Giorno: 23 Marzo 2014

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IMMAGINARIO
la foto
del giorno

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città e i suoi abitanti.

Il set fotografico di Mario Rebeschini contro il razzismo (foto di Aldo Gessi) – clicca sull’immagine per ingrandirla

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Mario Rebeschini contro il razzismo (foto di Aldo Gessi)
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Mario Rebeschini contro il razzismo (foto di Aldo Gessi)
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Leggi l’articolo di presentazione dell’iniziativa svolta in piazza del Municipio

Nudità e corporeità

Nudità e corporeità sono atteggiamenti (e concetti) molto simili, quasi sovrapponibili e legati nella maggior parte dei casi a esperienze artistiche che in gran parte hanno siglato il Novecento. Il cinema ci ha abituato a questa progressiva spoliazione fino al limite (ora superato) del sesso maschile in attività. Altrettanto in certe performances si è visto e rivisto; ma nella progressiva liberazione dai panni la nudità è diventata anche protesta politica come quella del gruppo di Femen o delle ragazze incarcerate perché hanno inscenato una protesta politica a seno nudo nelle chiese ortodosse russe.

Anche questo uso viene superato ora con una molto originale (?) azione inscenata a Firenze davanti a uno dei più celebri quadri di ogni tempo, La Primavera di Botticelli. Riportano le cronache che un uomo si è rapidamente sbarazzato di tutti i vestiti e nudo si è prostrato davanti all’opera spargendo petali di rosa profumati. Il tempestivo arrivo dei custodi non è stato però così rapido da non permettere quello che forse era l’intendimento dell’attore di questa scena: essere registrato in una foto che sarà guardata da milioni di persone. Dunque la nudità diventa immagine che si propone come sostitutiva della sessualità.

Già da tempo i cinema a luci rosse ci avevano abituato alla mimesi dell’atto sessuale dove tra ansiti e mugugni di fronte all’esplosione di performances inaudite per gli avidi spettatori si consumava la solitudine di un inevitabile autosoddisfacimento. Tempi lontani ora sostituiti dai più tecnici siti dei media dove sempre di più l’erotismo è consumato in solitudine senza bisogno del partner etero o omo che sia. A questo sistema si abituano molti “utenti” di ogni età quasi che “fare sesso”, come hanno proclamato da tempo culture diversamente soggette a vincoli religiosi o etici, diventi un fatto puramente immaginativo.
E così nascono situazioni artisticamente straordinarie come quelle espresse nel film Lei dove il protagonista fa l’amore con una voce registrata e non con una partner. La solitudine del sesso si esprime in questa rassegnazione a una facoltà immaginativa che non cerca l’altro ma si autocompiace della propria e unica fonte. Se stessi. La nudità dunque perde ogni carica eversiva mentre lo scandalo o perlomeno il proibito si trasferisce alla parola che spalanca violenze e situazioni apparentemente invalicabili.

Su questo stesso giornale la violenza della parola molto peggio di quella carnale o dello scandalo della nudità è stata giustamente sottolineata da Mauro Presini nell’articolo in cui commenta una frase del critico d’arte Vittorio Sgarbi, candidato dai Verdi alla guida del comune di Urbino. Ecco il punto dell’articolo di Presini che m’interessa sottolineare: “Esprimendo il proprio pensiero – riferisce l’articolista – a proposito della proposta di rendere il centro storico accessibile attraverso l’uso di scale mobili e di ascensori gratuiti, il nostro ha dichiarato: ‘Mi fa schifo solo la parola. Una città civile non ha né ascensori né scale mobili. Solo quelle abitate da nani, zoppi e handicappati hanno le scale mobili. Se le devono mettere nel culo’.”
L’uso della metafora sessuale così cara a Grillo (il vaffa…) si associa a un concetto chiaramente riconducibile alla sfera della corporeità altra: i nani, gli zoppi, gli handicappati, strappando nell’immagine di una nudità della parola l’orrenda simbologia che non è parlar chiaro ma esprimere la violenza dell’immagine che si realizza nella parola.

