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NEWS, SCADENZE ED EVENTI SU AMBIENTE E DINTORNI

L’apocalisse climatica sta arrivando.
Per prepararci ad affrontarla abbiamo bisogno
di ammettere che non possiamo prevenirla.
Jonathan Franzen

E se smettessimo di fingere? (2020)

Passati gli impegni della campagna elettorale e “metabolizzati” (forse) i risultati, è tempo di riprendere a scrivere di ambiente e delle molte scadenze di queste ultime settimane. Dalla giornata mondiale per la Lotta alla desertificazione e alla siccità celebrata il 17 giugno a quella dell’Ambiente del 5 dello stesso mese, fino, andando a ritroso, l’overshoot day per l’Italia, il 19 maggio scorso. Di grande interesse invece l’importante atto del Consiglio Europeo riguardante la Nature Restoration Law, norma tornata al voto il 17 di giugno con inaspettato successo. Nel sito della Fondazione per lo sviluppo sostenibile [vedi Qui] si legge come questo sia “uno dei provvedimenti più innovativi e ambiziosi del Green Deal europeo, che prevede misure per il ripristino degli ecosistemi in cattivo stato di conservazione e stabilisce obiettivi e obblighi rigorosi per gli Stati Membri. Le azioni di riqualificazione dovranno interessare almeno il 30 % della superficie totale degli habitat degradati entro il 2030, almeno il 60 % entro il 2040 e almeno il 90 % entro il 2050”.

Il Consiglio ha dato la sua approvazione definitiva a questo regolamento con il voto contrario di Italia, Paesi Bassi, Finlandia, Svezia, Ungheria e Polonia, l’astensione del Belgio e creando un caso politico in Austria dove il ministro del clima ed energia ha dato il suo voto favorevole contraddicendo il suo governo e salvando così la legge.

Tanti i temi affrontati da una normativa il cui testo finale, come riportato dalla piattaforma Green Planet  [vedi qui] , “risulta comunque meno rigido rispetto alle versioni iniziali prevedendo, in casi eccezionali, alcune deroghe alle politiche di tutela dei suoli, in pratica una scelta di “compromesso per venire incontro al settore agricolo”. L’obiettivo della normativa è affrontare direttamente il ripristino degli ecosistemi – da quelli terrestri a quelli marini, d’acqua dolce e urbani – per “combattere la crisi climatica e attuare politiche di mitigazione e adattamento agli effetti dei disastri naturali, garantendo al contempo la sicurezza alimentare”.

Green Planet, commentando il voto contrario del governo italiano, scrive che il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che già in passato aveva criticato la Nature Restoration Law, si era detto preoccupato del possibile impatto sul settore agricolo. La viceministra Vannia Gava, presente al Consiglio, ha spiegato così il voto contrario dell’Italia: “Per quanto siano stati introdotti miglioramenti l’accordo finale resta per noi insoddisfacente, non potendo accettare che si vadano ad accrescere gli oneri economici e amministrativi per il settore agricolo”.

Vittoria storica, titola poi il sito di WWF Italia, perché l’approvazione della legge va letta comeun risultato straordinario che premia l’impegno della coalizione #RestoreNature, composta da BirdLife Europe, ClientEarth, EEB e WWF Europa, e che raccoglie l’invito della società civile e del mondo della ricerca scientifica”, e che ha dovuto affrontare “uno dei viaggi più tumultuosi nella storia della legislazione europea: dopo essere sopravvissuta a una campagna di disinformazione senza precedenti, la legge ha rischiato di essere respinta all’ultimo passaggio nel Consiglio Ambiente”. Ora si tratta di monitorarne l’applicazione quando entrà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE.

Earth Overshoot Day. Come riportato all’inizio, il nostro paese ha esaurito il 19 maggio il budget di risorse naturali a disposizione per quest’anno. Dal giorno dopo, 20 maggio. abbiamo iniziato a consumare le risorse naturali future, a cominciare da quelle del 2025, riferisce il che ogni anno misura la domanda di risorse e servizi da parte delle popolazioni e l’offerta di risorse e servizi da parte dei loro ecosistemi. A livello mondiale Qatar e Lussemburgo già a febbraio facevano toccare il fondo alle risorse del Pianeta, mentre Emirati Arabi, Stati Uniti e Canada hanno esaurito le risorse a marzo. I paesi più virtuosi, Ecuador e Indonesia, si prevede esauriscano le loro risorse per l’anno in corso il 24 novembre.

In generale, in Europa tutti consumano più di quanto la Terra riesca a produrre in un anno.

Lo spreco alimentare e l’accessibilità al cibo sono tra le cause che portano la maggioranza dei paesi ad esaurire le risorse biologiche che gli ecosistemi terrestri sono in grado di rigenerare in un anno. La soluzione va ricercata e deve essere quella di un cambiamento radicale, a livello sociale, culturale, politico ed economico, da mettere in atto al più presto.

