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Le voci da dentro. Un detenuto è un problema di tutta la società

L’intervento che Luciana Littizzetto ha tenuto domenica sera 17 marzo 2024, all’interno della sua rubrica nel programma “Che Tempo Che Fa” sul NOVE, ha avuto come tema centrale quello dei suicidi in carcere. Nel suo stile ironico, ma sinceramente efficace, è riuscita a portare argomenti difficili come quelli della detenzione e della rieducazione all’attenzione del grande pubblico. Grazie Luciana. Brava!
(Mauro Presini)

Un detenuto è un problema di tutta la società
Di Luciana Littizzetto

Caro Nordio, Nordio come il Polo Nordio.

Caro Carlo, Fratello d’Italia, devoto ministro della repubblica italiana, uomo di spessore,

Bel tocco di toga, né rossa, né nera, diciamo toga melange.

Tu che siedi dietro una scrivania che è riuscita a passare da Togliatti a Bonafede senza cadere in depressione.

Tu che devi dividerti tra Meloni e Salvini, fra la “presidenta de noaltri” e il barbaro col mojito, hai tutta la mia solidarietà umana.

Tu che ho letto sul sito ufficiale del Ministero della Giustizia hai due gatti rossi: Rufus e Romeo Leonetto. Come posso voler male a un uomo che chiama un gatto Romeo Leonetto?

E quindi con tutta la delicatezza che posso questa sera vorrei parlarti di carcere. Il tema più impopolare che ci sia in questo paese.

Se ti proponessi: Ministro, facciamo un bel dibattito sull’uso delle nacchere nella musica calabrese… riempiremmo i palasport…
E invece solo a sentire la parola “carcere” il cervello della gente si affloscia.

Questa settimana purtroppo un altro ragazzo si è tolto la vita.

Sono già 26 i suicidi nei primi 72 giorni di questo 2024, uno ogni tre giorni. Dati tra i più alti di sempre.

Ma in carcere non muoiono soltanto i detenuti, ma anche i dipendenti del corpo di polizia penitenziaria. Dall’inizio dell’anno sono tre.

Perché non si muore solo in carcere: si muore anche di carcere. Ma di questo pare che non gliene freghi una beata toga a nessuno.

Caro Nordio. Ti scrivo perché sento che questa è una vera e propria crisi umanitaria. Non ho una soluzione, ma so che qualcosa si può e si deve fare.

In carcere ci vanno i cattivi, quelli che hanno sbagliato, che hanno fatto del male e che devono pagare per fare giustizia alle vittime della loro prepotenza e della loro violenza e tutti noi vogliamo tornare a casa tranquilli e non vivere come dentro I guerrieri della notte.

Però non basta stipare le mele marce e poi dimenticarsene.

Ce ne siamo già dimenticati prima, di loro, e forse per questo sono finiti così.

Un detenuto è un problema di tutta la società, non solo di quelli che in carcere ci lavorano.

E non mi si dica che sono buonista.
Al contrario. Sono egoista.

Perché un ambiente carcerario senza dignità, affollato, con 10mila detenuti in più rispetto ai posti letto, con direttori che cambiano di continuo, con una carenza di personale qualificato, senza prospettive e senza possibilità di reinserimento, non crea più sicurezza, anzi, crea più insicurezza per tutti.

Chiediamo ai detenuti di cambiare ma cosa abbiamo fatto NOI in questi anni per cambiare il sistema carcerario?
Vogliamo riabilitare le persone e poi non muoviamo un dito. Siamo degli ipocriti.

‘Bisogna metterli dentro e buttare la chiave’ sento dire da ministri del governo.
A parte che, se butti la chiave, poi la tua riunione di famiglia come la fai…

Ma poi la prigione non è un pozzo dove buttare le chiavi, al contrario, è un posto dove costruire chiavi per permettere a quante più persone possibili di uscire e trovare altre strade.

L’articolo 27 della nostra Costituzione, dice che ‘Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato’.

Se rinunciamo alla speranza che le persone possano cambiare, rinunciamo al futuro e questo è molto triste. Ho letto che la recidiva di quelli usciti dal carcere è quasi del 70%, il che dimostra quanto sia inutile il nostro attuale sistema. Chi esce di galera, prima o poi finisce per tornarci.

Ma il tasso di recidiva crolla al 2% per chi in carcere ha imparato un lavoro. Se la prigione ti offre una possibilità di cambiare, sei salvo.

Quindi lavoro, Nordio. Non abbandono, ozio, annientamento, morte.

Se ne era già accorto bene Don Gallo molti decenni fa, lui che di carcerati ne frequentava tanti.

Sarebbe stato bello vedere la fiction su di lui. Peccato che la Rai l’abbia cancellata.

Ti saluto Nordio. E scusa se ti do del tu, ma vorrei sentirti più vicino. So che ti trovi davanti un compito immane: rendere moderne e umane le nostre carceri.

Aiutaci a ricordare che chi va in galera ha sbagliato, ma non è sbagliato.

Come dice Don Gino Rigoldi: ‘possiamo sempre ricominciare’. Se siamo vivi, aggiungo io.

Con immutata stima. Sempre tua incensurata.
Luciana Littizzetto

Per leggere le altre uscite di Le Voci da Dentro clicca sul nome della rubrica. Per leggere invece tutti gli articoli di Mauro Presini su Periscopio, clicca sul nome dell’autore

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Mauro Presini

È maestro elementare; dalla metà degli anni settanta si occupa di integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Dal 1992 coordina il giornalino dei bambini “La Gazzetta del Cocomero“. È impegnato nella difesa della scuola pubblica. Dal 2016 cura “Astrolabio”, il giornale del carcere di Ferrara.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

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