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1 Novembre 2018

Nota Bandiera Lodi

Tempo di lettura: 2 minuti


Da: Articolo 1 – MDP di Ferrara

A chi ha avuto la sventura di trovarsi in Piazza Duomo la scorsa notte, intorno all’una, sarà sembrato di assistere alla proiezione di un film dell’orrore. Un classico B-movie o, per dirla con maggiore coerenza, un film “di bassa Lega”.

Travestimenti per la lunga notte del dolcetto o scherzetto? Magari, ma la realtà, come spesso accade supera la fantasia, peggiorandola se possibile. Superato lo stupore iniziale infatti il noto personaggio ferrarese, è apparso in tutta la sua tragica veridicità, a ricordare agli spettatori che non è un incubo da cui destarsi a dispiegarsi, ma un presente drammatico ed un futuro che potrebbe esserlo ancor di più, se tutte le anime democratiche e progressiste della città non reagiranno unite e risolute. Un gesto triste, squallido sì, certo non meno che allarmante. Non solo poiché denota disprezzo per le regole del comune vivere civile, ma anche una violenza inedita nei confronti di chi non condivide il medesimo pensiero.

“Stiamo facendo le prove […] perché vinceremo il comune e stiamo provando la bandiera”, così ha tuonato il segretario comunale leghista, ammettendo così l’unico movente della sua organizzazione: occupare le Istituzioni per arrivismo e cieca volontà di potenza. Che si sappia i promotori di queste iniziative non hanno programmi o soluzioni, a muoverli è solo arroganza violenta e inconcludente. Chiunque speri di ricevere risposte ai problemi sanitari, lavorativi, assistenziali, economici, mal ripone in costoro le proprie speranze. Prove generali sì dunque, non di una seria attività di governo, ma di un tragicomico declino, che va arrestato. A tal proposito, ricordiamo a Lodi e ai suoi, che ancora in questo paese a decidere delle amministrazioni sono gli elettori. Ieri sera questi ultimi non sono nemmeno stati citati, quasi che la Lega non avesse bisogno della loro legittimazione. Ci auguriamo che tanti cittadini provino la nostra stessa indignazione e vogliano ricordare a chi insulta ogni simbolo democratico, che Ferrara non è proprietà di un manipolo di prepotenti, che con un atto di forza hanno issato una bandiera che di universale e liberatorio non ha alcunché.

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Riceviamo e pubblichiamo


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di Piermaria Romani

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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