Pubblicato il 31 Ottobre 2022

Diario in pubblico /
Con-vivere con la Tivù

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Con-vivere con la Tivù

Pubblicato il 31 Ottobre 2022

Tempo di lettura: 2 minuti

 

Sembra un destino a cui immancabilmente si va incontro consci della inutilità dell’opposizione e nello stesso tempo della sottile perfidia della mente che – sostiene lei – rende necessaria la constatazione del (de)grado delle scelte degli italioti. Sì! Mi si accusi di essere radical-chic, di preoccuparmi, ormai a tempo pieno, dei programmi tv; ma ormai l’età e il ‘disio’ della conoscenza mi rendono partecipe e succube di ciò che si vede e si percepisce.

Certo! Continuo a registrare e delibare le parole dell’unica Liliana Segre; ad organizzare un commento sulle sue parole e scritti che, spero a breve, consegnerò alla lettura dei miei 25 lettori, ma frattanto guardo, tra ammirazione e repulsione, Ballando con le stelle perché viene annunciata la presenza di un vero attore che seguo con interesse: la signora Coriandoli alias Maurizio Ferrini.

Le sue partecipazioni recenti a programmi quale Che tempo che fa di Fazio hanno mostrato, attraverso l’ironia pressante che lo rende necessario al tavolo della trasmissione, che non tutto è perduto nell’inesorabile evolversi del gusto degli italiani schiavi o sottomessi al diktat del modo più recente di conoscere: vale a dire la tv.
Questo attore sembra destinato ad appaiarsi agli spettacoli strepitosi che il Berlusca concede – bontà sua – nel suo rientro nella politica attiva. Come non avvicinare ‘gli smumi’ della Coriandoli a quelli del cavaliere?

Un altro personaggio trasferitosi dalla politica al teatro, vale a dire il fiorentino Matteo Renzi, gli può stare al paro direbbero i miei, un tempo, concittadini.

Non dico nulla di nuovo se ormai la politica-spettacolo non certo nuova o appannaggio della destra viene assunta quale cuneo preferito nello sfondare o rimuovere l’indifferenza dei votanti. Riguardo con stupore misto a rabbia gli emergenti della parte che con senso del dovere ho di nuovo votato. Vale a dire i Giani, i Nardella, tra quelli che meglio conosco, che reggono la scelta politica della regione toscana e della mia amata Firenze.

Ma il tempo passa e devo ritornare comunque ai miei interessi che coinvolgono nomi solenni: Canova, Bassani di cui cerco con onestà e umiltà di commemorare e ricordarne la lezione senza spettacolarizzazioni che ne abbasserebbero l’insegnamento e il valore. Ma è difficile! Sempre più difficile.

E ancora una volta diventa necessarissimo riappropriarsi di quel detto che siglò la nostra lontana giovinezza: “resistere, resistere, resistere.”. E ai troppo coccolati giovani trattati come se fossero una materia ideologico-politica informe rivolgo ancora quella raccomandazione che suona ancora utile per chi ne vuole cadere nella trappola del merito.

Per leggere tutti gli altri interventi di Gianni Venturi nella sua rubrica Diario in pubblico clicca  [Qui]

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Gianni Venturi

Gianni Venturi è ordinario a riposo di Letteratura italiana all’Università di Firenze, presidente dell’edizione nazionale delle opere di Antonio Canova e co-curatore del Centro Studi Bassaniani di Ferrara. Ha insegnato per decenni Dante alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze. E’ specialista di letteratura rinascimentale, neoclassica e novecentesca. S’interessa soprattutto dei rapporti tra letteratura e arti figurative e della letteratura dei giardini e del paesaggio.
Periscopio

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica dell’oggetto giornale [1], un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare il basso e l’altocontaminare di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono” dentro e fuori di noi”, denunciare il vecchio che resiste e raccontare i germogli di nuovo,  prendere parte per l’eguaglianza e contro la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo..

Con il quotidiano di ieri, così si dice, ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Tutto Periscopio è free, ogni nostro contenuto può essere scaricato liberamente. E non troverete, come è uso in quasi tutti i quotidiani,  solo le prime tre righe dell’articolo in chiaro e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica, ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni” . Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e ci piacerebbe cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori) a tutti quelli che coltivano la curiosità, e non ai circoli degli specialisti, agli addetti ai lavori, agli intellettuali del vuoto e della chiacchera.

Periscopio è di proprietà di una S.r.l. con un azionariato diffuso e partecipato, garanzia di una gestitone collettiva e democratico del quotidiano. Si finanzia, quindi vive, grazie ai liberi contributi dei suoi lettori amici e sostenitori. Accetta e ospita sponsor ed inserzionisti solo socialmente, eticamente e culturalmente meritevoli.

Nato quasi otto anni fa con il nome ferraraitalia [2], Periscopio naviga già in mare aperto, rivolgendosi a un pubblico nazionale e non solo. Conta oggi 300.000 lettori in ogni parte d’Italia e vuole crescere e farsi conoscere. Dipenderà da chi lo scrive ma anche e soprattutto da chi lo legge e lo condivide con altri che ancora non lo conoscono. Per una volta, stare nella stessa barca può essere una avventura affascinante.  Buona navigazione a tutti.

Francesco Monini

[1] La storia del giornale è piuttosto lunga. Il primo quotidiano della storia uscì a Lipsia, grande centro culturale e commerciale della Germania, nel 1660, con il titolo Leipziger Zeitung e il sottotitolo: Notizie fresche degli affari, della guerra e del mondo. Da allora ha cambiato molte facce, ha aggiunto pagine, foto, colori, infine è asceso al cielo del web. In quasi 363 anni di storia non sono mancate novità ed esperimenti, ma senza esagerare, perché “un quotidiano si occupa di notizie, non può confondersi con la letteratura”.

[2] Non ci dimentichiamo di Ferrara, la città che ospita la redazione e dove ogni giorno il giornale si confeziona. Così Ferraraitalia continua a vivere dentro Periscopio all’interno di una sezione speciale, una parte importante del tutto. 


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