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Da: Ufficio Stampa Comune di Ferrara

Il Sindaco Fabbri: “Una struttura più snella per dare risposte concrete ai cittadini e alle imprese”.

Da 33 a 24 dirigenti comunali, un risparmio annuo di 549.963 euro che dal 2020 aumenterà ulteriormente (per stabilizzarsi a 650.000 euro l’anno) e che, calcolato sull’intera durata del mandato, supera i 2,5 milioni di euro, comportando così un’importante semplificazione della struttura che facilita l’operatività e l’efficacia dei procedimenti amministrativi. Questa la novità apportata alla macchina amministrativa dal decreto di conferimento delle funzioni dirigenziali ai dirigenti di ruolo del Comune, firmato dal sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, con il quale si completa la prima fase del progetto di riorganizzazione.

Subito dopo l’insediamento, il sindaco aveva dato ufficialmente avvio alla riorganizzazione degli uffici del Comune partendo dal vertice dirigenziale e affidando al Direttore Generale, Sandro Mazzatorta, il compito di elaborare un nuovo assetto dirigenziale in coerenza con gli obiettivi di mandato.
Dal 1° gennaio la struttura sarà composta da due livelli organizzativi (Settori e Servizi) guidati complessivamente da 24 dirigenti. In particolare i 10 dirigenti di Settore costituiranno i componenti del gruppo che, insieme al Direttore Generale, lavoreranno sui principali obiettivi di mandato.

“L’obiettivo della riorganizzazione è ottenere una struttura, più semplice e trasparente e di conseguenza più agile e veloce nelle risposte ai cittadini e alle imprese – sottolinea il sindaco – valorizzando al meglio le competenze di ognuno e puntando sul lavoro di squadra”.
Il sindaco sottolinea anche il fatto che “grazie a questa riorganizzazione siamo riusciti ad ottenere una importante riduzione delle risorse a disposizione del fondo per le retribuzioni di posizione dei dirigenti stanziate in bilancio e.a gennaio – aggiunge – proseguiremo la riorganizzazione, rivedendo l’area delle numerose posizioni organizzative e riprogettando la micro-organizzazione ossia, valutando caso per caso, l’utilità dei tanti uffici presenti oggi nel Comune. Il cambiamento in atto non stravolge l’assetto del Comune ma lo rende meno autoreferenziale e più a servizio del cittadino e dell’imprenditore”.

L’amministrazione comunale, in data 1° ottobre 2019, in ottemperanza all’aggiornamento degli indirizzi e dei criteri generali approvati dal Consiglio Comunale nel mese di settembre ed a seguito della revisione complessiva del Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi dell’ente, ha approvato la nuova macrostruttura organizzativa comunale, articolandola in Settori e Servizi per funzioni omogenee, a cui dare attuazione dal prossimo 1° gennaio 2020.

All’inizio del mandato i dirigenti di Servizio e Settore erano complessivamente 30 (tempo indeterminato + tempo determinato) + 3 Alte professionalità inquadrate in categoria D. Con la nuova revisione saranno 24 i dirigenti di Servizio e Settore (tempo indeterminato + tempo determinato) attivi in amministrazione.
In particolare, nel conto complessivo delle minori spese del 2019, è compresa la rideterminazione della retribuzione di posizione, in relazione alle nuove funzioni e responsabilità, per la quale si stima una minor spesa per 76.371 euro, rispetto all’anno precedente.
L’iter complesso di riorganizzazione dirigenziale è iniziato con l’emanazione da parte del Direttore Generale dell’interpello in data 15.10.2019. Il Sindaco, dopo aver valutato l’esperienza acquisita e le capacità professionali, ha individuato i dirigenti a cui conferire gli incarichi dei Servizi e Settori sulla base dell’ordine di preferenza espresso dagli stessi, coerentemente con i programmi e progetti riportati nelle linee programmatiche di mandato 2019-2024.
La durata degli incarichi è stata determinata in 2 anni per i Dirigenti di Servizio ed in 1 anno per i Dirigenti di Settore. A seguito degli incarichi conferiti, i Dirigenti avranno 4 mesi di tempo per formulare le proposte per la ridefinizione della organizzazione interna dei singoli servizi e delle Posizioni organizzative, le quali verranno verificate da parte del Direttore Generale circa la coerenza con gli obiettivi dell’Amministrazione.

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COMUNE DI FERRARA


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “giornale” .

Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle élite, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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Francesco Monini
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