigio Listone, a seguire i lavori infiniti di ripavimentazione… non ricordano gli omonimi saggi uccelli allineati lungo un ramo?

Ma torniamo all’autobus: è giunto il momento di pagare il biglietto, sì perché a Sendai il biglietto si paga all’uscita. Sopra all’autista c’è un tabellone elettronico che specifica il prezzo del biglietto per ogni fermata; si paga direttamente di fronte all’autista il quale, per ogni passeggero in uscita, verifica il pagamento e ringrazia. Ed ora, tutti al lavoro, stanchi e sfibrati da queste intense attività logistiche che si ripeteranno nel viaggio di ritorno a casa!

Morale per il giapponese: non avere fretta, tanto l’autobus fa sempre lo stesso tragitto e deve arrivare in orario a tutte le fermate.
Morale per l’italiano: spingi, impreca, lamentati, sbuffa, rispondi al cellulare e, se hai ancora energie… non pagare il biglietto!

rusticano

L’equinozio di primavera è un buon giorno per parlare di giardino

Venti marzo 2014, l’equinozio di primavera è scattato alle 17.57 ora italiana, stabilendo ufficialmente l’inizio della bella stagione. L’equinozio per l’esattezza è un attimo, un incrocio di traiettorie celesti che la scienza definisce con termini precisi, ma dalla Terra, meglio ancora, dalla mia finestra aperta sul giardino, quello che conta è la percezione di qualcosa che rinasce e quest’anno la primavera ha giocato parecchio d’anticipo. La primavera non spunta all’improvviso e chi ha occhi per vedere ne gode le prime avvisaglie già da febbraio, ma quest’anno è stato veramente un anno strano. Le mie piante sembrano in forma, ma la precocità delle fioriture e il disorientamento di un giovane riccio che da febbraio passeggia affamato a tutte ore, non rappresentano segnali positivi. Guardo il cielo, la nebbiolina sta scendendo e mi chiedo: questo interminabile autunno avrà fatto danni? Mi sta preparando qualche bel pacchetto regalo con una gelata tardiva? Vedremo, non ho ancora sviluppato poteri premonitori e pratico forme di giardinaggio poco fedeli ai manuali, quindi, farò come sempre, mi adatterò cercando di capire che cosa serve alle mie piante.
Ogni anno la primavera è un miracolo e non posso fare a meno di pensarla con i versi di una canzone: “Primavera non bussa lei entra sicura, come il fumo lei penetra in ogni fessura, ha le labbra di carne e i capelli di grano, che paura che voglia che ti prenda per mano…” così Fabrizio De Andrè rielaborò, assieme a Giuseppe Bentivoglio, alcune poesie della “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Master e nella canzone “Un chimico” aggiunse queste parole alla poesia “Trainor, il farmacista”. La primavera è così, ti trascina e la sua esplosione ha ben poco a che fare con i bancali di primule dopate dei centri commerciali, ma anche loro ormai fanno parte del nostro corredino primaverile e invecchiando, le guardo con più benevolenza di quello che facevo anni fa. Le primule sono l’immagine di un desiderio frettoloso di primavera, ma ho la sensazione che quest’anno abbiano avuto meno successo degli anni scorsi, prese in contropiede dai narcisi e dalle forsizie che anticipando la fioritura hanno tolto il desiderio di allestire ciotole di primule in technicolor. Nota di coltivazione: le primule sono piante rustiche e acidofile, quindi non crescono spontaneamente nel terreno calcareo come quello ferrarese. Possiamo provare a metterle in terra, qualche volta sopravvivono regalando ancora qualche ciuffetto di foglie, ma ricordiamoci che queste piantine forzate sono vegetali usa-e-getta fatti per essere ricomprati.
Nel repertorio sconfinato di piante che gridano la fine dell’inverno, il mio quadro preferito per un piccolo giardino di primavera è fatto di bianchi, gialli e celesti, magari con accenni di rosa. Al centro del quadro metterei un bell’albero di prugne o ancora meglio un rusticano, il prugno selvatico; alla sua base un fondo di piccole pervinche celesti, una striscia di narcisi e un tappeto di margherite, viole e pisaletto; sullo sfondo, nuvole di prugnoli, alternati a ligustri verdi e scintillanti, qualche forsizia gialla e un po’ di spiree, ancora senza fiori, ma dal fogliame tenero e vibrante. Ci starebbe bene un tocco di rosa, ma solo un tocco, non una secchiata come quella dei cotogni giapponesi, bellissimi, ma da trattare con parsimonia, quindi per dare un leggero tocco di rosa e per non lasciare da solo il prugno, ci metterei un bell’albicocco potato con leggerezza e lasciato crescere con qualche ramo in più, perché a un giardino chiediamo armonia, non il massimo della produttività.

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