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C’era una volta un’idea di Europa

L’Europa dei 6 paesi fondatori è stato un grande sogno per intere generazioni, dopo due guerre mondiali fratricide. Un’ Europa che è stata trainata sin dalle origini dalla Germania (pur sconfitta nella seconda guerra mondiale) e a cui gli americani avevano imposto il federalismo, con l’idea di indebolirla come entità unica statuale. Invece è diventata la leader in Europa e finché aveva come primo ministro Angela Merkel ambiva a diventare un polo mondiale autonomo tra Cina e Usa.

Agli americani un’ Europa autonoma non è mai piaciuta. La prima bastonata all’idea di Europa dei padri fondatori è arrivata con la sua nascita monca: moneta e mercato comune, nessuna ambizione statuale comune, nessuna politica estera e difesa comune. Nonostante ciò, l’Europa è cresciuta tantissimo dal 2001 al 2008, “troppo”, al punto che il cambio con l’euro da paritario era diventato 1 a 1,15 a suo favore. Così è arrivata la seconda bastonata, con la crisi dei mutui subprime made in Usa nel 2008 che ci riporta nei ranghi, compreso il cambio dollaro-euro a 1:1.  Malgrado questo,  l’Europa cerca, almeno finchè non esce di scena la Merkel, di rimanere attaccata all’idea originaria di un polo autonomo nel mondo e, come tale, dialogante con la vicina Russia.

Pur alleata degli Stati Uniti, quell’ Europa a trazione tedesca aveva capito che il secolo americano stava tramontando, che era intelligente e utile fare accordi con Russia, Cina (e Brics) per andare verso un secolo XXI che appariva sempre più multilaterale e in cui l’Europa si sarebbe potuta affermare come un “polo” mondiale in virtù non del suo potere militare (che non aveva), ma in virtù della sua civiltà, del suo modello sociale con al centro il welfare e i diritti, mentre potenti e ricchi sono interessati ai soldi, ai mercati, alla globalizzazione, alla finanza come regolatore dell’economia.

L’Europa, già nata “sbagliata” in funzione esclusivamente di moneta e mercati, commette un primo errore nel 2004, allargandosi a 100 milioni di lavoratori dei paesi dell’Est per smania di conquistare nuovi mercati (spinta dagli americani) e sedotta dalla legge dell’euro e dei mercati su cui si concentra, lasciando perdere la sua costruzione come entità politica autonoma nel mondo. Una scelta a favore dei mercati ma in cui finiscono impoveriti i lavoratori del Sud Europa (italiani, greci, spagnoli, portoghesi). L’alternativa? Bastava fare “accordi di associazione” con questi Paesi, invece si è voluto scientemente allargarsi sia per avere più mercati, sia per diluire il potere dei vecchi fondatori, arrivando sin alle frontiere della Russia e così di fatto provocandola.

Nel 2011 il secondo grave errore, seguire la folle idea dei vincitori della seconda guerra mondiale (Usa, Francia, Gran Bretagna) di distruggere il regime di Gheddafi, il maggiore alleato dell’Italia nel Mediterraneo, fornitore di gas, petrolio, a guardia della Sponda Sud, che soltanto sei mesi prima avevamo ricevuto a Roma in pompa magna, che aveva sviluppato come una Svizzera africana il suo paese e aveva in mente una grande alleanza dei paesi nord africani, includente l’idea di una moneta unica. Un progetto che a Italia e Germania andava benissimo e che li avrebbe rafforzati in futuro. Ma ci è stato ricordato che, essendo paesi sconfitti, abbiamo l’obbligo di seguire i vincitori e siamo, pertanto, a sovranità limitata, come già era successo nel 1999 con il bombardamento degli Stati Uniti a Belgrado e la guerra nei Balcani (condannata dall’Onu).

