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“Il berretto a sonagli”, di Luigi Pirandello, è una commedia in due atti il cui titolo si riferisce al berretto portato dal buffone, il copricapo della vergogna ostentato davanti a tutti. Il primo atto si chiude con la visita di Ciampa a casa di Beatrice, per convincerla a non denunciare il marito per adulterio, invitando la donna a usare la ragione e a dare una “giratina allo strumento”. Beatrice, sorpresa da tale affermazione, chiede di quale strumento stia parlando. Ciampa le risponde: “La corda civile, signora, deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d’orologio in testa: la seria, la pazza e la civile. Per vivere in società, ci serve la civile, altrimenti ci mangeremmo tutti l’un l’altro, come tanti cani arrabbiati”. Ciampa, muovendo la mano destra come se tenesse tra l’indice e il pollice una chiavetta, conclude dicendo: “ E che faccio allora io? Do una giratina alla corda civile…”.

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Figura 1: La copertina del nuovo album

Questa breve sinossi spiega il nome che Giù di Meo (voce, chitarra), Maurizio Casciabianca (batteria) e Alessandro Martina (basso) hanno scelto per il loro trio, nato dalla volontà di unire musica suonata a poesia, musica cantata a teatralità, con tonalità che navigano tra il pop e il folk.
Il brano “Le tre corde (II)” è il manifesto di quest’opera prima, dove i ritmi ballabili accompagnano i richiami letterari, addolciti dal suono acustico, dalla calda e profonda voce femminile di Giù. Il brano inizia con le parole di Ciampa, lette da una bambina, la cui vocina costruisce un’atmosfera teatrale, subito raccolta dall’incalzare della musica.
Le storie de Le3corde si legano alla musicale popolare, l’uso della fisarmonica e dei cori fungono da collante con la nostra tradizione, così come con la splendida cover di “Ma che freddo fa”, simbolo di tanti anni di gavetta.
Il disco si apre con il basso di Alessandro che introduce “Non è vero”, seguito dalla voce di Giù, immedesimata nelle “balle da conforto” descritte nel testo della canzone, la cui ironia rivela situazioni quotidiane, dove l’assurdità dell’evidenza passa come normalità: “Non è vero che ci sia una cosa che appaghi più di un caffè, e se poi il tè non ti garba ma te lo offrono lo stesso con leggera superiorità, dirai loro non mi piace, dirai loro non lo voglio, e ti diranno di stare zitto, ma zitto non sto e canto…”.

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Figura 2: Le3corde

Il tango “fischiato” di A.N.N.A profuma di Sud e di follia, i colori di una terra nera, magica e rara come la Sicilia, nel ricordo di un uomo che aveva il cuore di alghe e di corallo in fondo al mare. Il brano è dedicato a Peppino Impastato, morto di mafia, un eroe che non può risorgere ma la cui vita ha un po’ cambiato i pensieri della gente. La canzone è struggente e l’organetto di Vito Gasparro dona spessore a un “Amore che non avremo”.
“Di sana e robusta costituzione” è uno dei pezzi più orecchiabili e ballabili dell’album, la vocalità di Giù riporta al tempo delle feste popolari quando la politica era nelle piazze insieme alla gente e quando la spontaneità era “sincera”. La costituzione sana e robusta di cui si parla è quella della Repubblica Italiana: “130 articoli son tanti da imparare, ma mio caro onorevole li devi rispettare”.
“Il mondo è colorato, un foglio bianco di vite altrui”, inizia con queste parole la dolcissima “Il mondo”, una favola con cui volare sopra ai tanti propri perché, per capire e cambiare.
“Signor Buonasperanza” è un piccolo racconto, dall’atmosfera tipicamente edoardiana, dove si chiede una cura contro l’ignoranza per un bambino appena nato. La filastrocca raccoglie convenzioni, azioni e ipocrisie, sradicate dalla fede che viene dal basso, dalle regole imposte da religiosi e benpensanti: “Mi chiedo cosa freghi a donna Rosa se il mio bambino non è moro e abbiamo deciso di non battezzarlo”. Musica coinvolgente!
“In autunno” è una ballata allegra e apparentemente leggera, con armonie sincopate e cori utilizzati come strumenti d’accompagnamento. Ottima la similitudine tra la forza e la vita dell’albero con l’amore umano.

L’album, molto curato a partire dalla grafica realizzata da Edoardo Boccanfuso, è un piccolo gioiello da ascoltare con attenzione e da cui farsi trasportare in un modo di parole, gesti e tanta musica. La maturità del trio va ben oltre l’opera prima, il livello artistico raggiunto con “Na!?” si ottiene con esperienza, passione e tanti live. Gli 8 brani, rappresentano altrettante piccole perle da raccogliere e custodire con cura.
Nei crediti, riportati nel libretto del CD, è riportata la seguente spiegazione del titolo dell’album: “Nel nostro Na!? c’è la bellezza dello stupore, la rabbia per un’ingiustizia, la felicità dei bei momenti. Stupitevi con un Na!?”.

Video – Signor Buonasperanza

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William Molducci

È nato a Forlì, da oltre 25 anni si occupa di giornalismo, musica e cinema. Il suo film “Change” ha vinto il Gabbiano d’argento al Film Festival di Bellaria nel 1986. Le sue opere sono state selezionate in oltre 50 festival in tutto il mondo, tra cui il Torino Film Festival e PS 122 Festival New York. Ha fatto parte delle giurie dei premi internazionali di computer graphic: Pixel Art Expò di Roma e Immaginando di Grosseto e delle selezioni dei cortometraggi per il Sedicicorto International Film Festival di Forlì. Scrive sul Blog “Contatto Diretto” e sulla rivista americana “L’italo-Americano”.

Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

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Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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