Solo pochi decenni fa nel 1960 in Inghilterra si è permessa la pubblicazione di un libro che ora appare innocente come L’amante di Lady Chatterley scritto da Lawrence nel 1928. Anche qui l’erotismo che gioca una importante parte nel triangolo tra la donna, il marito paraplegico, e l’operaio che sostituisce il dovere/piacere del sesso non esercitato dal marito. La nudità della parola è molto più complessa di quella del corpo, ma anche più nociva quando non descrive l’atto sessuale anche il più perverso ma si accanisce sull’orrore della debolezza di chi non sa né può difendersi.
Ancora una volta il parallelo tra le arti assegna alla parola il primato sulle altre forme d’espressione. Perfino il twittare può rivelare nella nudità dei 140 caratteri una perfidia etica difficilmente controllabile. Una specie di slogan pericoloso nel cui nome si affrontano battaglie cruente. Ma ciò che colpisce veramente è il senso di come la globalizzazione dei concetti, delle parole, dei modi di espressione nel momento stesso che si compie in simultanea ci restringe nel cerchio della solitudine e del solipsismo.

Il comunicare attraverso il corpo (scusatemi la sentenza degna di Crozza che imita Renzi) in fondo ribadisce la solitudine. Il concetto di nudità del corpo è molto familiare a chi, come chi scrive queste note, è stato osservatore attento della ribellione studentesca degli anni Sessanta. Dal raduno nel 1968 sull’isola di Wight al musical Hair fino alla moda del naturismo che ha raggiunto il suo apice negli anni Ottanta per poi tramontare. Ma alla mia generazione la scoperta della nudità del corpo è affidata anche alle atroci immagini dei campi di concentramento nazisti colte nel momento della liberazione. Un indicibile e indimenticabile galleria dell’orrore ma comunque essa sia stata ripresa nel tempo, nulla raggiunge la testimonianza della parola che descrive quella nudità: come in Primo Levi. Tramontata la sacralità del corpo, resa usuale la trasmissione della bellezza o dell’orrore del corpo nudo nelle arti, la nudità rimane ora l’espressione più icastica di una solitudine e di una scelta solipsistica.

Ma già Lui, Dante, ne aveva capito la potenza e la grandezza. Non nei corpi nudi dei dannati o degli espianti, ma in quella sublime nudità che è la testimonianza più alta della missione unica che Francesco, il poverello, prende su di sé. E si spoglia nudo per sposare una donna che nessuno vuole. La povertà. Chi voglia riconoscere la grandezza della parola che descrive questa nudità legga o rilegga il canto XI del Paradiso. E ora? Forse l’esibizione di una lap dance o certe serate eleganti trascorse in villa testimoniano il degrado della nudità del corpo.

autodeterminazione

Autodeterminazione dei popoli, un diritto a singhiozzo

di Gianluca Ciucci

Il concetto di autodeterminazione dei popoli è vago come stelle dell’Orsa, volubile come solo l’uomo sa essere, abusato e, a volte, violentato come solo la politica sa fare.
Invocato centinaia di volte nel secolo breve che ci siamo lasciati alle spalle, l’ultima applicazione di questo principio si è visto pochi giorni fa nel referendum che ha sancito il ritorno della regione della Crimea nella Federazione russa. Ma può un voto popolare che sancisce il “cambio di casacca” di una popolazione, più o meno grande che sia, rientrare nell’ambito del diritto inalienabile (ius cogens) di un popolo di autodeterminarsi? A sentire i politici di ogni risma, la risposta è sì, ma solo quando fa comodo, per cui anche no, per lo stesso motivo. Basti pensare ai miseri salti di piccoli paesi da una provincia all’altra: ce ne sono almeno un paio all’anno in Italia. Oppure alla sparata di un Salvini qualunque, che, sventolando la bandiera di Crimea (come un novello Cavour), brandisce l’idea di un referendum simile per staccare il Veneto, e perché no anche il Salento, dal resto del Belpaese. Se però ragionassimo in punta di diritto (parole ostiche nei tempi che viviamo: ragionare e diritto), la risposta alla domanda sarebbe, cristallinamente, no.
Il principio di autodeterminazione dei popoli sancisce il diritto di un popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l’indipendenza, associarsi a un altro stato o comunque a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico. Questo principio è un diritto internazionale generale e viene riconosciuto dalla Società degli Stati. Venne enunciato per la prima volta da Woodraw Wilson, ventottesimo presidente degli Stati Uniti, in occasione del Trattato di Versailles del 1919. Avrebbe dovuto servire da linea guida per tracciare i nuovi confini dell’Europa uscita dalla Grande Guerra e fu un disastro. Anche allora c’era di mezzo la Russia e anche allora vennero indetti dei plebisciti dagli esiti contestati. Chissà cosa penserebbe Wilson, se sapesse che, un secolo dopo, il principio da lui annunciato con il chiaro intento di arginare la potenza di Mosca sarebbe stato usato da un nuovo zar per annettere un territorio storicamente, ma anche strategicamente, “cuore del popolo russo”. E cosa penserebbe Wilson di un suo successore alla Casa Bianca che invece non riconosce la validità del voto popolare che ufficialmente ne sancisce la volontà di autodeterminarsi? La confusione è grande sotto il cielo: la situazione non è affatto eccellente.

