Giorno: 5 Aprile 2021

Coronavirus. L’aggiornamento in Emilia Romagna: L’aggiornamento in Emilia-Romagna, 5 aprile
1.493 nuovi positivi, 1.437 i guariti. Vaccinazioni: oltre 953mila somministrazioni

 

6.299 tamponi effettuati. L’età media nei nuovi positivi è di 42,5 anni. 38 i decessi. Prosegue anche in questi giorni di festa la campagna vaccinale

Bologna – Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 344.408 casi di positività, 1.493 in più rispetto a ieri, su un totale di 6.299 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti da ieri è dell’23,7%, assolutamente non indicativa dell’andamento generale, poiché il numero di tamponi eseguiti la domenica è inferiore rispetto agli altri giorni. Inoltre, nei festivi soprattutto quelli molecolari vengono fatti su casi per i quali spesso è atteso il risultato positivo.

Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, in maggioranza già immunizzati, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, e le persone dai 75 anni in su; proseguono le vaccinazioni anche per il personale scolastico e le forze dell’ordine. Nessuna pausa, infatti, durante queste festività pasquali: gli operatori sono attivi anche oggi, lunedì dell’Angelo.

Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate.

Alle ore 15 sono state somministrate complessivamente 953.228 dosi; sul totale, 308.525 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale.
Tutte le informazioni sulla campagna vaccinale: https://vaccinocovid.regione.emilia-romagna.it/.

Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 672 sono asintomatici individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 412 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 673 sono stati individuati all’interno di focolai già noti.

L’età media dei nuovi positivi di oggi è 42,5 anni.

Sui 672 asintomatici464 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing30 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 37 con gli screening sierologici6 tramite i test pre-ricovero. Per 135 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica.

La situazione dei contagi nelle province vede Modena con 288 nuovi casi e Bologna (262); poi Rimini (201), Ferrara (143), Ravenna (135), Reggio Emilia (127), quindi Parma (111) e Cesena (84); seguono Forlì (63), il Circondario imolese (48) e infine Piacenza (31).

Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali – relativi all’andamento dell’epidemia in regione.

Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 4.982 tamponi molecolari, per un totale di 4.058.130. A questi si aggiungono anche 1.247 tamponi rapidi.

Per quanto riguarda le persone complessivamente guaritesono 1.437 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 260.051.

casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 72.206 (+18 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 68.691 (-20), il 95,13% del totale dei casi attivi.

Purtroppo, si registrano 38 nuovi decessi: 1 nella provincia di Parma (una donna di 83 anni); 2 nella provincia di Reggio Emilia (due donne di 63 e 93 anni); 4 nella provincia di Modena (due donne di 81 e 90 anni; 2 uomini, rispettivamente di 68 e 84 anni); 12 nella provincia di Bologna (6 donne: di 70, 76, 79, 83, 85 e 91 anni, e 6 uomini: di 64, 79, 2 di 81, 2 di 87); 6 nella provincia di Ferrara (una donna di 72 e 5 uomini di 50, 61, 72, 80 e 81 anni); 6 in provincia di Ravenna (due donne di 63 e 92 anni e quattro uomini di 81, 84, 85 e 94 anni); 1 in provincia di Forlì-Cesena (un uomo di 89 anni; 5 nel riminese (una donna di 90 anni e quattro uomini di 64, 66, 88 e 93 anni). Un decesso riguarda una persona residente al di fuori della Regione Emilia-Romagna. Nessun decesso in provincia di Piacenza.

In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 12.151.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 366 (+6 rispetto a ieri), 3.149 quelli negli altri reparti Covid (+32).
Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti: 10 a Piacenza (+1), 30 a Parma (+2), 31 a Reggio Emilia (invariato rispetto a ieri), 67 a Modena (invariato), 103 a Bologna (+2), 20 a Imola (+1 ), 40 a Ferrara (numero invariato rispetto a ieri), 19 a Ravenna (invariato), 11 a Forlì (invariato), 6 a Cesena (+1) e 29 a Rimini (-1).

Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 21.957 a Piacenza (+31 rispetto a ieri, di cui 16 sintomatici), 23.999 a Parma (+111, di cui 58 sintomatici), 41.372 a Reggio Emilia (+127, di cui 55 sintomatici), 58.889 a Modena (+288, di cui 213 sintomatici), 74.201 a Bologna (+262, di cui 137 sintomatici), 11.772 casi a Imola (+48, di cui 26 sintomatici), 21.011 Ferrara (+143, di cui 47 sintomatici), 27.034 a Ravenna (+135, di cui 27 sintomatici), 14.287 a Forlì (+63, di cui 49 sintomatici), 17.138 a Cesena (+84, di cui 64 sintomatici) e 32.748 a Rimini (+201, di cui 129 sintomatici).

Agnelli di Pasqua

 

Riccardo Francaviglia

I protagonisti delle vignette sono sgargianti individui che non sembrano appartenere al nostro mondo, forse vivono in un mondo variopinto o più probabilmente i loro colori accesi spiccano in un mondo all-white; un avatar del nostro contesto quotidiano, dove ciascuno di loro assomiglia a tutti e non assomiglia a nessuno. In fondo diverte l’idea di identificarsi con sagome fluo col naso a pera, ma voglio credere che anche questo può contribuire a guardarsi “da fuori” per sorridere e riflettere su ciò che siamo e ciò che stiamo diventando.