Lo spreco alimentare nel mondo arriva al 30% e la produzione di cibo è la causa di 4,8 miliardi di tonnellate di gas serra nell’atmosfera.

Giornata mondiale dell’Ambiente. Quest’anno, scrive ISPRA alla pagina notizie del suo sito [Vedi Qui], il tema della giornata sarà il Ripristino degli Ecosistemi, con l’obiettivo di “prevenire, fermare e invertire i danni inflitti agli ecosistemi del pianeta, cercando di passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione”. Il tema presenta molte affinità alla Nature Restoration Law, da poco approvata in ambito UE: tutto ciò fa ben sperare in una inversione di tendenza rispetto alla situazione attuale, anche in considerazione del fatto che in questa giornata è stato lanciato ufficialmente il Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino dell’Ecosistema un appello per la protezione e il rilancio degli ecosistemi in tutto il mondo, a beneficio delle persone e della natura, la cui missione globale è quella di far “rivivere miliardi di ettari, dalle foreste ai terreni agricoli, dalla cima delle montagne alle profondità del mare”. Navigando nel sito www.decadeonrestoration.org  è possibile trovare moltissime informazioni, esperienze, progetti che offrono spunti di riflessione, percorsi e consigli per azioni a favore del Pianeta.

“Vivere felici entro i limiti di un solo pianeta è possibile”, scrive WWF Italia. “Serve rispetto profondo per la natura o non ci sarà futuro nemmeno per noi, la nostra salute, dipende anche da quella del Pianeta. Ma per fare ciò serve un cambiamento da parte di ognuno, perché siamo noi la specie a rischio di estinzione”. Tra le tante riflessioni e considerazioni che questa giornata ci spinge a fare il WWF mette in primo piano la relazione tra salute e felicità. Nel mondo, secondo uno studio, “negli ultimi tre decenni il numero di nuovi casi di tumore negli under 50 è aumentato quasi dell’80%”. Le cause vanno ricercate primariamente negli stili di vita con una alimentazione troppo ricca di carne e nell’esposizione a sostanze inquinanti presenti nell’ambiente (aria e acqua) e nel cibo. “In Italia, continua l’associazione ambientalista, l’incidenza della maggioranza dei tumori continua a crescere: +1,4% nei maschi e +0,7% nelle femmine solo tra il 2022 e il 2023 e la più elevata mortalità per cancro si registra là dove è maggiore l’inquinamento ambientale”.

Tante le testate giornalistiche, le associazioni che ricordano questa importante giornata volta a promuovere una maggiore consapevolezza tra i cittadini e a compiere un’opera di sensibilizzazione rispetto alle azioni a favore dell’ambiente e dell’uomo che ne è parte integrante. Merita citare a tra i tanti interventi quello della trasmissione radiofonica Radio3 Scienza che, il 5 giugno, tra gli ospiti, intervista Francesca Santolini, giornalista ed esperta di temi ambientali, autrice di Profughi del clima. Chi sono, da dove vengono, dove andranno, uscito nel 2019, e, per Einaudi, del recente Ecofascisti. Estrema destra e ambiente. Francesca Santolini, in questo libro, afferma quanto “l’ecofascismo sia una realtà”. “In Europa come negli Stati Uniti, l’estrema destra si appropria dei fondamentali dell’ecologia per giustificare i suoi discorsi politici identitari e nazionalisti”. Chi sono gli ecofascisti e quale relazione esiste tra la crisi climatica e l’ascesa dei nazionalismi, si chiede l’autrice. Il libro, continua l’introduzione, “ripercorre la lunga storia dell’ambientalismo di estrema destra e analizza i modi in cui tale movimento si sta adattando al mondo contemporaneo” e indaga il legame tra l’arcipelago delle destre radicali e la difesa dell’ambiente che esiste ed è pericolosamente vitale e porta con sé minacce culturali, sociali e politiche. “Non potendo più negare il cambiamento climatico, oggi l’estrema destra sta mutando strategia per conservare la sua identità: legge strumentalmente la crisi ambientale come risultato dei flussi migratori dal Sud del mondo e torna a proporre in forma nuova il suo violento armamentario ideologico fatto di teorie della cospirazione, xenofobia, razzismo.”

Lotta alla desertificazione e alla siccità. Sul sito del quotidiano indipendente eHabitat sono riportate le mappe create dal movimento Salva il Suolo [Qui] utilizzando i dati dell’United Nations Convention to Combat Desertification [1] (UNCCD, mappa 2019) e una stima del Global Environment Facility [2] (GEF, mappa 2050), che illustrano quanta terra fertile potrebbe rimanere nel 2050 se gli attuali tassi di degrado continuassero. “I risultati sono tutt’altro che confortanti, si legge su eHabitat, con il 95% del territorio terrestre destinato a degradarsi entro il 2050, e conseguenze, in termini di crisi alimentare, che sarebbero tragiche per la popolazione mondiale, stimabile per quella data in 9,8 miliardi di persone”. La nuova mappa vede la luce nel 30° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Siccità e la Desertificazione (UNCCD).