Ora gli italiani, disinformati dai media, credono di essere “neutrali” nella guerra Russia/Ucraina-USA-Nato perché Governo ed opposizione dell’Italia sono contrari (giustamente) ad usare le armi che diamo all’Ucraina contro il territorio russo. Tuttavia, se e quando sarà guerra vera, saremo coinvolti anche noi, che abbiamo oltre 50 basi militari Nato sul nostro territorio, non siamo certo in grado di controllare come usano le nostre armi gli Ucraini, siamo alleati di una Nato che è caduta (come nel 1999) nella “trappola slava” e andiamo come sonnambuli verso la guerra, senza capire perché – come nel primo conflitto mondiale.

Come sempre decideranno gli americani da soli, com’è stato in Afghanistan e prima ancora in Vietnam, Iraq, Libia e Siria, sempre perdendo.

Come siamo arrivati a questo? Ci siamo arrivati grazie alla propaganda che va avanti da due anni sul fatto che è giusto fare la guerra al russo invasore, come se fosse possibile che l’Ucraina potesse scatenare una controffensiva e battere una potenza come la Russia, dotata di 6mila missili nucleari. Montagne di bugie che vanno avanti da due anni e che ora rischiano davvero di portarci alla terza guerra mondiale.

Del resto gli europei senza la Merkel (un gigante rispetto agli altri statisti) non potevano rimediare agli errori americani, i quali prima decidono di andare in guerra (che è un business) e poi si chiedono perchè. I “nuovi arrivati” slavi in Europa, come la Polonia, hanno poi contribuito a rendere la situazione più difficile, alleandosi con gli Stati Uniti e marginalizzando Germania e Italia.

In questa nuova Europa, a trazione slava (polacca e ucraina) e britannica (fuori dall’Europa ma sono pur sempre i genitori degli Usa), che vuole una divisione storica con la Russia per i prossimi decenni, il prezzo più alto lo pagano proprio la Germania e l’Italia. Se prima la Germania era la locomotiva dell’Unione Europea (e il Nord Italia seguiva), il paese più importante, ora non decide più nulla. Il cancelliere Scholtz venne umiliato alla Casa Bianca ancora prima che la guerra cominciasse quando, l’8 febbraio 2022, Biden testualmente affermò:

Se la Russia invade l’Ucraina, e intendo con carri armati o truppe che attraversano il confine, allora non ci sarà più il gasdotto Nord Stream 2, vi porremo fine”. E ad una giornalista che chiedeva: “Ma come lo farete esattamente, dal momento che il progetto è sotto controllo della Germania?”, Biden rispose: “Ve lo prometto, saremo in grado di farlo”. Merkel lo aveva difeso strenuamente dagli attacchi del Congresso e dell’amministrazione Usa: gli ucraini con gli occidentali lo hanno fatto saltare in aria.

Così l’ Europa che abbiamo sognato si allontana, come ben si vede in Medio Oriente, a Gaza, in Nord Africa e nel Sahel. Ci rimane solo la speranza che la storia svolti improvvisamente con un accordo di pace, prima che la voglia di regolare i conti degli USA non ci trascini tutti nella catastrofe.

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Andrea Gandini

Economista, nato Ferrara (1950), ha lavorato con Paolo Leon e all’Agenzia delle Entrate di Bologna. all’istituto di studi Isfel di Bologna e alla Fim Cisl. Dopo l’esperienza in FLM, è stato direttore del Cds di Ferrara, docente a contratto a Unife, consulente del Cnel e di organizzazione del lavoro in varie imprese. Ha lavorato in Vietnam, Cile e Brasile. Si è occupato di transizione al lavoro dei giovani laureati insieme a Pino Foschi ed è impegnato in Macondo Onlus e altre associazioni di volontariato sociale. Nelle scuole pubbliche e steineriane svolge laboratori di falegnameria per bambini e coltiva l’hobby della scultura e della lana cardata. Vive attualmente vicino a Trento. E’ redattore della rivista trimestrale Madrugada e collabora stabilmente a Periscopio.

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PAESE REALE
di Piermaria Romani


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