[© www.lastefani.it]

Lotta obbligatoria alla processionaria dei pini

da: ufficio stampa Comune di Comacchio

L’Amministrazione Comunale, riscontrata da anni la presenza sul territorio del parassita responsabile delle infestazioni da processionaria dei pini (Traumatocampa pytiocampa), ha adottato l’ordinanza n° 834 del 21 marzo 2014. A seguito del contatto diretto con le larve, possono insorgere problemi per la salute umana e degli animali, mentre il parassita può essere anche responsabile di danni al patrimonio arboreo. In conseguenza di ciò ai proprietari di giardini, aree verdi e terreni boscati del territorio è stato impartito l’ordine di effettuare ENTRO 15 GIORNI tutte le opportune verifiche ed ispezioni sugli alberi a dimora nelle proprietà private, al fine di accertare la presenza di nidi della processionaria del pino. Qualora si riscontrasse la presenza di larve del parassita in questione, a cura dei privati dovrà essere immediatamente effettuata la rimozione degli stessi con l’attivazione delle profilassi previste per legge, eventualmente rivolgendosi a ditte specializzate. Gli oneri degli interventi sono a carico dei proprietari degli alberi interessati. E’ inoltre fatto divieto di abbandonare rami con nidi di processionaria nel territorio o di conferirli presso i centri di raccolta comunali o nei contenitori della raccolta differenziata. Il Corpo di Polizia Municipale e il Corpo Forestale dello Stato sono incaricati di effettuare le verifiche e di applicare la sanzione pecuniaria, pari ad euro 500, ai sensi della legge 689/81. Il testo dell’ordinanza n° 834/14 adottata dall’Amministrazione Comunale è consultabile integralmente nella home page del sito comunale raggiungibile all’indirizzo www.comune.comacchio.fe.it , nonchè all’Albo pretorio online.

“Tutte le Direzioni in Spingtime”, quinto appuntamento con le note del pianoforte di Rossano Sportiello

da: Il Gruppo dei 10

La delicatezza sarà la protagonista indiscussa del quinto appuntamento di “Tutte le Direzioni in Spingtime”, l’edizione primaverile della ricca rassegna musicale organizzata dal Gruppo dei 10. Martedì 25 marzo al ristorante Spirito di Vigarano Mainarda l’armonia trionferà con le note del pianoforte di Rossano Sportiello, ormai considerato uno dei più acclamati pianisti a livello mondiale. Un “solo concert” di estremo coinvolgimento e di sicuro impatto dato che Sportiello deve la sua enorme fama alla capacità di catturare il pubblico con il suo stile pianistico ispirato alle varie tendenze jazzistiche sviluppatesi dagli anni ’30 ai primi anni ’60, con assoluta freschezza interpretativa.
Sportiello, classe 1974, esordisce fin da giovanissimo come pianista jazz entrando a far parte della gloriosa Milano Jazz Gang, una delle storiche jazz band europee. Un inizio brillante che l’ha portato a costruire una lunga carriera di successi e una intensa attività concertistica, collaborando con numerosi artisti nazionali ed internazionali tra cui citiamo, anche se l’elenco sarebbe infinito, Paolo Tomelleri, Carlo e Stefano Bagnoli , Gianni Basso, Dan Barrett, Barry Harris, Dick Hyman, Scott Hamilton, Bucky Pizzarelli, Howard Alden, George Masso, Butch Miles, Jake Hanna, Eddie Locke, Bob Wilber, Houston Person, Kenny Davern, Ed Metz Jr.
Al di là delle tante importantissime collaborazioni con i più grandi jazzisti d’oltreoceano, ci piace ricordarlo come leader e arrangiatore dei Blue Napoli, gruppo ideato proprio qui a Ferrara, che affronta in stile jazzistico i classici melodici partenopei. E proprio in questa veste Sportiello inaugurerà, venerdì 5 settembre, la nuova edizione di “Direzione Comacchio”: il pianista tornerà in testa ala collaudatissima formazione dei Blue Napoli per rappresentare la grande poesia della canzone napoletana a cui si affianca l’eleganza dell’idioma jazzistico.
Val la pena però dare un’altra anticipazione. Già sabato 19 aprile Sportiello sarà a Comacchio – insieme ad altri artisti di caratura mondiale quali Paolo Alderighi, Andrea Pozza e Dado Moroni – per un concerto per 4 pianoforti in esclusiva nazionale. Un concerto imperdibile per la sua unicità e originalità in tutto il panorama del jazz italiano. Una presenza ripetuta e fortemente voluta qui a Ferrara per “la grande bellezza” che dona agli ascoltatori ogni performance di Rossano Sportiello.
Cena alle ore 20.30 e a seguire concerto. Per info e prenotazioni 3394365837.

