19 Giugno 2014

Il Delta del Po sprofonda
in un mare di parole

Monica Forti

Tempo di lettura: 6 minuti

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Il delta del Po scorre ignaro di esser il cuore di una disputa politica tra le differenti anime del centro sinistra emiliano romagnolo e veneto. Scorre intrappolato tra due differenti concetti di sviluppo economico e sociale. Il rinvio della sua candidatura a riserva naturale nell’ambito del programma Unesco Uomo e Biosfera, che lo avrebbe portato per certo all’Expo come riserva Mab con una ricaduta turistico-ambientale positiva, ha generato una serie di reazioni dissonanti di qua e di là dal fiume. A riconferma delle distanze tra i due parchi, regolati da leggi regionali e vincoli di tutela ambientale differenti, che potrebbero essere superati in favore di una gestione unica solo con l’istituzione di un parco interregionale o, in alternativa nazionale, come previsto dalla legge 394/91.
Dopo 26 anni di chiacchiere, le buone intenzioni sono ancora solo parole. E di parole, si sa, è lastricato l’inferno. Per il momento di reale c’è l’esame di riparazione della candidatura “apprezzata”, ma rimandata a settembre. Come ovvio, gli operatori turistici e in primis il Consorzio Visit Ferrara, si augurano un epilogo positivo tanto più, che la riserva Mab sembrava cosa fatta e già in “vendita” prima a Venezia e poi a Vigevano nell’ambito della fiera universale del 2015. Senza contare le speranze di Comacchio, in prima linea nel patto di sviluppo, 20 milioni di euro a fondo perduto, una serie di investimenti nel ricettivo alberghiero “leggero” da parte dei privati e il benestare del Comune lagunare, dell’ormai in via di scioglimento Provincia di Ferrara e dell’ente Parco emiliano-romagnolo, che hanno accompagnato l’accordo. Cosa accadrà ora? Il rinvio, sfuggito al silenzio, ha riscaldato gli animi.
Il presidente del parco veneto Geremia Gennari parla di “disinformazione e faziosità” assicurando che la candidatura va avanti e i chiarimenti sono già nelle mani di chi deve valutarli a Parigi. “Non si possono ignorare gli sforzi di valorizzazione dei territori interessati al progetto e riconosciuti a livello mondiale”, insiste Gennari, uno dei promotori della riserva. Eppure il mondo sembra finire tra le due sponde. “La Riserva di Biosfera Mab Unesco – dice Gennari – non è uno strumento che impone vincoli, delimitazioni amministrative equilibri di presidenze o di pesi politici, ma è uno strumento di condivisione territoriale al fine della tutela e valorizzazione della biodiversità a partire dai portatori di interesse (gli imprenditori, ndr)”.
Non la pensa così Graziano Azzalin consigliere regionale del Pd veneto e autore di un’interrogazione con cui chiede alla sua Regione di occuparsi dei problemi gestionali. “Dalle esternazioni dell’assessore regionale Maria Luisa Coppola e del presidente del Parco del Delta del Po del Veneto Geremia Gennari, si capisce come i rilievi sui problemi di governance mossi dall’International Advisory Committee for Biosphere Reserves del programma Mab-Unesco e confermati dal Consiglio internazionale di Coordinamento siano assolutamente fondati”, spiega. “Secondo l’assessore di tutti i veneti, infatti, l’aver reso noti i rilievi e la bocciatura che si era ben guardata dal menzionare – prosegue – è un non riconoscere la bontà di un progetto portato avanti da una maggioranza di sindaci”. E ancora. “Da queste parole si capisce quale sia il problema, che non è sfuggito ai rappresentanti dell’Unesco: la visione politicizzata, la gestione clientelare e la difesa di posizioni di rendita. I personalismi sono ciò che hanno impedito la costruzione di una prospettiva per il Parco del Delta del Po. Le careghe (seggiole, ndr), l’assessore dovrebbe rendersene conto, in un momento come questo in cui si cerca di semplificare in tutti settori, dalle Camere di Commercio al Senato, non sono la priorità”.
Ben diversa la posizione della Provincia di Ferrara, che attraverso l’architetto Moreno Po, nomen omen, dirigente dei Servizi Piani territoriali, minimizza il problema. “C’è l’evidente manipolazione della realtà nelle dichiarazioni degli esponenti ambientalisti che hanno provocato i titoli giornalistici e molti dei commenti di questi giorni sulla vicenda della candidatura Mab – scrive – si vuole ostacolare il processo in corso, inventandosi fantasiose chilometriche liste di errori nella compilazione e di stroncature nei giudizi della Commissione”. Insiste: “Chi si è preso il disturbo di leggere nel merito le considerazioni espresse dalla Commissione Iacibr sulla candidatura del Delta del Po, avrà trovato scritto testualmente: Il Comitato Consultivo ha apprezzato la proposta di candidatura”. Certo, ma non è l’unica valutazione.
