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Nel giugno del 2022, esattamente un anno fa, scrissi il testo di una mail per un’azione condivisa di mailbombing nei confronti di sindaco e assessori in cui si chiedeva, con garbo, pacatezza e senza alcuna obiezione nei confronti dell’evento in sé, di spostare il concerto di Springsteen in altra sede, argomentando tutti i possibili rischi che avrebbe corso il Parco Bassani.

La mail fu inviata, sicuramente centinaia di volte e a quella seguirono molte altre comunicazioni ufficiali, con testi analoghi. Fu l’inizio della battaglia Save the Park che nessuno in città può dire di non aver conosciuto, d’accordo o meno. Ecco un paio di passaggi di quella mail:

“Negli anni si è creato un equilibrio biologico unico e prezioso, un ecosistema complesso che ora, nel pieno della sua maturità, costituisce un unico grande organismo vivente; non si tratta semplicemente di un  prato con qualche albero di contorno, ma di una vasta area in cui le relazioni tra suolo-coperture vegetali di più livelli, acqua e mondo animale si sono consolidate con la lentezza e la pazienza che la Vita richiede, attraverso l’interconnessione tra ambienti diversi “

Poi, nello specifico:
“In un simile contesto l’impatto  sul prato di decine di tir dell’organizzazione del concerto e di decine di migliaia di persone sarà pesantissimo ( numerosi i precedenti in altri contesti); la distruzione del cotico erboso in situazione di grave siccità, destinata a perdurare e peggiorare, compromette la sostanza organica, fonte inestimabile di vita del suolo, con conseguente sterilizzazione dello stesso. Se poi il terreno dovesse essere bagnato da piogge cadute nei giorni precedenti, l’effetto calpestamento e compattazione ne comprometterebbe la struttura e di conseguenza ancora una volta la fertilità fisica e biologica”.

Quindi li avevamo avvertiti, avevamo spiegato cosa sarebbe successo, cioè esattamente ciò che ora è e sarà sotto gli occhi di tutti, non appena verrà riaperta l’area centrale, ancora interdetta ai cittadini forse, oltre che per i lavori, anche un pò per vergogna.
Qualsiasi scenario meteorologico avrebbe dovuto essere messo in conto, soprattutto in tempi di grandi squilibri climatici.
L’organizzazione del concerto e la scelta della location abbiamo appreso che risale a 2 anni fa, un tempo più che sufficiente per preparare uno spazio idoneo e dedicato ai grandi eventi nell’ area sud, come più volte suggerito dai cittadini e da diverse forze politiche, M5S in primis.

A una settimana di distanza lo scenario del dopo concerto, in parte già documentato da foto e testimonianze, è quello di un vero e proprio scempio annunciato.
Il terreno è putrido e il pensiero va al dramma della Romagna, nei confronti del quale, pur non essendo nemmeno paragonabile per livello di gravità e al netto delle polemiche sul mancato rinvio per solidarietà, porta con sé la vergogna di una sorta di dolo in un territorio che aveva avuto la fortuna di essere stato graziato da quell’apocalisse.

Ancora rabbrividisco al pensiero dei tanti che hanno sostenuto per mesi che il Parco Bassani è uno spazio “artificiale”, alcuni purtroppo e inspiegabilmente anche all’interno della variopinta galassia dell’ambientalismo ferrarese. Quel suolo ritornerà come prima, con il suo cotico erboso, ma certo non in piena estate nè in uno o due mesi. Dovrà essere ben lavorato, riseminato, irrigato e lasciato a riposo senza alcun calpestamento, il che mi pare inconciliabile con il programma di altri concerti estivi fra un mese.

Inoltre, vogliamo aprire il capitolo costi anche economici, oltre che ambientali e sociali?

In questi giorni e nei prossimi siamo pure di fronte a sottrazione di spazio pubblico alla cittadinanza. Tutto questo disastro per una colpevole sottovalutazione e quel solito “pizzico” di arroganza che contagia chi arriva nella stanza dei bottoni. Direi che ora potrebbe diventare materia per avvocati.

Cover: Ferrara, 19 maggio 2023: il Parco Urbano Giorgio Bassani la mattina dopo il mega concerto di Bruce Springsteen

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Maria Teresa Pistocchi

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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