Il focus scelto per la Giornata Mondiale per la Lotta alla Desertificazione e alla Siccità 2024, scrive il quotidiano, è “Uniti per la terra. La nostra eredità. Il nostro futuro” Il tema, ancora una volta, “mette al centro la necessità di una corretta gestione del suolo per garantire la stabilità e la prosperità di miliardi di persone in tutto il mondo”.

La Giornata Mondiale, istituita nel 1994 dalle Nazioni Unite, “per promuovere la consapevolezza pubblica degli sforzi internazionali per combattere la desertificazione, la perdita di fertilità del suolo e il conseguente degrado delle risorse naturali causati dalle attività umane quali inquinamento, eccessivo sfruttamento delle terre, sovra-pascolamento, deforestazione, incendi e irrigazione con acque saline”, è così ricordata nel sito dell’Associazione Ambiente Mare Italia [3] con sede a Roma.

Ma il 17 giugno di quest’anno, come già ricordato, cade anche il 30° anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, unico trattato internazionale giuridicamente vincolante sulla gestione del territorio e sulla siccità e una delle tre Convenzioni di Rio insieme al cambiamento climatico e alla biodiversità.

“Coinvolgere le generazioni presenti e future, ricorda l’associazione, è più importante che mai per fermare e invertire queste tendenze allarmanti e rispettare gli impegni globali volti a ripristinare 1 miliardo di ettari di terreno degradato entro il 2030. “Uniti per la terra: la nostra eredità, il nostro futuro”, il tema della Giornata di quest’anno, cerca di mobilitare tutte le parti della società a sostegno di una gestione sostenibile del territorio, in vista della più grande conferenza delle Nazioni Unite sulla terra e la siccità che si terrà a Riyadh, in Arabia Saudita, nel dicembre 2024.

Altro aspetto importante della giornata viene ricordato dal notiziario d’informazione agroambientale EcolOggi. Tra i dei temi che quest’anno vengono approfonditi, e sicuramente il più adatto per concludere questa carrellata di argomenti ambientali, è Her Land. Her Rights, che, ponendo l’accento sui diritti delle donne legati alla terra, mette in luce come l’uguaglianza di genere sia fondamentale per raggiungere la neutralità del degrado del suolo entro il 2030.

“Le donne, scrive EcolOggi, rappresentano una parte significativa della popolazione rurale mondiale e dipendono fortemente dalla terra per il loro sostentamento. Tuttavia hanno meno probabilità rispetto agli uomini di possedere o controllare le risorse terriere, e questo le espone a maggiori rischi di povertà, fame, violenza di genere e sfollamento. Garantire alle donne diritti equi sulla terra non è quindi unicamente una questione di giustizia sociale, ma è anche cruciale per la gestione sostenibile delle risorse naturali.”

Note

[1] https://www.unccd.int/

[2] Il Fondo mondiale per l’ambiente (Global Environment Facility, GEF) è un’organizzazione che gestisce i finanziamenti per la protezione ambientale a sostegno di progetti legati alla biodiversità, alla lotta contro gli effetti del riscaldamento globale, contro l’inquinamento delle acque, contro il degrado del suolo, per la protezione dell’ozonosfera e per il contrasto agli inquinanti organici persistenti. Il Fondo mondiale per l’ambiente lavora in collaborazione con organizzazioni internazionali, organizzazioni non governative e privati che affrontano i problemi ambientali a livello globale. Sostiene anche le iniziative di sviluppo sostenibile. https://www.thegef.org/

[3] https://ambientemareitalia.org/17-giugno-giornata-mondiale-contro-la-desertificazione-e-la-siccita/

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Gian Gaetano Pinnavaia

Ho lavorato come ricercatore presso l’Alma Mater Università di Bologna nel settore delle Scienze e Tecnologie Alimentari fino al novembre 2015. Da allora svolgo attività didattica come Docente a Contratto. Ferrarese di nascita ma di origini siciliane. Ambientalista e pacifista fin dagli anni degli studi universitari sono stato attivo in Legambiente e successivamente all’interno di Rete Lilliput di Ferrara fin verso il 2010. Attualmente faccio parte della Rete per la Giustizia Climatica di Ferrara. Sono socio dell’Associazione culturale Cds OdV – Centro ricerca Documentazione e Studi economico-sociali, del cui direttivo faccio parte e collaboro da anni all’Annuario socio-economico ferrarese. Nel 1990 sono stato eletto con la lista “Verdi Sole che ride” nel Consiglio Comunale di Ferrara fino al 1995; in seguito, dal 1999 al 2004 consigliere della Circoscrizione Nord per la lista “Verdi”.

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Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno. L’artista polesano Piermaria Romani si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE
di Piermaria Romani


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