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Salone del Restauro a Ferrara: protagonista la ricostruzione post sisma

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia-Romagna

Salone del Restauro 2014 di Ferrara: la Regione partecipa con i progetti dedicati alla ricostruzione. Al centro Re-Building, che prevede iniziative integrate a supporto dei Comuni colpiti. L’assessore Peri: “Un’occasione importante per presentare il dettaglio degli interventi già fatti, dei progetti, delle risorse”

Bologna – La Regione Emilia-Romagna al Salone del Restauro edizione 2014 con la ricostruzione post sisma. All’appuntamento – a Ferrara Fiere, dal 26 al 29 marzo – ci sarà uno spazio-evento dedicato e un convegno in cui verrà illustrato il progetto Re-Building, che prevede iniziative integrate a supporto dei Comuni colpiti dal sisma. Diciannove Comuni del cratere saranno ospitati in fiera dalla Regione, che darà voce alle problematiche, esperienze ed esigenze delle comunità.

“Il Salone sarà un’occasione importante per presentare il dettaglio degli interventi già fatti, dei progetti, delle risorse – ha commentato Alfredo Peri, assessore regionale alla Programmazione territoriale e urbanistica durante la conferenza stampa – . Una quota di lavoro è alle nostre spalle. Rimangono problemi rilevanti, ne siamo pienamente consapevoli. Come sappiamo altrettanto bene che i tempi per la ricostruzione purtroppo non saranno brevi. Voglio però ricordare che il Programma delle opere pubbliche e dei beni culturali, per un importo di 1,3 miliardi di euro, trova già avvio per i primi interventi effettivi nell’annualità in corso. Per il 2014, parliamo di un Piano annuale di investimento di 530 milioni di euro”. Peri ha sottolineato inoltre il lavoro straordinario “fatto dal commissario, da tutta la struttura, e dai Comuni, che ci ha consentito di portare a casa risultati molto significativi”, e “l’impianto della cooperazione con gli altri livelli istituzionali e tecnici, a partire dal Ministero, la Soprintendenza, e così via: ci ha permesso di costruire una modalità di lavoro efficace”.

Alla conferenza stampa di presentazione del Salone erano presenti Carla Di Francesco, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Emilia-Romagna, Riccardo Dalla Negra, ordinario di Restauro architettonico e direttore del Labo.R.A (Laboratorio di restauro architettonico dell’Università di Ferrara), Marcello Balzani,responsabile scientifico di TekneHub (Tecnopolo Università di Ferrara, Piattaforma costruzioni rete alta tecnologia Emilia-Romagna) e Carlo Amadori, capo Progetto restauro Acropoli.