La commissione riporta in otto punti i motivi del rinvio tra cui la poca chiarezza sullo status e la gestione dell’area di stretta protezione naturalistica (core), del processo decisionale all’interno dell’organo istituzionale di coordinamento, della governance piuttosto complessa e non gestibile, della mancanza di visione comune per la riserva e della mancanza di discussione sulla qualità delle acque in presenza delle coltivazione agricole e delle zone umide.
Tutti d’accordo con l’affermazione di Moreno Po secondo cui si cerca di punture “sulla proiezione futura di un’area di valore mondiale, che vuole uscire per sempre dalla mancanza di visione internazionale e dalle angustie delle questioni di (piccola) politica locale”. Ci si chiede allora come mai il parco non sia ancora interregionale o nazionale, proposta rilanciata di recente dal presidente emiliano romagnolo Massimo Medri. E come mai in tutti questi anni non si sia data la giusta valorizzazione ai due siti Heritage Unesco, le chiese paleocristiane di Ravenna e Ferrara città del Rinascimento e il suo Delta del Po, che rientrando in gioco avrebbero avuto un peso tale da evitare i guai di oggi con una candidatura che rischia di provocare pesanti delusioni. Un peccato, tanto più che ci si ritrova a dover fare gli esami di riparazione. E a parlare ancora una volta di “localismi politici” per rintuzzare una posizione espressa all’interno della coalizione di centrosinistra, non si può non rilevare la dissonanza tra le parole della consigliera regionale Gabriella Meo, del gruppo Verdi-Sel e quelle spese dalla Provincia ferrarese. Stessa casa visioni opposte, la Meo ha etichettato la vicenda Mab come “un’operazione di marketing turistico-territoriale avviata in pochi mesi in vista dell’Expo del prossimo anno, un’operazione di corto respiro che non ha tanto a cuore la conservazione della biodiversità e l’uso sostenibile delle risorse, quanto l’utilizzo di una ventina di milioni di euro di fondi pubblici”.
In tempi di crisi come ovvio il denaro è il nocciolo di ogni preoccupazione. Gli operatori economici cercano di uscire dall’impasse, proprio per questo sono stati presentati al settore alberghiero e extralberghiero quattro progetti per far crescere e rafforzare  l’identità del Delta, considerato il futuro del business turistico. I piani illustrati, finanziati dall’Europa (Asse 4 – Por Fesr nel periodo 2007 – 2013) sono stati messi a punto per accrescere l’offerta turistica nel Delta del Po. “L’obiettivo – spiega Massimo Biolcatti presidente di Ascom Codigoro – è valorizzare i progetti, conoscerli e presentarli agli operatori e dunque ai turisti”. Marketing. “E’ essenziale anche per il futuro poter usufruire dei fondi europei, che possono permettere di allentare i rigidi vincoli di spesa imposti dal Governo e necessari per realizzare sinergie tra enti pubblici e operatori del settore turistico”, aggiunge Marco Finotti, assessore al Bilancio del Comune di Codigoro.
L’appuntamento, promosso dall’Emilia Romagna con il supporto organizzativo del Centro di Assistenza Tecnico della  Confcommercio regionale e di Ascom Ferrara si è concentrato sulla realizzazione in tutta la regione e in particolare su quattro iniziative a Comacchio, Mesola e Goro  finanziate con oltre 4 milioni di euro. A Davide Duo, segretario di Ascom Codigoro il compito di tracciare un bilancio: “Dobbiamo avere una maggiore consapevolezza della ricchezza e dell’identità territoriale del parco del Delta che si sviluppa su due regioni e su tre province, Ferrara, Rovigo e Ravenna”. Da qui l’esigenza di  accelerare senza indugi la creazione di un unico Parco del Delta.

Tutti per il parco unico e la tutela della biodiversità. Nel frattempo ai suoi confini ravennati, dove la protezione – pur con sfumature diverse – è prevista, è nato lo zoo-safari Parco tematico Le Dune del Delta. Bisonti, zebre e giraffe. Che dire? I fenicotteri rosa volano, scelgono dove riprodursi, ma le zebre no di certo. Appare chiaro come sulla biodiversità e la sua valorizzazione le idee siano assai confuse.



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Monica Forti

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