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Fermiamo l’estrattivismo in Apuane e ovunque: appuntamento a Carrara, 16 e 17 dicembre 2023

Alpi Apuane: il 16 dicembre 2023 Manifestazione nazionale per la tutela della montagna, contro la devastazione causata dalle attività estrattive

Tra i promotori della manifestazione “Le montagne non ricrescono – Fermiamo l’estrattivismo in Apuane e ovunque” ci sono CAI Toscana, Arci Toscana, Athamanta, Coordinamento Ambientalista Apuoversiliese, Comitato Civico della Cappella.

Le Alpi Apuane al centro di una manifestazione nazionale per sensibilizzare le istituzioni e tutta la comunità al problema dell’escavazione del marmo che sta facendo scomparire intere montagne.

Il 16 dicembre 2023 Carrara ospiterà la manifestazione “Le montagne non ricrescono – Fermiamo l’estrattivismo in Apuane e ovunque” che vedrà l’unione di molte realtà nazionali e locali di tutela del territorio per denunciare e aprire i riflettori su quanto sta accadendo sul territorio apuano.

Le sezioni CAI e le associazioni ambientaliste riunite nell’Assemblea per l’Accesso alla Montagna hanno indetto un’iniziativa pubblica di sensibilizzazione poiché “Nei mesi passati le Alpi Apuane sono state scenario di diversi atti ostili da parte degli industriali del marmo e delle istituzioni che hanno tentato più volte di impedire l’accesso ad alcuni sentieri montani. A tutto ciò si accompagna l’insoddisfacente tutela ambientale e la dubbia legalità nella gestione complessiva dell’escavazione sulle Apuane, che il Gruppo Regionale toscano del CAI ha esposto nel “Dossier Apuane”.

Le realtà promotrici dichiarano inoltre che “In quattro anni è aumentato del 30% il materiale estratto, negli ultimi 30 anni è stato estratto più marmo dalle Apuane che negli ultimi 2000 anni a un ritmo non più sostenibile. L’80% del materiale estratto dalle Alpi Apuane è detrito, in gran parte polverizzato per produrre carbonato di calcio e meno dell’1% è usato per fini artistici. A fronte di questi dati riteniamo che sia naturale partecipare per sensibilizzare istituzioni e cittadinanza sul destino del nostro futuro e di quello delle future generazioni”.

E concludono: “ll caso delle Alpi Apuane è dunque emblematico nel mostrare le aberrazioni dell’estrattivismo, ovvero un sistema di sfruttamento del territorio in cui le aspettative del mondo imprenditoriale piegano le esigenze sociali, ambientali ed economiche delle comunità che vivono il territorio stesso. Un principio che, una volta affermato e reso sistemcaico, produce la privatizzazione dei profitti in pochissime mani e la socializzazione dei costi sulla popolazione e sugli ecosistemi. Non a caso Carrara è uno dei comuni più indebitati d’Italia, la cui provincia vanta tristemente un tasso di disoccupazione altissimo rispetto alla media dell’Italia centrale, ma che ospita al contempo società dagli utili favolosi”.

Contatti ufficio stampa
16dicembrecarrara@gmail.com

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Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

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