Il progetto Re-building
Re-building è un progetto finalizzato ad ampliare le conoscenze tecniche e culturali di tutti coloro che sono coinvolti nel processo della ricostruzione a livello professionale: amministratori locali, dirigenti e funzionari dei Comuni e delle Province colpite, liberi professionisti che operano nei territori del cratere, ma anche gli ordini professionali e le rappresentanze delle categorie produttive (Confindustria, Cna e Lega delle Cooperative). Il progetto, su mandato della Regione, è coordinato dal Centro Ricerche Urbane, Territoriali e Ambientali (CRUTA) dell’Università di Ferrara.
In occasione del Salone la Federazione Ordini Architetti dell’Emilia-Romagna lancia una prima edizione di “Ricostruire l’identità: i progetti degli architetti”, rassegna di progetti realizzati o da realizzare nell’area del cratere per il ripristino e la ricostruzione degli edifici e dei contesti danneggiati dal sisma. Per quanto riguarda la Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna del MiBACT,attraverso l’Unità di crisi regionale in cui confluiscono tutti gli istituti periferici coinvolti, è impegnata nel passaggio tra una prima fase preliminare di attività conoscitive sul territorio (finalizzate al rilievo, alla quantificazione dei danni e alle operazioni di messa in sicurezza), e una seconda fase di riflessione sui futuri interventi di restauro del patrimonio danneggiato. In questa prospettiva, il Salone del Restauro di Ferrara vuole essere un’opportunità di condivisione sulle attività svolte finora, di confronto sui temi affrontati e di scambio di esperienze.
Al Salone due convegni affronteranno il tema delle chiese coinvolte nel sisma: sono 555, che hanno subito danni e attendono lo sviluppo dei progetti di restauro e riqualificazione.
Il programma è disponibile all’indirizzo www.salonedelrestauro.com

La ricostruzione in Emilia-Romagna: i numeri
A seguito del sisma del maggio 2012, nei comuni di quello che si definisce il “cratere sismico emiliano” sono stati controllati 39.000 edifici. Di questi, oltre 25.000 sono a uso abitativo. Sul totale degli edifici controllati circa 14.000 sono risultati inagibili: 1.338 in classe C (parzialmente inagibili), 4.714 in classe B (temporaneamente inagibili), 7.930 in classe E (totalmente inagibili). Numeri che intrinsecamente portano in evidenza come anche il mondo della cultura e il patrimonio artistico e monumentale dei comuni del cratere emiliano siano stati gravemente feriti dal sisma.
Il Commissario delegato alla ricostruzione e presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha avviato subito dopo il sisma, in stretta collaborazione con la Direzione regionale del MiBact, i Comuni e le Diocesi interessate, la rilevazione delle opere pubbliche e dei beni culturali danneggiati al fine di poterne programmare la riparazione, il ripristino e nei casi estremi la demolizione e ricostruzione. Com’è stato chiaro fin dal primo momento il recupero e il restauro delle strutture originarie sarebbe stato lungo e complesso, richiedendo previamente un paziente lavoro di recupero e catalogazione dei materiali e degli elementi crollati, accompagnato da studi e ricerche di archivio per documentare al meglio lo stato delle opere prima del loro danneggiamento.
Malgrado le evidenti difficoltà e l’estrema diffusione su un ampio territorio dei beni culturali danneggiati molti interventi sono tuttavia già iniziati, mentre le opere d’arte sono state messe in sicurezza a pochi giorni dal sisma.
I 563 milioni di euro del Fondo di Solidarietà dell’Unione europea destinati all’Emilia-Romagna per fronteggiare la crisi post terremoto hanno consentito di realizzare, attraverso diversi soggetti attuatori, oltre 3.500 interventi d’emergenza: 1.950 opere provvisionali, 350 interventi in edifici scolastici con 270 scuole riparate e sismicamente migliorate e 65 scuole completamente nuove, 25 palestre, 40 municipi, circa 60 chiese per garantire la continuità del culto. Il 2% delle risorse europee è stato impegnato per realizzare misure di protezione immediata dei beni culturali.
