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Da Movimento 5 stelle

L’uscita di un post con la pubblicazione della prima pagina della nuova graduatoria sull’assegnazione di alloggi di edilizia popolare ha scatenato un vivace e a tratti feroce dibattito sulla rete. Lo stesso si è ripetuto oggi anche nei mezzi di stampa, riportando anche esempi di realtà comunali diverse. Segnaliamo che al momento tale post in Facebook ha già superato le 8mila condivisioni, segno di un evidente interesse pubblico sull’argomento.
Ma qual è la pietra dello “scandalo”? Dalla prima pagina dell’elenco, si certifica che nei primi 55 in graduatoria, 15 sono nomi italiani e 40 sono nomi stranieri (comunitari e non, senza poter distinguere eventuali individui con la cittadinanza). Il dato di squilibrio è balzato agli occhi di tutti coloro che hanno visto e commentato tale elenco parziale. L’assessore Sapigni ieri ha precisato che della graduatoria composta da 590 soggetti inseriti, il 49% sono italiani, il 51% è composto – a norma di regolamento – da cittadini stranieri comunitari e extracomunitari che in base alla norma regionale hanno un permesso di soggiorno valido di almeno 3 anni.
Appare chiaro che quel post quanto meno ha sottolineato un problema di disagio collettivo particolarmente sentito e che in una qualche modo ha prodotto un’onda di indignazione di idea di discriminazione al contrario contro gli Italiani. Questo sentimento appare oggi molto diffuso sul territorio nazionale, ma soprattutto a Ferrara, Città da cui è tratto l’elenco del post, Città che risente più delle altre del progressivo disagio economico e sociale di una politica di “accoglienza incontrollata” di flussi migratori non più gestibile dalle attuali Forze di Polizia, di cui si continua e continuerà a chiedere il rafforzamento e il supporto totale all’azione di risanamento del territorio.
Oggi però, mettendo da parte le polemiche sulla sicurezza locale, vogliamo evidenziare come il Comune di Ferrara, nel determinare le regole che hanno portato a quell’elenco finito in pasto a tutti i media, debba porsi una riflessione di merito per il futuro e magari anche interagire con la Regione E-R per produrre degli aggiornamenti nella normativa dell’assegnazione delle case popolari. Ci auguriamo pertanto che possa avviarsi un dibattito civile, ordinato, propositivo tra gli enti e le forze politiche di ogni parte affinché si possa arrivare ad una diversa, aggiornata definizione di criteri di assegnazione delle case popolari, anche alla luce della pur sempre ribadita – ma mai risolta – lentezza della consegna agli aventi diritto (problema anche questo che dovrà essere affrontato in maniera significativa).
Crediamo in tal senso che si debba fare una valutazione di più ampio respiro nei criteri selettivi. Oggi la stessa stampa ci ha proposto, qui in provincia, due modelli contrapposti (e di colore politico diverso) che pur partendo da uno stesso criterio regionale comune, ci da proporzioni e metodologie di ripartizione diversi che portano a risultati diversi. Quale riteniamo sia di buon senso? Probabilmente una equilibrata e ragionata integrazione delle due: deve esserci una casa popolare per chi ne abbia bisogno, la necessità di un tetto dove abitare per chi abbia necessità, privilegiando, a nostro avviso, l’urgenza della stessa perché essere sfrattato, espulso dal proprio nucleo familiare o perché semplicemente non avere le risorse economiche per accedere ad una struttura è una situazione che per l’individuo genera condizioni di straordinario disagio. La crisi, a Ferrara, ha colpito molto la classe medio bassa. I disastri bancari locali e la notevole perdita di posti di lavoro sul territorio non hanno aiutato. Ciò significa dare speranza a quei cittadini che per anni, per lunghi tempi, hanno dato il loro contributo con il lavoro, le proprie tasse al benessere della collettività e che oggi, per causa di forza maggiore, necessitano di essere aiutati. Pensiamo pertanto che ripensare ed integrare i punteggi con un criterio che possa essere quello della storicità economica di chi oggi è in emergenza sia una valutazione da aggiungere al disagio effettivo attuale che vive, sempre valutando che tale percorso passato non vada a inficiare la condizione di bassa redditualità attuale che deve essere il punto di partenza di ogni valutazione. In tale senso rivedere parametri e soglie ISEE potrebbe essere una buona base di partenza.
Si pensa anche che, probabilmente proprio perché ci è stato più e più volte detto che la disponibilità di alloggi nel Comune non è elevata per la bassa rotazione dell’uso (nonostante un grande patrimonio immobiliare presente) sia altresì necessario attuare un criterio di valutazione – ci passi il termine – di “storicità” residenziale del richiedente. Si dovrebbe valutare in tal senso, che i cittadini meritevoli che hanno una buona o elevata anzianità di residenza o di permanenza sul territorio comunale per lavoro, debbano avere un criterio di premialità rispetto a soggetti di nuova residenza o con alta mobilità domiciliare estesa al di fuori del nostro Comune. Chi probabilmente ha vissuto qui per 20-30 o 40 anni, dovrà vedere riconosciuto tale merito, avendo contribuito positivamente alla comunità in termini di partecipazione e per tanto vedersi attribuito un vantaggio in più, proprio per quel senso di appartenenza stabile ad una comunità storica. In un qualche modo, l’essere stato membro della comunità deve essere un fattore premiante per chi oggi è in difficoltà.
Crediamo che quando un dibattito, anche aspro e magari con toni esagerati, parte dalla cosiddetta società civile, questo debba essere ascoltato e dovrebbe essere valutato con senso civico e con la volontà di costruire soluzioni ai problemi che vengono sollevati, perché il cittadino rimane sempre il punto centrale di riferimento di qualsiasi attività politica.
Movimento 5 Stelle Ferrara

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Cari lettori,

dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

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Tanto che qualcuno si è chiesto se  i giornali ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport… Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e riconosce uguale dignità a tutti i generi e a tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia; stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. Insomma: un giornale non rivolto a questo o a quel salotto, ma realmente al servizio della comunità.

Con il quotidiano di ieri – così si diceva – oggi “ci si incarta il pesce”. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di  50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e di ogni violenza.

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