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LA MIGLIORE SICUREZZA:
rispondere ai bisogni di tutti, a partire dai più deboli

 

La pandemia ha messo in evidenza tutte le fragilità delle nostre società diseguali, dissipatrici, e senza regole. Molti sono i pericoli ai quali ci siamo assuefatti: dai morti per incidenti stradali, alle guerre che hanno andamento endemico in ampie aree del mondo. Tuttavia, l’improvvisa e rapida comparsa di un nemico sconosciuto, come il coronavirus, nei confronti del quale non ci sono ancora sufficienti difese, ci trova impotenti.

Questo virus scuote profondamente i miti del progresso e della crescita illimitata, la fiducia nella possibilità di controllo e di dominio da parte della tecno-scienza, mettendo in discussione alcune fondamentali certezze e ribaltandone il significato.

Il primo concetto che perde di significato è quello di difesa: siamo abituati a pensare che ci si difenda alzando muri, chiudendo porti e confini con eserciti militari. Ma di fronte a questo nemico invisibile le armi non servono. Anzi, proprio l’aver destinato grandi risorse alle spese militari, sottraendole ad esempio alla sanità e alla ricerca, ci rende più indifesi. Il nostro sistema sanitario universalistico, che pure è uno dei migliori al mondo, vacilla e lamenta la mancanza di attrezzature e di medici.

Il COVID19 ci insegna dunque che il modo migliore di creare sicurezza è avere una società organizzata in modo tale da rispondere ai bisogni di tutti, a partire dalle fasce più deboli. Una società di questo tipo saprà garantire anche le proprie ‘difese immunitarie’ contro i pericoli, interni ed esterni, che possono minacciarla, sviluppando l’uso corretto del potere da parte di ciascuno, le capacità di autogoverno e di resilienza, nonché forme organizzate di difesa popolare nonviolenta che i movimenti per la pace da tempo propongono.

Un altro importante ribaltamento di significato è quello del concetto di isolamento. Da Trump a Salvini a Orban, le destre sovraniste di tutti i continenti hanno rispolverato un nazionalismo pericoloso e fondato sulla cultura individualista imperante, legittimata dal pensiero unico neo-liberista. Espressioni come ‘Prima gli Italiani’ o ‘America first’, creano un isolamento, una barriera tra noi e gli altri, visti come nemici e dai quali distinguerci e separarci. È un isolamento che chiude agli altri, teso a difendere i propri privilegi, e interessi, a scapito della propria umanità.

L’isolamento al quale ci costringe il COVID19 ha invece una diversa connotazione. Serve sì a proteggere noi stessi, ma allo stesso tempo, protegge anche gli altri, perché nessuno sa se potrebbe essere un veicolo di diffusione dell’epidemia. Il COVID19 non risparmia nessuno, colpisce poveri e ricchi, giovani e anziani, al Nord come al Sud, non fa differenze di sorta. Anche chi pensa di essere più forte, potente, attrezzato, in realtà è fragile come tutti: non c’è ricchezza, potere, posizione che tenga.

Tutti hanno bisogno dell’aiuto degli altri, perché NESSUNO SI SALVA DA SOLO.

È la rivincita della solidarietà contro l’individualismo. Riusciremo a realizzare, dopo questa emergenza, un diverso rapporto tra noi e con l’ambiente che ci ospita?
Queste emergenze, climatica, sanitaria, migratoria, ci obbligano a cambiare passo, recuperando valori di solidarietà e sobrietà, che aprono una possibilità di futuro sostenibile per tutti. Proprio come è avvenuto dopo la seconda guerra mondiale, quando si è avvertita l’esigenza di creare istituzioni, come le Nazioni Unite, che si ponessero come strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie internazionali. In realtà l’ONU oggi è una istituzione troppo debole e priva di reale potere nel gestire le relazioni internazionali.

Oggi il vaccino ci porterà forse fuori dall’emergenza, ma non ci risolverà il problema di una diversa consapevolezza che richiede un ambiente inclusivo.

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Girovita

 

Riccardo Francaviglia

Vagavo per casa con un mal di testa insopportabile dovuto al famigerato virus contratto non si sa come nonostante le precauzioni seguite con estrema ubbidienza. Non riuscivo a leggere né disegnare, figuriamoci! A stento qualche puntata di una serie tv a caso. Non ero abituato a stare senza fare nulla, a rotolare dal letto al divano e dal divano alla sedia della cucina, senza realizzare qualcosa, senza progettare. La condizione di malato mi preoccupava al punto da temere che quell’annullamento dello stimolo creativo perisse del tutto e per sempre rosicchiato dal virus. Sapete, noi inventori di storie nati nel ventesimo secolo, in fondo temiamo che anche questa capacità possa essere a tempo determinato; che un giorno si presenti uno con un impermeabile blu e un cappello e ti revochi la licenza di creare e ciao…

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