A settembre 2013 la Giunta regionale ha varato il Programma per la riparazione e il ripristino delle opere pubbliche e dei beni culturali danneggiati esteso a chiese, teatri, edifici sanitari, grazie alle indicazioni ricevute dagli enti e dai soggetti interessati. Con questo strumento sono stati programmati 1.502 interventi, per un importo di 1 miliardo e 337 milioni di euro. Il provvedimento, approvato dalla Giunta regionale, è stato predisposto dalla Struttura tecnica del Commissario delegato alla ricostruzione in seguito a un lavoro di rilevamento preliminare effettuato con la fondamentale collaborazione dei Comuni colpiti dal sisma, della Direzione regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna.
Il Programma prevede interventi di riparazione, di ripristino con miglioramento sismico e di ricostruzione degli edifici pubblici, che comprendono anche edifici di proprietà del demanio, edifici di proprietà della Regione, degli enti locali, di altri enti derivati o partecipati da enti pubblici non economici e destinati a pubblici servizi, infrastrutture pubbliche, dotazioni territoriali e attrezzature pubbliche, immobili di proprietà degli enti religiosi civilmente riconosciuti e destinati a chiese ed opere parrocchiali, tutti gli edifici sottoposti alla tutela, sia quelli espressamente dichiarati di interesse storico–culturale, sia quelli che sono stati costruiti da oltre settanta anni, come definito dalla Direzione regionale del Ministero per i Beni e le Attività culturali.
Gli interventi sono stati scelti applicando criteri di priorità quali a esempio la necessità di fornire servizi alle persone e alle imprese, il valore artistico e culturale degli edifici, la agibilità del bene al momento del sisma. Le priorità sono state individuate dagli Enti attuatori che hanno fornito l’elenco degli edifici da inserire nei Piani.
Il Programma è quindi attuato attraverso Piani operativi annuali predisposti dalla Giunta regionale nei limiti delle risorse disponibili, osservando criteri generali di priorità (stabiliti dalla Legge regionale 16/2012) e secondo indicazioni stabilite dal Programma stesso. Già a ottobre 2013 è stato varato il Piano annuale 2013-2014 per la riparazione e il ripristino delle opere pubbliche, dei beni culturali e dell’edilizia scolastica e universitaria danneggiati dal sisma: gli interventi sono stati finanziati con 530 milioni di euro.
Il Piano annuale 2013-2014 riguarda le opere pubbliche, per un importo complessivo di circa 134 milioni di euro (180 interventi sui quali è stato impegnato circa il 25% del finanziamento totale), e i beni culturali soggetti a tutela per un importo di circa 282 milioni di euro (357 interventi sui quali è stato impegnato circa il 53% del finanziamento totale).
In base ad una fonte distinta di finanziamento è stato predisposto separatamente anche il Piano per l’edilizia scolastica e l’università, che ammonta a 105 milioni di euro impegnati su 119 interventi (circa il 20% del totale). Sono stati, inoltre, accantonati circa 9 milioni per interventi in cui siano presenti proprietà miste pubbliche/private ricomprese in Unità minime di intervento (Umi) che incidono sulla somma totale di 530 milioni per circa il 2%. La parte predominante dei Piani è rappresentata dagli edifici che sono soggetti a tutela: su 656 interventi complessivi questi sono 411 (per 343,5 milioni di euro), pari a circa il 65% del totale.
Infine, l’ordinanza commissariale 121 dell’11 ottobre 2013 ha stanziato 7,7 milioni di euro per l’attuazione di 291 interventi minori, con importi variabili tra i 5 e i 50mila euro.
Alla data di febbraio 2014 sono 17 i Comuni che hanno provveduto alla perimetrazione delle Umi, sulle quali nel prossimo futuro si potrà avviare la programmazione e l’attuazione degli interventi. I Piani della ricostruzione già adottati o in fase di adozione sono invece 22.

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Portare a spasso la propria vita con orgoglio e riguardo

Maria Perosino viaggia per lavoro e per scelta, da sola. Ha imparato a farlo da quando la vita l’ha messa dentro un’altra mappa, quella che ci si deve attrezzare a leggere da soli. Io viaggio da sola (Einaudi) è un po’ manuale pratico su come scegliere un ristorante e un albergo e su come organizzare la valigia, ma è soprattutto una specie di sorriso a specchio.
Piena dei suoi ricordi e di un passato che non se ne va, consapevole di non volere un ripiego per andare avanti, ma una scelta, Maria Perosino dà un valore, e un risvolto molto pratico, alla “solitarietà” del viaggio. La precondizione è smettere di rimandare, risparmiarsi e dire “come sarebbe bello se”. Basta con la tristezza e se proprio questa non ti molla, portala in un buon ristorante, perché “forse è meglio mangiare le ostriche in due invece che da soli, ma non mangiarle del tutto è ancora peggio”. E così tutto quello che le capita durante i viaggi diventa ricordo di vita vissuta e assaporata. Un aperitivo davanti al tramonto del Bosforo se l’è goduto e lo ricorderà per sempre.
Vero è che l’umore con tutti i suoi cattivi pensieri è spesso in agguato e allora è inutile ignorarlo, serve una strategia per non dargliela vinta: trattarsi bene imparando a farsi compagnia. Mica facile, con cosa? Anche gli animi più esigenti e sofisticati (parlando di donne, poi) possono trovare soddisfazione un una delle “cure sintomatiche e azioni preventive” che Maria Perosino propone. Dobbiamo provare a invitarci a cena, ad accompagnarci a fare shopping o un massaggio, a offrirci un aperitivo o a regalarci un libro. Bisogna abbandonare la sciatteria e truccarsi e vestirsi perché stiamo andando a un appuntamento con una persona di riguardo: noi stesse.
Quale occasione migliore di un viaggio per aprirsi al mondo e favorire “serendipity”? Viaggio dopo viaggio, ci si fa accorte e sempre meno timorose di affrontare da sole itinerari, città e persone. Si impara a fare amicizia con i luoghi e ad avvicinarsi a ciò che non si conosce. In fondo al viaggio la conquista della sicurezza di potercela fare e di potere fare affidamento su noi stesse anche di fronte agli imprevisti.
La valigia deve contenere la nostra vita che stiamo portando con noi, non va bene lasciare a casa dei pezzi. Scarpe, abbigliamento e accessori vanno scelti con criterio e adattabilità, non è poi così difficile.Viaggiare da sole non è essere sole, è doversi portare la valigia, ma possiamo anche incontrare qualcuno gentile che ci aiuti.
Può succedere di viaggiare in compagnia e bisogna essere preparate su come gestirsi a seconda di chi ci accompagna. Il prontuario aiuta nel caso in cui si viaggi con amico, collega (uomo), amante, amica, collega (donna).
Ho letto questo libro dopo avere fatto un viaggio a Parigi con un’amica, un mese fa. Potere dividere spazzole, phon, piastra e bagnoschiuma dimezzando le cose da inserire e alleggerendo il peso della valigia da portare, è una gran fortuna. Studiare la cartina della città accorgendosi, sempre in due, che la si sta guardando dalla parte sbagliata, spartisce la responsabilità e fa anche abbastanza ridere.
Credo che la prossima volta, da sola, non sbaglierò.

musici-ferraresi-settecento-primo-ottocento

“Musici” ferraresi fra Settecento e primo Ottocento

CESARE PATRIGNANI E PIETRO PARMEGGIANI

Cesare Patrignani – Nativo di Comacchio (Fe), il canonico Cesare Patrignani (1769-1838), seguendo i degni dettami della più alta fra le virtù cristiane, la mortificazione del proprio Io, si sottrasse sempre alla pubblica lode e fu invidiabile figura di uomo e sacerdote.
La naturale inclinazione alla musica lo condusse ad approfondire i suoi studi prima a Bologna, poi a Senigallia e quindi a Napoli al Conservatorio di Sant’Onofrio, dove divenne allievo del celebre Giovanni Paisiello.
Patrignani venne in seguito nominato Maestro di cappella dell’Apiro nella marca d’Ancona e più tardi di Montolmo (Macerata). Ritornato a Comacchio nel 1793, il magistrato del comune lo chiamò per qualche tempo a reggere la cappella locale.
Vestì l’abito ecclesiastico nel 1800. Da allora, pur consacrandosi alle opere di religione e di carità, si esercitò e compose molte musiche sacre, pervase di gusto squisito e idonee come poche altre ad ammantare convenientemente le varie preghiere della liturgia.

Pietro Parmeggiani – Originario di Cento (Fe), Pietro Parmeggiani (1806-1890) entrò all’età di diciannove anni come tenore nel gruppo musicale della cappella di San Biagio della città del Guercino. Quattro anni dopo ebbe inizio la sua carriera operistica, che lo portò a calcare i migliori palcoscenici della provincia italiana.
Poi, conclusa l’esperienza teatrale, si dedicò alla composizione di musiche sacre: L’inno di San Biagio, L’inno di San Michele arcangelo, i Gradi della passione di Gesù Cristo, le Litanie e tre messe concertate.
Durante la sua vita, Parmeggiani conseguì diversi premi in concorsi nazionali, come ad esempio all’“Esposizione delle arti cristiane” di Roma nel 1870, per la quale compose una raccolta di 366 versetti per organo.

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La strage di Capaci

di Roberto Dall’Olio

Il fragore di un applauso
salito dal carcere dell’Ucciardone
fece irruzione
nel teatro naturale
della primavera
siciliana

poi un boato

un vulcano di morte
stava affogando nel sangue

Palermo
l’Italia intera
una lava scrosciante
il corpo disintegrato
della giustizia
offuscava il cielo

la luce in pieno giorno
si fece nera

—–
La strage di Capaci
(nel ricordo di un amico siciliano)

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

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Redazione

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